ROMA IN TAXI: AGOSTO 2001



IN COPERTINA: NINA MORIC & ANNA MARIA MALIPIERO


ZOOM: NINA MORIC

1977, Zagabria (Croazia). Segno zodiacale: leone. Sport praticati: kick-boxing e arti marziali. Studi: giurisprudenza...  Il nuovo volto televisivo è lei, Nina Moric. Le sue forme sinuose (94-60-93) lasciano intuire un passato da modella e vari concorsi di bellezza: nel 1996 viene eletta Miss Croazia e nel 1998 vince "Look of The Year", concorso di risonanza internazionale. Subito dopo il contratto con la celebre agenzia L.A. Model, attraverso il quale Nina viene proiettata nel mondo top della moda e della pubblicità. 

Senza dimenticare la partecipazione nel videoclip "La Vida Loca" di Ricky Martin. Protagonista sul piccolo schermo italiano dal 2000 con il successo televisivo del 2000, "Torno sabato" (il programma di prima serata RaiUno con Giorgio Panariello), poi con "Convenscion" (trend Tv show di RaiDue con Natasha Stefanenko, Enrico Bertolino e Tullio Solinghi) "Furore" e "La sai l'ultima", nel 2001 l'Italia diventa la sua seconda patria.


ZOOM: ANNA MARIA MALIPIERO

Miss universo per l'Italia nel 1991, protagonista sulle passerelle dell'alta moda e sui set fotografici, da cinque anni è nel cinema.

FILMOGRAFIA: "A spasso nel tempo", (1996, regia di Carlo Vanzina, con Massimo Boldi, Dean Jones, Christian De Sica, Marco Messeri, Ela Weber, Veronica Logan, Virginie Marsan, Manuela Arcuri, Sabrina Jencinella, Peppino Di Capri).  "Le due bamboline rosse"  (1996, cortometraggio giallo, regia di Alessandro Ingargiola, con
Anna Valle). "L'Assassino è quello con le scarpe gialle" (1997, regia di Filippo Ottoni, con Roberto Ciufoli, Francesca Draghetti, Tiziana Foschi, Pino Insegno, Rossana Di Lorenzo, Dario Cantarelli, Paola Maffioletti, Fabio Camilli, Claudio Insegno, Giuseppe Quintale, Marianna Xagicristova). "Dangerous Beauty" (1998, regia di Marshall Herskovitz, con Catherine McCormack e Rufus Sewell). "Un giorno,un giorno, una notte" (1997, regia di Cosimo Milone, con Lorenzo Flaherty). "Caruso, zero in condotta" (2001, regia: Francesco Nuti, con Francesco Nuti, Cecilia Dazzi, Carlotta Natoli, Patrizia Corti, Giulia Serafini).


ARTS: GRAVITA' ZERO

ARTE, TECNOLOGIA E NUOVI SPAZI DELL'IDENTITA':  Concetti, idee, alienazioni, in un percorso espressivo che comunque tenta di proseguire il proprio cammino, nonostante tutto. La sezione di arte contemporanea S8Zero del Palazzo delle Esposizioni di Roma, accoglie le opere di tredici giovani artisti internazionali tra i trenta e i quarant'anni. Una generazione può riuscire a cogliere i mutamenti e le repentine trasformazioni dei giorni, ora. La perdita delle coordinate spaziali e temporali risucchiate dal vortice delle nuove tecnologie si ripercuote omogeneamente sulle opere esposte, testimoni e protagoniste dello smarrimento dell'individuo in una società in cui l'informazione e la comunicazione viaggiano con velocità disarmante attraverso immagini multimediali. Da qui il concetto di assenza di gravità come rappresentazione della perdita della materia a vantaggio delle immagini. E l'arte interviene per esprimere ed indagare la relazione dell'uomo con il mondo; un mondo tecnologico, in cui l'alienazione dell'Io si mescola alle problematiche sociali e politiche.

Giovani artisti che si servono di tutti i mezzi di comunicazione disponibili per toccare la totalità della realtà e raffigurare il rapporto tra nuova estetica e tecnologia, in un'estenuante ricerca per poter dare spazio al pensiero e all'azione umana. Espressioni diverse di un disagio comune. Mario Airò con il suo "Tannhäuser Gate", attraverso un faro che gira ininterrottamente illuminando l'esterno, evidenzia la libertà di scelta in un mondo globalizzato. 

Il gruppo del Bit, propone un video girato da una telecamera posta su un aeroplanino viaggiante sopra Silicon Valley, che si è avvicinato alle aeree protette delle multinazionali; di conseguenza, il video esprime un messaggio politico che si avvicina al nuovo movimento antiglobalizzazione di Seattle. Se Sabrina Torelli, invece, non si affida soltanto alle immagini, ma anche ai suoni e agli odori, Dara Friedman, nei suoi video, unisce ritmo visivo e musicale, costante e ripetitivo, interrotto da improvvisi cambiamenti. E ancora le videosculture di Pfeiffer, i film delle gemelle Wilson, il mondo virtuale di Breuning, i tatuaggi di Ross Sinclair ed altri ancora.

Hanno partecipato: Mario Airò (Italia), Olaf Breuning (Svizzera), Bit Bureau of Inverse Technology (Usa), Dafni & Papados (Italia), Dara Friedman (Usa), Henrik Hkansson (Svezia), Christian Jankowski (Germania), Aernout Mik (Olanda), Tanja Ostojic (Serbia), Paul Pfeiffer (Usa), Ross Sinclair (Scozia), Sabrina Torelli (Italia), Jane and Louise Wilson (Gran Bretagna). Presso S8Zero, Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale, Roma: dal 27 giugno al 27 settembre 2001. Fotografie: courtesy of nexta.com, The Project, New York and Los Angeles e per gentile concessione degli artisti.


FUN: BOLLICINE

Più che una bevanda, un concetto. Ed ecco che le caratteristiche chimiche ed organolettiche lasciano il posto alla storia… dissetante freschezza! Era appena finita la guerra di indipendenza nel 1869 quando John S. Pemberton, medico-farmacista apparentemente senza lavoro, si trasferì ad Atlanta, dove fondò una società per la produzione e la vendita di fantomatiche medicine per la cura del fegato, della tosse o per la crescita dei capelli. L'8 maggio 1886, Pemberton preparò la prima mescolanza di uno sciroppo tonico che iniziò a vendere con il nome di Coca Cola… 5 centesimi a bicchiere. La prima Coca Cola si mescolava con acqua liscia e solo per sbaglio qualcuno la bevve con acqua frizzante; ma l'errore piacque così tanto da far diventare abituale quest'uso. Nel primo anno di attività furono venduti solo 100 litri, pari a 50 dollari, neanche sufficienti a ricoprire i 73 dollari investiti in pubblicità. Nel secondo anno le vendite salirono a 4000 litri, ma Pemberton non stava bene in salute e non aveva i fondi necessari a sostenere lo sviluppo della sua attività. Dopo alcuni passaggi societari, la Walzer Candler & Company comprò l'ultimo terzo di proprietà rimasto a Pemberton per 550 dollari. Il 30 Agosto 1888 Asa Candler comprò la Walzer Candler Company per 100 dollari. Senza Asa Candler la Coca Cola non sarebbe arrivata fino al 2001, infatti il suo gusto non era niente di particolare e certo non aveva speciali effetti medici, ma Asa era un genio del marketing e presto trasformò una medicina contro il mal di testa, in una bevanda dissetante da inserire nella lista della spesa. Oggi la formula  della sua preparazione è segretissima ed avvolta in un alone di mistero, soprattutto per l'ingrediente più segreto: il 7X. Comunque il successo planetario della Coca Cola non dipende dalla sua formula, né dal suo colore, né dal carattere "spencer" utilizzato per il marchio, né dal suo nome… il fatto è che se tutto questo non fosse avvenuto in più di cento anni, si potrebbe teorizzare come la più sorprendente campagna pubblicitaria mai realizzata nella storia. Invece è solo Storia, quella con la "S" grande, che portò gli Stati Uniti d'America a combattere la guerra mondiale con una difesa speciale nelle retrovie: impianti mobili di Coca Cola. Ed ancora è stata la prima bibita a volare nello spazio con la NASA. Potremmo dire migliaia di cose incredibili sul mito della Coca Cola, ma i miti non possono e non devono essere spiegati. Una cosa sola: Coca Cola è una delle 5 parole più conosciute al mondo, da qualsiasi parte, in qualsiasi lingue. E allora…Always Coca Cola!


FUN: FESTA DE' NOANTRI 2001

Nove giorni di spettacoli musicali e teatrali, scene di prosa e cabaret, poesie, attività sportive ed educative, bancarelle, dolciumi, giochi, porchette e divertimenti. Tutto questo in un rione storico nel cuore di Roma: Trastevere. Sabato luglio, ore 18: la tradizionale processione religiosa ha decretato l'inizio della festa che si è conclusa nella mezzanotte del 29 luglio, con il tradizionale spettacolo di fuochi d'artificio dal Giardino degli Aranci. 

Gratuiti tutti gli eventi in programma; in un susseguirsi di spettacoli tra piazza S. Maria in Trastevere, Piazza Mastai, Piazza Sonnino, Piazza Gioacchino Belli, Piazza S. Cosimato, Piazza S. Francesco d'Assisi. Ed anche qualche polemica. Ridotti i fondi destinati alla realizzazione della manifestazione 2001: 100 i miliardi stanziati, contro i 180 dello scorso anno.


FUN: GRATTACHECCA

Il comparire dei tradizionali e variopinti chioschi, straripanti di bottiglie di sciroppi colorati ed invitante frutta fresca segnano l'inizio dell'estate. Come l'autunno e annunciato dalla loro chiusura. La "grattata di ghiaccio", grattachecca per i romani, diventa occasione di incontro nelle calde estati di Roma. Menta, amarena, tamarindo, orzata… dolci sapori che rievocano una piacevole abitudine del popolo romano, quasi un rito che regala la spensieratezza del clima vacanziero per chi è costretto a rimanere in città. Umile e semplice, la grattachecca non vuole essere certo confusa con la granita, specialità tipicamente siciliana, cremosa e mantecata, dai nobili sapori di limone, mandorla, caffè, fragoline o gelso, spesso consumata insieme a fragranti brioche. 

Ma le origini della grattachecca risalgono più o meno a quelle della granita; mentre gli arabi mescolavano la neve dell'Etna ai succhi di frutta per ottenere i primi sorbetti, a Roma il generale Quinto Fabio Massimo inventò una ricetta che divenne subito molto popolare. La neve portata dal Terminillo venne aromatizzata con sostanze dolci, e così nacquero i primi "Thermopolia" che distribuivano la refrigente e dissetante "bibita", celebre ovunque, tanto che Nerone ne avrebbe fatto indigestione. Ovviamente con il tempo da queste ricette derivarono anche i gelati. La nostra grattachecca è dunque semplice ghiaccio insaporito con sciroppi aromatizzati e a volte mischiato a frutta fresca. I gusti da scegliere sono ormai numerosi e seguono le mode in un tempestoso crescendo: anguria, lampone, limoncello, rosa, coconut, lemonkiwi e papaya, oltre ai classici menta e orzata, fragola, arancia…


SPORT: BUON VENTO A TUTTI!

Quando, nella seconda metà degli anni settanta, il windsurf, o meglio la "tavola a vela", com'era definito dall'apposita legge sulla nautica, arrivò in Italia, era considerato solo una giovanile passione momentanea, un'evoluzione povera delle normali imbarcazioni a vela. Oggi le nostre coste scintillano di tavole a vela latina ed il windsurf è diventato uno degli sport acquatici più praticati nel nostro Paese, non solo d'estate. Scivolare sull'acqua in planata, d'altronde, è un'esperienza entusiasmante, sia per chi la provi per la prima volta, sia per i veterani. Quando Jim Drake, un quarto di secolo fa, si divertiva con il suo giocattolo appena inventato, "il windsurf ", forse neanche immaginava che quella tavola spinta da un aquilone sarebbe diventata tanto veloce e manovrabile. I tipi di tavola si sono poi moltiplicati nel tempo per rispondere alle diverse esigenze dei semplici praticanti e dei professionisti. Le tavole SLALOM, ad esempio, chiamate anche racing, sono quelle da competizione. Queste tavole sono grosso modo suddivise tra quelle fatte per andare forte di bolina, voluminose, da usare con vele grosse, e quelle fatte per essere velocissime al lasco, con poco volume e da usare in combinazione con vele più piccole. Le slalom si contraddistinguono per essere le più performanti in termini di prestazioni, ma anche per essere le più tecniche. Sono ideali per le regate e comunque solo per windsurfisti veramente esperti. Poi ci sono le tavole WAVE, quelle fatte per andare nelle onde. Attualmente le wave vanno dai 250 cm ai 270 cm di quelle da vento leggero. Sono tavole create essenzialmente per surfare le onde in condizioni da battaglia. Le tavole FREERIDE sono state, invece, la salvezza dei windsurfisti normali. Dopo anni in cui le uniche tavole plananti e veloci erano quelle da regata, e le uniche da vento forte le wave sempre più esasperate. Oggi, le cose sono completamente cambiate. Molto semplicemente il freeride è il "windsurf planante", cioè per fare di tutto un po', e quindi planare, strambare, andare di bolina o di lasco e improvvisare qualche manovra per i più bravi. Le tavole FREESTYLE, infine, vengono usate esclusivamente dai veri amanti delle manovre. Esse, pur non avendo delle ottime caratteristiche di velocità, offrono una buona manovrabilità a chi le usa, perché leggere, larghe e con la carena piatta per planare velocemente. Queste tavole coprono le classiche condizioni di vento medio e leggero col quale si possono provare tutte le manovre sia al lago, sia  sull'acqua increspata del mare. Da qualche anno la grande famiglia degli sport d'acqua si è arricchita di una nuova disciplina, forse più spettacolare ed "estrema" rispetto al windsurf: il Kite-Surf, un nuovo modo di "fare surf" che ha iniziato a diffondersi in Italia due anni fa e si sta evolvendo in modo strabiliante. In che cosa consiste questo nuovo sport? Il concetto è semplice: si ha a disposizione un Kite (aquilone) ed una tavola. Attraverso la trazione dell'aquilone si riesce a sfrecciare sull'acqua e a compiere evoluzioni inimmaginabili. E' una disciplina spettacolare e semplice ma che, allo stesso tempo, richiede molta pratica e attenzione. Anche in questo caso esistono diversi tipi di kite: a 2 e 4 cavi, più o meno lunghi. L'utilizzo dei cavi corti non comporta vantaggi o svantaggi particolari, ma semplicemente diverse modalità di utilizzo dell'aquilone (stile). E' anche vero, però, che utilizzare cavi più corti significa avere un effetto immediato sul kite, quindi è consigliabile l'utilizzo di "ali" più grandi. Per quanto riguarda la grandezza del kite, si può oscillare tra 1 e 16 mq ed è facile intuire che un'ala più grande servirà per uscire con condizioni di vento leggero, mentre un kite più piccolo servirà per venti forti. Non bisogna dimenticare l'importanza della tavola. Le tavole Direzionali hanno 3 straps (cinghie), sono in media le più leggere e quindi le più galleggianti. Hanno velocità superiori rispetto alle altre anche se non offrono grandi possibilità per evoluzioni e salti. Le bidirezionali, invece, hanno forma simmetrica ed hanno 2 straps, normalmente con 4 pinne, 2 a poppa e 2 a prua. Sono molto divertenti perché permettono di effettuare evoluzioni complesse. Queste tavole sono più pesanti e piccole, quindi il loro utilizzo è consigliato a kiter più esperti. Infine ci sono le wave board che, praticamente, sono state progettate sulla linea delle tavole da wave ed hanno le stesse caratteristiche. Chi  pratica il Kite-Surf può assaporare il brivido di fare salti mozzafiato, fino a 50 metri in lunghezza e fino a 15 in altezza! C'è, però, anche il rischio di perdere il controllo che soltanto un vero allenamento e il rispetto rigido delle norme sulla sicurezza può evitare. Il kite, insomma, è l'insieme di tante specialità: bisogna conoscere il vento come i velisti, avere un corpo allenato e, soprattutto, saper stare sulla tavola, come i surfisti più navigati.


VISION: VILLA TORLONIA

Si estende su una superficie di 16 ettari, in un romantico complesso di costruzioni in vari stili architettonici e decorativi, piante, animali, ghiaia ed avvenimenti.

La storia: Villa Torlonia nasce all'inizio del diciottesimo secolo. Dal 1806 al 1842,  per volere di Giovanni prima e di Alessandro Torlonia poi, vengono eretti la maggior parte degli edifici oggi presenti nella Villa. Contemporaneamente furono avviati i lavori di sistemazione del parco. Sorgono quindi nel complesso: il Palazzo Principale, il Villino dei Principi, le Scuderie, il Parco dei Lecci, il Teatro, la Serra Moresca, la Grotta, la Capanna Svizzera e il Campo dei Tornei (opere di Valadier, Raimondi, Jappelli, Bruno e Carretti). Agli inizi del XX secolo, su commissione del principe Giovanni Torlonia III, vengono costruite le Scuderie Nuove, il Villino Medioevale e il Villino Rosso; mentre la Capanna Svizzera viene trasformata nella Casina delle Civette (stile liberty). Nel ventennio Villa Torlonia è la residenza di Benito Mussolini; e dal 1977 è di proprietà comunale.

La flora: crescono nella Villa 100 specie arboree e arbustive, la maggior parte delle quali non spontanee: pini, cedri, palme, magnolie, camelie, robinie, bambù, ailanti, lecci, allori, alberi da frutto (fichi, ciliegi, noci, kaki, albicocchi, aranci amari). Grazie al clima mediterraneo della città trovano spazio vaste aree di specie di latifoglie sempreverdi. La fauna: i volatili sono la principale forma di fauna che vive nella Villa. Tra questi, le specie più diffuse sono: capinera, cardellino, cornacchia, cinciallegra, falchetto, fringuello, gufo, merlo, passero,  pettirosso, piccione, storno, upupa, verdone, verzellino. L'ingresso: Via Nomentana, 68/70.