ROMA IN TAXI: NOVEMBRE-DICEMBRE 2001



IN COPERTINA: PARTICOLARI DI ROMA


ZOOM: PARTICOLARI DI ROMA

LUNGOTEVERE

MARMI


ZOOM: SICUREZZA!

La sicurezza è un bisogno dell'uomo e un diritto del cittadino. A prescindere da dati e numeri, l'inquietudine è uno stato diffuso e crescente. D'altronde le notizie e le immagini sulle quali riflettere sono sotto gli occhi di tutti. Le generalizzazioni sviano a volte dal problema reale, ma libertà è anche tornare a casa senza che niente succeda. Questo non va dimenticato, mai!

49 omicidi accertati, 122 tentati omicidi, 1418 atti di violenza, 217 denunce per violenza carnale, 43.308 furti d'auto e 171.174 furti complessivi, tra semplici e aggravati (curioso il dato sull'abigeato, con 353 casi ed un +76,5% rispetto all'anno precedente), 3930 rapine in banca, 177 estorsioni, 149 sequestri di persona, 238 suicidi, 167 tentati suicidi e 21 cadaveri non identificati; questi i dati, relativi al 2000, sulla sicurezza nella provincia di Roma diffusi dalla Prefettura capitolina. Roma è una città violenta? Sì e no; o meglio, non più di molte altre città italiane e probabilmente meno di alcune grandi capitali europee. Il dato sulla criminalità sembra, in effetti, in lieve calo. La provincia di Roma ha fatto registrare 228.875 delitti accertati, con una diminuzione del 5,65% rispetto al 1999. Diminuisce anche il numero delle persone denunciate (35.000, con un -29%) e sugli arresti ( 12.536, -13% rispetto all'anno precedente). Se, in estrema sintesi Roma non è una città in cui si può uscire di casa lasciando la porta aperta e la cautela nelle strade diventa un abito doveroso, allo stesso tempo, diventa imperativo vivere senza controproducenti paure; e vivere!  In casa: è opportuno ricordare che i ladri sono prima di tutto degli osservatori molto attenti, quindi, una casa abitualmente frequentata da amici scoraggia più di costosi sistemi di protezione. La solitudine, volontaria o involontaria, è sempre un incentivo a visite "sgradite". Quando si esce, soprattutto la sera, bisognerebbe avere l'accortezza di lasciare sempre una luce o la radio accesa. Forse, la bolletta dell'elettricità ne risentirà un po' ma il potenziale "visitatore" sarà in seria difficoltà e, incerto sulla reale assenza dell'abitante, rivolgerà la sua attenzione altrove. Se si trascorre un periodo lontano da casa, è bene ricordare di far ritirare la posta dalla buca delle lettere (dai vicini, ad esempio) così da non lasciare troppe tracce evidenti di una casa incustodita. Per strada: può anche andar bene farsi vedere e farsi notare, ma esibire a tutti i propri oggetti di valore può invitare chi, più che ammirarli o invidiarli, pensa di appropriarsene. Si dovrebbe evitare di mettere chiavi e documenti insieme ai soldi. E sarebbe anche opportuno tenere in casa una fotocopia di tutti i documenti; si risparmierebbero, così, un sacco di fastidi e di seccature nel caso in cui, malauguratamente, si subisse un furto. In autobus: bisogna evitare di infilare il portafoglio nella tasca posteriore dei pantaloni; non lasciare mai la borsa aperta e se, dopo aver fatto la spesa, si va in giro con borse di plastica, è meglio ricordarsi di non lasciarci dentro il borsello o il portafoglio. Se vi accorgete di essere stati derubati, rivolgetevi subito al conducente. A questo punto i casi sono due: se siete riusciti ad individuare il responsabile del furto, il conducente fermerà il veicolo, manterrà le porte rigorosamente chiuse e richiederà, via radio, alla Centrale di controllo ATAC, l'intervento delle Forze dell'Ordine. Se non avete individuato il responsabile del furto il conducente arresterà ugualmente il veicolo, manterrà le porte chiuse per una breve ricognizione e richiederà la collaborazione dei passeggeri a bordo per l'ispezione interna del mezzo. Talvolta il sistema funziona, il ladro, allarmato, lascia cadere furtivamente a terra l'oggetto rubato e voi ne rientrate in possesso.  All'uscita dall'auto: dopo aver parcheggiato, è bene ricordarsi che la musica piace anche ai ladri, teniamo d'occhio lo stereo. Lasciare le chiavi inserite nel cruscotto è rischioso. Non servirà granché lamentare: "ma mi sono fermato solo un secondo per prendere il giornale…"  dopo l'eventuale furto. All'uscita da una banca: c'è chi conta ad alta voce il denaro appena ritirato, chi si ferma nell'atrio della banca a parlare con un conoscente dei propri averi senza usare la minima accortezza; o chi esce senza aver prima riposto il denaro in un luogo sicuro. Un po' più di cautela non guasterebbe. Turisti: se questo è lo scenario che i romani si trovano a vivere, sarebbe interessante chiedersi cosa si aspetta il turista dalla Città Eterna. Due casi estremi sembrano emblematici. Prima di tutto ci sono i fiduciosi. Salgono sull'autobus o sulla metropolitana carichi di bagaglio, macchinetta fotografica da una parte e zainetto dall'altra, mani occupate quindi, e portafoglio in bella evidenza. Capita, a volte, di guardarli e pensare a quanto sarebbe facile sfilarglielo. I borseggiatori ringraziano. Ci sono, poi, i sospettosi. Vagano per la città cartina alla mano e se non si raccapezzano, chiedono rispettosamente aiuto. Ma se qualcuno si sporge verso di loro per indicargli la strada direttamente sulla mappa che hanno in dotazione, stringono al petto quel pezzo di carta nel tentativo di sottrarsi ad un doloroso furto. In questi casi il romano resta paziente ma…


ARTS: VEDERE LA STORIA AL VITTORIANO

Per gli appassionati di storia e di fotografia, al Museo Centrale del Risorgimento di Roma è in corso una significativa mostra, la collezione fotografica del Museo centrale del Risorgimento dall'800 al Milite Ignoto, curata da Marco Pizzo, che ripercorre l'evoluzione delle tecniche fotografiche e i principali orientamenti della fotografia "storica". Il tutto riunito in poche stanze, articolato in sette sezioni nelle quali la storia è raccontata attraverso rare immagini fotografiche, dipinti, incisioni, panorami, foto di guerra, statue, ritratti, collezioni private e un filmato del trasporto della salma del Milite Ignoto, del 1921, restaurato dall'Istituto Luce per tale occasioni, e la cui collaborazione alla realizzazione della rassegna è stata di grande importanza. Un appuntamento dunque da non perdere per chi vuole fare un tuffo nel nostro passato... per ricordare e non dimenticare!

MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO - VITTORIANO - VIA SAN PIETRO IN CARCERE - ROMA. DAL 4 NOVEMBRE 2001 AL 3 MARZO 2002 - DALLE ORE 10.00 ALLE ORE 18.00. INGRESSO GRATUITO. PER ULTERIORI INFORMAZIONI: TEL. 06 6793598.


ARTS: PUBBLICHE BIBLIOTECHE ROMANE

BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE DI ROMA (Viale Castro Pretorio 105 - 00185 Roma - Tel. 06 49891): fu fondata nel 1876 per dotare la capitale del  Regno d'Italia di un grande archivio del libro, espressione della cultura nazionale. Attualmente la Biblioteca conserva circa 6 milioni di volumi, 1938 incunaboli, oltre 25000 cinquecentine e 20.000 carte geografiche, 10.000 fra stampe e disegni, oltre quelli raccolti in volume, e più di 44.000 testate di periodici. E' in continuo incremento anche il patrimonio audiovisivo e multimediale.

BIBLIOTECA UNIVERSITARIA ALESSANDRINA (Piazzale Aldo Moro 5 - 00185 Roma - Tel. 06 4474021): dispone di circa 1000.000 di volumi a stampa, circa 16.000 testate di periodici di cui circa 6.000 correnti, circa 400 manoscritti, 680 incunaboli.

BIBLIOTECA ANGELICA (Piazza Sant'Agostino, 8 - 00186 Roma - Tel. 06 6868041): possiede più di 200.000 volumi; circa 100.000 costituiscono il Fondo Antico; i settori più ricchi comprendono le opere sul pensiero di S. Agostino e l'attività dell'Ordine Agostiniano; la storia della Riforma e della Controriforma con particolare attenzione all'Italia

BIBLIOTECA CENTRALE DEL CNR  (Piazzale Aldo Moro 7 - 00185 Roma - Tel. 06 49933221): fondata nel 1927, è la maggiore biblioteca scientifico-tecnica italiana. Il patrimonio bibliografico consiste in circa un milione di volumi (di cui circa 100.000 di antiquariato scientifico) e oltre 10.000 testate di periodici, di cui 4500 correnti, oltre 100 banche dati su cd rom e on line.

BIBLIOTECA DELL'ARCHIVIO DI STATO (Palazzo della Sapienza - Corso del Rinascimento, 40 - 00186 Roma - Tel. 06 6819081): specializzata in Storia e istituzioni dello Stato Pontificio, Storia delle istituzioni dell'Italia preunitaria, Storia locale, Archivistica, Paleografia, Diplomatica. La sua consistenza è di 52.000 volumi.

BIBLIOTECA CASANATENSE (Via di S. Ignazio, 52 - 00186  Roma - Tel. 06 6976031): istituita nel 1701 e voluta come biblioteca di pubblica utilità dal cardinale Girolamo Casanate, deve la sua istituzione ai padri domenicani del convento di S. Maria sopra Minerva.

BIBLIOTECA DELL'ISTITUTO NAZIONALE DI STUDI ROMANI (Piazza dei Cavalieri di Malta, 2 - 00139 Roma - Tel. 06 5743442): raccoglie principalmente opere di interesse romano nelle varie discipline (letteratura e classici latini, archeologia storia, storia dell'arte, architettura, urbanistica, diritto, dialetto, economia, scienze sociali.

BIBLIOTECA MEDICA STATALE (Viale del Policlinico 155 - 00161 Roma - Tel. 06 490778): ha sede all'interno del Policlinico Umberto I in Roma, nella palazzina dell'amministrazione ospedaliera. Fondata il 31 gennaio 1925 per servire alle finalità di ricerca del Policlinico.

BIBLIOTECA DEL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI (Piazzale della Farnesina, 1 - 00194 Roma - Tel. 06 36912393): specializzata in diritto internazionale, storia contemporanea (con particolare riferimento alla storia diplomatica), politica ed economia. La sua consistenza è di circa 140.000 volumi ed opuscoli e di oltre 1.500 periodici (italiani e stranieri) correnti e spenti, circa 480 libri antichi e 15 cinquecentine. L'incremento annuo è di circa quattrocento volumi acquistati e circa mille doni.

BIBLIOTECA VALLICELLIANA (Piazza della Chiesa Nuova, 18 - Roma - Tel. 06 68801649): legata a S. Filippo Neri e alla Congregazione da lui fondata, nasce ufficialmente nel 1581, possiede anche un ricco fondo musicale, manoscritto e a stampa e un fondo fotografico con materiali databili dalla metà del secolo XIX in poi. Dal 1873 vi ha sede la Società Romana di Storia Patria.


SHOPPING: PIUME D'OCA

CALDE LEGGEREZZE PER UN INVERNO IN ARRIVO : Giubbotti, cappotti, sciarpe, coperte, cuscini e… soffici tepori!!! I prodotti imbottiti con piume e piumini devono il loro successo alle numerose qualità di questa fibra naturale, un materiale unico e pregiato per la sua leggerezza, elasticità, morbidezza, traspirabilità e durata. L'alta capacità di riscaldare deriva da due caratteristiche fondamentali: la funzione termoregolante (ovvero l'isolamento dall'ambiente esterno e la conservazione della giusta quantità di calore) e l'igroscopicità (cioè la capacità di assorbire l'umidità del corpo per cederla all'esterno). Il calore e l'eliminazione dell'umidità creano un ambiente sfavorevole per gli acari della polvere; e questi prodotti diventano i preferiti di chi è allergico. Esistono vari tipi di piume: il piumino d'oca puro (proveniente dal sottocollo dell'oca, si presenta come un fiocco leggerissimo tridimensionale, con un piccolo nucleo centrale da cui si diramano dei filamenti), il piumino d'anatra (più piccolo di quello d'oca e meno pregiato) e la piuma vera e propria (più pesante e rigida). Il piumini più pregiati sono quelli dell'edredone e dell'oca siberiana. L'edredone é un'anatra selvatica che vive sulle coste dei mari del nord e dell'Islanda. La femmina di questa specie utilizza i fiocchi del petto per rivestire il nido dei suoi piccoli per proteggerli dal freddo. Dopo la migrazione, gli abitanti del luogo recuperano questi preziosi letti di piume (15 o 20 gr. di piumini a nido) per realizzare rari e costosissimi piumini. L'oca siberiana, invece, per proteggersi dal freddo, sviluppa un piumino di grandi dimensioni, che trattiene aria e lo rende unico ed esclusivo. La piuma è composta essenzialmente da cheratina, acqua (42,85%), azoto (53,30%), sostanze grasse (1,80%) e ceneri (2,05%). Le piume e i piumini provengono maggiormente da allevamenti e  vengono lavorati seguendo vari processi: depolverizzazione (per togliere le impurità), lavaggio, centrifugazione (per eliminare l'acqua), essiccazione (per sterizzilarle) e infine la selezione (per dividere le piume dai piumini). Un capo imbottito di piume richiede una manutenzione semplice: va esposto all'aria aperta per eliminare l'umidità, può essere lavato a mano con acqua tiepida e con un sapone neutro e lasciato asciugare all'ombra per sette giorni, scuotendolo spesso. Per quanto riguarda la biancheria da letto, i prodotti danesi sono i più conosciuti; la caratteristica cucitura a canale verticale permette al fiocco di piumino di spandersi e mantenere omogeneità di calore, mentre i cuscini si distinguono per le variazioni di peso e forma, secondo le esigenze del consumatore. E uno sguardo agli anni ottanta: chi non ricorda il celeberrimo Monclair? Ultima novità: da qualche mese si vedono, nelle strade e nei negozi, sorprendenti sciarpe imbottite… di piume d'oca, ovviamente!!!


FUN: IL CAFFE' E' IL RITO

Un elisir aromatico per un piacere pluriquotidiano : Numerose leggende, tutte provenienti dal mondo musulmano e legate alle sue proprietà eccitanti, sono nate intorno alla scoperta e alla nascita del caffè. Si racconta che l'Arcangelo Gabriele portò a Maometto una bevanda scura come la "qawa", la pietra nera sacra della Mecca; e questi, bevendola, acquisì una nuova energia per compiere le sue conquiste. Altre storie raccontano che fu un Iman a preparare un decotto con i frutti della pianta del caffè, per offrirla ai monaci del convento che, dopo averla bevuta, rimasero svegli tutta la notte. Mentre il pastore Kaddi vide le sue pecore estremamente agitate dopo aver mangiato le bacche di una pianta sconosciuta. Credenze popolari a parte, il consumo del caffè cominciò a diffondersi nei paesi arabi dal secolo XIV; e dai monasteri si diffuse rapidamente in botteghe e bettole. Gli effetti eccitanti presto si scontrarono con le rigide leggi dell'Islam e le autorità religiose diffusero allarmanti e false notizie sugli effetti negativi del caffè sull'organismo umano, e ne vietarono il consumo. Il caffè divenne così il proibito "vino dell'Islam". Furono poi i turchi a rivalutarne le qualità, diffondendo la credenza che Allah prima della creazione bevve del caffè, a dimostrare quanto esso stimolasse l'intelligenza; e i primi "caffè" turchi divennero il ritrovo di studiosi, intellettuali, artisti e poeti. Anche il nome probabilmente deriva dall'arabo "qahwah", nome della bevanda estratta dai semi di caffè, che in turco divenne "quahvè", o forse deriva dalla regione in cui la pianta era inizialmente più diffusa, cioè la Caffa in Etiopia. In Italia il caffè arrivò a Venezia nel 1570; all'inizio veniva venduto in farmacia a prezzi altissimi, poi trovo spazio nelle prime caffetterie e botteghe, fino a contare ben 218 locali nel 1763. Ed anche allora, le migliori qualità ala caffè riconosciute, erano incentrate sugli effetti curativi e ristoratori per la mente ed il corpo. Con i processi di colonizzazione, gli olandesi, i francesi, gli inglesi, gli spagnoli e i portoghesi estesero la coltivazione del caffè, fino ad allora limitata all'Arabia e all'Africa, ai Paesi dell'America Centro Meridionale. Ancora oggi il Brasile e la Colombia sono i maggiori produttori ed esportatori; e la sua produzione interessa oltre sessanta paesi tra il Tropico del Cancro ed il Tropico del Capricorno. Clima ed ambiente di coltivazione è una variabile fondamentale: il caffè è infatti un arbusto della famiglia delle Rubiacee, genere Coffea, che teme il freddo e necessita di climi miti, con alta umidità, piogge frequenti e regolari ed un'altitudine tra i 400 e 1800 metri. I fiori della pianta sono bianchi e profumano vagamente di limone; mentre i frutti sono simili alle ciliegie e al loro interno racchiudono due chicchi. I frutti non maturano contemporaneamente, quindi il raccolto può durare anche 6 mesi. I chicchi di caffè vengono tostati a temperature di 200°-240° per circa 20 minuti; poi  l'acqua evapora, il chicco aumenta di volume, la cellulosa si carbonizza, avviene la carammelizzazione degli zuccheri e gli oli essenziali affiorano in superficie, conferendo al prodotto il suo inconfondibile aroma. Esistono ben sessanta specie di piante di caffè (le più diffuse sono 25). Il primato nel commercio è detenuto dai seguenti tipi: Coffea Arabica (la cui più rinomata varietà e quella moka), Coffea Robusta, Coffea Liberica e Coffea Excelsa. Le proprietà terapeutiche del caffè sono numerose: innanzitutto è classificabile come sostanza "nervina"; ovvero la caffeina (un alcaloide scoperto nel 1820 e contenuto anche nel tè, nel cacao, nella cola e nel matè), unita all'acido caffettaninnico, stimola il sistema nervoso. Di conseguenza il caffè favorisce il risveglio delle attività mentali, la prontezza di riflessi, la concentrazione; è anche un cardiotonico e migliora la circolazione del sangue nelle coronarie. L'azione stimolante potenzia la dilatazione dei bronchi e la ventilazione polmonare. Se assunto dopo i pasti migliora la digestione perché favorisce la secrezione di succhi gastrici; stimola inoltre la funzione tiroidea ed il metabolismo e protegge dai calcoli biliari. Per questi stessi motivi, per i soggetti affetti da gastrite, ulcera peptica, enterite, colite, malattie del fegato, malattie croniche ai reni e per gli ipertiroidei, può essere nocivo. Una tazzina di caffè contiene circa 5 mg. di caffeina e mediamente è sconsigliato di superare le 8 tazzine al giorno. Particolarità nazionale: il caffè all'italiana, preparato con la moka, ha bisogno di piccoli ma essenziali accorgimenti per essere gustato dai palati più esigenti. L'acqua deve essere fresca e leggera, non bisogna pressare la polvere e il caffè va tolto dal fuoco qualche istante prima che termini l'erogazione; e la caffettiera va pulita accuratamente ma senza sapone.


MUSIC: PIANOFORTE

Il pianoforte è uno strumenti a corde percosse. Come strumenti predecessori, il monocordo, il salterio e il timpanon; l'origine della tastiera si collega ai grandi organi del decimo e undicesimo secolo, meccanismi rudimentali prevalentemente diatonici. Nel 1300 vengono introdotti, separati dai tasti diatonici, i semitoni cromatici (che riescono a costituirsi in tastiera unica solo nel 1400). Sempre del 1300, in Inghilterra, l'uso dello "scacchiere", dispositivo dotato di corde messe in vibrazione dai tasti collegati a linguette metalliche dette "tangenti". In Italia questo strumento diventa il clavicordo. La spinetta, di forma triangolare, quadrangolare o pentagonale, è il primo strumento (posato su un tavolo) a corde pizzicate da becco di penna. La spinetta ingrandita si evolve nello spinettone (in Italia cembalo); e l'adozione di un'ottava inferiore porta al gravicembalo (o  clavicembalo). Fino al ‘700, quando Bartolomeo Cristofori, nato a Padova il 4 Maggio 1655, al servizio di Ferdinando de Medici in Firenze in qualità di "conservatore degli strumenti musicali", scopre il pianoforte. Gli elementi fondamentali di questa invenzione sono l'applicazione dei martelletti in sostituzione dei saltarelli, lo scappamento e lo smorzo (i tre costituenti principali del moderno meccanismo pianistico). Se l'applicazione dei martelli permette di graduare l'intensità del suono in rapporto sia alla forza che alla dolcezza del tatto e lo scappamento consente di ribattere prontamente le note in rapida successione, lo smorzo lascia la corda libera di vibrare fin quando il tasto resta premuto. Uno strumento che cresce in produzione qualitativa, per inventiva (Silbermann, Stein, Zumpe, Erard) e produzione: dopo l'Italia, Germania, Austria (Steinway, Bechstein, Bluthner, Bosendorfer) e, nel ‘900, il Giappone (Kawai,Yamaha).

LUDWIG VAN BEETHOVEN: Nasce nel dicembre (il 16 o il 17) del 1770 a Bonn, da una famiglia di musicisti di origine fiamminga. Il nonno (Ludwig) tenore e direttore d'orchestra, il padre (Johann) mediocre tenore ed alcolista. Secondo di sette figli (dei quali solo tre sopravvissero), in gioventù non si spostò mai da Bonn, salvo un breve viaggio (1787) a Vienna, da cui dovette presto ritornare a causa della morte della madre (Maria Magdalena) il 17 luglio dello stesso anno. Si iscrisse poi alla facoltà di filosofia dell'università di Bonn, che abbandonò dopo pochi mesi. A Bonn compone le "Variazioni Dressler WoO 63", le "Sonate Kurfusten WoO 47", i tre "Quartetti per pianoforte WoO 36", un "Balletto per i cavalieri WoO 1",  due "Trio per pianoforte WoO 37 e 38", due "Singspiel tedeschi WoO 89 e 90", diverse "Variazioni per pianoforte WoO 64, 65, 66, 67", il "Trio per archi op. 3" e  l'ottetto op. 103". Il 10 novembre 1792 torna a Vienna; qui inizia le lezioni con Joseph Haydn, Johann Georg Albrechtsberger e Salieri. Dal 1795 al 1799 pubblica i tre "Trii per pianoforte op. 1" (1795), le tre "Sonate per pianoforte dedicate a Haydn op. 2", le due "Sonate per violoncello op. 5", le "Sonate per pianoforte op. 7, 10, 13 e 14" i "Trii d'archi op. 9" e le "Sonate per violino op. 12". Nel 1801 pubblica il  "Quartetto per archi op. 18", i due "Concerti per pianoforte op. 15 e 19" e "l'Aria italiana Ah! perfido! Per pietà op. 65". 13 le sonate per pianoforte create prima del 1800; tra queste emerge la "n. 13 in do minore" (Patetica - 1798). Tra il 1799 e il 1800 compone la sua prima sinfonia; nel 1802 termina la sua seconda sinfonia ed iniziano i primi problemi all'udito che lo portano sull'orlo del suicidio. Del 1801 è la sonata "Chiaro di luna" e del 1803  la sonata per violino e pianoforte "a Kreutzer op. 47"; seguite nel 1804 dalle sonate per pianoforte "op. 57 Appassionata" e "op. 53  Waldstein-Aurora", i tre "Quartetti Rasumowsky op. 59" (1806) e i "Trii op. 70" (1808). Tra il 1802 e i primi mesi del 1804 compone la sua terza sinfonia (Eroica) e nel 1803 inizia il Fidelio (la sua unica composizione operistica) che porterà a termine nel 1814. Dal 1804 al 1808, scrive contemporaneamente quarta, quinta e sesta sinfonia. La quinta e la sesta vennero presentate in un unico concerto il 22 dicembre 1808 (dove vennero eseguiti anche il Concerto per pianoforte op. 58, il Sanctus della Messa op. 86  e la Fantasia con cori op. 80). Nel 1812 compone la settima (definita dal Richard Wagner "l'apoteosi della danza") e l'ottava. Il 1815 è l'anno delle sue ultime apparizioni pubbliche. La sordità si fa sempre più evidente e si presentano anche problemi finanziari. Tra il 1819 e il 1823 viene prodotta la grandiosa "Missa Solemnis". Il 7 maggio 1824 viene accolta trionfalmente a Vienna la "Sinfonia in re minore numero nove op. 125" (con il coro "Ode alla gioia di Schiller" nel movimento conclusivo. Nell'inverno del 1826 Beethoven si ammala di polmonite; malattia che, nel 1827, lo porterà alla morte.

"Non esiste alcun trattato che sia troppo dotto per me. Non ho la minima pretesa verso ciò che viene comunemente chiamato erudizione. Ma fin dall'infanzia mi sono sforzato di capire ciò che i migliori e i più saggi di ogni epoca hanno cercato di comunicarci con le loro opere."


VISION: SANTA MARIA MAGGIORE

Un'area architettonicamente e logisticamente splendida, per anni soffocata da un immeritato degrado etico ed estetico, diventa oggi protagonista di uno sforzo reale finalizzato al miglioramento di tutto il Rione Esquilino. Intorno, la frenesia vitale di Via Nazionale, la vita notturna di Via Cavour e l'ossigeno e la storia di Colle Oppio.

Passeggiando per Via Depretis o per Via Torino, oppure uscendo dalla stazione Termini e attraversando Via Cavour, si arriva a Piazza dell'Esquilino, nel mezzo della quale si erge un obelisco alto m.14,80 che, qui trasferito da Sisto V nel 1587, come il suo gemello che orna oggi Piazza del Quirinale, accompagnava l'ingresso del Mausoleo di Augusto. Di fronte all'obelisco, sopra una grandiosa scalinata, si affaccia lo scenografico e movimentato complesso di Santa Maria Maggiore, una delle più solenni realizzazioni del Barocco romano. Continuando la passeggiata lungo il fianco della Basilica, si sbocca in piazza Santa Maria Maggiore, che si trova sul Cispio, una delle sommità del colle Esquilino, e dove si leva in alto la facciata della chiesa. Santa Maria Maggiore è la quarta delle basiliche patriarcali di Roma (dopo S. Giovanni in Laterano, S. Pietro in Vaticano e S. Paolo fuori le Mura); è detta anche Liberiana, perché identificata con una Basilica costruita da Papa Liberio nel punto indicatogli da una visione e da una miracolosa nevicata estiva, dalla quale deriva l'altro nome di S. Maria della Neve. Sembra però accertato che la Liberiana fosse in un altro posto e che l'attuale complesso sia stato invece eretto da Sisto III (432-440), subito dopo il concilio di Efeso del 431, nel quale si rivendicò alla Madonna il titolo di Madre di Dio. Scavi compiuti negli anni '70 hanno portato alla luce tratti di un edificio di età augustea, distribuito attorno ad un grande cortile porticato, ad ulteriore testimonianza della travagliata storia plurisecolare di questo luogo. L'interno è grandioso e armonioso al tempo stesso. Gli 86 metri di lunghezza della basilica sono ripartiti in tre navate da colonne monolitiche, 36 di marmo e 4 di granito, con capitelli ionici che sostengono direttamente la trabeazione, ornata da un mosaico. Il soffitto è a cassettoni,  attribuito a Giovanni Sangallo, impreziosito dall'emblema del bue gentilizio di Papa Alessandro VI Borgia e dorato, secondo la tradizione, con il primo oro giunto dalla Americhe. Nella Navata di destra si trova la Cappella delle Reliquie, del Fuga (1750), dalla quale si apre, con un'arcata, l'imponente Cappella Sistina (o del SS. Sacramento), iniziata nel 1585 da Sisto V per opera di Domenico Fontana. La pianta della Cappella è a croce greca, con una cupola decorata da affreschi di un gruppo di manieristi della fine del Cinquecento. Attraversando la navata mediana e passando in quella di sinistra si apre, di fronte alla Cappella Sistina, la Cappella Paolina (o Borghese), ordinata da Paolo V Borghese e chiusa da un altare, ricco di ametiste, agate e lapislazzuli, di Pompeo Tangoni. Tornando a riveder la luce del giorno, lo sguardo si sofferma sulla grande colonna di marmo (m. 14,30) che si trova in mezzo alla piazza S. Maria Maggiore. Carlo Maderno rialzò qui questa colonna, unica superstite della Basilica di Massenzio, sovrapponendovi una Madonna col Bambino ed accostandovi ai piedi un'elegante fontana. E allontanandosi dalla Piazza, lungo Via Carlo Alberto o Via Merulana, si torna alla scoperta di Roma; la direzione diventa ora S. Giovanni...