ROMA IN TAXI: APRILE 2001



IN COPERTINA: MEGAN GALE & ELEONORA BENFATTO


ZOOM: MEGAN GALE... IL VISO E IL CORPO

Il viso e il corpo. E un'aria allo stesso tempo innocente e fatale che colpisce milioni di italiani. Segno zodiacale: leone. Altezza: 1,80 m. Peso: 60 kg. Misure: 90-60-90. Numero di scarpe: 41. Occhi: verdi. Capelli: neri. Segni particolari: un sole tatuato sulla caviglia e una pietra verde neozelandese portafortuna che porta sempre con sé. Megan Gale, nata a Perth in Australia 23 anni fa. In Italia si è rapidamente imposta nell'immaginario maschile con la sua bruna bellezza. Il successo la travolge. Fin dalla sua prima apparizione i palinsesti della tv italiana hanno vibrato. Le scosse arrivavano dallo spot dei telefonini Omnitel; il tutto condito da una bellezza statuaria (un metro e ottanta). Se il suo volto iniziò ad invadere le nostre città con cartelloni pubblicitari da capogiro, poi è entrato nelle nostre case attraverso il piccolo schermo, sempre con la casa di telefonia. In seguito non poteva mancare il consueto appuntamento con la carta stampata e con gli ormai famosi calendari. Fino alla grande kermesse televisiva e canora: il "personaggio di contorno" del Festival di Sanremo, accanto alla mitica Raffaella Carrà. La formula Megan ha dunque colpito; e colpisce ancora. Come la tradizione impone, la modella australiana è già approdata al cinema, con "Vacanze di Natale 2000" di Carlo Vanzina; ed ultimamente la si può incontrare per le vie Napoli dove sta nuovamente girando un film. Nella sua vita Megan mette al primo posto la salute poi vengono l'amore e la famiglia. Ma il suo sogno è quello di continuare a lavorare nel mondo del cinema e diventare una grande attrice. Proprio come il suo modello: Sofia Loren.


ZOOM: LA PASQUA

I CULTI, LE TRADIZIONI, LA FEDE, LA FESTA: Il termine Pasqua deriva dalla parola ebraica "pesah" (probabilmente "passaggio"). Con questo nome si indicano due feste, molto diverse tra loro, una ebraica, l'altra cristiana. La Pasqua più antica è quella ebraica, con la quale si celebra la liberazione del popolo di Mosè dalla schiavitù in Egitto. La festa veniva e viene festeggiata in occasione del primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera. Durante la cena pasquale (che fu la sua "ultima cena"), Gesù istituì l'eucarestia. La Pasqua cristiana celebra, invece, la Resurrezione di Cristo e viene festeggiata la domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio primaverile, dunque non prima del 22 marzo e non oltre il 25 aprile. La festa, oltre alle radicate motivazioni religiose, è legata al risveglio della natura. L'evento ha sempre avuto risonanze agresti; e la ricorrenza sacra si è fusa con motivi di ringraziamento per le primizie del campo e dell'orto.

Oggi come in passato si ritrovano sulla tavola le spighe di grano tramutate in pane, le erbe, le uova, l'agnello, irrinunciabili e caratteristici alimenti della Pasqua. La presenza del pane ha significato votivo, è il ricordo del prodigio eucaristico e della nostra discendenza dal sovrannaturale. L'uso di regalare uova è collegato al fatto che la Pasqua è festa della primavera, dunque anche della fecondità e del rifiorire della natura. L'uovo è appunto simbolo della vita che si rinnova ed auspicio di fecondità. All'uovo e al pane si ispirano poi le torte salate e quelle verdi, come la torta pasqualina, antico piatto genovese, la torta di Pasqua al formaggio di origine umbra, la crescia di Pasqua marchigiana e le pizze al formaggio campane ripiene di uova, pecorino fresco, farina e olio d'oliva. Pasqua  è anche un rischio per la linea? Pranzi abbondanti, cibi più elaborati, ridotta attività fisica e maggiore relax "peseranno", trascorse le festività, circa due chili in più sulla nostra bilancia, per un introito extra di 10-15 mila calorie. La stima è del Centro Ricerche in Nutrizione Umana dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Durante le festività l'alimentazione degli italiani cambia, oltre che nella quantità, anche nella qualità. La carne d'agnello, ad esempio, che nelle sue parti magre non è più calorica del pollo o del tacchino, diventa pesante perché cucinata in maniera più elaborata. Dolci, cioccolato e colombe fanno, poi, la loro parte, insieme a qualche bicchiere di troppo. Solo il pranzo di Pasqua, calcolando un antipasto, un primo, secondo, dolce ed alcolici, escludendo qualsiasi "bis", comporta un introito di 2000-2500 calorie, pari a circa il doppio di quelle assunte normalmente da un adulto con un pasto. Il consiglio dei nutrizionisti è quello di concedersi uno strappo alla regola cercando di controbilanciare, però, il surplus calorico con un po' di moto. E' bene, dunque, sperare nel bel tempo e approfittarne con una classica gita fuori porta, condita con un'altrettanto tipica partita di pallone: rigorosamente lontano dai pasti.

Eventi a Roma e in Provincia: Nell'anno del Giubileo, le consuete tradizioni religiose di Pasqua hanno trovato nuovo slancio, riproponendosi più vive che mai agli occhi dei pellegrini in visita nella Capitale e dintorni. Roma dunque al centro degli sguardi del mondo intero, il Venerdì Santo, con la Via Crucis al Colosseo e lungo i Fori Imperiali. E numerose manifestazioni sacre anche in provincia. A Bracciano, sempre nella notte del Venerdì Santo, si accendono giochi di luce per la Passione di Cristo e il borgo rinascimentale prende vita. A Priverno, nella provincia di Latina, carri realizzati da artigiani locali, dedicati alle diverse stazioni della Passione, sfilano nel corteo dei penitenti che avanzano lungo il percorso trascinando pesanti catene. A Velletri, i cittadini in costumi d'epoca rievocano i momenti della Passione del Cristo. Mentre a Tuscania, come da antichissima tradizione, dopo la rappresentazione della Passione nella Chiesa di San Pietro, sfilano uomini incappucciati.


ZOOM: L'ITALIA, IL LAZIO, ROMA...

DATI, CIFRE E TENDENZE (DATI ISTAT 2000-2001). Abitanti: La popolazione residente nel territorio italiano nel 2000: 57.680.000; di questi 28.000.000 sono di sesso maschile e 29.600.000 di sesso femminile. Nel 1901 la popolazione totale residente era poco inferiore ai 33.000.000 abitanti. Nel 1951 la popolazione totale residente era invece pari a 47.500.000 di abitanti. Le previsioni per l'anno 2050: numero di abitanti complessivi inferiore a 46.000.000. Nel Centro Italia (Toscana, Lazio, Umbria e Marche) i residenti sono 11.100.000; di questi 5.350.000 sono di sesso maschile e 5.750.000 di sesso femminile. La densità media di abitanti (unità per km quadrato) su tutto il territorio nazionale è pari a 191 unità; tale dato è nel Lazio pari a 306. La popolazione residente nel comune di Roma è pari a 2.644.000. La seconda città d'Italia per numero di residenti è Milano (oltre 1.300.000); la terza è Napoli (oltre 1.000.000). Culto e cultura: Durante l'anno precedente il Giubileo, il 36% degli italiani (con età superiore ai 10 anni) ha frequentato un luogo di culto almeno una volta alla settimana. Di questi, una percentuale superiore al 2% vi si è recato quotidianamente;, il 7,9% qualche volta alla settimana, il 25,8% una volta alla settimana. Il 17% degli italiani ha frequentato luoghi di culto qualche volta al mese; il 30% e qualche volta all'anno. Meno del 15% della popolazione nazionale non vi si reca mai. E nel Lazio, il 30% dei residenti frequenta chiese o altri luoghi di pratica religiosa almeno una volta a settimana. Infine, il 42% degli italiani legge almeno un libro all'anno; mentre gli utenti televisivi sono il 95% e quelli radiofonici il 62%. I cibi più consumati in Italia sono la pasta (il 91% della popolazione la consuma almeno 1 volta a settimana), la frutta (mangiata almeno 1 volta a settimana dall'83% degli italiani) e il latte (il dato è pari 62%). Il consumo di tali tipologie alimentari è però in lieve calo percentuale. Di tendenza inversa è invece il pesce (in trend positivo dunque), che si attesta al minimo di un consumo settimanale da parte del 53% della popolazione. E l'olio di oliva è abitualmente usato da oltre il 94% dei consumatori. Il 54% degli italiani maggiorenni è in una condizione di normopeso, il 33,4% è in soprappeso, il 9% è obeso. La percentuale restante (sotto al 4%) è invece sottopeso. Se la percentuale di obesità è simile fra uomini e donne, il 42% degli uomini è in sovrappeso, contro il 25,7% delle donne. Inoltre, oltre l'86% dei soggetti in condizioni di sottopeso sono donne; e la maggior parte di queste sono di giovane età. Sono oltre 60 le vetture ogni cento abitanti che circolano in Italia. E a Roma oltre 66; per una rapporto di oltre 1.300 vetture per km quadrato del territorio della Capitale. Dopo un anno di normativa che prevede in Italia l'uso obbligatorio del casco su tutti i motocicli, la riduzione degli incidenti mortali su tali mezzi è del 32%; e del 40% è la riduzione dei relativi ricoveri ospedalieri. Tale obbligo risulta essere rispettato al Nord dal 98% degli utenti, al Centro dal 96,7% e al Sud ed Isole solo dal 60,7%. Il mezzo di trasporto abitualmente utilizzato degli italiani è l'automobile (oltre il 70%); e se il dato medio relativo all'utilizzo dei mezzi pubblici nelle grandi città italiane si attesta a 1.400 km percorsi durante l'anno da ogni abitante, a Roma, tale percorrenza media supera i 2.000 km. Sempre a Roma, il numero complessivo dei taxi è superiore alle 5.800 unità; di questi 2.500 sono le vetture RadioTaxi 3570.


ZOOM: ELEONORA BENFATTO

1989: Eleonora ha 16 anni, partecipa e vince il titolo al concorso di Miss Italia. E diventa, negli anni seguenti, affermata presenza nella moda italiana. Contemporaneamente, approcci televisivi sempre più frequenti: Rai e Mediaset con Il gioco dei 9, Il gioco delle coppie beach, Let's miss again, Passaparola ed ancora Miss Italia; per giungere, oggi, ad un consolidato ed estetico spazio mediatico. Data di nascita: 20 maggio 1973. Luogo di nascita: Camposampiero (Padova). Capelli: biondi. Occhi: castani. Altezza: 178 cm. Misure: 90-64-91.


ARTS: MAGRITTE. LA STORIA CENTRALE

Con l'arrivo della primavera, il complesso del Vittoriano offre ancora una mostra di arte moderna fuori dal comune. Il protagonista? Réne Magritte, artista belga di fama mondiale. Attivo creatore di una innovativa concezione dell'immagine e dell'oggetto, Magritte, nelle sue opere, riflette il prodotto di influenze culturali dell'avanguardia novecentesca, dal futurismo al surrealismo. "Il surrealismo rivendica per la vita diurna una libertà simile a quella notturna, onirica". Nell'opera di Magritte, la rottura con i razionali schemi mentali annunciata da Breton nel suo primo manifesto del surrealismo, viene trasformata in immagini di oggetti sradicati dal loro contesto e posti in luoghi inconsueti, seguendo non la logica, ma processi arbitrari, la "conoscenza smarrita" del pensiero. L'inconscio, gli enigmi della mente, il mondo onirico diventano il motore dell'ispirazione artistica; "ciò che è invisibile non può essere nascosto al nostro sguardo"; i suoi quadri risultano illuminazioni improvvise, in cui si associano oggetti e situazioni apparentemente inconciliabili. Imprevedibilità e intuizione si incontrano in una miscela di immagini poetiche in cui gli elementi della natura, parole ed oggetti quotidiani, evocano il mistero per stimolare l'immaginazione dello spettatore. Tutto ciò è percepibile nelle settanta opere accuratamente selezionate per la mostra, che ospita prestigiosi dipinti provenienti da importanti musei e collezioni private. Il filo conduttore è l'influenza esercitata da De Chirico su Magritte, gli aspetti onirici della loro opera, per cui le parole dell'artista italiano si incastrano perfettamente con il pensiero del belga: "perché un'opera d'arte sia veramente immortale, è necessario che esca completamente dai confini dell'umano: il buon senso e la logica la danneggiano. In questo modo essa si avvicinerà al sogno e alla mentalità infantile". Un omaggio a De Chirico è rappresentato da Le tombeau des lutteurs, proveniente da una collezione privata e mai esposto al pubblico. L'influenza che le architetture classiche italiane ebbero sull'artista Magritte, emerge nelle opere La folie des grandeurs, Perspective, Madame Récamier de David e La Nuit de Pise, tutte presente nell'esposizione.

Sensazioni conclusive: la scomposizione della realtà accompagna il percorso della mostra, in cui l'enigma si rivela in immagini di grande impatto emotivo, creando un sensazione di stupore e disorientamento, un'altra grande occasione per immergersi nel complesso mondo dell'arte moderna.

Roma, Complesso del Vittoriano. Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali). Dal 17 marzo all'8 luglio 2001. Sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. La mostra è realizzata con il Patrocinio di: Comunità Francese del Belgio, Ambasciata del Belgio presso la Repubblica Italiana, Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero degli Affari Esteri, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero per la Pubblica Istruzione. Fra i collaboratori ufficiali della mostra: Radiotaxi 3570. Organizzazione e realizzazione: Comunicare Organizzando. Orario: dal lunedì al giovedì h. 9.30/19.30; venerdì e sabato h. 9.30/23.30; domenica h. 9.30/20.30. Costo del biglietto: lit. 15.000 intero; lit. 10.000 ridotto. Per informazioni: tel. 06 6780664 (fotografie courtesy of SKYRA).


FUN: PASQUA A TAVOLA

Simboli e tradizioni di usanze pagane e religiose stratificate nei secoli si incrociano sulle tavole italiane… tra profumi e colori di primavera. A Pasqua, dopo il periodo purificatorio della Quaresima, sulle nostre tavole sfilano una serie di piatti tradizionali, le cui origini riposano in tempi lontani. Uova decorate, di cioccolata, agnello, capretto e dolci racchiudono in sé simboli pagani e religiosi. La Pasqua è legata alla primavera, che in antichità era considerata un periodo di rinascita, in cui la natura offre la vita dei suoi frutti. Per gli egiziani, i romani e i persiani, il concetto di fecondità era legato all'uovo, nel cui guscio si nascondeva il mistero della vita; e il mangiarle significava unirsi alla resurrezione della natura. In Egitto, la dea della primavera, Oester, era rappresentata con un coniglio, simbolo della nuova vita e della luna. Ancora oggi l'immagine del coniglio spesso è accostata all'uovo. Al paganesimo si è mescolata la religione ebraica; la festa principale dei Giudei che celebra l'Esodo, la liberazione del popolo di Israele dall'Egitto, si ricollega all'Ultima Cena di Gesù. Il Messia con i suoi discepoli prepararono la cena sacrificando al Tempio l'Agnello, che rappresentava il sacrificio inflitto dal faraone a tutti i primogeniti d'Israele. Comprarono erbe amare per ricordare le afflizioni della vita in Egitto, pane azzimo, non lievitato a simboleggiare la fretta nel lasciare l'Egitto e prepararono un dolce a base di mandorle, fichi, datteri vino e cannella, di color mattone per indicare le piramidi costruite in Egitto. Nella religione cristiana l'agnello si è identificato poi con la figura di Gesù, vittima sacrificale per la purificazione del genere umano. Queste origini ricche di profondi significati in cui la vita lascia il posto ad una morte apparente, le ritroviamo in qualche modo oggi nei piatti elaborati e dolci gustosi, come la colomba, di piglio industriale, la cui forma riporta ai disegni lasciati sulle mura delle catacombe romane, a testimonianza delle sofferenze dei primi cristiani perseguitati. L'agnello da latte, che a Roma prende il nome di abbacchio, è l'esemplare giovane della razza ovina, alimentato solo con latte materno e macellato entro un mese di vita per mantenere la carne tenera, con un sapore deciso e particolare; prima di cucinarlo va marinato nelle spezie. E a Roma viene servito arrosto o "brodettato" . Nei vari menù pasquali compare anche il capretto, animale giovane dei caprini, presente in numerose ricette regionali. Oltre la colomba e le uova di cioccolata, tra i dolci più celebri ricordiamo la pastiera napoletana, a base di grano, zucchero, uova, latte, essenza di fiori d'arancia, la cui leggenda racconta che gli ingredienti furono offerti da sette fanciulle alla sirena Partenope. Le leggere atmosfere primaverili si rispecchiano anche in questo morbido e gustoso dolce: la farina ed il grano sono i frutti più significativi della terra, l'uovo è la rinascita, la ricotta è omaggio dei pastori, mentre l'acqua di arancio e lo zucchero simboleggiano i profumi e la dolcezza della primavera.


MUSIC: JAZZ

Come si può definire il Jazz? E qual è la sua essenza? Storicamente la sua affermazione si colloca negli Stati Uniti meno di cento anni fa; precisamente al 30 gennaio del 1917, con l'esordio discografico della ORIGINAL DIXELAND JAZZ BAND, guidata da Nick La Rocca, un oriundo italiano. Molti studiosi si sono occupati di questa forma d'arte. Fra questi, il tedesco Joachim-Ernst Berendt, che il Jazz nel suo libro, la cui traduzione italiana è Il nuovo libro del Jazz - dal New Orleans al Jazz Rock (Garzanti-Vallardi, Milano 1986), come: "Un modo artistico di suonare la musica nata negli Stati Uniti dall'incontro del nero con la musica europea".

La strumentazione, la melodia e l'armonia del jazz nascono prevalentemente dalla tradizione musicale occidentale. Il ritmo, il modo di fraseggiare e la formazione del suono, nonché certi elementi dell'armonia del blues, nascono dalla musica africana. Il Jazz si differenzia dalla musica europea per i seguenti tre elementi fondamentali: per un rapporto particolare con il "tempo" che viene indicato con la parola swing; per una spontaneità e una vitalità della produzione musicale in cui l'improvvisazione riveste fondamentale importanza; per una formazione del suono e un modo di fraseggiare in cui si riflette l'individualità dell'esecutore. Non serve essere musicologi per percepire la bellezza di questo stile musicale e capirne  il suo fascino. Questo grazie anche ad innumerevoli incisioni artisticamente fondamentali di coloro che contribuirono alla sua affermazione. Fra le figure storiche, quella di Billie Holiday, capace di mettere a nudo la sua anima nelle proprie parole e nella propria musica. Il suo ricordo è legato soprattutto alla canzone  Strange Fruit e alle polemiche  che il brano provocava ogni qual volta la Holiday lo eseguiva. Holiday la fece sua anche senza esserne l'autrice; una canzone che denunciava il razzismo e sanciva la nascita del movimento per i diritti civili.


VISION: IL NATALE DI ROMA

I Romani di oggi affermano ancora orgogliosamente che "non ha visto il mondo chi non ha visto Roma" e che "per conoscere Roma non basta una vita". In effetti l'espressione Caput Mundi non sembra esagerata. Per molti secoli l'Urbe fu capitale di uno sconfinato impero, il più potente che il mondo abbia conosciuto; decaduta la sua importanza politica, Roma divenne il massimo centro di diffusione del Cristianesimo. Dopo avere dato leggi, ordinamenti e strade a gran parte del mondo allora conosciuto, dopo aver influenzato i costumi dei popoli con la sua arte, Roma ha inviato ovunque messaggeri spirituali con il "Verbo" della nuova religione.

Fra storia e miti: l'Urbe si appresta, a celebrare, il suo 2754° compleanno. Secondo la tradizione, Roma venne infatti fondata da Romolo il 21 Aprile del 753 a.C. Fu dunque nel VII secolo a.C., che un gruppo misto di pastori ed agricoltori, latini e sabini, occupò un colle sulla sponda sinistra del Tevere. La Roma di allora era solo un villaggio di capanne coi tetti di paglia, sparse sulla cima del Palatino. La città vera e propria nacque più tardi, intorno al Foro, la zona pianeggiante dove gli abitanti dei colli circostanti si ritrovavano, già in età più antica, per i mercati. Nel VI secolo a.C. Servio Tullio innalzò le mura, che da lui prendono il nome, delimitando la già notevole estensione raggiunta dalla città, che si estendeva sui famosi sette colli: Palatino, Campidoglio, Aventino, Esquilino, Viminale, Celio, Quirinale. Roma, però, cresceva ancora con un ritmo impressionante. Centinaia di abitazioni private vennero costruite fuori dalle mura, lungo il Tevere e le vie consolari. Una seconda cerchia di mura fu innalzata dall'imperatore Aureliano solo nel 270 d.C., ma già nel II secolo l'Urbe contava più di un milione di abitanti, il più grandioso e imponente centro abitato del mondo. E' chiaro, comunque, che non tutta la città era formata da splendidi palazzi, c'erano naturalmente anche i quartieri poveri come la Suburra e l'Aventino. Tuttavia un visitatore che avesse avuto la possibilità di abbracciare con un unico sguardo Roma nel suo insieme, sarebbe rimasto colpito, prima di ogni altra cosa, dalla sua marmorea e monumentale imponenza.

Costume e società: La vita di un patrizio romano antico non era poi totalmente diversa da quella che molti affrontano oggi. Di certo, il fatto stesso di essere "cittadino romano" metteva al riparo da molte preoccupazioni e la prospettiva era quella di partecipare al dominio del mondo conosciuto. I neonati ricevevano il nome pochi giorni dopo la nascita. I maschi avevano tre nomi: il praenomen, corrispondente al nostro nome di battesimo (es. Marco); il nomen, che indicava la stirpe (gens) di appartenenza (es. Tullio); e infine il cognomen, che distingueva i vari rami familiari di una stessa gens (es. Cicerone). Alla scuola elementare il giovane cittadino imparava a leggere, scrivere e far di conto. A 13 anni passava alla scuola secondaria, aveva per maestro un grammatico greco e contemporaneamente veniva preparato all vita militare. Lo studente che proseguiva negli studi poteva poi essere istruito da un retore e imparare l'arte dell'eloquenza. A trent'anni un uomo ambizioso poteva essere eletto questore ed amministrare il tesoro dello Stato. Un buon funzionario poteva, poi, divenire edile e sovrintendere ai lavori pubblici (acquedotti, strade), all'approvvigionamento della città ed ai divertimenti. A trentanove anni un nobile poteva essere eletto pretore. I pretori erano otto, presiedevano i tribunali e potevano diventare governatori di una provincia. L'ex pretore poteva assumere la carica di console a quarantadue anni. Nel periodo repubblicano i due consoli erano molto potenti, presiedevano il senato e comandavano l'esercito; in era imperiale videro invece ridotto il loro ruolo. L'ex console, dopo un anno di carica, poteva diventare proconsole e governare una provincia importante. A questo punto della sua vita il patrizio romano diveniva, solitamente, abbastanza ricco da vivere nel lusso il resto dei suoi giorni. Alla morte il nobile era rivestito dei suoi abiti ufficiali e cinto con una corona d'alloro. Il suo corpo veniva quindi condotto alle esequie in portantina e, prima che il corpo venisse bruciato, si tenevano discorsi sulle virtù del morto.

Politica e memorie: Dionigi di Alicarnasso, storico greco del I sec. a.C., così dipinse la capitale dell'impero: "Roma comanda a tutta la terra, non già alle regioni inaccessibili, ma ai paesi abitati dagli uomini. E' padrona di tutti i mari, e non solo di quello che si distende al di qua delle Colonne d'Ercole, ma anche su tutte le parti dell'Oceano dove i navigatori possono arrivare. Essa è così la prima e l'unica tra le città di cui la storia conserva il ricordo che abbia steso sino all'oriente e all'occidente i confini del suo impero". E il poeta della Gallia, Rutilio Namaziano, cinque secoli dopo ancora poteva dire: "Tu, o Roma, fondesti diverse genti in una sola patria; ai vinti fu di vantaggio esserti servi; a loro tu ai dato il tuo diritto e hai fatto una sola città di ciò che prima era il mondo". Un grande storico romano, Tacito, con lucido senso critico, pose, invece, in bocca al barbaro Calgaco le parole: "I Romani sono predoni del mondo intero, e poiché tutto devastarono e altre terre da devastare non hanno, anche il mare vanno ora frugando. Avidi contro il nemico ricco, contro il povero superbi; non saziati dall'oriente, non dall'occidente; soli fra tutti a gettarsi con pari accanimento sulla ricchezza e sulla povertà. Rubare, massacrare, rapire hanno da essi il falso nome di impero; e dove fanno deserto, dicono pace".


VISION: PIAZZA MINCIO. VISIONE PARTICOLARE

Coppedè: quell'atmosfera dei castelli di carta in rilievo con i quali i bambini giocavano impersonando una principessa e un principe. Lo stile architettonico di Coppedè si avvicina al Neoeclettismo, ma è ammorbidito dal Liberty. Uno stile Liberty che traeva ispirazione dalla natura, imitandone le figure, la morbidezza e le forme. Ma se il citato stile Liberty si atteneva a una rigorosa regola compositiva, lo stile Neoeclettico fuse in sé regole all'apparenza opposte: quando un loggiato rinascimentale si affianca a un arcone medievaleggiante. Per questo lo stile Coppedè non ha veri e propri precedenti; e neanche ha avuto seguaci. Una tipologia artistica a sé stante dunque, in cui lo stile vive tra passato e presente, tra fantasia e realtà come in un gioco o in un sogno. Ed in effetti entrare nel quartiere Coppedè è come affacciarsi ad un sogno. Si resta affascinati, incantati dalle forme, dai colori e dai giochi architettonici più disparati.

Piazza Mincio è nel cuore del quartiere Coppedè, compreso tra via Tagliamento e Corso Trieste; il complesso architettonico è costituito da palazzine e villini progettati - e in gran parte costruiti - dall'architetto-scultore Gino Coppedè (1886-1927). Coppedè dopo aver lavorato in diverse città italiane (Firenze, Genova, Messina), fu chiamato nel 1913 a Roma, con l'incarico di progettare e costruire un intero quartiere, terminato però solo dopo la sua morte a causa dell'interruzione dei lavori durante la I Guerra Mondiale (in effetti i palazzi più distanti dal nucleo iniziale attorno a Piazza Mincio sono diversi nello stile rispetto alle costruzioni originarie).

Il quartiere Coppedè è composto da 17 villini e 26 palazzine, disposte a raggiera intorno proprio a Piazza Mincio, l'epicentro appunto. Le unità abitative sono sotto forma di palazzine e di villini: il villino ha una altezza massima di 19 metri; disposto su due-tre piani, circondato da uno spazio verde, rappresenta l'imitazione di un piccolo castello con grandi cancellate di confine, torrette, archi e reggifiaccole in ferro battuto, che, come per il Villino delle Fate che si trova nella piazza centrale, sono usati soltanto come semplice elemento decorativo. La palazzina può invece presentare più piani e non sempre è circondata da uno spazio verde, a causa del suo frequente diretto confine con la strada. La sua leggerezza è data dalla traforatura delle logge e dei balconi. Entrando nel piccolo quartiere Coppedè si varca la soglia passando sotto il magniloquente Arco d'ingresso, esempio di stile eclettico, celebrativo, affiancato da due torri, il tutto decorato con fregi, stucchi, cornicioni, mascheroni, balaustre, statue e logge. Subito dopo l'ingresso si trova la Fontana delle Rane, in progetto di restaurazione per la prossima estate. L'opera ha il potere di sottolineare l'importanza del luogo principale del quartiere, grazie ai simbolismi dell'acqua, della vita, della natura; fondendo il tutto con l'opera umana in un armonioso e rumoroso gioco. Tutti i villini che si affacciano sulla Piazza sono insiemi di stili diversi. Il Villino delle Fate, il più appariscente, presenta nella facciata e nei muri perimetrali uno spazio architettonico ritmato da loggiati irregolari, arconi e semiarconi, scalinate e tettoie. Svariati i materiali usati per l'esterno: marmo, travertino, laterizio, terracotta smaltata e vetro. Ed in più il gioco di luce-ombra creato dagli alberi di alto fusto, dai cespugli, dalle palmette, conferisce al tutto una splendida atmosfera surreale.