ROMA IN TAXI: GENNAIO 2001



IN COPERTINA: NANCY BRILLI & VIVIANA GRECO


ZOOM: NANCY BRILLI! UN'ARTISTA DI CLASSE

Nancy Brilli, al secolo Nicoletta, nasce a Roma il 10 aprile 1964. La sua carriera, che inizia ancor prima di compiere i vent'anni, la porterà a spaziare dal teatro al cinema ed alla televisione, dimostrando di trovarsi a suo agio di fronte ad ogni tipo di pubblico. Nel 1984 è il regista Pasquale Squitieri a scoprire una giovane attrice alle prime armi ed a farla debuttare nella parte di Miriam Petacci nel film "Claretta". L'esordio in teatro è datato 1986 con "Se il tempo fosse un gambero"; qui Nancy s'innamora della sensazione che il palco le lascia nel cuore. E i successivi "Il presente prossimo venturo", "Ninà" e "Manola", le permettono di coltivare al meglio questa passione. Numerosi sono anche i film ai quali prende parte in questo stesso periodo: "Sotto il ristorante cinese", per la regia di Bruno Bozzetto, "Compagni di scuola", di Carlo Verdone, un vero e proprio cult movie per un'intera generazione, e "Piccoli Equivoci", con la regia di Ricky Tognazzi. La prima pellicola negli anni '90 è "Italia - Germania 4 a 3", rievocazione affettiva di una  partita che ha fatto la storia del nostro calcio, segnando l'epoca della mozzarella fritta ripiena di zucchine marinate, dello spasmoplus e dell'happy sedan.

Nel 1994 Damiano Damiani la vuole in "Una bambina di troppo"; seguono "Bruno aspetta in macchina" di Duccio Camerini e "Affetti smarriti" di Luca Manfredi. Nancy non poteva però sfuggire anche al fascino del piccolo schermo che, tra l'altro, ha svelato le sue "origini celesti" di Dea Bendata. A partire da "Naso di cane" (1987) di Pasquale Squitieri, sono numerose le fiction che la vedono protagonista. Nel 1989 inizia la collaborazione con Giorgio Capitani che la dirige per la prima volta in "Un cane sciolto". Seguono "Una fredda mattina di maggio" di Vittorio Sindoni, "Il colore della vittoria" e "Tutti gli uomini di Sara" per la regia di Giampaolo Tescari. Anche le ultime imprese televisive di Nancy portano quasi tutte la firma di Giorgio Capitani: "Papà prende moglie", "Italian restaurant" con il brillantissimo Gigi Proietti, e la fortunata serie nazional scaffale "Commesse".


ZOOM: VIVIANA GRECO

UN NOME ITALIANO PER UN'ESPLOSIVA BELLEZZA ARGENTINA! Sembrerebbe una tipica donna dal fascino meridionale, ma Viviana Greco, seppur con un marito ed un nonno italiani, vanta la tipica allegria sudamericana, fatta di colori latini, ritmi musicali e sorrisi solari. Giovanissima, dalle forme mozzafiato e i lineamenti delicati, dopo aver reso ancor più piacevoli le note musicali di Lemon tree dei Fool's Garden in un celebre spot, la dolce Viviana è approdata in televisione, tra le ironiche atmosfere di Quelli che il calcio. Un ambiente ideale per lei, con un padre e due fratelli calciatori, che le ha permesso di uscire fuori dagli schemi della "bella statuina" messa in televisione soltanto per il piacere degli occhi maschili. Incantevole e simpatica è diventata presto un'accanita fan di Batistuta. Prima di arrivare in Italia ha provato a studiare ingegneria chimica, ha vinto un concorso di bellezza in Uruguay, ha recitato nelle telenovelas e sfilato come modella. Ma l'Italia le ha concesso di esplicare la sua ambizione: vorrebbe diventare una giornalista sportiva e continuare a vivere nel nostro paese, del quale ama la moda, il mare, la pasta e dove ha anche imparato ad essere scaramantica... Altezza: 173 cm. Misure: 90-59-90. Numero di scarpe: 38. Capelli: Neri. Occhi: Celesti. Luogo di nascita: Riconquista (Argentina).


SHOPPING: MOBILITA' ELETTRICA LEGGERA

LE NUOVE GENERAZIONI ALLE PRESE CON LE RIVOLUZIONARIE NOVITA' DI MERCATO, PER UNA NUOVO MODO DI CONCEPIRE LA CITTA', CONTRO L'INQUINAMENTO, IL RUMORE ED IL TRAFFICO.

Scooter, biciclette, motoscooter e, protagonista indiscusso delle tendenze del primo 2000, il monopattino. Tutte esclusivamente con motore elettrico, sono le proposte di mercato del nuovo anno: e già stanno riscuotendo consensi inaspettati tra coloro che amano il movimento e la funzionalità. Il successo del monopattino, versione futuristica dello skateboard ed oggetto ambito da grandi e bambini, non è da sottovalutare. Dietro a questa moda imperante, che vede giovani manager sfrecciare in giacca e cravatta per le vie del centro e gruppi di ragazzini orgogliosi di sfoggiare l'ultimo regalo di Natale, si può sperare che ci sia un rinnovato senso civico e una sorta di ribellione verso il degrado apportato dal traffico cittadino. Soprattutto è un modo per abituare le giovani generazioni ad un approccio diverso nei confronti dei mezzi di trasporto, con la speranza che da questa moda ne possa derivare una sensibilizzazione al problema dell'inquinamento ambientale. Non è da escludere che nei prossimi anni questi bambini sceglieranno uno scooter elettrico da sfoggiare con i compagni di scuola. Il mercato offre infatti originali modelli di scooter e motoscooter elettrici, con batterie a nichel-zinco, che nulla hanno da invidiare a quelli a scoppio. Ad esempio il "Lepton" dell'Oxigen, la casa produttrice italiana specializzata in tali prodotti, è ideale per i percorsi urbani, con batterie ricaricabili a costi notevolmente inferiori a quelli dei motori a scoppio. Il motoscooter, ancora in versione prototipo, è in grado di trasportare due passeggeri con una velocità massima di oltre 100 Km/h. Per gli amanti dello sport, c'è la bicicletta  con un'autonomia di 30 chilometri, che permette di facilitare i tragitti accidentati ed impegnativi. Ed infine il monopattino, agevole, non ingombrante, si può trasportare in autobus e in treno, la cui ricarica completa della batteria permette di percorrere 16 Km ad una velocità massima di 18 Km/h. Ma dove si ricaricano le batterie? Nella avveniristica stazione di servizio-ricarica, che eroga cariche lente e rapide e distribuisce energia pulita e non inquinante. Auguriamoci di vedere sorgere presto simili distributori nella nostra città: allora potremmo affermare di aver raggiunto un importante primato di civiltà e progresso.


ARTS: KEITH HARING, IL TRATTO DEL GENIO

C'era un uomo, appeso, sotto terra, in un cunicolo di modernità che tracciava linee sui muri come un indios, alla ricerca di un messaggio che fosse solo suo. Era il figlio diverso dell'era dei computer. Era quello strano, uscito a fare una passeggiata oltre la strada dell'ovvio. Erano gli anni ‘80. Il suo nome era Keith Haring. Era un grande. E come molti grandi è stata una meteora breve, di luce intensa, ma breve. Nel 1978 arriva a New York, città che conta il valore di chi la vive in funzione dell'altezza da cui si può guardarla. E lui parte da molto in basso, anzi dal punto più basso possibile: le gallerie delle metropolitane. Inizia a dipingere qualcosa di simile ai graffiti proprio lì, dentro il profondo fondo della città. Insieme a tanti altri, ma lui come gli altri non era. E presto le sue opere iniziarono a salire a galla, per respirare l'aria delle ricche gallerie d'arte. Nel 1982 espone da Tony Shafrazi, nome storico della città e partecipa a Documenta 7 a Kassel. Da quel momento il successo di Haring è rapidissimo; dalla Biennale del Whitney Museum a quella di San Paolo del Brasile, dai murales australiani a quelli americani, dalla galleria di Leo Castelli alle grandi gallerie italiane, tedesche, inglesi e giapponesi. Tutto il mondo lo acclama e soprattutto la sua America che vede nella vita estrema e trasgressiva di New York la culla ideale per appropriarsi del lavoro del giovane Haring. L'artista afferma più volte di essere stato influenzato fondamentalmente da Picasso, Warhol e Walt Disney, ma è certo riduttivo pensare a lui come ad una algebrica somma di influenze. Come è difficile collocarlo nel panorama artistico del novecento. C'è chi lo vuole anima colta del grafitismo, chi figlio della Pop Art ed epigono di Warhol, chi più semplicemente colui il quale, l'unico insieme a Basquiat, in grado di diventare riconoscimento ed espressione assoluta ed inequivocabile dell'arte americana della seconda metà del novecento. Spiegare poi l'opera di Haring è complesso almeno quanto semplici sono le sue linee e i suoi colori. Fondamentalmente l'artista opera una riduzione di forme e concetti a elementi primari del segno, collegamento che lo porta al sistema espressivo adottato dai geroglifici egizi, dai pittogrammi giapponesi, maya ed indios; una sintassi tra segno e parola che approda ad una comunicazione formale. Con tratti, colori e figure zoomorfe e antropomorfe che diventano, secondo differenti assemblaggi, i codici di un discorso complesso. Parole per spiegare ciò che è, nella sua essenza estrema, solo un messaggio, un emozione, un qualcosa che è solo dell'occhio che guarda, dell'anima che percepisce. Un qualcosa che sorprende per la sua semplicità e semplicemente interroga e denuncia.

SCHEDA DELLA MOSTRA: Titolo: Keith Haring . Sede: Chiostro del Bramante. Via della Pace, 00186 Roma . Periodo di apertura: 6 dicembre 2000 – 28 febbraio 2001 . Orari: martedì, mercoledì, giovedì e domenica dalle 10.00 alle 19.00; venerdì e sabato dalle 10.00 alle 24.00; lunedì chiuso. Biglietto: intero lit. 12.000, ridotto lit. 10.000. scuole lit. 8.000 . Per informazioni: 06 68809098. Biglietteria: 06 68892943. Prenotazione scuole e visite guidate: 06 68809098. Sito internet: www.chiostrodelbramante.it.


FUN: LA GRAPPA

Quaranta milioni di bottiglie l'anno - una più, una meno - è il volume stimato del consumo di grappa. Il 10-15% è destinata ad utenti stranieri, in particolare Tedeschi, che assorbono quasi il 50% delle esportazioni, e il fatturato generato oscilla tra 150 e 200 milioni di euro, di cui circa un terzo viene prelevato dallo Stato come imposta di fabbricazione. Alle regioni che da sempre pongono una grande attenzione alla distillazione della vinaccia, come Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, si aggiunge la rinnovata passione per la grappa dell'Italia centro meridionale. In questa parte del Paese le grapperie, ridotte al lumicino nell'ultimo secolo, stanno nuovamente crescendo e gli alambicchi tornano a fumare nelle Marche, in Umbria, Lazio, Campania, Sicilia e, forse dalla prossima vendemmia, anche in Puglia.

Le grappe, per convenzione, vengono distinte in quattro categorie: 1) Grappe giovani: sono quelle conservate in contenitori diversi dal legno dove hanno affinato le loro caratteristiche, che però non risultano arricchite da componenti diversi da quelli che avevano al momento della distillazione [acqua (40-60%); alcol etilico (38-68%); alcol metilico (max 1 ml per 100 ml di alcol anidro); alcoli superiori (max 500 mg per 100ml di alcol anidro); esteri (da 100 a 600 mg per 100 ml di alcol anidro); aldeidi (da 100 a 200 mg per 100 ml di alcol anidro)]. 2) Grappe invecchiate: sono quelle che hanno soggiornato per un periodo più o meno lungo in fusti di legno di rovere, frassino o altre essenze legnose, acquistando caratteristiche diverse da quelle che avevano al momento della nascita. 3) Grappe aromatiche: derivano da varietà di uve il cui particolare aroma viene trasmesso al distillato ( grappe di moscato, di malvasia etc.). 4) Grappe aromatizzate: sono quelle ottenute per mezzo della macerazione con piante officinali, che conferiscono alla grappa un determinato aroma (grappa alla ruta, alla genziana etc.).

Per esaminare in modo completo la qualità di una grappa occorre fare una valutazione sia gustativa, che olfattiva e visiva. L'esame visivo deve prendere in considerazione due aspetti: la limpidezza e il colore. La tonalità del colore dà una prima indicazione sulla categoria di appartenenza della grappa. Le giovani sono bianche cristalline, quelle invecchiate hanno un colore variabile dal bianco assoluto al bianco-giallognolo. Le grappe aromatizzate sono invece colorate dal pigmento contenuto nella pianta infusa. La limpidezza è un requisito essenziale per una grappa che viene commercializzata. Eventuali velature o sospensioni sono indice di una cattiva lavorazione. L'esame olfattivo si fa in base alle sensazioni derivanti dagli elementi volatili contenuti nella bevanda. Questa è forse la fase più difficile della valutazione di qualità. Quando le vinacce utilizzate hanno subito fermentazioni anomale la grappa può emanare un fastidioso odore di muffa o di uova marce. L'esame gustativo si esegue introducendo in bocca una piccola quantità di grappa che viene deglutita. In successione si avvertiranno: la sensazione alcolica, il gusto dolce, l'acido, l'amaro ed infine, aprendo leggermente la bocca ed ispirando aria si potranno analizzare le sensazioni gusto-olfattive. Un'ultima osservazione riguarda il bicchiere più adatto per degustare la grappa. Si usa il "tulipano piccolo" o il tipo "INAO ridotto". Altre forme, che concentrano o disperdono i profumi sono senza dubbio da scartare. La grappa va  degustata a temperatura ambiente, sui 18-20°C.


SPORT: SCI! TUTTE PISTE PORTANO A ROMA

ECCO LE PRINCIPALI LOCALITA' META DEGLI SCIATORI ROMANI! TERMINILLO: fino a 2100 m. di quota, in provincia di Rieti. Piste: 40 km. complessivi nelle 27 piste per lo sci alpino tra i 1.500 e i 2.100 metri di quota, delle quali quattro per esperti, quattro difficili, tredici di media difficoltà e sei facili. Piste di fondo per 18 km. Impianti: 1 funivia, 3 seggiovie e nove sciovie skilift, che servono circa 40 km di piste con una portata oraria complessiva di circa 7.800 persone. Per arrivare: in automobile da Roma,  si prende l'autostrada A1, si esce a Fiano Romano e si imbocca la S.S. 4 Salaria fino a Rieti, per proseguire sulla strada n.4 bis verso Pian De' Valli Campoforogna - Terminillo. In treno, si scende alla stazione di Rieti e si prende il bus di linea per il Terminillo (22 Km.). Per informazioni: Ufficio informazioni, tel. 0746 261121. Funivia del Terminillo, tel. 0746 261129. Scuola Italiana Sci: 0746 261227. Ferrovie dello Stato di Rieti: 0746 203143. Cotral di zona 0746 201113. www.terminillo.it. MONTE LIVATA: fino a 1855 m. di quota, a 15 km da Subiaco e ad un'ora circa da Roma. Piste: 16 km complessivi nelle 19 piste per lo sci alpino. Piste per il fondo con tracciati di 5, 8 e 15 km. Impianti: 8 sciovie, per una portata oraria di 5600 persone. Per arrivare: in automobile da Roma, si percorre l'autostrada A24 Roma  - L'Aquila, si esce al casello Vicovaro-Mandela, si prosegue per Subiaco e poi si seguono le indicazioni per Livata (15 km). Il paese è raggiungibile anche con Pullman Cotral. Per informazioni: Azienda Autonoma di Soggiorno, tel. 0774 822013. Cotral di zona, tel. 0774 85526. CAMPO CATINO: fino a 1800 m. di quota, in provincia di Frosinone a 80 km da Roma, sui monti Simbrunini. Piste: Circa 10 km di piste per lo sci alpino e 2 piste di 8 km. per lo sci di fondo. Impianti: 5 sciovie skilift. Per arrivare: in automobile da Roma, si percorre l'autostrada A2 Roma – Napoli, si esce a Fiuggi e si prosegue verso Guarcino. Per informazioni: Società Impianti Itif, tel. 0775 435954.CAMPO STAFFI: fino a 2000 m. di quota, in provincia di Frosinone a circa 45 minuti da Roma, sui monti Simbrunini. Piste: Circa 15 km di piste per lo sci alpino. Impianti: 2 seggiovie e 8 sciovie skilift. Per arrivare: in automobile da Roma, si percorre l'autostrada A2 Roma - Napoli, si esce a Fiuggi e si prosegue verso Altipiani di Arcinazzo fino a Filettino. Per Informazioni: Società Impianti Itif, tel. 0775 581923. CAMPO FELICE: fino a 2064 m. di quota, nel comune di Rocca di Cambio, in provincia dell'Aquila, ad un'ora circa da Roma. Piste: quasi 30 Km. totali nelle 20 piste per lo sci alpino, delle quali 6 facili, 8 di media difficoltà e 6 difficili, per dislivelli che variano da un minimo di 50 m. ad un massimo di 654 m. e con pendenze minime del 9% e massime del 28%. Impianti: 4 seggiovie biposto, 2 seggiovie quadriposto e 6 sciovie skilift, per una portata oraria complessiva di oltre 12.000 sciatori ogni ora. Per arrivare: in auto da Roma, si percorre l'autostrada A24 per L'Aquila, si esce a Tornimparte (Km. 84) e si prosegue per la bretella di raccordo con la base degli impianti (Km.16). Per informazioni:  Numero verde 800 019129. www.campofelice.it. CAMPO IMPERATORE: fino a 2128 m. di quota, in provincia de L'Aquila. Piste: 8 piste per lo sci alpino, da quota 2.200 a quota 1.940, delle quali 2 azzurre, 3 rosse e 3 nere. 1 pista per il fondo. Gli snowboard hanno libera circolazione su tutte le piste. Impianti: 1 funivia, 2 seggiovie, 5 sciovie skilift per una portata oraria complessiva di 7000 persone. Per arrivare: in automobile, si percorre l'autostrada A24 e si esce al casello di Assergi. In treno, si scende alla stazione de L'Aquila. Per informazioni: Centro Turistico Gran Sasso, tel. 0862 22147. www.trenevi.it . OVINDOLI: fino a 1990 m. di quota, in provincia de L'Aquila. Piste: 18 piste per lo sci di sci alpino, da quota 2.080 a quota 1.420, delle quali 5 facili, 8 di media difficoltà, 5 difficili. 1 pista per lo sci di fondo, a quota 1.900, con lunghezza km. 5+3 e dislivello medio di 70 metri. Impianti: 4 seggiovie e 4 sciovie skilift, per una portata oraria complessiva di 9.200 persone. Per arrivare: in automobile, si percorre l'autostrada A25 Roma - Pescara, si esce a Magliano dei Monti o Aielli Celano. In treno: sulla linea Roma  Pescara, si scende alla stazione di Avezzano o di Celano. Per informazioni: Numero verde 800 014745. www.trenevi.it.


VISION: PIAZZA ESEDRA

LA PIAZZA, CONOSCIUTA ANCHE COME PIAZZA DELLA REPUBBLICA, ABBRACCIA L'IMBOCCO DI VIA NAZIONALE, OCCUPANDO UNA PARTE DELLE ANTICHE TERME DI DIOCLEZIANO CHE IN ANTICHITA' SI ESTENDEVANO PER OLTRE TREDICI ETTARI.

Progettata da Gaetano Koch nel 1888-89, la piazza interpreta con autorevolezza e maestria la tradizione rinascimentale e barocca della città. I due palazzi porticati costruiti nello stile piemontese ripetono nella linea il perimetro del Calidarium delle Terme di Diocleziano. Al centro della piazza sorge magnifica la Fontana delle Naiadi. Costruita nel 1888 su progetto di Alessandro Guerrieri, costituisce un ambiente ad alto valore scenografico e monumentale. Il Guerrieri pose sulla grande vasca circolare, quattro leoni di gesso, ma questi vennero poi sostituiti nel 1901 dai quattro gruppi di bronzo conosciuti come il "Glauco", dello scultore siciliano Mario Rutelli, che rappresentano la Ninfa dei laghi con il cigno, la Ninfa dei Fiumi, su un mostro fluviale, la Ninfa degli oceani, detta "Oceanina", su un cavallo selvaggio simbolo dei marosi e la Ninfa delle acque sotterranee, sdraiata sul dorso del drago. L'acqua in effetti è un elemento che per alcuni secoli aveva animato in abbondanza questo luogo. Antiche fontane, piscine, acque calde e fredde, scrosci e zampilli per bagni dove gli abitanti di Roma andavano a ritemprarsi e a confabulare nelle sue Terme più grandi, tra mosaici, marmi sontuosi, giardini, colonne e sinuose statue di Veneri.

Del complesso architettonico innalzato alla fine del terzo secolo col sacrificio di migliaia di cristiani, rimane la colossale ossatura esterna di mattoni rossi, tra i quali crescono i fiori dei capperi e le bocche di leone. Ma all'epoca il dedalo di sale e piscine era in grado di contenere contemporaneamente fino a 3.200 bagnanti. Sul lato opposto a Via Nazionale della piazza, costeggiata da un traffico fragoroso, sorge la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, opera di Michelangelo. Il sobrio portale della chiesa sembra completare il profilo scenografico delle Terme di Diocleziano che si possono ammirare oltre la cancellata. Nel 1561, la parte centrale fu trasformata in una chiesa e gli spazi adiacenti vennero utilizzati dai Certosini. Il sacerdote Antonio Lo Duca, con l'aiuto di S. Filippo Neri e di S. Carlo Borromeo, convinse il Papa Pio IV a commissionare Michelangelo per quest'ardua impresa. Il Tepidarium divenne allora la navata centrale della basilica, sovrastata dal soffitto delle Terme lasciato opportunamente intatto. Il Lo Duca portò in seguito da Venezia il dipinto della Madonna degli Angeli che si può ammirare tuttora dietro l'altare. Oltrepassato l'atrio circolare si possono ammirare i due grandi angeli della scuola del Bernini, disposti ai lati, l'uno di fronte all'altro. Infine, ricavato anch'esso dagli spazi delle Terme di Diocleziano, il Museo Nazionale Romano, con le sue opere di inestimabile valore.