ROMA IN TAXI: MARZO 2002



IN COPERTINA: FRANCESCA NERI & MARIKA BERGAMOTTI


ZOOM: FRANCESCA NERI

Una carriera in continua ascesa, lineamenti dolci e sensuali, malinconie agrodolci, uno sguardo che cela un carattere forte e deciso, in un mondo in cui la determinazione è l'unica arma per rimanere nell'occhio del ciclone: e lei sembra proprio decisa a non uscirne.

Nata a Trento il 10 luglio del 1964, proprio mentre Fellini aveva da poco raccontato una dolce vita ancora tutta da assaporare, si diploma al centro sperimentale di cinematografia di una Roma figlia del benessere e dell'ondata tecnologica negli anni '80. Esordisce nel cinema con "Il grande Blek"  (1988) di Giuseppe Piccioni. Premiata nel 1991 con il Nastro d'Argento per il film "Pensavo fosse amore e invece era un calesse" di Massimo Troisi, successivamente è impegnata al fianco di Carlo Verdone con "Al lupo, al lupo" (1992); una conferma di talento per una posizione di primo piano nel nuovo cinema italiano. Con il film erotico "Le età di Lulù" di Bigas Luna, Francesca Neri getta le basi per la sua ascesa anche in Spagna, recitando poi come unica protagonista femminile in "Sud" di Gabriele Salvatores e poco dopo in "Spara che ti passa" di Carlos Saura, maestro del cinema iberico, con Antonio Banderas. Nel 1995 si ritrova protagonista nel film di Alessandro Benvenuti "Ivo il tardivo", e subito dopo diretta da Wilma Labate fa la sua apparizione in "La mia generazione" nel ruolo di Giulia. Continua la sua avventura al fianco di Claudio Amendola con "Mani forti" di Franco Bernini, un film sui misteri che hanno segnato la storia italiana degli ultimi vent'anni. Viene ancora riproposta in Spagna nel 1997 da Pedro Almodovar in "Carne tremula" che gli permetterà di rivincere il Nastro d'Argento come miglior attrice. L'anno successivo interpreta "Matrimoni" di Cristina Comencini insieme a Diego Abatantuono. Viene poi chiamata da Giuseppe Bertolucci per il film "Il dolce rumore della vita" e successivamente da Francesco Nuti per "Io amo Andrea". Nel 1999 diventa star tv con il programma "Francamente me ne infischio" di Adriano Celentano. Di nuovo televisione, nell'aprile 2000, quando interpreta la ragazza della folla nel programma serale di RaiDue "Alcatraz". Nel 2001 la definitiva consacrazione quando al fianco di Giancarlo Giannini ed Anthony Hopkins partecipa ad "Hannibal" di Ridley Scott, il seguito del successo internazionale "Il silenzio degli innocenti". E adesso "Danni collaterali" di Andrew Davis a fianco di Arnold Schwarzenegger.


ZOOM: I TRASPORTI IN MOSTRA

Un'iniziativa dell'Assessorato ai Trasporti e Mobilità della Provincia di Roma. Sabato 2 marzo, alle 10.30, presso l'Aula Consiliare del Comune di Colleferro, alla presenzia del Presidente della Provincia di Roma Silvano Moffa, dell'Assessore Provinciale ai Trasporti Mario Cacciotti, del Presidente della Fototeca Francesco Cozzo, del Sindaco Mario Catoni e dell'Assessore alla Cultura Graziana Mazzoli, è stata presentata la mostra "Carri, biciclette, corriere, automobili, tram, autobus, treni", promossa dall'Assessorato ai Trasporti della Provincia di Roma e realizzata dalla Fototeca di Roma. La mostra, allestita nell'auditorium della Scuola Media Mazzini, in Via Leonardo da Vinci, ha esposto, fino al 9 marzo, una straordinaria serie di documenti fotografici che hanno costituito filo storico e conduttore di un secolo di evoluzione dei mezzi di trasporto: il periodo è fra il 1880 e il 1980; i protagonisti sono la vita, la gente, i costumi e le abitudini legate ai mezzi stessi. Le fotografie, pubblicate nel catalogo curato da Michele Rak e provenienti dagli archivi di Comuni, associazioni, fotografi e privati, sono state presentate in sei differenti sezioni, relative ad altrettante zone della Provincia: il lago, la Valle del Tevere, dal Tevere all'Aniene, i Castelli Romani, il mare, Roma.


ZOOM: CASAIDEA 2003

I numeri: Dal 9 al 17 marzo alla Fiera di Roma con 750 case produttrici ospiti, 300 espositori, 13 padiglioni e 120.000 visitatori della scorsa edizione.

I settori espositivi: Arredamento contemporaneo: i trend della casa giorno e notte; quindi letti, armadi, librerie, pareti attrezzate, illuminazione, tavoli, sedie, imbottiti. La casa classica: gli ambienti arredati con elementi contemporanei ed oggetti classici. Presente e passato - Complementi e dintorni: la piccola mobilia, i complementi e l'oggettistica. Arredobagno: mobili, sanitari, rubinetteria, vasche, box doccia, idromassaggio, ausili per disabili, tende. Arredocucina: cucine, apparecchiature modulari ed elettrodomestici da incasso. Voyage (il fascino della casa etnica): gli oggetti, i complementi, i mobili e le decorazioni legati alle differenti culture. La Casa Naturale (prima rassegna dell'abitare biocompatibile): prodotti e materiali naturali, di arredamento ed edilizia, per una casa più sana e sicura. Ristrutturazione e finiture d'interni: scale, camini, soffittature, maniglie, porte ed infissi, isolanti termici, climatizzatori, termoconvettori, finestre per tetti, porte basculanti, pavimenti e rivestimenti, moquette, parquet e sistemi di sicurezza. Spazioverde: arredamento degli esterni, attrezzi per il giardinaggio, bonsai, barbecue, box, tende da sole, serre e recinzioni.

www.casaidea.com


ZOOM: GIORNATA FAI DI PRIMAVERA 2002

Il F.A.I. (Fondo per l'Ambiente Italiano) anche quest'anno offre un importante appuntamento con le bellezze del patrimonio culturale italiano, aprendo gratuitamente al pubblico circa 380 monumenti in oltre 150 città italiane. Luoghi normalmente chiusi, intrisi di storia, dimenticati o ignorati dalla gente, si animeranno tra i colori e la luce della primavera, si riempiranno di nuova vita, per arricchire il bagaglio culturale dei visitatori. Da anni il FAI, con le sue delegazioni diffuse in tutta Italia acquisisce, per donazioni o eredità, prestigiose dimore storiche, opere d'arte, giardini monumentali e aree naturali. Si impegna a restaurarle e a effettuarne manutenzione e tutela per poi aprirle al pubblico in occasioni come questa, contribuendo non solo alla conservazione del nostro immenso patrimonio artistico, ma regalando alla collettività la possibilità di scoprire nuovi luoghi di grande interesse artistico ed ambientale. Naturalmente un grande aiuto per realizzare queste iniziative viene dato dalle istituzioni pubbliche, Regioni, Province, Comuni e Soprintendenze e soprattutto dagli oltre 3.500 volontari delle 80 Delegazioni FAI, i quali garantiscono la perfetta organizzazione delle due giornate.

Questo appuntamento è per il FAI anche occasione per divulgare l'attività dell'organizzazione e trovare nuovi iscritti, che con la quota annuale di 37 Euro, contribuiranno a garantire un futuro ai numerosi beni artistici e ambientali italiani. Per sensibilizzare i più giovani, in collaborazione con le scuole, si sono organizzati gruppi di "Apprendisti Ciceroni", ovvero studenti di scuole elementari, medie e superiori che saranno a disposizione del pubblico come delle vere guide, per illustrare gli aspetti storici e artistici dei monumenti, precedentemente studiati e approfonditi con gli insegnanti. Oltre a tutto ciò, bisogna ricordare che il Fondo Ambiente Italiano, che opera da 26 anni, possiede, tutela e gestisce 28 proprietà in tutta Italia. Nelle due giornate del 23 e 24 Marzo verranno quindi aperte gratuitamente anche le 12 proprietà del FAI normalmente visitabili, ovvero: Villa Menafoglio Litta Panza (Varese); Villa del Balbianello (Lenno-Como); Villa Della Porta Bozzolo (Casalzuigno-Varese); Monastero di Torba (Gornate Olona-Varese); Abbazia di San Fruttuoso (Camogli-Genova); Castello di Masino (Caravino-Torino); Castello della Manta (Saluzzo-Cuneo); Castello di Sabbionara d'Avio (Trento); Castel Grumello (Montagna di Valtellina-Sondrio); il Giardino della Kolymbetra nella Valle dei Templi di Agrigento; la Barberia Giacalone a Genova (Vicolo dei Caprettari 14/r); l'Edicola liberty  a Mantova (Piazza Canossa). Nelle precedenti edizioni della giornata FAI di primavera i risultati sono stati sempre più incoraggianti, segno tangibile della crescente sensibilizzazione degli italiani nei confronti dell'arte e dell'ambiente: circa 1.600 monumenti, molti dei quali normalmente non accessibili, sono stati aperti al pubblico; oltre due milioni di italiani hanno accolto l'invito a visitare chiese, conventi, dimore, palazzi privati e pubblici normalmente chiusi; da 30, nel 1993, a 150 nel 2002, le città italiane che hanno aderito all'iniziativa; da 500 nella I edizione a oltre 3.500 i volontari delle 80 delegazioni del FAI sparse in tutta Italia impegnati nell'organizzazione de La Giornata FAI di Primavera. La Giornata FAI di Primavera di quest'anno, patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, e promossa in collaborazione con WIND e con il sostegno de La Repubblica, a Roma offre la visita di Palazzo Mattei di Giove, mentre nelle altre città spiccano: L'Arsenale sconosciuto a Venezia, Il Teatro degli Arcimboldi a Milano, Il Teatro Petruzzelli a Bari, L'Abbazia dei Monaci Camaldolesi di Classe a Ravenna, Il Complesso di San Marcellino a Napoli, L'Antico Municipio di Bolzano, Il Monastero di Santa Maria Incoronata a Bergamo, Il Castelletto del Parco di Miramare a Trieste, L'ex Monastero di San Sisto, ora Caserma del Genio Pontieri, a Piacenza, Villa Monastero a Varenna a Lecco.


SHOPPING: SEMPLICEMENTE... SETA

Morbida, avvolgente, raffinata, luminosa, sinuosa, elegante, vaporosa, seducente… ecco la seta! E' sicuramente la più affascinante tra tutte le fibre e si presta ai più svariati usi: dall'abbigliamento all'arredamento, dai tendaggi ai rivestimenti, dalle camicette ai foulard e alle cravatte fino alle sensuali lenzuola e alle intriganti lingerie. I capi di seta si usano in tutte le stagioni e sono adatti a tutte le situazioni. Sarà per il suo splendido aspetto o per la lunga tradizione, tra storia e leggenda, che la rende preziosa e lussuosa, la seta rimane uno dei tessuti maggiormente in voga, dal quale traggono spunto stilisti ed artisti di tutto il mondo per nuove ed affascinanti proposte nel campo della moda e del prêt à porter.

La seta, tra storia e leggenda: Fibra naturale ricavata dal filamento del bozzolo del cosiddetto "baco da seta" (Bombyx Mori), la seta, per alcuni, ebbe origine in Cina, per altri in India. Confucio racconta che nel 2600 a.c.   un'imperatrice cinese avrebbe insegnato a coltivare il baco. Secondo un'altra leggenda, invece, la seta era usata già dal 2900 a.c. per fare le 36 corde del liuto. Di certo la seta cinese, ottenuta da un filo continuo, lungo dai 600 ai 900 metri, era la più pregiata per struttura e colore, mentre quella indiana era prodotta utilizzando fibre corte. I cinesi custodirono, per centinaia di anni, i segreti delle fasi della sericoltura ma, con il declino dell'Impero, si allargò la cerchia di coloro che conoscevano questa pregiata fibra, e all'inizio del II Secolo a.C. i mercanti percorrevano vie carovaniere dall'Oriente attraverso l'Asia Centrale fino ai porti del Mediterraneo per portare le preziose sete; questi percorsi presero il nome di "via della seta". Il commercio tra la Cina e l'Europa era importante ma molto pericoloso a causa di folte bande di predatori; così nel 552 d.c., per ordine dell'imperatore Giustiniano, due monaci portarono a Bisanzio le uova del baco da seta, nascoste in un bastone di bambù. Il primo forte sviluppo si ebbe in Persia e in Arabia, in Italia solo verso il 1100 d.c., e successivamente, per opera di tessitori italiani, anche in Francia.

Procedure di realizzazione: Il baco, dopo essersi nutrito di foglie di gelso e cambiato pelle per almeno tre volte, comincia a tessere un viluppo di fili per tre o quattro giorni, descrivendo delle piccole anse sovrapposte a forma di otto. Ne risulta un bozzolo ovoidale di 3 cm per l,5 di colore giallo vivo, verde chiaro o bianco. Prima che la crisalide, in cui si è trasformato il bozzolo, diventi farfalla e quindi spezzi il filo, i bozzoli sono sottoposti ad un trattamento ad aria calda a 90-95° che uccide la crisalide. Vengono poi immersi in acqua calda per ammorbidire la sericina che li ricopre. Poi si cerca e si trae fuori il capo di ogni bozzolo. Questo complesso di operazioni si chiama trattura. Dopo la trattura i fili sono districati e uniti tra loro (tra 5 e 8 insieme).Vengono poi classificati e colorati con tinture, ritorti, lavati e avvolti in matasse. Per la tessitura, il filo delle matasse viene incannato per essere abbinato a uno o più fili e poi ritorto, per aumentare la resistenza e l'elasticità del filato. Quest'ultimo è poi avvolto sulla bobina per essere tessuto secondo l'armatura voluta. Ci sono tre diversi tipi di filo di seta: la seta tratta d'allevamento, che è la più regolare e di massimo impiego; la seta tussah, ottenuta da bozzoli di bachi che vivono allo stato naturale, con filo grosso e irregolare; la seta doppia (shantung), ottenuta dal fenomeno naturale di due bachi che filano insieme lo stesso bozzolo, il cui filo presenta delle "fiammature" caratteristiche. Proprietà del tessuto: la seta riflette la luce con uno splendore inimitabile e assorbe facilmente le tinture con grande ricchezza di sfumature. L'elasticità del filo di seta dà al tessuto una particolare resistenza ed il semplice contatto con l'aria gli consente di mantenere la sua freschezza anche senza stiratura. Non resiste alla luce solare e si macchia con il sudore. E' anallergica e trattiene il calore del corpo. La vera seta si riconosce al tatto e dal peso, ma in caso di incertezza basterà bruciare un filo per accertarsene. Se è di seta brucerà lentamente emanando un odore di corno tipico delle fibre animali. Trattamento dei capi: i capi in seta richiedono, preferibilmente, un lavaggio a secco. Nel caso di un lavaggio in acqua è necessario verificare, prima di immergere interamente il capo, la solidità dei colori bagnando solo un lembo. Va usata acqua tiepida e sapone neutro, i capi non si strofinano né si torcono. Vanno sciacquati ancora in acqua tiepida e stesi in luogo ventilato e lontano da fonti di calore. L'Industria serica oggi: l'industria tessile italiana della seta è in continua espansione, ma si trova a dover acquistare la materia prima dalla Cina che detiene il monopolio a livello mondiale. Agli inizi del XX secolo l'Italia era il secondo produttore di bozzoli, dopo il Giappone e prima della Cina. Nel giro di ottant'anni la situazione è cambiata e il nostro paese ha ridotto di ben 500 volte la propria produzione di bozzoli.  L'Europa è il mercato più importante per la seta greggia e tradizionalmente importa il 95% del suo approvvigionamento dalla Cina. Inoltre, per i paesi europei e per l'Italia in particolare, il mantenimento degli approvvigionamenti di seta greggia si rende sempre più problematico per il crescere dei prezzi e la riduzione delle esportazioni (per l'aumento dell'esportazione di capi finiti) che sta caratterizzando il mercato cinese. I "trends" attuali e futuri consentono comunque di prevedere che le esigenze di importazioni della seta greggia in Europa, oggi stimato in 5.000 tonnellate annue, saliranno a 15-20.000 tonnellate nel prossimo decennio.

Stile e tendenze: L'insostenibile leggerezza  della seta… più che una moda è un culto e affascina, donne, uomini, giovani e adulti. Molte le varietà in cui si propone e moltissimi gli usi cui si adatta. Gli organzini di seta, scattanti e duraturi, sono i più modellabili fra i tessuti, così come i leggerissimi crepe-georgette. Il broccato, tessuto che diventa prezioso con l'impiego della seta mischiata a fili d'oro e d'argento, è tra i più pregiati ed è utilizzato per abiti da sera fin dalla seconda metà dell'Ottocento. Il raso, unico per la sua lucentezza, conserva un aspetto romantico ed è utilizzato soprattutto per abiti femminili. Per non parlare delle splendide gonne in chiffon (a strati sovrapposti, che assumono tutte le tonalità possibili fondendosi in nuovi colori ad ogni movimento delle gambe) e dei foulard (non sono usati solo per complemento di abbigliamento, ma per creare veri e propri abiti, anche da sera). Di grande effetto i parei, i sopracostumi e gli esotici chimono che, più di ogni altro capo, ci riportano alle culture di origine e ad un modo di interpretare un abito con tagli e fogge uniche ed irripetibili. Ancora gli chemisier, abiti a foggia di camicia, con maniche lunghe e polsini, di linea morbida, da portare con o senza cintura. E poi camice, abiti, cravatte, tendaggi, tappeti, biancheria intima e addirittura tele su cui dipingere. Tutto per incantare, affascinare, sedurre sentirsi eleganti e raffinati ma anche comodi, avvolti in un morbido manto di seta.


SHOPPING: IL GUSTO DEL LIBRO

L'Italiano ritrova il gusto di leggere! E, dopo anni di ristagno, comprare libri è diventato trendy. Gli stessi dati commerciali registrano un aumento oggettivo: la Demoskopea riporta una crescita del 19% del mercato librario rispetto all'anno scorso; per una vera e propria ondata culturale che coinvolge sia grandi che piccoli. Una ulteriore testimonianza? L'enorme successo di "Harry Potter" di J.K. Bowling, che con i suoi quattro libri ha venduto oltre 1 milione di copie e del volume "La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci, con settecentomila copie vendute. Ed ancora i libri sull'Islam,  che fanno rifiorire il settore "saggistica" e il boom della collana dei grandissimi del Novecento di "Repubblica", in vendita in edicola, cartacei letteralmente spazzati via con cinquecentomila copie vendute in due ore!!!. Le grandi case editrici confermano: Mondadori al + 10%, Messaggerie Libri al + 15%, Feltrinelli al + 12% Amazon è al primo bilancio positivo. Fra i classici locali pieni di penombra e tradizioni, evolvono i "café tra gli scaffali", che offrono alla clientela una pausa culturale, completa di servizio bar e musica, e si sviluppano veri è propri bookshop, all'avanguardia nel marketing diretto e non, ricche di qualità e luci irresistibili. Leggere è importante, ma l'importante è… leggere!


ARTS: ROMA RICOPRE CEZANNE

IL PADRE DEI MODERNI... La temperatura culturale romana è in grande fermento e Roma è tornata ad essere metropoli della conoscenza grazie alle svariate iniziative musicali, teatrali ed espositive. Quest'ultime spesso sono coordinate tra loro anche grazie alla collaborazione tra comune, provincia e regione. Qualcuno ha parlato di "primavera artistica romana" e la retrospettiva su Paul Cézanne (1839-1906), realizzata sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica con il Patrocinio di Presidenza del Senato della Repubblica, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Azienda di Promozione Turistica di Roma, ne rappresenta uno degli apici. Il Complesso del Vittoriano, dopo più di ottanta anni di attesa, ospita l'artista francese con una cospicua quantità di opere, che riepilogano l'immagine di tutto lo sviluppo espressivo di questo incredibile artista. 60 quadri prestati dai musei di tutto il mondo: il Musée d'Orsay e il Musée Picasso di Parigi, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Museum of Fine Arts di Houston, il Museo Pushkin di Mosca, il Courtald Institute e il Victoria and Albert Museum di Londra, la Kunsthaus di Zurigo, il Musée Granet di Aix-en-Provence, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Dipinti, acquerelli e disegni - come Il Ponte di Maincy (1879-80), Le Bagnanti (1875-76), Il golfo di Marsiglia vista da l'Estaque (1885 c.), La signora Cézanne in blu (1889-1890) - per un'esplosione di colori, freschezza e vitalità; il tutto racchiuso in due stanze nelle quali si evidenziano i mutamenti e gli elementi di continuità di un artista sempre alla ricerca della tecnica giusta, dalle spatolate con piccoli tocchi a virgola alle pennellate forti alla sua tecnica leggera che si avvicina molto all'acquerello. Il colore è l'elemento pittorico fondamentale, ciò che costruisce di volta in volta ritratti, nature morte e paesaggi. La rassegna segue un percorso cronologico che va dal primo periodo giovanile tormentato e dominato dai colori cupi, alla conquista del colore attraverso l'esperienza del "plein air" che grazie a Pisarro scopre il "motivo naturale", alle ardite soluzioni del periodo "costruttivo", agli esempi altissimi degli ultimi anni. Un originale approccio ai problemi spaziali, il superamento delle regole prospettiche tradizionali, fino ad un nuovo modo di costruire il quadro, assegnando alla pittura una nuova funzione. Quattro elementi che anticipano le direttrici fondamentali del XX secolo: una conclusione della parabola dell'Impressionismo, per raggiungere  un'armonia parallela alla natura e gettare le basi per i grandi pittori del Novecento: Picasso, Braque, Léger, Matisse, Delaunay, Mondrian, Brancusi, Morandi, Carrà, Sironi, etc... Una esposizione resa possibile anche dal lavoro di un un comitato scientifico composto da esperti di fama internazionale (Felix Baumann, Denis Coutagne, Gottfried Boehm, Maria Teresa Benedetti e Claudio Strinati); e tra gli sponsor dell'evento, RadioTaxi 3570 si distingue quale costante promotore dei grandi eventi culturali romani.

Roma, Complesso del Vittoriano: Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali). Dal 9 marzo al 7 luglio 2002. Orario: dal lunedì al giovedì 9.30 - 19.30; venerdì e sabato 9.30 - 23.30; domenica 9.30 - 20.30. Costo del biglietto: Euro 8.50 intero; Euro 6.00 ridotto. Per informazioni: tel. 06 6780664.


ARTS: BASQUIAT AL CHIOSTRO DEL BRAMANTE

Da "graffitaro" a grande artista. La prima mostra personale di Jean-Michel Basquiat (New York, 1960-1988) è stata realizzata nel 1981, a Modena, ed ora a 21 anni da quell'evento è il Chiostro del Bramante, a Roma, che, dopo Trieste e Venezia, immortala con 50 opere e un disegno il "graffitaro" – come a Roma viene chiamato l' imbrattatore di muri (wryther)- in un grande evocatore di miti ancestrali e in un frenetico e sconvolgente trasgressore metropolitano. A dire il vero Jean-Michel, nato da padre haitiano e da madre portoricana, vissuto in una famiglia borghese agiata e frequentatore di una scuola cattolica, ha sempre rifiutato l'etichetta di selvaggio graffitista e di essere legato ad un' arte tribale, tant'è vero che – per segnarne la distanza – ha interrotto il lavoro a quattro mani con Warhol, il divo seriale della Grande Merce ("sono stato io ad aiutare Andy Warhol, a disegnare"), ribadendo perentoriamente e con orgoglio: "Io ho sempre dipinto". Di rincalzo i critici italiani hanno confermato che "anche quando Basquiat ha dipinto nell' underground della linea D… la sua intezione è stata di provocare il mondo dell'arte al fine di entrarvi a pieno titolo" (Angela Vattese), mentre Bonito Oliva ha ricordato la sua continuità con "l'arte totale da Kandinsky a Martinetti", avendo operato una sinestesia tra "l'onomatopea e la parolibera futurista, l'uso della danza dadaista e l'aggressività del linguaggio pubblicitario". E ha richiamato così la pittura di getto di Pollock, Ricasso e Twoombly. Diversamente da Basquiat, Andy Warhol, che non ha mai saputo dipingere, indulgeva invece nella reificazione dell'oggetto banale del quotidiano per incentivare il Grande Consumo, soprattutto per rendere omaggio (lui, oriundo cecoslovacco, poverissimo e poi ricchissimo, grazie alla Grande Produzione) ad un Paese, l'America, che non aveva una tradizione estetica alle spalle, ma che emergeva grazie alla continua mutazione delle leggi della Produzione e del rapido Consumo. Mentre Basquiat, divoratore di vita, nato e vissuto a Brooklyn e perciò "divorato" dagli idoli della Grande Merce, aveva espresso con entusiasmo e vitalità il desiderio di evasione da quel mondo, legato alle leggi della "same old shit" ("solita vecchia merda"), per invocarne in nome della libertà. Il rinnovamento etico e sociale. Dirà Emilio Mazzoli, il gallerista di Modena che lo presentò al grande pubblico: "Era giocoso e felice. Pieno di felicità. Di vita. Aveva l'irruenza del leader, del caposcuola". Con questo titolo, ha infatti continuato il "grido" ( l'Urschrei espressionista dei pittori di Dresda), insieme ribellistico e poetico, satirico e fiabesco, per denunciare in maniera emotiva più che concettuale il malessere e l'inquietudine dei disadattati alla Grande Merce, anche se molto spesso è andato evidenziando quella "sindrome bipolare" che potenzia il tono depressivo e nello stesso tempo eccita l'intonazione esaltativi, nell'alternanza di visionarietà e progetto iniziatici, di espressionismo astratto e arte concettuale. La sua prima e ultima mostra italiana dei nostri giorni hanno confermato questo passaggio bipolare, plastico e dinamico, tra l'indagatore multimediale della "società dello spettacolo", teorizzata da Martinetti e dai futuristi, e la tensione gestuale e misterica del solitario graffitista metropolitano, che non riesce più a dominare, nella vita come nell'arte, le contraddizioni della società (riteniamo per l'incapacità di dare una direzione teleologica e una giustificazione al riscatto della pena di vivere). Malato di aids, il 12 agosto 1988 (diciotto mesi dopo Warhol) Jean-Michel verrà trovato senza vita, con una siringa nel braccio, appena svuotata. Aveva 28 anni.


CINEMA: OSCAR 2002... VERSO LA NOTTE

Oscar 2002: dopo la superficiale non nomination de "LA STANZA DEL FIGLIO" di Nanni Moretti, Italia rappresentata solo da Pietro Scalia (nomination per il miglior montaggio con "BLACK HAWK DOWN") e Maurizio Silvi e Aldo Signoretti (per il miglior trucco di "MOULIN ROUGE!"). Contemporaneamente… sale cinema!

Il panorama cinematografico del momento si rivela particolarmente interessante soprattutto per merito di due lungometraggi, molto differenti tra loro, ma particolari e di successo: "IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE" di Jean-Pierre Jeunet (regista francese di fama internazionale già noto per "ALIEN 4" e "DELICATESSEN", una surrealista commedia nera del 1991) e "A BEAUTIFUL MIND" di Ron Howard (ormai affermato regista hollywoodiano già premiato con "APOLLO 13"). La prima trama si sviluppa sulla storia di una cameriera di Montmartre che di punto in bianco decide che propria nuova missione: donare felicità al prossimo. Una melodica poesia leggera e deliziosa; un po' fiabesca come la giovane interprete, Audrey Tatou, che contagia il pubblico con la sua fresca e dolce allegria. Il film, già pluripremiato in Francia, sbanca anche in Italia e attende il prossimo 24 marzo per toccare con mano uno dei premi più ambiti al mondo: l'Oscar. Il secondo film racconta invece la storia vera di John Forbes Nash, un genio dei numeri, malato di schizofrenia, che riesce a superare la patologia che lo affligge fino a conquistare un Premio Nobel. Il film coinvolge il pubblico dall'inizio alla fine, anche grazie alla grande interpretazione di Russel Crowe (nei panni del protagonista), Jennifer Connelly (sua moglie) e Ed Harris (l'uomo della CIA). Anche qui, numerose le nominations all'Oscar, tra cui miglior film. Una  statuetta contesa con altre cinque grandi opere: "IL SIGNORE DEGLI ANELLI" di Peter Jackson, "IN THE BEDROOM" di Todd Field, "MOULIN ROUGE!" di Baz Lurhamnn, "GOSFORD PARK" di Robert Altman e "MULHOLLAND DRIVE" di David Lynch). Altman quest'anno si propone con una commedia thriller, ambientata negli anni trenta e condita in un'atmosfera alla Agatha Christie, nella quale viene messa a nudo la figura dell'aristocratico inglese. Ovviamente non poteva mancare il delitto, un po' alla cluedo!!! Grandi attori, quali Kristin Scott Thomas, Alan Bates, Michael Gambon, incantano con i loro modi "very british" e riescono a catturare l'attenzione con risate e occhi sbarrati… fino alla fine. E poi, "MULHOLLAND DRIVE" (alcuni critici lo hanno definito il grande ritorno di David Lynch), un thriller noir misterioso ed onirico. Sullo sfondo di una Hollywood sempre più dissacrata, in primo piano Betty (Naomi Watts - aspirante attrice in cerca di successo) e Rita (Laura Harring - vittima di un incidente stradale e alla ricerca della sua identità). Un appunto: prima di arrivare al grande schermo, questo film era un progetto per una serie televisiva (i produttori hanno bloccato il progetto, insoddisfatti del lavoro di Lynch; e adesso l'opera è considerata un capolavoro!). Da sottolineare il "ritorno" di Cassius Clay sul grande schermo, in ALI',  una spettacolare biografia diretta da Michael Mann ed interpretata  magnificamente da Will Smith (anche per lui una nomination). E poi ancora Francia e lo stupore che nasce dagli effetti speciali di VIDOCQ, thriller gotico ambientato nella Parigi del XIX secolo. Regista visionario, Pitof, dirige un Gérard Depardieu sempre travolgente, sfortunatamente poco presente nel film. L'Italia invece si presenta con l'interessante ed importante film "I BANCHIERI DI DIO" di Giuseppe Ferrara, tratto dalla vicenda Calvi; grandi attori (Giancarlo Giannini, Alessandro Gassman e Rutger Hauer) per rivivere un pezzo di storia italiana tra mafia, finanza, politica, logge e servizi segreti… speranza di rivelazioni.


FUN: LUNEUR

ADRENALINA, GIOCHI DI ABILITA', HORROR, REALTA' VIRTUALE E PURO  DIVERTIMENTO PER TUTTI! L'usanza di riunire in una piazza saltimbanchi, attori girovaghi e circhi risale alle antiche sagre e fiere periodiche dell'Alto Medioevo, alle feste per matrimoni e nascite di principi e principesse, alle antiche giostre e tornei cavallereschi. Verso la fine dell'800 la vasta zona di Coney Island, attorno a New York, fu riservata ai divertimenti e attrazioni di ogni tipo, e fu chiamata Luna Park. Il termine ebbe fortuna e fu esportato anche in Europa ed in Italia, e qui da noi si usa ancora oggi, mentre negli Stati Uniti si è tornati alla classica denominazione di "fair", semplicemente fiera. Alcuni dei luna park permanenti d'Europa sono divenuti delle vere e proprie istituzioni cittadine, come il Prater di Vienna, aperto al pubblico nel 1766 e il Tivoli di Copenaghen, che ha più di due secoli e mezzo. La città di Roma, che non ha mai avuto un'area fieristica all'altezza di una capitale europea, non ha comunque trascurato di dotarsi di un parco di divertimenti che fornisse occasioni di svago per ogni età. 

Il Luneur, immerso in un area verde al centro dell'elegante quartiere Eur, con ampia possibilità di parcheggio gratuito (oltre 1.000 posti auto), è il Luna park Permanente di Roma, uno tra i più grandi parchi di divertimento d'Italia e certamente il più antico. Fu aperto nel 1953, in occasione della Fiera dell'Agricoltura, con l'insediamento di alcune giostre, ad opera di veri e propri pionieri dello spettacolo viaggiante. Ha assunto l'attuale aspetto solo nel 1962 e si è gradualmente ampliato sino a diventare uno tra i più completi ed aggiornati complessi ricreativi di tutta Europa. Occupa un'area di circa 70.000 mq. ed annovera oltre 130 attività ricreative, gestite da un centinaio di imprese, tutte a conduzione familiare. La comunità del parco conta, tra soci, esercenti, maestranze e relative famiglie, di quasi 500 unità lavorative. Il Luneur ospita anche un gran numero di manifestazioni ed iniziative a carattere sociale. Ogni 8 marzo, ad esempio, il parco diviene un classico luogo d'incontro per ragazze e ragazzi che vogliono festeggiare la festa della donna lontano da libri e professori. L'ultimo giovedì di maggio è dedicato alla "giornata del disabile" ed il Luneur apre le sue attrazioni a circa diecimila portatori di handicap provenienti da Roma, dalle province laziali ed anche dalla Campania e dall'Umbria. Da giugno a settembre, alla permanente realtà multicolore del parco, si aggiungono anche i gazebo lungo i camminamenti, che ospitano artigiani ed espositori, mostre di giocattoli, libri, quadri ed arte varia. Molti locali offrono spettacoli e musica dal vivo, le strade si riempiono di clown e mimi. Due giornate di ottobre sono dedicate alla terza età ed a Natale l'intero parco giochi viene messo a disposizione dei ragazzi ospiti degli istituti di assistenza per gli orfani ed i bambini abbandonati. In questo periodo il Luna Park dell'Eur è aperto fino alle 20.00 nei giorni feriali e fino alle 22.00 di domenica e nei festivi, mentre si va avanti fino alle 01.00 il sabato e nei prefestivi. ROMA - Via delle Tre Fontane. Tel. 06 5925933.


FUN: PUNTO E PASTA!

Chissà per quale misterioso motivo, la pasta ha trovato il suo nido ideale in Italia, per il clima probabilmente; o forse perché la sua semplicità si sposava perfettamente con l'infinita fantasia culinaria degli italiani. Fatto sta che già nel 1800 i pastifici di Napoli vantavano la produzione di ben 200 tipi diversi di pasta. La sua creazione si perde, ovviamente, nei meandri di leggende e racconti, e si lega inesorabilmente alla nascita dell'agricoltura e della coltivazione del grano, toccando tutti gli angoli del pianeta dove l'uomo, di generazione in generazione, ha imparato a lavorare il grano macinandolo, impastandolo con acqua, spianandolo in pani sottili e cuocendolo su pietre bollenti. Già nel primo millennio a.C., la parola greca "laganon" indicava un foglio grande e piatto di pasta tagliato a strisce. Da laganon deriva il laganum latino, che Cicerone cita nei suoi scritti. Ancora oggi lagane è un termine usato nel Centro e nel Sud d'Italia per indicare alcuni tipi di pasta, senza escludere, ovviamente, le lasagne. Nel 1154, il geografo arabo Al-Idrin parla di "un cibo di farina in forma di fili", chiamato "triyah", che si confezionava a Palermo e si esportava in botti in tutta la penisola (in Sicilia oggi si trovano ancora la tria bastarda e i vermiceddi di tria; nel Salento la massa e tria e i ciceri e tria; nell'area barese c'è la tridde). E nel 1279, in altri scritti figura la parola macaronis. Queste date ed altre testimonianze dimostrano che non fu Marco Polo nel 1295 a portare la pasta dalla Cina, la quale peraltro era notevolmente diversa da quella di grano duro italiana. E comunque una delle più antiche testimonianze di produzione di pasta simile a quella odierna appartiene alle tribù beduine e berbere, che essiccavano al sole dei cilindri di pasta, forati per conservarli meglio, oggi chiamati "rista". In Italia, il sole di Napoli si rivelò il più idoneo per l'essiccamento; e qui la pasta trovò il suo compagno ideale: il pomodoro, arrivato dal Perù nella seconda metà del ‘500. Al nord, dove il clima era meno favorevole, si costruirono le prime "giostre" (un macchinario di legno formato da un asse centrale verticale per sostenere i telai per le paste corte o in matassa o le canne per la pasta lunga). La giostra si trovava in un locale riscaldato e girava utilizzando forza motrice idrica o animale. I produttori di pasta si riunirono in corporazioni in tutte le città: a Roma vigeva una legge molto severa che prevedeva pene corporali a chi vendeva pasta senza essere fornaio. Fino alla metà del XVIII secolo, la semola con l'acqua veniva impastata con i piedi, finché Ferdinando II incaricò uno scienziato di inventare un macchinario, a cui si susseguirono una serie di innovazioni fino ad arrivare al 1933, quando fu brevettata la prima macchina in grado di eseguire tutto il processo produttivo. Oggi i pastifici sono innumerevoli e diffusi in tutto il mondo, ma il prodotto è sempre quella stessa semplice miscela di semola di grano duro (dal latino "simila": farina di grano) e acqua. Mentre la pasta fresca viene preparata anche con farina di grano tenero, per la pasta secca in Italia per legge si utilizza esclusivamente semola di grano duro. Grano duro e grano tenero sono due varietà del cereale più diffuso nel mondo: il frumento. In Italia si coltivano entrambi: il primo è più diffuso nelle regioni meridionali ed in particolare in Puglia, il secondo ha una migliore produttività in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. La semola si ottiene con la macinazione e la setacciatura del grano duro depurato da sostanze esterne.  Le "presse" lavorano l'impasto di farina ed acqua, che deve essere di media durezza e a basso livello di sodio, con bassissime concentrazioni di ferro. Poi avviene la "gramolatura" per rendere l'impasto più elastico e la "trafilatura", ovvero si danno le diverse forme. Infine, con l'"essiccamento" si porta la pasta al giusto grado di umidità prima del confezionamento. La buona qualità si distingue dal colore, che deve essere giallo ambrato ed omogeneo, e dalla secchezza. Anche la pasta all'uovo deve essere prodotta esclusivamente con semole e con l'aggiunta di almeno 4 uova intere di gallina, per un peso complessivo non inferiore a 200 grammi per ogni kg di semola. Ci sono poi le paste dietetiche per i diabetici e gli intolleranti al glutine, che sono a ridotto contenuto o glucidico o proteico o calorico o in sodio. La pasta contiene infatti un buon contenuto di proteine, poche scorie, un basso contenuto in grassi e vitamine ed è facilmente digeribile, soprattutto se cotta al dente, perché viene masticata più a lungo. L'aggiunta di condimenti apporta lipidi, aminoacidi e vitamine. Se sono questi i grassi che la condannano ad essere considerata "nemica" della linea, proprio i condimenti la rendono unica e insostituibile compagna di infinite fantasie, che si disperdono in innumerevoli ricette regionali. A Roma la pasta si accompagna con ceci, fagioli, patate, broccoli, cicoria, lenticchie, piselli, salcicce, fegatini, tonno, ricotta, pajata, fino ad arrivare alle classica carbonara, amatriciana, arrabbiata e puttanesca.


SPORT: MARATONINA ROMA-OSTIA 2002

DI CORSA VERSO IL MARE! Il 24 febbraio, 6.000 partecipanti per la Maratonina Roma-Ostia: un evento sportivo capace di aggregare tanta parte della popolazione romana e lidense e di rinnovare una tradizione che, di anno in anno, si ripete e si consolida. Insieme a dati, numeri nomi e risultati agonistici, un momento di incontro fra le genti. La rivalità cade in ginocchio di fronte alla voglia di conoscersi, confrontarsi ed affermarsi nel confronto sportivo di un evento che coinvolge a pieno titolo anche atleti in carrozzina e non vedenti. Ed oltre la lealtà e il rispetto delle regole, cresce la lotta contro la discriminazione, la violenza, il doping e l'imbroglio.

21 km e 97 metri: questa la distanza percorsa dal Palazzo dello Sport dell'Eur fino alla Stadio sito all'interno della Caserma Italia della Guardia di Finanza di Ostia. 15.000 Euro il montepremi ufficiale; 60'06" il nuovo record maschile della manifestazione, stabilito quest'anno, e 71'17" quello femminile, imbattuto dal 2000. 74 le province italiane rappresentate, 23 le nazioni presenti, 4 i continenti, 6 gli sponsor 7 gli enti locali e le istituzioni patrocinanti, 6.000 gli atleti, di cui 550 partecipanti al Campionato Italiano Militare Interforze. Questi i numeri con i quali ha preso il via la 28esima edizione della Maratonina Roma-Ostia, ideata ed organizzata da sempre dal Gruppo Sportivo Bancari Romani, sotto l'egida concessa dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Roma, dal Comune di Roma, dai Municipi Roma XII e Roma XIII, dalla Guardia di Finanza e dall'Assobalneari del Lido di Roma. Per tutto questo, naturalmente, un solo vincitore: Robert Cheruiyot, giovane keniota del Fila team, alla sua migliore prestazione stagionale sulla distanza della mezza maratona. E se quest'anno il percorso è rimasto invariato rispetto alle edizioni precedenti, la vera novità è stata la partnership con Lottomatica, title sponsor della manifestazione. Il via, domenica 24 febbraio 2002, alle ore 9,30 circa, con il Presidente della Regione Lazio, Francesco Storace: un tappeto che si srotola di colpo e i 6.000 partecipanti invadono, nella loro assoluta varietà, lo stradone alberato della Cristoforo Colombo, che da Roma porta verso il mare. Fra la folla di agonisti, amatori e veterani, il vicedirettore generale Rai Gianfranco Comanducci, il giudice Armando Spataro e il generale Marchetti della Guardia di Finanza. Un vero crescente successo; e il presidente del Comitato Organizzatore, Luciano Duchi, afferma: "Quando nell'ottobre del 1972 pensai al Campionato Italiano Interbancario di corsa su strada e scelsi il percorso da Roma ad Ostia, non immaginavo lontanamente di mettere in cantiere una manifestazione che sarebbe stata così intensamente partecipata e vissuta da centinaia di migliaia di podisti."

Approfondimenti tecnici:  Gara maschile: vince il keniota Robert Cheruiyot del Fila team, precedendo sul traguardo, con il vantaggio di un minuto circa, il connazionale e compagno di squadra Moses Kemboi, classe 1977. Italiani al terzo e quarto posto, rispettivamente con Michele Gamba e Daniele Caimmi delle Fiamme Gialle.  Gara femminile: la punta di diamante della crescente presenza femminile (quest'anno al 15%) è Gloria Marconi del team Sahara Livorno, con il tempo di 1h11'31".


MUSIC: NOTRE DAME DE PARIS NELLA CAPITALE

Il pubblico romano, dopo aver assaporato le due esibizioni televisive del cast di "Notre Dame de Paris", finalmente il 14 marzo potrà esser spettatore di uno degli eventi più importanti del momento, che ha travolto tutti i record di vendita sia discografica che di presenze a Teatro e ricevuto i premi ed i riconoscimenti più prestigiosi nel mondo: il premio Felix nel '98 e nel '99 (Canada), il World Music Award di Monaco; e soprattutto la canzone "Belle" è stata nominata nel 2000 canzone francese più bella del secolo. Lo spettacolo debuttò a Parigi nel 1998 e da allora in tutto il mondo ha  contato più di 8.000.000 spettatori e venduto oltre 10.000.000 di dischi, entrando di diritto nel Guinnes dei primati. Il musical è stato già tradotto in tre lingue (inglese, spagnola e italiana); e  presto anche in russo e olandese. La versione italiana è firmata da Pasquale Panella e il disco uscito qualche mese fa ha già superato i 10 milioni di copie vendute.

Riccardo Cocciante, (Vietnam 20.02.1946), padre, insieme a Luc Plamodon,  di questo grande musical che nel 1999 gli è valso il titolo di Grande Ufficiale della Repubblica per meriti artistici, nella sua carriera di cantante ha già più volte collaborato con personaggi del mondo della musica di grande rilievo come Ennio Morricone, Paul Buckmester, Vangelis, Newton Howard, Geoff Westley e con gli autori Marco Luberti, Mogol, Lucio Dalla, Enrico Ruggeri. Negli ultimi anni si è occupato personalmente della preparazione degli artisti e della realizzazione discografica delle varie versioni del "Notre Dame de Paris"; e le sue melodie presto anche al cinema. Il suo incontro con Luc Plamondon, autore canadese, uno degli artisti più stimati in Francia e in Canada, che con "Starmania" ha già riscosso grande successo, segna la sua carriera. Insieme fanno di "Notre Dame de Paris", tratto dal romanzo "Il gobbo di Notre Dame" di Victor Hugo, un'opera in due atti che canta l'infelice amore della zingara Esmeralda e del gobbo Quasimodo che distrutto dal dolore si lascerà morire al suo fianco. Uno dei fenomeni musicalmente più originali degli ultimi anni. Non si parla di un musical all'americana, ma di un moderno melodramma popolare, una vera e propria opera rock.

Nel cast per Roma, eccetto la protagonista femminile, la zingara Esmeralda, interpretata dalla giovanissima argentina Lola Ponce, i cantanti sono tutti italianissimi e volutamente sconosciuti al grande pubblico: Giò Di Tonno (Quasimodo), Vittorio Matteucci (Frollo), Graziano Galàtone (Febo), Matteo Setti (Gringoire), Marco Guerzoni (Clopin) e Claudia D'Ottavi (Fiordaliso). Come lo stesso Cocciante ha affermato: "Voglio voci nuove, naturali e moderne per uscire dagli schemi dello stile impostato del musical anglossassone, per creare qualcosa di fresco. In Francia i protagonisti della prima messinscena sono diventati delle vere e proprie star".

Per la prima in Italia con la nuova versione di Panella, a Roma, si è dovuti ricorrere alla costruzione ex-novo di una tecnostruttura e allestita in Via Conca d'Oro, dotata delle più moderne tecnologie in campo acustico e scenografico. Questa struttura di nuovo concepimento comprende un palcoscenico di 38x16 metri, dotato di una graticcia mobile motorizzata da 20x12 metri. Il tutto per una scenografia d'effetto che durante lo spettacolo si anima creando come una danza in scena. Ed infine l'avanzato sistema di motorizzazione controllato da computer ed unico in Italia, attualmente utilizzato dagli U2 e da Michael Jackson, è utilizzato per tutti gli effetti di sollevamento e volo, creando così un effettivo sfruttamento tridimensionale dell'intero spazio scenico. Ed ancora, 600 metri quadri di superficie con trattamento pittorico e scultoreo che riproduce la pietra della cattedrale parigina. Insomma è il più grande teatro al coperto mai realizzato in Italia, con una capienza di 2.900 spettatori. Dopo Roma, l'intento di David Zard, il produttore in Italia, è di arrivare con la struttura Teatro in tutte le città che avranno lo spazio per poterla ospitare.

Ad oggi 1.893 le rappresentazioni: 223 a Parigi, 55 a Bruxelles, a Las Vegas per 8 mesi, nel Canada francofono 350 repliche, a Londra per 5 mesi, a Milano tutto esaurito e in Libano 35.000 spettatori.  

NOTRE DAME DE PARIS: 14 Marzo 2002 - 15 Aprile 2002. Dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 17.00; festivi ore 16.00; lunedì riposo. Numero verde 800112211.


VISION: VIA DEI FORI IMPERIALI

Realizzata nel 1931-33, la "Via dell'Impero" (850 metri di lunghezza per 80 metri di larghezza, unisce formalmente Piazza Venezia con il Colosseo. Un'arteria che accarezza il cuore del passato e del futuro. Splendori archeologici e semantici (adesso visibili solo in minima percentuale), la circondano. I Fori Imperiali, la cui nascita delimita il passaggio dalla repubblica all'impero, sono composti da: Foro di Cesare, Foro di Augusto, Foro della Pace, Foro di Nerva ed il Foro di Traiano. Tutti i più importanti imperatori romani vollero lasciare il segno, costruendo un foro intitolato al proprio nome. Oggi, un'area archeologica fra le più ricche al mondo.

IL FORO DI CESARE: realizzato da Cesare in un'area contigua al vecchio Foro Romano, inaugurato ancora incompleto nel 46 a.C.; fu poi terminato da Augusto e da Diocleziano. IL FORO DI AUGUSTO: edificato per volere di Augusto e delimitato da un altissimo muro, acora oggi conservato.  IL TEMPIO DELLA PACE: costruito da Vespasiano fu inaugurato nel 75 d.C., dopo il trionfo della guerra giudaica e la presa di Gerusalemme.  IL FORO DI NERVA: iniziato da Domiziano, fu inaugurato da Nerva nel 97 d.C.; architettonicamente una piazza a forma rettangolare molto allungata. IL FORO DI TRAIANO: inaugurato tra il 112 e il 113 d.C., è cronologicamente l'ultimo dei Fori Imperiali; la sua pianta morfologica è quella più articolata.

Visite: biglietteria dal lunedì alla domenica, dalle ore 9,00 alle 18,30. Visite guidate individuali: tutti i giorni, alle ore 11,00 e 16,00 visita guidata in italiano; alle ore 10,00 e 15,00 visita guidata in inglese. Visite guidate per gruppi (su prenotazione, in italiano, inglese e francese): prenotazioni al numero 06 39967850. Per ulteriori informazioni: Ufficio Fori Imperiali e Mercati di Traiano, Via IV Novembre 94 - 00186 Roma. Tel. 06 6789487.


VISION: LA MERIDIANA DI S. MARIA DEGLI ANGELI

La Meridiana di Santa Maria degli Angeli servì a misurare il tempo e a rimettere gli orologi di Roma fino al 1846, quando il cannone del Granicolo cominciò ad annunciare il mezzogiorno.

Nella imponente Basilica romana dedicata alla Vergine Maria, progettata dal grande Michelangelo, che a novanta anni vinse un concorso bandito da Papa Pio IV (Giovan Angelo De Medici, 1560-1565) per la costruzione di una grande chiesa sulle rovine delle maestose terme di Diocleziano, esiste una meridiana con una storia particolare. In relazione alla riforma del calendario operata a suo tempo da Giulio Cesare, l'equinozio di primavera nel 1582 veniva a cadere l'11 marzo invece del 22. Poiché per la Chiesa la Pasqua è collegata all'equinozio (si celebra la domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera) lo spostamento di 11 giorni era imbarazzante; e fu così decisa una revisione del calendario. Il Concilio di Trento incaricò Papa Gregorio XIII (1572-1585) di risolvere il problema. Gli astronomi Luigi e Antonio Giglio formularono una ipotesi di calendario corretto e il Papa emanò una Bolla il 24 febbraio 1582 con cui ordinava la riforma del calendario. Furono soppressi dieci giorni (si passò dal 4 al 15 ottobre) e venne soppresso anche il giorno bisestile per ogni anno centenario a venire, eccetto quelli con le prime due cifre divisibili per quattro, onde evitare che nel tempo si potessero verificare errori nella fissazione della Pasqua. Per poter verificare l'esatta corrispondenza del calendario con il movimento degli astri, Papa Clemente XI (1700-1721) incaricò Francesco Bianchini di costruire una meridiana che consentisse di osservare con esattezza le variazioni della posizione degli astri. Fu deciso di costruirla all'interno della chiesa di Santa Maria degli Angeli, la cui solida antichità garantiva assenza di variazioni e vibrazioni, avendo superato indenne il terremoto del 1703, che aveva sconvolto Roma senza risparmiare neppure il Colosseo. Bianchini, che si avvalse della collaborazione del noto astronomo Giacomo Filippo Maraldi, utilizzò per alcune misurazioni particolari un orologio munito di un lunghissimo pendolo speditogli dalla Francia; e per osservare i movimenti di una stella di prima grandezza anche di giorno, fece praticare fori sulle pareti della chiesa da dove puntare un cannocchiale lungo più di 11 metri. La parte essenziale di tutto l'impianto è la Linea Clementina, una lamina di bronzo dorato lunga 45,80 metri, che rappresenta l'intersezione del Meridiano di Roma con il pavimento. Da quello che alla vista profana sembra un semplice foro alla parete, ad un altezza di oltre 20 metri, entrano i raggi del sole; in realtà è un foro eliottrico praticato su una lamina di bronzo inserita orizzontalemente su una lastra di marmo che fa da davanzale a una piccola finestra visibile soltanto dall'esterno. All'interno, in corrispondenza del passaggio dei raggi solari, è applicato un grande stemma di Clemente XI, che presenta uno sportello attraverso il quale si può introdurre un cannocchiale e osservare anche di giorno pianeti e stelle fisse, misurandone la declinazione. Sulla linea clementina si misurano le ore e dal foro eliottrico si può misurare il trascorrere del tempo. E tutta la meridiana è un complesso e sofisticato misuratore astronomico con i segni zodiacali e alcune costellazioni posizionati con esattezza nella sfera celeste. Ancora oggi nonostante i lavori di ammodernamento di Luigi Vanvitelli e quelli più tardi effettuati dall'architetto Barberi, che sostituì il pavimento michelangiolesco di mattoni con variopinti marmi, conserva la sua efficacia astronomica.