ROMA IN TAXI: MAGGIO 2001



IN COPERTINA: STEFANO ACCORSI & SAMANTHA DE GRENET


ZOOM: STEFANO ACCORSI

Il nuovo protagonista del cinema italiano: Stefano Accorsi nasce a Bologna il 2 marzo 1971. Maturità scientifica, sensibilità artistica, diploma alla Scuola di Teatro di Bologna e talento emergente. Nel 1990 è Matteo, il coprotagonista del film "Fratelli e sorelle" (regia di Pupi Avati). Esperienze teatrali varie; poi nel 1994 una presuntuosa timidezza nello spot pubblicitario "Maxibon" (regia di Daniele Luchetti). Nel 1995 urla una rabbia introversa sulla vespa di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" (regia di Enza Negroni dal romanzo omonimo di Enrico Brizzi). Nel 1996 il teatro ed il cinema con "Naja" accanto ad Enrico Loverso (regia di Angelo Longoni) ed ancora cinema con "La mia generazione" (di Wilma Labate). Nel 1997 è Gigi, il protagonista del film "I piccoli maestri" (di Daniele Lucchetti). Nel 1998 è elemento fondamentale del successo cinematografico nazionale dell'anno: "Radiofreccia" di Luciano Ligabue (David di Donatello, Premio Amidei e Ciak d'Oro quale miglior attore protagonista). Nel 1998 con Giovanna Mezzogiorno in "Più leggero non basta" (regia di Elisabetta Lodoli), film tv per Rai Due, "Ormai è fatta" di Enzo Monteleone (Grolla d'Oro quale miglior attore protagonista) e "Capitani d'Aprile" (film portoghese diretto da Maria de Medeiros). Nel 1999 è l'avvocato Raffaele Della Valle in "Un uomo per bene" (di Maurizio Zaccaro), con Michele Placido, nella trasposizione cinematografica della "vicenda giudiziaria Enzo Tortora". Adesso, e non può essere un caso, Stefano Accorsi è l'elemento comune dei tre film italiani di maggior successo: il binomio assoluto dei David di Donatello 2001, "L'ultimo bacio" (di Gabriele Muccino) e "La stanza del figlio" (di Nanni Moretti); e il successo "Le fate ignoranti" (di Ferzan Ozpetek).


ZOOM: IL PRIMO MAGGIO

Dal 1890 è il giorno dei lavoratori. Una ricorrenza che da oltre dieci anni raduna folle a Piazza San Giovanni, per il più grande concerto live in Europa. Una celebrazione che a Roma determina una concatenazione di significati dialettici: una festa, le urla, una manifestazione, il frastuono, una ricorrenza, un obbligo, il ricordo, un pretesto, la solidarietà, una strumentalizzazione, gli slogan o la consapevolezza? L'idea nasce a Parigi, il 20 luglio 1889. La scelta della data celebrativa si concentra conseguentemente sul 1 maggio. Il 1 maggio di soli tre anni prima - 1886 - era stata repressa nel sangue una importante manifestazione dei lavoratori di Chicago. L'esordio del primo maggio è del 1890 dunque; e in differenti paesi occidentali. In Italia - governo Francesco Crispi - sotto l'impeto del messaggio internazionale, si verifica una mobilitazione che per la prima volta coinvolge i lavoratori su scala nazionale. E l'anno seguente la manifestazione si ripete; una conferma in Italia e all'Estero. Il 1 maggio 1898 è quello "moti per il pane". Mobilitazione di massa in tutta Italia, epilogo tragico a Milano. Il 1 maggio 1919 diverse categorie operaie conquistano l'obiettivo delle otto ore. Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del Natale di Roma. Nel 1947 il 1 maggio è il giorno della strage di Portella della Ginestra; durante un comizio, gli uomini del bandito Giuliano sparano contro i lavoratori siciliani. Dalle indispensabili rivendicazioni di giustizia contro l'ingiustizia che esplodono in virtù di un obiettivo etico originario, dall'impegno e dal sacrificio che hanno contribuito al fondamentale raggiungimento di indiscussi parametri di ricerca della dignità rispetto ad una centenaria realtà vergognosa sia dal punto di vista individuale che collettivo, il primo maggio oggi in Italia ha il suo centro quantitativo nella manifestazione unitaria Cgil, Cisl e Uil, che culmina nel concerto rock di Piazza San Giovanni a Roma.


ZOOM: SAMANTHA DE GRENET

Nasce a Roma il 9 novembre 1970 - di origine nobile - si affaccia al mondo dello spettacolo attraverso la moda, dove esordisce come modella sfilando per le case di alta moda. Il suo iter professionale prosegue con spot pubblicitari sul piccolo schermo (fatti pizzicare dalla voglia!), fino ad approdare su TMC - biennio 1998-99 - accanto a Luciano Rispoli, nel programma "Tappeto Volante". Affascinante bellezza, intrisa di fresca malizia, esordisce in prima serata con "Sette per uno", programma estivo di Rai Uno, affiancata da Gigi Sabani e Rosita Celentano. Nel 2000 è protagonista, con il cestista Gianmarco Pozzecco, della striscia pomeridiana di Italia 1 "Candid Camera Show", programma divertente e stuzzicante dove Samantha può esprimere tutta la sua spontaneità. Poi, accanto a Alessia Merz, Filippa Lagerback e Marco Balestri, conduce la trasmissione serale "Candid Angels". Ed ancora Italia 1 con "Wozz Up".


SHOPPING: APPLE SUPER COMPUTER

TECNOLOGIA, GRAFICA E DESIGN! I computer hanno aiutato l'essere umano nello sviluppo di molti campi scientifici. Ma ciò che rende un computer "super" è l'abilità di eseguire almeno un bilione di operazioni floating-point  al secondo. La sua misura di velocità è chiamata gigaflop. Tre sono i super computer della casa Apple: Power PC G4, Power Mac G4 e Power Mac G4 Cube. Il Power PC G4, costruito da Apple, Motorola e IBM, è il primo microprocessore che può dare una performance di oltre un gigaflop. Prestazioni top, considerando il fatto che solo qualche anno fa l'Università di California costruì un one-gigaflop supercomputer per $ 50.000!!!. Il Power PC G4 può elaborare informazioni in 128 bit chunks, comparati ai 32 o 64 bit chunks dei processori tradizionali. Ma qual è il segreto? Il computer G4 ha un fenomenale sistema, denominato "Velocity Engine" (motore veloce), che lo rende ancor più rapido ed affidabile. L'altro super computer della casa Apple è il Power Mac G4, che incredibilmente riesce a ridurre grandi files contenenti immagini e digital video alla velocità di 7.8 gigaflops. Questo computer è anche disponibile con l'opzione "built-to-order" in tutti i punti vendita Apple. Grazie alle sue stupefacenti performance il nuovo Power Mac G4 è il più rapido e più espandibile Macintosh mai costruito. Tra le novità: il "power tools", per creare film, CD musicali e DVD. L'ultima creazione hardware, per quanto riguarda il design, è il Power Mac G4 Cube, un computer del tutto speciale sia nella sua configurazione tecnica che stilistica. E' sorprendente quanta tecnologia avanzata è "impacchettata" in un computer di soli 8 inch. Vari software, incluso il Mac OS 9.1, iTunes, iMovie2, Quick Time, Apple Works, Microsoft Internet Explorer, Microsoft Outlook Express, Netscape Communicator e incredibili giochi 3D. Si può usare per creare dei file musicali MP3 con solo qualche click del mouse, senza interrompere il lavoro in corso. Il laser mouse è forse una delle più incredibili novità di questo computer; e la perfezione è riscontrabile in quasi tutte le superfici. Le casse audio rotondeggianti sono anch'esse una particolarità firmata Apple. Montare i propri filmati sarà anche qui un gioco da ragazzi. Ultima novità software in casa Apple: il sistema operativo MacOs X , in vendita già dal 24 marzo, che unisce la solidità di Unix alla facilità d'uso dei computer Macintosh. Costo: Lit 249.000.


ARTS: VELASQUEZ. IL SUO TERZO VIAGGIO IN ITALIA

La Capitale ospita, dal 30 marzo al 30 giugno 2001, nelle Sale di Palazzo Ruspoli, le magnifiche opere di un grande dell'arte pittorica spagnola: Diego Velázquez (1599-1660). In Italia l'artista era già stato due volte e rimanendo attratto dalle opere del Caravaggio, dalle grandi collezioni romane e dalle sue bellezze monumentali. Durante la sua prima permanenza nel nostro Paese, Velázquez maturò la sua formazione artistica ritornando poi in veste di rappresentante del sovrano spagnolo Filippo IV, intento nella selezione di opere d'arte per il Palazzo Reale di Madrid. Grande pittore di corte, i suoi ritratti reali sono diventati fra le più affascinati espressioni d'arte che il mondo abbia mai visto: Las Meninas, l'Infanta Margarita, Ritratti del Conde Duque; e quest'ultimi fanno parte di una delle sezioni nelle quali la mostra è stata suddivisa per cercare di offrire al fruitore un'immagine generale della sua produzione artistica. La formazione artistica a Siviglia (San Paolo, San Tommaso), i suoi soggiorni in Italia e l'influsso della stessa arte italiana (Paesaggio di Villa Medici, Tentazione di San Tommaso) e il periodo del Velázquez maturo, basato sull'effetto della pennellata e sulla delicata armonia dei colori (La Cucitrice, Buffone Calabaz), sono gli altri temi significativi. Una particolarità della mostra ed anche di grande suggestione, è l'esposizione del famoso quadro Marte affiancato dal suo modello ispiratore l'Ares Ludovisi, capolavoro della scultura classica. Diversi musei hanno collaborato alla realizzazione di questa importante esposizione; tra questi il Museo Nacional del Prado, dove il 70% delle sue tele sono esposte, il Museo Thyssen, la Galleria degli Uffizi, il Museo de Arte de São Paolo, il Musée des Beaux Arts d'Orléans e il Cleveland Museum of Art. Ci avviamo verso le porte che ci separano tra la vita quotidiana e il mondo di Velázquez, accompagnati dalla sua immagine, il famoso autoritratto, qui messo a confronto con altri due autoritratti; uno attribuito all'artista spagnolo e l'altro ritenuto copia dell'originale Sivigliano. E così anche questo suo "terzo viaggio" si conclude, il 30 giugno, lo stesso giorno, 350 anni dopo, nel quale il grande pittore partì da Roma, città da lui tanto amata. 

Roma, Palazzo Ruspoli, Via del Corso 418. Dal 30 marzo al 30 giugno 2001. Orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 20.00; sabato dalle 9.30 alle 21.00. Biglietti (autoguida in omaggio): intero Lit.15.000, ridotto Lit.11.000. Informazioni e prenotazioni: 06.6874704; www.palazzoruspoli.it.


ARTS: DOMINGO NOTARO... OLTRE L'ORIZZONTE

Il pittore calabrese, celebre in tutto il mondo, ritorna in patria con una importante esposizione per presentarsi al grande pubblico con un'antologia delle sue opere più significative. Ottanta dipinti nelle sale del Complesso del Vittoriano per riassumere la preziosa vena artistica di Domingo Notaro, sessantaduenne, pittore, poeta e scultore italiano apprezzato e conosciuto all'estero. Emigrato all'età di dieci anni, Notaro cominciò ad esprimere la sua profonda sensibilità fin da bambino. Cresciuto negli anni in cui l'arte moderna regnava con nuove, eccentriche e rivoluzionarie sperimentazioni, Notaro inventò il "chinacido", una soluzione di acido e inchiostro che esalta l'effetto solare del colore. Il successo per Notaro arrivò presto, nel 1965 le sue prime opere furono esposte a New York accanto a quelle di Chagall, Dufy, Léger, Modigliani e Picasso. Un esordiente insieme ai suoi grandi maestri, il quale ebbe la fortuna di incontrare ed essere apprezzato da coloro che erano ancora in vita. Infatti Picasso lo ospitò a Mougins e lo elogiò con invidiabili parole: "Tu sei un io bambino con molti più secoli sopra la tua statura umana. Spero che qualcuno lo comprenda perché tu possa sviluppare al più presto tutta la genialità che già hai dimostrato di possedere". Ma presto si accorsero tutti del talento di Notaro e le sue opere furono esposte in tutta Europa e in Italia, suscitando il consenso di altri grandi artisti ed intellettuali come Albert Skirà, Jean Cassou, Waldemar George e Louis Aragon, il quale scrisse di lui "A Domingo Notaro il cui passaggio a Parigi è stato come quello degli uccelli che ci insegnano la bellezza dei cieli lontani". Fino ad arrivare al 1990, quando il Giappone gli chiese di rilevare l'esclusiva mondiale delle sue opere. Ciò avrebbe privato l'Italia di un valido patrimonio artistico e Notaro, per amore delle sue radici, rifiutò l'offerta. 

Ed ecco che quest'anno le opere dell'artista ritornano in patria per questa mostra, in modo che i suoi connazionali possono ammirare il suo straordinario cammino creativo  dagli anni sessanta a oggi, di cui una sezione è dedicata ai disegni e al periodo della "non pittura". Spinto dalla curiosità e dall'incessante ricerca sul mistero dell'uomo e dell'universo, Domingo Notaro esprime le sue riflessioni con atmosfere lunari, astrazioni, colori iridescenti, figure leggere e fluttuanti, personaggi mitologici. Ne traspare una composizione tra realtà ed astrazione, un mondo scomposto in colori, disegni, luce, un connubio di doti naturali e ricerca di conoscenza dell'artista. Un'occasione da non perdere per apprezzare un grande artista, vanto per il nostro paese. 

Dal 3 al 27 maggio 2001 a Roma, Complesso del Vittoriano, Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali).


FUN: SIGARI

"IL SIGARO ADDORMENTA IL DOLORE E POPOLA LA SOLITUDINE DI MILLE AFFASCINANTI IMMAGINI" (G. SAND) .  Parlare di sigari in piena era antifumo, in un momento in cui in tutto il mondo si assiste ad accese campagne volte ad ottenere la proibizione del tabacco, può sembrare quantomeno anacronistico o addirittura offensivo. Eppure gli amanti di questo prodotto non rinuncerebbero mai al suo odore, alla fumata lenta e costante che stimola la meditazione, così diversa dalla "tirata" nevrotica del fumatore di sigaretta. Il fumo è dannoso, certo, ma i puristi del sigaro rispondo sorridendo che il vizio gratifica l'uomo, dà alla vita "quell'aroma" che la distingue dallo scorrere del tempo. In fondo amare il gusto significa anche sapersi moderare. La storia del sigaro accompagna l'uomo da cinquecento anni, da quando, cioè, gli esploratori post-colombiani delle Americhe osservarono gli indigeni fumare una strana pianta chiamata Cohiba, ed oggi quella stessa pianta dà il nome alla marca dei più prestigiosi e costosi cubani. Molti personaggi illustri hanno trovato nel sigaro preziosa fonte di ispirazione: basti pensare che non esiste una sola immagine di Winston Churchill privo dell'amato oggetto, perennemente racchiuso nel suo ghigno ironico (il più classico dei formati di sigari è stato definito Churchill proprio in onore dello statista inglese). Gli appassionati di oggi affermano che un buon sigaro è l'ideale completamento di una cena, la sua assenza può rendere incompiuto il miglior banchetto. Il fumo del sigaro non va respirato, sia per l'eccessiva alcalinità, che lo rende mal tollerabile ai polmoni, sia, soprattutto, perché tale azione non avrebbe alcun senso per una buona degustazione, ma porterebbe solo ad assuefazioni fisiche.

La valutazione organolettica prevede le classiche tre fasi: visiva, olfattiva e gustativa. Il  primo passo è utile per rilevare eventuali imperfezioni o, addirittura, condizioni particolari, tali da rendere impossibile la degustazione, es. sigaro ammuffito o friabile, cioè eccessivamente secco. La fase olfattiva consente, invece, di valutare il "carattere" del sigaro che ci accingiamo ad assaporare. L'aroma può andare dal dolce allo speziato, un termine molto usato è "boisé", parola che racchiude quel complesso di odori tipici del legno giovane che talvolta sfumano verso il cacao e il caffè. La fase gustativa, infine, è suddivisa in due parti: nella prima si valutano "tiraggio" e "potenza", nella seconda si cerca di interpretare le caratteristiche gusto/aromatiche del sigaro, la loro intensità e persistenza. Altro aspetto da non trascurare è il tipo di combustione, che dipende dalla qualità del tabacco e dall'accuratezza della fabbricazione, in particolare se si tratta di prodotto fatto a mano. Elemento fondamentale per poter assaporare appieno un buon sigaro è il distillato che vi si abbina. Negli ultimi anni sono stati appositamente creati dei cognac in grado di rilasciare aromi e profumi in lenta e progressiva successione. L'appassionato, però, ama sperimentare e andare alla ricerca di nuovi abbinamenti, spunti interessanti si possono trovare con alcuni vini speciali, come i Porto Vintage o lo Cherry Brandy, senza trascurare i grandi vini rossi di casa nostra.


FUN: SPIAGGE ALLE PORTE...

CON IL SOLE IN CRESCENDO, MAGGIO VIENE ACCOLTO DALLA PUBBLICAZIONE DEL RAPPORTO DI BALNEAZIONE DIRAMATO DALLA REGIONE LAZIO. E, IN ATTESA, PROFONDE VISIONI TROPICALI. 17 pagine di dati, 105 campioni idrici prelevati nei mari del Lazio. Comparando i risultati 2001 con quelli del 2000, lo stato qualitativo delle acque della regione migliora. Quest'anno sono infatti 9 le location le cui analisi hanno dato valori negativi, rispetto alle 13 dell'anno scorso.  Dolce: interamente balenabili i laghi di Bracciano, Albano e Nemi; migliora Martignano.  Salato: se la sicurezza si conferma buona per i bagnanti di Ostia, Capocotta, Castelporziano, Maccarese e Focene, lo stato del mare migliora innanzitutto a Fregene, Ladispoli e Fiumicino. Seppur in una positiva situazione globale, la maggior percentuale di zone rosse emerge in crescendo verso sud: Torvaianica, Tor San Lorenzo, Ardea, Lido dei Pini, Lavinio, Anzio e Nettuno.

Ostia: il Lido di Roma incrementa il suo ruolo di mare principe della capitale: qualitativamente, si conferma il progressivo miglioramento dello stato delle acque e la crescita dei servizi, organizzativi, di accoglienza e divertimento verificatisi negli ultimi anni; quantitativamente, il 1 milione di utenti dell'estate 2000 accolti dai 53 impianti turistici esistenti,  potrebbero raddoppiare grazie all'indotto positivo di soddisfazione esistente e alla possibile apertura notturna degli stabilimenti balneari. Attenzione: in zone diversificate, circoscritte specialmente intorno alle alcune foci e macrocanali di scarico, la non balneabilità permane. Per questo, esistono indicazioni apposite, che informano i bagnanti sullo stato di ogni specifica area, alle quali bisogna attenersi; e per ulteriori informazioni è diritto di tutti far riferimento agli organismi ed alle autorità competenti.


FUN: ROSAE

Il fiore più celebre con oltre 20.000 varietà in tutto il mondo, create nei secoli da appassionati amatori. "Rosae" anche nella Roma Antica: una settimana di festa con le "Floralie", in onore della dea Flora e petali di rosa sparsi sui pavimenti delle "Domus". La primavera è arrivata dirompente con le sue fragranze ed i suoi colori per risvegliarci dal freddo sonno invernale. La natura ci regala suggestive visioni, per cui anche nel cuore della città si possono ammirare le splendide rose del roseto comunale, dove è palpabile l'effetto rigenerante primaverile. La radice del nome di questo fiore è comune a tutte le lingue del ceppo indoeuropeo, e questo ci indica la diffusione e l'importanza della rosa in tutto il mondo. La più comune e la più antica è la Rosa Canina, semplice e selvatica. L'uomo cominciò presto ad incrociare le rose esistenti,  e nel Seicento e Settecento si diffuse fra giardinieri di re e regine, monaci e semplici amatori, la moda di creare nuove forme, colori e profumi. Nella metà dell'Ottocento si scoprì che la Rosa Tea aveva le caratteristiche ideali per essere facilmente ibridata per talea e per innesto. Così negli anni si è arrivati a circa 20.000 varietà di rose, in cui l'esasperata ricerca della forma e del colore ha causato, a quanto dicono gli esperti, un impoverimento del resto, soprattutto del profumo. Esse si possono suddividere in tre classi: rose Cinesi, rose Tea e Noisette. Le cinesi fioriscono senza interruzione, ovviamente nei luoghi non troppo freddi; a differenza delle altre il colore si intensifica con la maturazione dei fiori. Le prima Tea fu ottenuta nel 1833 e vantano colori molto complessi con ricche e vive sfumature. Le Noisette hanno come tonalità dominante il giallo e sono tra le rampicanti più belle. Dagli incroci sono nate varietà a cui spesso sono stati dati nomi di personaggi storici o nobildonne, come ad esempio: Mozart, creata nel 1937, di colore rosso con centro bianco, Queen Elisabeth, rosa con sfumature lilla del 1954, Mma Pierre Oger del 1878, rosa pallido argentato. Oltre a tutte le sfumature del rosa, del rosso, del bianco e del giallo, troviamo persino rose verdi e marroni. Questi eleganti fiori vanno raccolti con una cesoia da giardiniere tagliente, in modo che il gambo non venga schiacciato, e, ovviamente vanno raccolti con il gambo lungo, a circa un centimetro al di sopra di una gemma rigogliosa, con un'inclinazione parallela, così che essa non venga danneggiata. Insomma la coltivazione di questo fiore include amorevole e preziosa cura, bisogna trattare le rose per quello che sono e che simboleggiano: rare e delicate creature della natura, capaci di suscitare dolci emozioni.


SPORT: TENNIS MASTERS SERIES 2001

SI ACCENDONO LE LUCI DEL FORO ! Il Tennis Masters Series di Roma, erede degli internazionali d'Italia è il torneo più importante che si gioca nel Bel Paese, il biglietto da visita della Federazione Italiana Tennis. La manifestazione continua a crescere e quest'anno ha presentato al via i primi 50 giocatori della classifica mondiale, da Safin a Kuerten, da Agassi a Sampras, passando per Norman, Ferrero e Hawitt, campioni di ogni tipo, terraioli, bombardieri e giovani rampanti. Per quanto riguarda le donne, poi, mai il torneo romano aveva avuto così tante adesioni prestigiose: Martina Hingis, Conchita Martinez, Serena Williams, ad esempio, rappresentano un risultato organizzativo eccezionale e ci hanno permesso di gustare il torneo femminile più bello da molto tempo a questa parte. E poi non si può dimenticare Roma, una città che sa rendere unico ogni appuntamento sportivo. Il Parco del Foro Italico attira sempre sia il pubblico degli appassionati, sia coloro che vogliono solo concedersi una pausa rilassante, il clima è festoso e i giocatori lo avvertono, riuscendo spesso a tramutare la gioia che viene dagli spalti in spettacolo. Il segreto del successo di questo torneo sta, forse, proprio nelle persone. Il romano, in fondo, è un tipo gaudente, naturalmente predisposto alla dolce vita. Il Villaggio Ospitalità d'altronde è stato votato come il più bello di tutto il circuito Masters Series perché perfettamente inserito nell'habitat naturale del Foro, con le aiuole e le piazzette che portano l'odore della primavera capitolina.

Il Villaggio è una delle attrazioni principali della manifestazione. I biglietti d'invito degli sponsor vanno a ruba, i rotocalchi rosa e le pagine mondane dei quotidiani non possono fare a meno di raccontare le serate affollate di vip, con il relativo seguito di paparazzi, di "patiti" che non vogliono perdere l'incontro del centrale e di semplici curiosi affamati di celebrità. Gli Internazionali d'Italia sono anche un torneo ricco di storia. La loro sede naturale, il Foro Italico, è uno stupendo impianto costruito tra gli anni '20 e i '30 che, con le sue file di pini e le caratteristiche tribune in marmo di Carrara dello Stadio della Pallacorda è stato ed è tuttora il grandioso palcoscenico. Insomma gli Internazionali, o meglio il Masters Series, sono uno spettacolo da non perdere. E se l'organizzazione migliora ogni anno, chissà che nella prossima edizione non si riesca a vedere qualche italiano tra i protagonisti; magari proprio uno di quei giocatori che meno di tre anni fa portò la nazionale ad un soffio dalla Coppa Davis.


SPORT: PIAZZA DI SIENA 2001

L'APPUNTAMENTO CON PIAZZA DI SIENA : Il Concorso Ippico Internazionale di Piazza di Siena è da sempre sinonimo di eleganza, raffinatezza e amore per la natura, nonché uno degli eventi principe dell'equitazione italiana. La scorsa edizione della manifestazione, inserita nella tradizionale e incantevole cornice di Villa Borghese, ha festeggiato l'arrivo del 2000 con una proposta speciale: al CSIO (Concours de Saults International Officiel) si è infatti aggiunta la Samsung Nations Cup World Final, evento di rilevanza mondiale e secondo in calendario solo ai Giochi Olimpici di Sydney. L'eco dei due avvenimenti si è fatto sentire in tutto il mondo e l'immagine dell'evento ne è uscita ulteriormente rafforzata, con conseguente incremento dell'interesse mediatico. La televisione pubblica, solitamente poco generosa con gli sport "minori", assicurerà infatti la copertura totale dello C.S.I.O 2001 sul canale satellitare, con circa 6 ore di trasmissioni su quello tradizionale. Anche quest'anno dunque la primavera di Villa Borghese sarà impreziosita dal Concorso Ippico più prestigioso della Capitale, qualificato dalla Federazione Equestre Internazionale nella ristretta rosa dei "Quattro Stelle".

Il 69° Concorso Ippico di Piazza di Siena (dal 24 al 27 maggio a Piazza di Siena - Villa Borghese - Roma), è il quarto concorso ippico più ricco del mondo, con un montepremi complessivo di seicentocinquanta milioni di lire in palio nelle quattro giornate di gara dell'ultimo fine settimana di maggio.


VISION: L'ALTRO D'ANNUNZIO

"Io ho quel che ho donato" è il motto dannunziano che più si addice alla mostra in corso a Roma (Fondazione della Cassa di Risparmio di Roma). Considerata una delle più complete mostre che siano state mai realizzate, su uno dei più poliedrici personaggi italiani. L'altro D'Annunzio (il curatore di Roma, il federalista convinto, il campione della Nazione, l'europeista lungimirante) che si è cercato di riportare alla luce attraverso poesie, cartografie, plastici, fotografie d'epoca, oggetti d'arte, ricostruzione di ambienti, la Nave Puglia, lo SVA 10, un'intera bacheca raccoglie tutti i suoi libri, autografi, manoscritti, un inedito assemblaggio scultoreo del Padre del Futurismo, Marinetti "A Gabriele D'Annunzio" e un modello del motoscafo bellico MAS. Tutti provenienti dal Vittoriale di Gardone, la sua residenza-monumento donata agli italiani. In più, alcuni spazi della città si colmano di storia attraverso l'esposizione delle automobile del Vate: la Fiat tipo 4 (Galleria Sciarra) e l'Isotta Fraschini (Stazione Termini).

Roma, Museo del Corso, Via del Corso 320. Dal 2 Marzo al 1 Luglio 2001, tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 20.00 (escluso il lunedì). Biglietto intero: lire 12.000; ridotto: lire 9.000/8.000. Per ulteriori informazioni: 06 6786209; www.museodelcorso.it.


VISION: IL FORO ITALICO

IL FORO ITALICO: L'ARTE, LA CULTURA, LA PEDAGOGIA E LA STORIA SONO LE PROTAGONISTE DEL COMPLESSO IMPIANTO MONUMENTALE COSTRUITO TRA GLI ANNI '20 E '30 PER ESSERE IL CENTRO DELL'ATTIVITA' SPORTIVA DELLA GIOVENTU'.

La storia: il padre del Foro Italico - in origine Foro Mussolini - è Renato Ricci. Sottosegretario all'Educazione Nazionale e fondatore dell'Opera Nazionale Balilla. Nella fase di progettazione furono scartate tre posizioni logistiche potenzialmente disponibili: quella dell'attuale città Universitaria, la zona di Casal Palocco e l'area in cui fu costruito negli anni '60 il Villaggio Olimpico. La scelta definitiva si concentrò su un'area soggetta alle piene del Tevere, che da pantano fu presto bonificata e resa adatta ad accogliere il progetto. Ricci stesso, attraverso la Sopraintendenza alle Belle Arti, fece poi apporre il vincolo di non edificabilità a tutte le circostanti colline di Monte Mario, promovendo la nascita di quella che ancora oggi rappresenta una cornice verde per il Foro e un'area altrettanto verde per tutta la città di Roma. Gli architetti Costantini e Pintonello (allora ventiquattrenni) furono chiamati per la progettazione e costruzione delle Terme e delle Piscine (delle quali una pensile) e dell'Obelisco. Il progetto del Piazzale dell'Impero fu affidato all'architetto Moretti; la Fontana della Sfera agli architetti Pediconi e Paniconi.

Percorsi: fra il Lungotevere, Piazza Lauro de Bosis, lo Stadio Olimpico, Viale delle Olimpiadi, Viale dei Gladiatori, Ponte Duca d'Aosta e la Farnesina, sorgono l'Obelisco, il Palazzo del Coni, l'Isef (ora Iusm), lo Stadio del Nuoto, i Mosaici, la Fontana della Sfera, lo Stadio della Pallacorda, lo Stadio dei Marmi. Dal Lungotevere, quartiere Flaminio, se l'ingresso è il Ponte Duca D'Aosta (lungo 220 mt. e largo 30, progetto di V. Fasolo, inaugurato nel 1942, intitolato al Duca Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, eroe della prima guerra mondiale), il primo incontro è con l'Obelisco di Mussolini (opera ideata da Costantini, innalzato nel 1932, costituito da un monolito in marmo di Carrara rappresentante un fascio littorio, alto 17,5 metri per 350 tonnellate di peso, che raggiunge con il basamento e con la cuspide dorata la dimensione complessiva di m 36,59). La Piazza dell'Obelisco è oggi dedicata a Lauro de Bosis. Da qui, la visuale presenta a destra il Palazzo del Coni, al Centro il complesso dell'Isef, a sinistra il Palazzo e lo Stadio del nuoto. Proseguendo in avanti, si percorre il Viale dei Mosaici pavimentali. All'interno del Foro, al centro, la Fontana della Sfera, a sinistra lo Stadio della Pallacorda e a destra lo Stadio dei Marmi.

Lo Stadio dei Marmi: fu realizzato utilizzando tutti i blocchi di scarto gratuitamente concessi da numerose cave di marmo di Carrara: la sua corona, sessanta grandi statue marmoree di atleti classici, donate da altrettante province italiane e scolpite da artisti giovanissimi (fra i quali gli oggi celebri Bellini, Selva, Canevari, Buttini).

I Mosaici: nel 1933 venne commissionata alla Scuola Mosaicisti la realizzazione delle decorazioni dei vari edifici e spazi aperti del Foro: con la supervisione del direttore della Scuola, Antonio Baldini e il lavoro progettuale e sinergico dell'architetto Luigi Moretti, del progettista Del Bebbio, degli artisti Angelo Canevari, Giulio Rosso, Gino Severini e Achille Capizzano. Oltre 3.000 mq di mosaico del Viale dell'Obelisco e 900 mq. del Piazzale della Fontana della Sfera, vennero eseguiti a Spilimbergo, ma l'intervento della Scuola fu su un'area decorativa complessiva di 10.000 mq. (non solo esterna, ma propria anche degli interni dell'edificio della Piscina).

Note conclusive: il Foro Italico è naturalmente ancora oggi nel cuore di Roma. Ed ancora oggi, citato nelle guide per turisti e nei libri di storia dell'arte all'estero, è pressoché assente dai testi scolastici e storiografici italiani. Le opera d'arte che lo costituiscono sono le stesse dove tutto l'anno è possibile scrivere con vernice spray (i marmi) ed esercitarsi con pattini e skateboard (i mosaici pavimentali). Circoscritte al periodo primaverile ed estivo invece, sono le diverse manifestazioni ad organizzazione profit private che recintano i beni pubblici artistici, storici, estetici e culturali del Foro per collocarvi discoteche, bar, punti commerciali e molteplici impianti sportivi per tanta attività formativa…