ROMA IN TAXI: FEBBRAIO 2002



IN COPERTINA: GAZOSA & VITTORIA BELVEDERE


ZOOM: SANREMO 52... L'EVENTO!

Baudo, Manuela Arcuri, Vittoria Belvedere nel clou e… Simona Ventura con il debuttante telegiornalista Giorgino nel dopo festival. E poi artisti, melodie, testi, giudici e, di sfondo, sempre, una città con la propria natura, la storia, il mare e una marea di fiori. Sotto i riflettori, insieme ai Big e alle Nuove proposte; un nuovo protagonista: La Giuria Demoscopia, che cresce in potere e in numero; dai mille giurati della scorsa edizione, ai circa quattromila del 2002.

LE 5 SERATE 2002: Martedì 5 marzo: è il via! Si esibiscono i 20 Big in gara e votala Giuria Demoscopica. Al termine della serata, la graduatoria provvisoria senza ufficializzazione dei voti. Mercoledì 6 marzo: sul palco 8 Giovani e 10 Campioni; e poi voti della Giuria Demoscopia, con conseguenti graduatorie parziali e provvisorie, esposte al termine della serata. E l'eliminazione dei tre Giovani con il punteggio minore. Giovedì 7 marzo: è il momento degli 8 Giovani e dei 10 Campioni rimanenti. E l'eliminazione di altri 3 Giovani. Venerdì 8 marzo: serata di riposo per i Big e spazio totale alle nuove proposte. I 10 Giovani ancora in gara, e in gioco anche la Giuria di Qualità. Valutazioni accoppiate dunque e, dalla somma delle due differenti tipologie di risultati (senza conteggiare i voti ottenuti nelle due serate precedenti), la classifica finale con i primi tre classificati tra le 16 giovani proposte. Sabato 9 marzo: la finalissima. In scena i 20 Campioni in gara, che si sottoporranno unicamente alla votazione della Giuria Demoscopica. Al termine, valutazione comparativa di tutti i risultati ottenuti; e poi la graduatoria, con premiazione dei primi tre classificati. Riconoscimenti non solo agli esecutori, ma anche agli autori. La Giuria di Qualità valuterà esclusivamente i premi speciali: miglior testo, miglior musica e miglior arrangiamento (tra tutte le canzoni in gara, sia Campioni che Giovani).

I 20 BIG : Alexia: Dimmi cosa posso fare (Sony) . Loredana Berté: Dimmi che mi ami (B&G). Nino D'Angelo: Mari (S4) . Fiordaliso: Accidenti a te (Qazim Music) . Gazosa: Una strada che va (Sugar) . Filippa Giordano: Rimani (Sugar) . Gianluca Grignani: Lacrime dalla luna (Universal) . Fausto Leali, Luisa Corna: Ora che ho bisogno di te (Universo) . Lollipop: Batte forte (Wea) . Matia Bazar: Messaggio d'amore (Sony). Mariella Nava: Il cuore mio (B&G). Gino Paoli: Un altro amore (Sony).Patty Pravo: L'immenso (Sony) .Mino Reitano: La mia canzone (Cassiopea) . Francesco Renga: Tracce di te (Universal) . Enrico Ruggeri: Primavera Sarajevo (Sony) . Alessandro Safina: Del perduto amore (BMG). Daniele Silvestri: Salirò (Panama/Sony) . Timoria: Casa mia (Universal) .  Michele Zarrillo: Gli angeli (S4).

I 16 GIOVANI: Simone Patrizi: Se poi mi chiami (Sony) . Andrea Febo: All'infinito (BMG/Carpediem) . Daniele Vit: Non finirà (Midas) . Gianni Fiorellino: Ricomincerei (Don't Worry/Emi) . La Sintesi: Ho mangiato la ragazza (Sony) .  Marco Moranti: Che ne so (Bmg Ricordi) . Valentina Giovagnini: Il passo silenzioso della neve (Virgin) . Giacomo Cementano: You and me (Sony) . Anna Tatangelo: Doppiamente fragili (Csb/Emi) . Botero: Siamo treni (B&G). Plastico: Fruscio (Universo). 78 Bit: Fotografia (Bmg Ricordi) . Dual Gang: Sarà la primavera (Universo) . Off Side: Quando una ragazza c'è (Wea) .  Giuliodorme: Odore (Panama/Sony) .  Archinué: La marcia dei santi (Italfono/Sony).


ZOOM: SANREMO, UN FIORE DI CITTA'...

Al centro di un ampia insenatura, tra Capo Nero e Capo Verde, Sanremo città. La parte antica, di epoca medievale, è attraversata da case arroccate, viottoli ripidi e deliziose piazzette. E, in alto, il santuario barocco della Madonna della Costa. Il suo cuore è il borgo della "Pigna", nel quale si accede attraverso la Porta di Santo Stefano (1321) e poi per le Rivolte di San Sebastiano, la piazzetta dei Dolori e Via Palma, che conduce alla secentesca chiesa di San Giuseppe e alla omonima Porta. Ed ancora, la chiesa di Santa Brigida, con il campanile, Via Capitolo, con il palazzotto, l'oratorio di San Costanzo, i giardini di Regina Elena, il Castello e il secentesco Santuario della Madonna della Costa. La parte moderna della città fu invece costruita fra Ottocento e Novecento è si trasformò, di lì a poco da borgo di pescatori a rinomatissimo gioiello turistico di livello mondiale. Se la sua essenza marina trova fondamento nel borgo marinaro di Piazza Bresca, nel Porto Vecchio,  nell'imponente mole del forte di Santa Tecla (1775) e nel moderno Portosole (con il lungomare, le spiagge e la baia), Sanremo è oggi, sempre più, luogo mondano: l'edificio più famoso è il Casinò (costruito nel 1905); e l'evento principe è il Festival della Canzone italiana (nato nel 1951). Ma anche fitte stagioni concertistiche, teatrali, letterari ed artistiche; e sport: dalla ciclistica "Milano-Sanremo" al Rally automobilistico. Poi i fiori: Sanremo è "la città sei fiori"; e proprio da tale attività nasce gran parte della sua bellezza e ricchezza. Le serre di duemila aziende del settore impreziosiscono e caratterizzano irreversibilmente paesaggi indimenticabili.


ZOOM: SAN VALENTINO

14 Febbraio 2002, giorno di San Valentino. Giorno di baci e cene a lume di candela per le neo-coppiette, giorno d'angoscia per gli stressati del regalino ad ogni costo, giorno di appuntamenti dell'ultimo momento per tutti quelli che un partner ancora non ce l'hanno (ma lo vorrebbero!!!) e giorno di festa per i commercianti di fiori, gioielli o cioccolatini. Ad ogni modo una data che non si può dimenticare, perché tutti ce lo ricordano: la ragazza, il ragazzo, la radio, la televisione ed anche i nostri siti preferiti. Forse è proprio la Rete la vera valletta di questa festa romantico-commerciale, una miniera d'oro per gli affittuari delle frasi ad effetto e allo stesso tempo un ammonimento per tutti i pigri: "Vietato fare brutte figure!". E mentre si moltiplicano le pagine dedicate a parole d'amore, messaggini, baci virtuali, matrimoni e divorzi on line, l'unica cosa di cui ogni anno ci scordiamo regolarmente è fare gli auguri a tutti i Valentino o Valentina che conosciamo. La notorietà di San Valentino trova le sue origini nei Paesi Anglosassoni culla delle leggende sul Santo dell'Amore, ma la storia della festa è tutta italiana. Si può risalire ai primi anni di diffusione del Cristianesimo ed evidenti sono le analogie con celebrazioni pagane. Fin dal quarto secolo a.C., infatti, i romani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus. Nel mese di  febbraio venivano inaugurati i "Lupercali" e i nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un'urna e opportunamente mescolati. Quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità affinché il rito della fertilità fosse concluso. L'anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie. Il culto di Luperco era molto sentito ed i suoi sacerdoti, i luperci, godevano di un gran prestigio. Difatti, erano ammessi al sacerdozio in onore del dio soltanto i membri delle famiglie più importanti della città. I Lupercali si tenevano nei dintorni della grotta sacra a Luperco, che si trova ai piedi del Palatino, la grotta in cui secondo la leggenda una lupa trovò ed allattò i gemelli Romolo e Remo. I Lupercali rimasero una ricorrenza importante per i Romani anche dopo l'avvento del Cristianesimo. Quest'antico rito pagano fu celebrato fino al V° secolo dopo Cristo, quando i padri della Chiesa, determinati a metter fine alle vecchie pratice pagane, cercarono un santo "degli innamorati" per sostituire il deleterio Lupercus. Così trovarono un candidato in Valentino, un Vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima. San Valentino fu il primo Vescovo della città di Terni, della quale è oggi il patrono. E Valentino dedicò la sua vita all'evangelizzazione dell'Impero. Arrestato durante le persecuzioni dell'imperatore Aureliano contro i vertici della Chiesa, gli vengono attribuiti diversi miracoli. I soldati romani sapevano quanto il Vescovo fosse amato dai credenti e dovettero catturarlo e flagellarlo lungo la Via Flaminia, lontano dai centri abitati, per non andare incontro ad una ribellione. Qui, nel 273 d.C., Valentino conobbe il martirio e morì. Il nome del Vescovo non è passato attraverso le nebbie della storia per i prodigi compiuti, ma per aver celebrato il matrimonio tra una giovane cristiana ed un legionario pagano. E divenne il protettore degli innamorati. Si narra infatti che un centurione romano e pagano, di nome Sabino, s'innamorò di Serapia, una giovane cristiana di Terni. Egli si recò dai suoi genitori, per chiederla in sposa, ma loro rifiutarono a causa della sua religione. Serapia, a sua volta innamorata del giovane romano, lo invitò a recarsi da Valentino. Sabino seguì i suggerimenti dell'amata e ricevette il battesimo dal Santo. Fu allora che Serapia si ammalò di tubercolosi. I giorni passavano e la giovane non migliorava; fu deciso quindi di chiamare Valentino al suo capezzale. Sabino pregò il Santo, dicendogli che non avrebbe potuto vivere senza la sua compagna. Accogliendo la disperazione del giovane, Valentino levò le sue preghiere al Signore, ed i due giovani lasciarono la vita terrena, per vivere insieme in eterno.


SHOPPING: SCI IN VETRINA

Dalle fredde nevi della Lapponia e della Scandinavia alle montagne di tutto il mondo, da mezzo di locomozione ad attrezzo sportivo, da semplice "pezzo di legno" (questa è la traduzione letterale della parola islandese "Skith") all'uso della plastica, delle fibre in carbonio e delle resine sintetiche, dalla tradizione a terreno fertile per la sperimentazione delle nuove tecnologie, lo sci, con più di 3.000.000 di praticanti nella sola Italia, rimane la disciplina regina dell'inverno. Sia sulle piste che nello shopping all'ultimo grido. Oggi, il mercato offre un considerevole numero di modelli di sci e districarsi tra le innumerevoli proposte non è sempre facile. Gli sci possono essere classificati in sette grandi famiglie: Slalom gigante, Slalom carve, Race carve, Allround carve, Easy carve, Fun carve e Freeride.

Gigante: Questa resta ormai una categoria d'èlite. Gli sci da gigante, che un tempo erano il sogno della maggioranza degli sciatori italiani, sembrano ormai destinati esclusivamente agli atleti ed agli amanti dell'agonismo. Uno sciatore che non abbia queste caratteristiche, per quanto bravo, difficilmente riuscirebbe a divertirsi in campo libero con uno sci del genere, che richiede forza, potenza ed aggressività. Proprio per questo motivo è sconsigliato per un uso turistico su piste molto frequentate mentre per gli agonisti rappresenta la soluzione ideale. Gli sci da gigante moderni sono poco polivalenti, per dare il meglio necessitano di alta velocità e di terreno liscio. Questo sci è strutturato e concepito per dare il massimo della tenuta degli spigoli e il massimo dell'aderenza soprattutto in condizioni difficili. Le misure consigliate vanno da 175 cm a 190 cm. Se durante l'inverno si gareggia, può capitare di trovare situazioni limite, come per esempio un muro ghiacciato o una porta molto angolata. In questi casi si dovrebbe allungare la misura (185-190 cm). Più è lunga la base d'appoggio, migliore è l'assorbimento delle vibrazioni, si ha così maggiore sicurezza nella tenuta delle lamine specie ad alta velocità.

Race Carve: Questi sci rappresentano la prima categoria del mondo carving. Adatti per chi desidera disegnare curve ampie, mordere il terreno duro e ghiacciato e per chi vuole sfidare piste ripide ma con la massima stabilità, mentre sono sconsigliati per coloro che sono ancora impacciati nei movimenti. Si parla da tempo di questi sci, fratelli minori di quelli da gigante. Tutte le aziende ormai li propongono nei loro cataloghi come ideali per gli amanti dello stile, della tecnica e della velocità. Rispetto ai modelli da gigante sono meno aggressivi, meno specifici, più portati per sciare in modo tranquillo, in campo libero o fra i pali. Sono senz'altro anche più versatili e adatti a tutti, nel senso che richiedono meno potenza per essere sfruttati al massimo. Dal punto di vista costruttivo si differenziano dagli sci da gigante per sciancrature più accentuate e strutture meno rigide. Anch'essi vanno preferibilmente utilizzati con piastre o, per le donne e gli sciatori più giovani e leggeri, con almeno dei rialzi. La tendenza generale è di optare per una misura intorno ai 180 cm, anche se l'offerta propone modelli da 160 cm fino a 191 cm. Se lo sci da race carve si utilizza nei tracciati di gigante, si può optare per i 185 cm; per discese brillanti in pista si può, invece, optare per una misura che varia tra 175 e 185 cm.

Slalom Carve: Questi nuovi sci corti e sciancrati hanno ormai preso il posto dei modelli da slalom tradizionali che, in effetti, da qualche anno non avevano curato l'evoluzione delle sciancrature, mantenendo geometrie superate, e stavano per scomparire dal mercato. Gli sci da slalom carve realizzano una combinazione che li rende facili e maneggevoli come i modelli da fun e reattivi come quelli da slalom. Le loro qualità più apprezzate nei test sono state la grande polivalenza e il fatto che, anche se molto corti, danno grande sicurezza, essendo stabili anche a velocità elevata. Pur essendo sci complessi possono essere utilizzati da un'ampia fascia di appassionati dotati di buona tecnica. I nuovi sci da Slalom Carve saltano all'occhio soprattutto per la drastica riduzione della lunghezza rispetto ai modelli delle passate stagioni (150-175 cm). Se lo scopo è quello di affrontare curve molto strette è consigliabile una misura che va da 160 a 170 cm. Nel caso in cui lo sciatore abbia un peso superiore ai 75 kg la scelta giusta è una misura prossima ai valori massimi.

Allround Carve : Questo è il modello di sci "tuttofare", completo per ogni tipo di curva e di pista, adatto per sciatori di livello medio. Vanno benissimo per  tutti coloro che stanno migliorando la loro abilità ed hanno trovato i giusti automatismi tecnici per sciare in sicurezza anche sulle piste più impegnative. Gli sciatori del week end hanno tratto grande beneficio dall'introduzione della categoria allround, nella quale possono trovare ottima stabilità, maggior facilità di utilizzo e più polivalenza degli sci da gigante. La misura ideale deve collocarsi tra 160 cm e 190 cm. Appassionati che sciano in conduzione e che amano cimentarsi con disinvoltura su tutte le piste dovrebbero scegliere una misura che va da 175 cm a 190 cm. Per chi ama eseguire archi di curva stretti, come la serpentina, la misura giusta sarà intorno ai 175 cm.

Easy Carve:  Come suggerisce il loro nome (easy) si tratta di sci facili, dotati di strutture morbide per aiutare al massimo l'apprendimento e soprattutto per permettere la capacità di "perdonare" gli errori. Ideali per chi inizia a sciare, per i principianti, per chi ha paura del ripido e per chi non vuole badare alla tecnica e non fare fatica. Per gli sciatori in evoluzione tecnica permettono di accelerare, in maniera sorprendente, rispetto ai vecchi sci da turismo, il passaggio dalle curve sbandate a quelle condotte. Sono inoltre indicati per coloro che hanno poche occasioni di mettersi alla prova sulle piste e per chi non vuole spendere troppo. In generale la lunghezza suggerita per un easy carve va da 160 a 190 cm. Per un principiante è consigliabile scegliere una misura compresa tra 160 e 180 cm. Più lo sci è corto e più sarà facile l'apprendimento, a discapito, però, del miglioramento tecnico.

Fun Carve: Questi sci sono caratterizzati da un'ampia sciancratura, richiedono una buona forza muscolare e la piena padronanza della tecnica. L'avvento degli slalom carve, dei quali sono stati gli ispiratori, ha messo un po' in ombra questi modelli che vengono proposti sempre più corti e che vanno usati obbligatoriamente con rialzi da 2 a 4 centimetri. Le sensazioni che sanno offrire quando la neve è morbida e il terreno liscio sono, però,  impagabili e il fatto che le aziende siano riuscite a migliorarne ulteriormente la stabilità, li rende il prodotto da consigliare a chi vuole, ogni tanto, sciare in modo alternativo, compiendo pieghe impensabili, con il massimo del divertimento. Sulla loro scia si stanno imponendo anche altre tipologie di sci che non arrivano al metro di altezza e che, come i fun, vengono usate sempre più spesso come mezzo didattico.

Freeride:  Questa categoria di sci ha avuto un enorme successo negli Stati Uniti, in Canada e in Francia e il motivo è semplice: i grandi spazi a disposizione nelle località sciistiche di questi paesi. Il boom che si è avuto all'estero non ha, però, trovato riscontro in Italia. La scelta italiana è caduta su quei modelli che oltre alle prestazioni top in fuoripista garantiscono un ottimo comportamento polivalente anche in pista, su terreni battuti, e possono essere utilizzati, senza nessun problema, anche quando il terreno è ricoperto da pochi centimetri di neve. Rispetto ai modelli allround, i freeride sono molto più larghi, per dare la possibilità di esibirsi al meglio anche in neve fresca o crostosa. In generale la lunghezza dovrebbe essere compresa tra 160 e 190 cm, ma molto dipende dall'utilizzo. Per il classico fuoripista il consiglio è di scegliere una lunghezza che va da 175 a 185 cm.; lo sci più lungo permette, infatti,  una notevole superficie d'appoggio e quindi un aumento del galleggiamento in neve fresca. Per la pista tradizionale é consigliabile una lunghezza di 180 cm se la sciata è dinamica e brillante.


ARTS: MARIO SCHIFANO TUTTO

"Ho coscienza di quanto siano limitate le immagini create dall'uomo-solamente-pittore, la fantasia rischia di essere uno spazio indefinito in cui ci si smarrisce, non c'è mai in me il desiderio di ricreare la realtà, le cose sono tutte diverse tra loro ed io voglio rappresentarle nella loro diversità, la mia maniera è guardare".

Un omaggio a un grande artista contemporaneo, morto nel gennaio del 1998, il cui vuoto lasciato nel mondo della cultura è ancora vivo e percepibile. "TUTTO" è il titolo dato da Schifano a una sua mostra del 1963, l'attuale è prodotta dall'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma ed è a cura di Barbara Tosi e Monica Schifano, moglie del pittore, che ha così concretizzato un desiderio espresso dal marito, il quale non usciva volentieri dal suo studio e non aveva assolutamente intenzione di esporsi in pubblico insieme alle sue opere. "Dovete realizzare una mostra di qualità moderna e virtuale con pochi quadri dentro stanze oscure e tante proiezioni. Proiettate immagini dovunque, anche sul pubblico con i suoni, con le mie parole, le musiche, la mia colonna sonora, con gli oggetti, il mio proiettore 35 mm. tutto dipinto e i televisori… Se volete, all'entrata proiettate una mia immagine 3D a grandezza naturale così ci sarò anch'io". Queste furono le sue parole nel 1997; e con questo evento si è cercato di rispettare al massimo la sua volontà, in modo che il suo estro, la sua personalità, la sua visione di vita e di arte, non venissero tradite nemmeno nell'allestimento. Così la mostra si divide in tre sezioni: la prima, "Lo studio e la galleria del colore" introduce il visitatore in una specie di ricostruzione tecnologica dello studio di Schifano attraverso proiezioni, per cui fasci di luce colore evocano le immagini e le sfumature care all'artista. Nella seconda sezione  il criterio adottato è strutturato su percorsi ai quali si accede attraverso tre quadri, tre "portali", un omaggio alla tecnologia, i quali si affacciano sulla potente pittura dell'artista, sulle sue idee, nel suo universo, tre percorsi che corrispondono a nuclei tematici e che terminano con una proiezione. "Open sesame", è il primo, datato 1961, ad inaugura il viaggio; "Splendido e astratto con anima", del 1962-63, è una riflessione sulle modalità pittoriche e sui generi, tra cui il "paesaggio" e la "natura"; il terzo, "Musa Ausiliaria", del 1996, annuncia il felice connubio di pittura e tecnologia, dell'arte unita alla comunicazione, al virtuale, con la televisione quale musa per il proprio flusso continuo di immagini di una realtà totalizzante nei nostri tempi. La terza e ultima sezione, "Dove abitano i miei quadri", è un viaggio nelle case dei collezionisti dove Schifano immaginava "abitassero" le sue opere.  Una mostra con trentatré opere che ripercorrono le sperimentazioni e le innovazioni di un artista che sin dagli anni Sessanta si distingueva per i suoi quadri monocromi: ovvero grandi carte incollate su tela e ricoperte di un solo colore. Il dipinto diventa come uno "schermo", uno spazio dove con gli anni compariranno scritte e segni della civiltà moderna, quali marchi e immagini pubblicitarie. Le comunicazioni di massa lo attraggono come riflesso della realtà e Schifano si cimenterà, alla fine degli anni Sessanta, nella realizzazione di lungometraggi, a testimonianza del suo interesse per le immagini. Negli anni Settanta la televisione entra nella sua realtà di artista ed ecco che le immagini passano sulla tela riprodotti da vivi pennellate di colore alla nitro. Molte ed interessanti le iniziative legate a questa mostra: un filmato con una sintesi per immagini sarà distribuito in diverse biblioteche comunali. Per i più giovani sono organizzate visite guidate, laboratori rivolti agli studenti delle scuole dell'obbligo e percorsi domenicali a tema da svolgersi con l'ausilio di schede-gioco, appositamente realizzate per l'esposizione. Inoltre, in occasione della mostra, la Galleria Comunale ha promosso il concorso a premi  "I Cortissimi", riservato a tutte le classi che visiteranno la mostra, a partire dal secondo ciclo delle elementari fino alla terza media inferiore. I ragazzi devono creare una specie di diario raccontato attraverso una videocamera su questi temi: "Una giornata scolastica particolare", "Fuori dalla scuola dentro la città", "… Tutto!".

Galleria Comunale d'Arte Moderna e Contemporanea . Spazi Espositivi ex-Fabbrica Peroni. Roma, Via Reggio Emilia, 54. 7 dicembre 2001 - 31 marzo 2002. Orario: da martedì a domenica 9–19; festività 9-14; (lunedì chiuso). Biglietto d'ingresso: intero Lire 10.000, ridotto Lire 8.000. La Biglietteria è aperta fino a trenta minuti prima della chiusura. Parcheggio: i visitatori della mostra potranno usufruire del parcheggio in via Reggio Emilia 32/34, al  prezzo scontato di lire 3.000 per due ore di sosta. Attività didattica: visite guidate su prenotazione allo 06 67107944 . Servizi al pubblico: bookshop, caffetteria, mediateca, postazioni multimediali, biblioteca del Centro Ricerca e Documentazione Arti Visive. Per informazioni: 06 67107900.


ARTS: ROMA... NEOREALISMO E DOLCE VITA

Promossa da Comune di Roma, Istituto Luce e RAI, una mostra che ha l'intento di percorrere e rivivere, con le foto, i dipinti, i film di repertorio, gli oggetti d'arte applicata e una rassegna cinematografica, quel periodo di dieci anni, dal dopo guerra alla vigilia del boom economico, che ha visto Roma protagonista in tutto e per tutto!

Una Roma un po' nostalgica quella che dal 30 gennaio al 27 maggio viene riproposta al pubblico nel Palazzo delle Esposizioni. Nostalgia dell'epoca in cui la Capitale fu un vitalissimo luogo di incontri e scontri culturali, nazionali ed internazionali. Malinconia delle grandi produzioni cinematografiche di Cinecittà, che portarono a Roma grande fermento artistico ed economico. Quando poeti, narratori, pittori, attori e registi di grande fama passeggiavano per le vie della Capitale; era il periodo della "Dolce vita", dei caffè letterari con Moravia e Gadda, della televisione, del teatro popolare di Gassmann, degli scontri tra astrattisti e realisti, dell'attentato a Togliatti, della fine del Fronte popolare, della rivista musicale, del varietà, dei primi juke box in Italia, dell'alta moda delle Sorelle Fontana!

Roma 1948 - 1959 - Arte, cronaca e cultura dal Neorealismo alla Dolce vita. Palazzo delle Esposizioni: Via Nazionale, 194. Dal 30 gennaio al 27 maggio 2002, tutti i giorni dalle 10.00 alle 21.00. Chiuso il martedì. Ingresso: intero 7,75 euro - ridotto 4,13 euro. Informazioni e prenotazioni: 06 48941230 .

www.palaexpo.com


CINEMA: ROMA STUDIOS

Roma diventa ancora la città del cinema e della televisione. Tutto questo avverrà grazie al progetto di ristrutturazione e rilancio degli Studi Cinematografici Pontini (in passato noti anche come "Dino Città") siti nel Comune di Roma, al Km. 23,270 della Strada Statale 148 Pontina (dunque a soli 30 minuti di automobile dal centro di Roma), su una superficie di circa 50 ettari (insieme ad altri 50 ettari per le riprese esterne) nella zona di Castel Romano, fra Pomezia e la pianura del litorale (e nel raggio ndi soli 20 Km., mare, monti, laghi, città e campagna per tutte le tipologie diversificate di riprese esterne). Insediamenti e strutture urbanistiche ed operative del più alto livello, già in fase di rapida creazione, per una realtà in grado finalmente di soddisfare nel miglior modo le esigenze culturali, turistiche e tematiche all'insegna del mondo del cinema. La struttura comprende palazzine, officine, laboratori, magazzini, impianti, attrezzature, mezzi tecnici e strutture di ristorazione. Produzioni cinematografiche e televisive dunque, in linea non solo con tutti i significati legati a miti e tradizioni della celluloide, ma sempre incentrati sulle più moderne tecnologie.

Come risultato finale (e presto sarà realtà), la più moderna città del cinema: multisala Megamultiflex con circa 20 schermi dotati di Imaxtheater e Supersceen, servizi di intrattenimento annessi, insediamento alberghiero, museo del cinema, parco tematico e i teatri di posa più sviluppati (tutti realizzati con qualità acustica sound-proof, i teatri 1 e 2 di grandi dimensioni per inquadrature in campo lungo, alte 20 metri con tetto meccanizzato ed ascensori interni; i teatri 3 e 4 a più piccola cubatura, ideali per gli effetti speciali; e il teatro 5 di dimensioni medie, dotato anche di piscina). Tutto questo porterà oltre 1000 posti di lavoro stabili, 1500/2000 posti di lavoro impegnati ogni  giorno per le produzioni di Roma Studios e una media annua di 4 milioni di pubblico (visitatori, spettatori, turisti, etc.). Da domani, Roma sarà la capitale Europea del Cinema!


FUN: CARNEVALE... IN MASCHERA

Domenica grassa: i bambini sfilano per le strade della Capitale, in un caldo giorno di festa. Maschere a Piazza Navona e Trastevere, la maratonina al Pincio, le visite alle Ville storiche  e le manifestazioni organizzate in ogni quartiere della Capitale. E ad Ostia, isola pedonale sul lungomare con  130 vigili urbani in servizio. Martedì grasso: la tradizionale sfilata dei bambini mascherati sulla terrazza del Pincio (organizzata dall'Assessorato al turismo e allo spettacolo della Provincia di Roma), gli spettacoli al Museo dei Bambini di Via Flaminia, il raduno di maschere al Parco Cetorelli con l'Accademia di Pattinaggio, la solidarietà (iniziativa dell'associazione San Vincenzo de Polis per i bambini di Bracciano) ed iniziative anche ad Acilia e Fiumicino.

ARLECCHINO : Abita a Bergamo, ed è povero. I suoi amici allora, in occasione del Carnevale, gli regalano tanti diversi  pezzi di stoffa avanzati dai loro costumi. Tutti questi messi insieme fra loro, compongono il vestito multicolore. Con una maschera nera sul volto e una spatola di legno, è stravagante, scapestrato e pigro; ma pieno di astuzia e di coraggio. BRIGHELLA : Servo di origine bergamasca, insolente e astuto, buffo, attaccabrighe, intrigante, scherzoso e sempre in cerca di avventure (il nome brighella deriva da "briga"). Suona e canta molto bene, è vivace e insolente con le donne. La giacca e i pantaloni sono decorati di galloni verdi; ha le scarpe nere con i pon pon verdi. Il mantello è bianco con due strisce verdi, la maschera e il cappello sono neri.: è un tipo spiritoso e scherzoso. PANTALONE : Vive a Venezia e veste sempre molto semplicemente: un camicione stretto alla cintura con un colletto bianco, una calzamaglia rossa attillata, un mantello nero sulle spalle e ai piedi pantofole gialle. Porta una maschera in faccia e in testa ha una cuffia aderente. Nervoso, rompiscatole, brontolone, avaro  e testardo. COLOMBINA : Colombina è briosa e furba servetta; vivace, graziosa, allegra, bugiarda, civetta, furba, veneziana. Indossa una cuffia e un vestito a strisce bianche e blu che spiccano sulla gonna blu e sulle calze rosse. Ha il grembiule a balze e sul lato è arricciato da un fiocco rosa. Sulla fibbia delle scarpe c'è un fiocchetto azzurro. GIANDUJA : Giacca marrone, panciotto giallo; calzoni verdi, calzette rosse e scarpe nere. Sul collo ha un fiocco verde oliva e porta con sé un ombrello dello stesso colore. Piemontese, naso paonazzo, la parrucca col codino, è un galantuomo allegro, con buon senso e coraggio. Ama il buon vino e la buona tavola. BALANZONE : Bolognese, parla molto, troppo. Il dottor Balanzone espone idee e consigli con logorroici diluvi di parole, colmi di sentenze latine,  e proverbi sgangherati nella grammatica e nella sintassi. Indossa pantaloni e camicia nera, guarnita di un colletto bianco. In testa ha un feltro a larghe tese, nero. Alla cintura un pugnale o un fazzoletto, e sottobraccio un librone. STENTERELLO : Toscano, indossa una giacca blu con il risvolto delle maniche a scacchi rossi e neri. Ha un panciotto verde e dei pantaloncini scuri e corti. Ha una calza rossa e una a strisce bianco - azzurro e le scarpe nere. In testa porta un cappello a barchetta nero e una parrucca con il codino. Generoso, arguto, saggio, ottimisma e pieno di creditori. PULCINELLA : Un gran naso, mascherina nera, gobba, cappello a punta, camiciotto e pantaloni bianchi e larghi. Napoletano, classica figura popolare, impertinente, pazzerello, chiacchierone, è la personificazione del dolce far niente. Le sue più grandi aspirazioni sono il mangiare e bere. Porta con sé un mandolino e sa cantare dolcemente. Picchia con il bastone, è buono ed egoista.


FUN: COGNAC STYLE

In diversi tipi di calici (Classic tulip, Chimney tulip, Ballon, Old-fashioned glass), assolutamente liscio (c'è chi lo "degusta" con ghiaccio, con acqua, con acqua tonica o succo di frutta, con limonata), da soli o in compagnia di un buon sigaro o di amici, prima o dopo i pasti, dopo il caffè, col dessert, con la cioccolata. In estate, in inverno: tutto l'anno! Possibilità molteplici, senza dimenticare, che il Cognac è alcolico al 40% di volume.

COSA: Il Cognac è un'acquavite proveniente dalla distillazione di vini bianchi, prodotti, principalmente, nei dipartimenti della Charente e Charente Marittime, in Aquitania (Francia Occidentale). La tradizione risale ai primi del settecento quando l'acquavite, usata solo come medicinale, incominciò ad essere adoperata come alcolico allungato con l'acqua; e dalla Charente fu esportata in altre regioni e poi... L'intraprendenza degli inglesi e degli olandesi determinò il successo del cognac (allora definito "eau de feu") e migliaia di barili di quest'acquavite, imbarcati a La Rochelle, presero la via del Nord e delle colonie dell'Impero Britannico, per poi diffondersi, col passare del tempo, in tutto il mondo.

DOVE: Oggi la superficie vitata delle due Charente copre circa 65.000 ettari, con una produzione, destinata alla distillazione, di tre milioni e mezzo di ettolitri l'anno. Nessuna acquavite prodotta al di fuori di questo territorio può essere denominata Cognac. E circa l'80% delle notevole quantità di Cognac prodotto viene esportata. La Cognac, che dà il nome all'illustre liquore, è storicamente divisa in sei Cru, diversi per terreno, produzione di vini più o meno pregiati e influenze climatiche: la "Grande Champagne", la "Petite Champagne", i "Fins Bois", i "Bons Bois", i "Bois Ordinaires et Communs", la "Borderies". La "Grande Champagne" rappresenta il crus più prestigioso da cui provengono le acquaviti più delicate e profumate, quelle che si prestano all'invecchiamento prolungato.

COME: La distillazione del vino si effettua quando il succo d'uva ha terminato la sua fermentazione, dopo l'uscita dal torchio, e solamente con rudimentali alambicchi risalenti al XV secolo, detti delle Charentes. L'invecchiamento ha inizio il primo aprile successivo alla vendemmia, in piccole botti di quercia di Limousin o di rovere della foresta di Troncais, e non può essere inferiore a due anni, prima che il prodotto possa esser messo in vendita. L'acquavite succhia al legno le sue sostanze solubili e assorbe molto ossigeno dall'aria a causa della notevole porosità del legno stesso. I vitigni ideali per la produzione del cognac sono: il Saint-Emilion, il Folle Blanche, il Colombard e l'Ugni blanc.

PERCHE': Da bere come digestivo o come liquore da meditazione, il cognac è uno dei superalcolici che non tramonta mai, anche grazie al suo sapore corposo e aromatico. Infatti, sebbene negli ultimi cinque anni sia diminuito il consumo di alcolici scuri a vantaggio di quelli chiari (gin, vodka, tequila) e il cognac occupi solo lo 0,3% della tabella mondiale del consumo di alcolici, molti amatori rimangono fedeli a quest'acquavite, potendo scegliere tra una gran varietà di marche che soddisfano tutti i gusti più esigenti e raffinati. La più giovane acquavite utilizzata nell'assemblage determina, sull'etichetta, la denominazione che contraddistingue il cognac: compte 2/3: invecchiata da due anni e mezzo a quattro anni e mezzo; Trois Etoiles e VS; compte 4/5: invecchiata da quattro anni e mezzo a sei anni e mezzo; V.S.O.P. e V.O., Réserve, Cuvèe, Réservèe; compte 6: invecchiata oltre sei anni e mezzo. Napoléon, X.O., Extra, Vieielle Réserve, Ors d'Âge, Royal, Age Inconnu, Cordon Bleu, Cordon d'Argent.

COGNAC & COCKTAILS :  Alexander: con crema di cacao e panna liquida. American beauty: con Vermut dry, crema di menta bianca e aranciata amara. Bluebell: con succo di arancia e brandy. Frenk eggnog: con Rum cubano bianco, latte, tuorlo d'uovo, zucchero e noce moscata. Coffe hot punch: con caffè bollente e zucchero. Sidecar: con succo di limone e Cointreau.


SPORT: SCHERMA

Fioretto, spada e sciabola: per uomini e donne, le specialità della scherma moderna. Un percorso secolare fra aggressività, coraggio e codice d'onore, che gli sviluppi sociali e tecnologici portano fino alla segnalazione elettronica delle stoccate messe a segno durante una competizione divenuta oggi sportiva. Alla base, ora e sempre, tempo e senso del ritmo, percezione ed anticipazione degli spazi e dell'avversario, con velocità e misura, che trasformano tecnica e tattica in vittoria. Attacco, difesa e contrattacco, parate ed affondi. Strategie impulsivamente pianificate che superano razionalmente ed agonisticamente le intenzioni  di chiunque sia di fronte.

FIORETTO: E' l'arma dell'iniziazione, nel passato come nel presente.  Il fioretto può colpire solo di punta, ed è ritenuta da molti lo strumento didattico migliore per imparare azioni e tecniche fondamentali. La parte del corpo dell'avversario che si può colpire (il bersaglio valido) è tutto il tronco (torace e  addome), avvolto da un giubbetto protettivo e conduttivo (per consentire la segnalazione elettrificata di colpi validi). Testa, braccia e gambe sono bersaglio non valido. SPADA: E' l'arma della scherma moderna che più delle altre ha mantenuto le caratteristiche originarie passate: il duello. La spada può colpire in tutto il corpo, ma solo di punta. SCIABOLA: E' la specialità più dinamica, aggressiva e veloce. Nella sciabola il bersaglio comprende tutta la metà superiore del corpo. L'arma può colpire con tutta la lama, sia di punta che di taglio.

FEDERAZIONE ITALIANA SCHERMA (FIS) 1909: La scuola schermistica italiana, da sempre fra le migliori del mondo, si costituisce in Federazione Schermistica Italiana il 3 giugno 1909 a Roma. Il 5 ottobre 1923 la denominazione venne modificata in Confederazione Italiana di Scherma (CIS). Dal 1933, il nome ufficiale è Federazione Italiana Scherma. Sede Nazionale: Viale Tiziano, 74 - 00196 Roma. Tel. 06.36851. Sede Regionale Lazio: c/o Centro Sportivo Giulio Onesti. Largo Giulio Onesti 1 - 00196 Roma.

www.federscherma.it


MUSIC: GAZOSA

Giovani, carini, molto occupati. Moltissimo, a giudicare dagli innumerevoli impegni che da qui in poi i nostri 4 ragazzi-prodigio dovranno sostenere. Jessica, Valentina, Federico e Vincenzo infatti, anche quest'anno, si cimenteranno in una nuova avventura in quel di Sanremo, il Festival nostrano della Canzone. Ma questa volta tra le schiere dei ben più quotati "Bigs". E a giudicare dal gran baccano che si sta facendo intorno alla loro partecipazione, daranno filo da torcere a chiunque. Le premesse ci sono tutte e parlano chiaro e forte: vincitori nella categoria "Nuove Proposte" durante la scorsa edizione con il pezzo "Stai con me (Forever)", i Gazosa ci hanno preso gusto e con il sapiente appoggio di Caterina Caselli,  hanno bissato il loro successo proponendo "wwwmipiacitu", jingle-tormento dell'estate scorsa (lo ricorderete senz'altro a fare da traino nello spot di una nota compagnia telefonica), seguito dal loro primo cd composto da 12 tracce, che raccoglie, oltre ai già citati cavalli di battaglia, le cover di "Mamma Mia" degli indimenticabili Abba, "Gimme Some Lovin'", riproposta nei bei tempi che furono da un certo John Belushi in "The Blues Brothers" di John Landis  e di una sferragliante "Song 2" dei mai troppo acclamati Blur. Nel frizzante amalgama nulla è lasciato al caso, si respira aria di pop elettrificato elevato alla massima potenza, merito di una produzione accorta dettata da esigenze di puro divertissement. E se c'è da divertirsi, i nostri non si tirano certo indietro. Prova ne sono le loro apparizioni dal vivo, che i Gazosa sembrano prediligere in virtù di un'innata propensione a dare il meglio di se stessi di fronte ad un pubblico di coetanei pronto ad acclamarli e a riconoscerli come giovani eroi/eroine del proprio tempo. Jessica Morlacchi, vocalist e bassista, ha 13 anni e il suo primo strumento lo abbracciò all'età di 8 anni, recapitatole non a caso sotto il suo albero di natale dal suo papà, non casualmente musicista. Quando si dice il destino… Valentina e Federico Paciotti, rispettivamente tastierista e chitarrista, 16 e 14 anni: anche loro hanno un babbo immerso anima e corpo, e da mattina a sera, nei suoi studi di registrazione; musicista con Claudio Simonetti ed autentico "Muso Ispiratore" (o Istigatore?) dei suoi due figli. E poi Vincenzo, 14 anni, potente e preciso drummer, ma all'occorrenza leggiadro come una farfalla. Eccoli qui. Questi sono i Gazosa. Vivaci, frizzanti, spumeggianti. Proprio come dovrebbe essere la bibita refrigerante più indicata per stroncare l'effetto devastante di una calura estiva, da buttare giù tutta d'un fiato. A Sanremo farà caldo all'interno del Teatro Ariston. Chissà che qualcuno non proponga di brindare a Birra e Gazosa…


VISION: FRANCESCO BORROMINI...

Teatralità, spettacolarità, monumentalità delle forme, effetto sorpresa, intento scenografico, stupore e ammirazione, solo alcuni dei fondamenti dell'architettura barocca, sono gli stessi elementi che ritroviamo nel capolavoro artistico ed architettonico, splendido esempio del barocco italiano, San Carlo alle Quattro Fontane, opera di un artista di rilievo, un rivoluzionario, uno stravagante creatore di forme bizzarre e chimeriche: Francesco Borromini (Bissone, Lugano, 1599 - Roma 1667). Dopo aver lavorato a Milano come intagliatore di marmi, il Borromini, si recò a Roma nel 1621 e il suo primo lavoro di scalpellino fu per la Basilica di San Pietro. L'architetto Carlo Maderno gli affidò in seguito, dopo aver riconosciuto la sua qualità e abilità, prima l'esecuzione dei disegni di architetture della basilica e poi la supervisione dei lavori della stessa. Ma dopo la morte del Maderno, il Borromini dovette affrontare direttamente il suo contemporaneo, Gian Lorenzo Bernini: differenze di gusto, opinioni architettoniche contrastanti e obiettivi linguistici inconciliabili. Borromini, nella ricerca continua di insolite forme volumetriche nello spazio, si dedicò esclusivamente all'architettura.

I suoi edifici sono inconfondibili; la sua combinazione di masse piene e vuote diede luogo a un movimento dinamico e a una teatralità del tutto singolare nell'ambito dello stile barocco. E San Carlo alle Quattro Fontane (1634-1641, la facciata fu ultimata nel 1667), situata tra Via delle Quattro Fontane e Via del Quirinale, ne è ampio esempio. Il problema della ristrettezza di spazio è stato archittetonicamente superata grazie al genio e alle competenze artistiche dell'autore.

Commissionato dall'ordine dei Trinitari nel 1634, fu questo il suo primo lavoro autonomo. La prima parte dell'opera realizzata fu porzione del convento che si affaccia su Via delle Quattro Fontane ed il chiostro (1635-1636). Angoli smussati, piccole ed armoniche convessità, ritmia di colonne, il tutto semplicemente creato per ottenere un elemento spazio unificato, quest'ultimo considerato dall'artista "qualche cosa di modellabile". Lo stesso intento lo ritroviamo nel convento, costituito da diverse sale, la cui cornice ha una curvatura concava sopra un angolo normale, i due legati da un cherubini con ali spiegate; stratagemma architettonico spesso usato dal Borromini per risolvere questo genere di problemi. I lavori per la chiesa iniziarono solo nel 1638 e furono terminati nel 1641 e fu dedicata alla Santissima Trinità e a S. Carlo Borromeo. La pianta ellittica ottenuta dalla combinazione di due triangoli equilateri e coperta da una cupola ovale, mostra già l'estrema attenzione per le proporzioni geometriche che determinò tutti i suoi successivi lavori. Vengono così abbandonati i vincoli imposti dalle norme proporzionali dell'architettura rinascimentale, nessun modulo cruciforme e né punto di vista centrale; viene dunque privilegiata la forma per esaltarne le qualità visive, permettendo al fruitore di avere una visione organica e totale del complesso. L'andamento concavo e convesso della facciata viene ripreso anche all'interno della chiesa. La volta armoniosa e lineare allo stesso tempo è scavata in cassettoni a forma di croci e ottagoni.

Solo nel 1664 iniziarono i lavori della facciata che s'interruppero nel 1667, alla morte del Borromini, per poi completarsi più tardi, ad opera del nipote di Francesco, Bernardo. La facciata esterna, più alta dell'edificio, è costruita su due livelli sovrapposti, ciascuno diviso in tre campate. Nella parte inferiore, le campate sono intervallate da quattro colonne. Tra queste ultime, è posta nel mezzo una nicchia con la statua rappresentante S. Carlo Borromeo (opera di Antonio Raggi). Il movimento ondulato può essere concepito come il risultato dell'incontro di forze interne ed esterne, cioè lo spazio interno in espansione e il movimento direzionale della strada antistante. Particolare e movimentata, la facciata costituisce uno degli esempi più eccentrici ed esclusivi di tutta l'arte barocca a Roma.


VISION: QUATTRO FONTANE

Il quadrivio delle "Quattro fontane" sorge all'incrocio tra le antiche "Via Pia e Via Felice" ora Via XX Settembre, Via Quirinale e Via delle Quattro Fontane. Al proprio centro, dai quattro lati, si aprono quattro punti importanti di Roma: Trinità dei Monti, Santa Maria Maggiore, i Dioscuri del Quirinale e Porta Pia. Luoghi che enfatizzano ancor di più l'importanza delle quattro opere scultoree di contorno. E in lontananza si ergono tre dei tredici obelischi romani: verso Piazza Barberini e Via Sistina, l'obelisco che orna la facciata della chiesa di Trinità dei Monti; in direzione opposta, lungo Via delle Quattro Fontane e Via Depretis, l'obelisco di Piazza dell'Esquilino, alle spalle della Basilica di Santa Maria Maggiore; e Via del Quirinale conduce verso l'obelisco  antistante il Palazzo del Quirinale.

Le quattro fontane sono state tutte commissionate da privati. Tre di queste furono costruite nel 1589 da uno stesso committente. La quarta, quella che raffigura Diana, risale a quattro anni dopo e fu erroneamente attribuita a Pietro da Cortona, il quale probabilmente risistemò più tardi solo il fondo. Tutte furono realizzate, per volere di Papa Sisto V, in peperino antico, proveniente dal distrutto Settizonio (il prospetto architettonico ai piedi del Palatino eretto da Settimio Severo). Costruite ai cantoni di quattro palazzi, hanno la forma di mezze vasche i cui angoli sono stati smussati. Sopra ciascuna vasca trova posto una figura semiadagiata; e sullo sfondo un paesaggio. Le quattro fontane  rappresentano divinità o fiumi: Giunone (accompagnata da un leone e un pavone e rappresenta la fortezza, Diana (che rappresenta la Fedeltà, ha accanto un cane e la luna semi-nascosta fra i capelli), l'Aniene (posta su uno sfondo di canne e accanto un leone) e il Tevere (che sostiene una cornucopia piena di frutta ed è contornata da una fitta vegetazione). E accanto, un'importante opera architettonica: San Carlo alle Quattro Fontane di Francesco Borromini, grande artista barocco.