ROMA IN TAXI: LUGLIO 2002



IN COPERTINA: KATERINA HARTLOVA


ZOOM: RAPPORTO ALLA CITTA' DI ROMA

26 GIUGNO 2002: IN PIAZZA SS. APOSTOLI, IL "RAPPORTO ALLA CITTA' DI ROMA. SILVANO MOFFA: "ABBIAMO DATO UN'ANIMA NUOVA ALLA PROVINCIA DI ROMA".

Una Provincia del tutto rinnovata, capace di scendere in piazza per mettersi in discussione, o meglio, per mettersi a disposizione dei cittadini e dimostrare con i fatti i risultati dei tre anni di gestione Moffa. Con il "Rapporto alla Città", Palazzo Valentini si è presentato ai cittadini con un bagaglio di traguardi raggiunti e di obiettivi centrati. Silvano Moffa: «E pensare che c'era qualcuno che voleva cancellare questo Ente, come se fosse marginale o superato». Un cammino verso il rinnovamento dell'Amministrazione provinciale pieno di difficoltà, soprattutto all'inizio. «A partire dalla legge Masini, che ha portato la Provincia a gestire ben 400 edifici scolastici, ereditati dal Comune in gravi condizioni strutturali». Gli uffici di Palazzo Valentini si sono subito attivati, redigendo un piano generale per la messa a norma e la ristrutturazione degli immobili «con impegni di spesa assolutamente straordinari rispetto al passato». Altra sfida raggiunta: la riforma del collocamento, ora luogo di incontro tra domanda e offerta di lavoro. «In soli sei mesi abbiamo organizzato una banca dati di ben 350.000 schede, a disposizione delle Pmi, frutto di interviste dirette ai disoccupati del territorio, corredate di dati anagrafici e di specifiche vocazioni». 

Altra scommessa: le deleghe sulla formazione appena passate dalla Regione alla Provincia. E ancora: l'avvio di forme gestionali miste pubblico-private, il recupero dei Beni culturali con un Piano restauri di ben 100 miliardi di vecchie lire «per valorizzare una grande miniera su cui abbiamo il sentito il dovere di investire». Come il recupero del settecentesco Palazzo dei Pazzi in via dei Prefetti che da 22 anni attendeva di essere restaurato. «Dopo averlo sgomberato dall'occupazione abusiva, abbiamo fatto partire i lavori di ristrutturazione e lo trasformeremo nel Palazzo della Cultura per eccellenza, trasferendovi, tra le altre cose, la biblioteca e l'archivio provinciali». Dalla cultura alla tecnologia. Da tempo sul territorio provinciale l'Aula Mobile Informatica di Palazzo Valentini - omologata anche per i disabili - è in giro per il territorio per consentire l'uso del computer, di internet e della posta elettronica ai tutti i cittadini. L'amministrazione provinciale ha inoltre messo in opera un progetto per il collegamento informatico con le 120 amministrazioni dell'hinterland al fine di velocizzare le pratiche burocratiche grazie anche alla realizzazione della firma digitale. Inoltre, una cucina mobile realizzata dalla Provincia di Roma e gestita dall'associazione "il Sorriso" è a disposizione dei senzatetto dell'hinterland, per fornire pasti caldi a qualsiasi ora. «L'amministrazione provinciale è stata la prima istituzione a chiamare l'assessorato ai Servizi sociali anche "Politiche per la Comunità familiare", sulla base dei valori in cui crediamo». «Il nostro indice di solvibilità finanziaria, ha conseguito un lusinghiero "A+": un voto che premia la buona gestione del bilancio provinciale caratterizzata dall'innovazione dei programmi finanziari». 

Interventi a tutto campo per la sicurezza stradale a partire dalla campagna "Educazione stradale 2000" e da quella per l'uso del casco tra i giovani. Iniziative importanti anche sul turismo, come il progetto attivato solo al Louvre di Parigi col quale nascono per la prima volta le guide turistiche per non udenti. E le numerose altre campagne promozionali delle nostre bellezze o per lo sport, come "Metti in moto la salute". Promozione anche per le Pmi locali per rilanciare l'imprenditorialità all'estero e la qualità dei nostri prodotti nell'ambito del rilancio del turismo internazionale in provincia. «Abbiamo anche dato vita ad un sistema di controllo dell'usura del manto stradale in collaborazione con il Ministero degli Interni e delle Forze dell'Ordine. Con il rilevamento e l'informatizzazione degli incidenti stradali abbiamo infatti realizzato la mappa dei punti più a rischio». Altre sfide della Provincia di Roma: la più importante rassegna del Centro-sud sul comparto ambientale: "Agricoltura & Natura" divenuta appuntamento obbligato degli operatori del settore e il recupero dei rifiuti di costruzione e demolizione grazie ad un accordo con l'Unione degli industriali di Roma, la società Autostrade e le ferrovie dello Stato. Infine, è stato siglato l'accordo per il Sistema idrico integrato Acea-Ato 2 - un'intesa che vede coinvolti oltre cento Comuni, Roma compresa - per fronteggiare i rischi di siccità nel nostro territorio.


ZOOM: FOTOGRAFIA GLAMOUR

Fotomodelle, attrici e grandi maestri di moda e fotografia creano questo affascinante vortice di sensi, dove ogni particolare incanta nella sua magica melodia. Fascino, seduzione, esplorazione di un eros velato da una sottile eleganza, un'intima armonia colta in quell'attimo rubato da un sapiente obiettivo. La fotografia glamour, il cui fine è di mettere in evidenza il fascino di una donna, adotta tecniche stilistiche molto simili a quelle cinematografiche, curando molto l'abbigliamento, i particolari, cercando di valorizzare al massimo la figura.

Il messaggio erotico rimane sempre nei limiti del buon gusto, pur risultando gradevolmente stimolante. Anche il ritratto del corpo nudo può essere realizzato in modo elegante e discreto allo stesso tempo, diventando così un abito di delicata sensualità. Tecnicamente, nella realizzazione di queste fotografie di stile idilliaco e mitizzante, si adotta ogni accorgimento per rimuovere imperfezioni. Con un'illuminazione morbida e diffusa, ottenibile per riflessione su schermi ampi, o mediante illuminazione naturale fatta cadere sul soggetto frontalmente, con leggera inclinazione verticale. Un gioco di luci ed ombre, trasparenze e veli, in un'arte paragonabile ad un espressionismo in cui la pittura suggeriva emozioni intense.


SHOPPING: CABRIOSPIDER

LUSSUOSE O SPORTIVE, MA PUR SEMPRE DECAPPOTTABILI!

 L'automobile cabriolet. La decappottabile. Lo spider. Tanti modi per definire una concetto abbastanza semplice: un'automobile pensata e costruita per viaggiare senza tetto! Tecnicamente il tettino apribile è un'altra cosa, una porzione limitata di cielo da vedere. E' come confondere l'oceano con un lago! Lo spider è completo e assoluto. Cambia solo il modo con cui si convive con il tetto a scomparsa. 

Normalmente la cappotte è di stoffa e si ripiega nella parte posteriore della vettura, assicurandola con cinghie e nastri. Piccoli gesti che racchiudono un modo ed un tempo di vivere passati. E' stato sempre così. Quasi. Oggi la tecnologia ha automatizzato anche questo processo e, se si vuole, basta spingere un bottone e l'auto si scopre da sé, nascondendo il tetto direttamente in un vano appositamente progettato. Non c'è più tutto quel lavoro sapiente e preciso, ma una meraviglia di movimenti predefiniti che, sincronizzati alla perfezione, compiono il miracolo!  Ma quando è nato lo spider? Con la nascita dell'auto stessa probabilmente. Infatti le prime auto non erano altro che carrozze a cavalli senza i cavalli e, a quel tempo, il miracolo stava lì, nel motore, e nessuno aveva da subito pensato al tetto. C'era la solita cappottina di tela sostenuta da un sistema di stecche ripiegabili. Dunque le prime automobili erano certamente delle cabriolet. Poi lo sviluppo e l'industrializzazione chiusero completamente il cielo degli automobilisti, oramai rinchiusi in scatole di latta. E solo i più poveri non potevano permettersi un'auto con il tetto di latta! Strano luogo il mondo! Poi qualcuno si accorse che la libertà poteva essere espressa anche dalla guida con vento in faccia e cielo sulla testa e allora per i giovani di tutta l'America il sogno ritornò una spider fiammante. 

Erano gli anni '50, quelli di Happy Days per intenderci; e se volevi avere una donna non male era meglio che ti compravi un giubbotto di pelle e una cabriolet. Da allora il mito non è più stato dimenticato e, nonostante l'arrivo delle station wagon, delle monovolume e dei jeepponi, la cabriolet rimane per tutti un segno riconoscibile di spensieratezza e libertà. E poi a ognuno la sua. Negli anni '50 la mitica "Bel Air" divenne un simbolo di forma e cromature. James Dean non si separava mai della sua Porsche ed insieme a lei perse la vita. Ai tempi della "Dolce Vita", a Roma faceva furore la Cadillac rosa di Fred Buscaglione. I reali di una volta, e anche la mitica Garbo, preferivano l'Hispano Suiza… mai più si costruirà una macchina così lussuosa. Dustin Hoffman divenne il celebre laureato a bordo del "Duetto" dell'Alfa Romeo. E sia i regnanti inglesi che i petrolieri sauditi hanno sempre adorato le convertibili di casa Rolls Royce.


ARTS: POP ART A ROMA CON GEORGE SEGAL

A Roma, presso, il Museo d'Arte Contemporanea, dal 13 giugno al 1 settembre 2002, è ospite l'opera di George Segal: con una mostra retrospettiva su uno dei protagonisti della Pop Art americana.

Attraverso quaranta opere selezionate in collaborazione con "The George and Helen Segal Foundation",è possibile ritrovare lo stato materico con cui l'artista costruì le sue visioni: sculture di grandi dimensioni in gesso e in bronzo, dove a grandezza naturale si cristalizza l'attimo dell'uomo, "rilievi", "frammenti", olii e acquarelli dall'enorme impatto visivo ed emozionale, che ben giustificano il successo ottenuto dal maestro nel panorama artistico mondiale degli anni Settanta ed Ottanta. Segal è forse il "figlio dell'America" artisticamente più vivace: un figlio di New York, dove nasce nel 1924 e muore nel 2000. E' negli anni '50 che Segal rimane influenzato dalla visione artistica di quella che Lawrence Alloway definì "Pop Art"; un'arte figurativa ispirata alla società dei consumi che troverà nell'immaginario delle masse e nei mezzi di comunicazione sviluppo ed appiglio. La poetica di Segal e la sua volontà di rappresentare gesti quotidiani, sentimenti semplici ma profondi, traspaiono dall'umanità della sua opera e si fondono in modo leggero ed inequivocabile con lo spirito della Pop Art. Per chi lo ama, Segal è la pragmatizzazione semantica di uomini di gesso e bronzo; sculture che rappresentano la semplice umanità colta nel vivere quotidiano, come aspettare l'autobus o bere il caffè, momenti comunque intrisi di toni drammatici ed esistenzialisti. Una poetica a metà strada tra de Kooning o Kline, ma anche l'incontro del sentimento umano con il mondo esterno, in cui si può riconoscere la matrice pop. Oltre 60 fotografie inedite in bianco e nero, scattate dal fotografo Dino Pedriali nello studio dell'artista a South Brunswick nel New Jersey, nel 1976, compongono una sezione dedicata della mostra insieme a due documentari: "Videointervista" , registrazione effettuata a Roma, nel 1999, da RAI SAT ART, e "George Segal: American Still Life" che racconta, attraverso le testimonianze di familiari, amici e critici d'arte, quali fossero le linee guida della ricerca artistica di questa grande artista americano, le cui opere sono conservate in tutti i più importanti musei d'arte, sia negli Stati Uniti che in Europa e in Asia.

George Segal - The Artist's Studio: Museo d'Arte Contemporanea di Roma - Via Reggio Emilia 54  dal 13 giugno - 1 settembre 2002. Orario: da martedì a domenica 9.00/19.00; festività 9.00/14.00; lunedì chiuso - biglietto d'ingresso: intero Euro 5,16 - ridotto Euro 4,13 e 2,58. Telefono: 06 67107900. Servizi al pubblico: bookshop, caffetteria, mediateca, postazioni multimediali, biblioteca del Centro Ricerca e Documentazione Arti Visive.


ARTS: IL QUIRINALE. L'IMMAGINE DEL PALAZZO...

L'IMMAGINE DEL PALAZZO DAL CINQUECENTO ALL'OTTOCENTO: Dal 7 giugno, Palazzo Fontana di Trevi, sede dell'Istituto Nazionale per la Grafica, ospita la mostra "Il Quirinale. L'immagine del palazzo dal '500 all'800", un excursus iconografico sulle vicende architettoniche della storica residenza romana, sede della Presidenza della Repubblica Italiana.Esposte circa 60 opere tra dipinti, disegni e stampe, provenienti dall'Istituto Nazionale per la Grafica, dal Louvre, da Sèvres, dagli Uffizi e da altri prestigiosi musei italiani.Il percorso espositivo ha inizio con un gruppo di opere raffiguranti la trasformazione del complesso di Monte Cavallo a sede pontificia. La pianta di Roma di Mario Cataro(1576), insieme ad un disegno proveniente dal Louvre che illustra lo stato della piazza intorno alla metà del 500, consente di contestualizzare urbanisticamente la vigna di Monte Cavallo. Le prime immagini dipinte nel palazzo sono una piccola tempera su pergamena di W. Baur del 1635 , e una pergamena di J. P. Schor(1658) che inquadra una parte del palazzo pontificio. Tra le opere pittoriche che mostrano la veduta della piazza dalla fine del '600 vi sono le opere di Gaspar van Wittel. L'inizio del '700 segna un genere nuovo di raffigurazioni del palazzo: grandi tele che rappresentano il fastoso ingresso in Quirinale degli ambasciatori che venivano ricevuti dal pontefice. Con la costruzione, avvenuta tra il 1722 e il 1737, delle Scuderie e del Palazzo della Consulta e col completamento della Manica Lunga, nelle vedute della piazza di Monte Cavallo, dipinte e incise, il punto di vista viene ribaltato per includere nelle immagini gli edifici di Ferdinando Fuga. Introduce il tema lo spettacolare dipinto di committenza pontificia di Giovanni Paolo Panini dal Coffee-House del Quirinale, e riveste un valore programmatico dell'aspetto della nuova piazza essendo un dipinto del 1733, cioè quando i lavori di Fuga per la Consulta non erano ancora stati completati. La piazza così rinnovata stimola soprattutto la produzione degli incisori, fra i quali Giuseppe Vasi, Giovan Battista Piranesi, Francesco Panini, e di alcuni pittori come Antonio Joli o il francese Jeane-Baptiste Lallemand. Risalgono all'inizio dell'800 le vedute del Quirinale dipinte dai campanili della chiesa di Trinità dei Monti ritratte dal disegno di un francese. Della stessa epoca le stampe di Luigi Rossigni. La mostra si conclude con tre vedute dell'artist5a Ippolito Caffi, tra le quali uno spettacolare notturno con il palazzo illuminato dai fuochi di bengala.

Roma, Palazzo Fontana di Trevi: dal 7 giugno all'8 settembre 2002.


CINEMA: L'ISOLA DEL CINEMA

VII EDIZIONE: Roma, Isola Tiberina, dal 4 Luglio al 4 Agosto 2002: Un'occasione unica per riscoprire l'estate in città, nella magica oasi dell'Isola Tiberina, luogo d'incontro della Rome by night, dove la magia del cinema si sposa con il piacere di vivere il fiume sotto le stelle. Passeggiando sulle sue sponde potrai incontrare attori e registi da tutto il mondo, visitare la galleria d'arte e gli stand multimediali che ti collegheranno con il mondo e potrai incontrare gli amici ascoltando musica dal vivo nella fresca brezza della sera... 

Da quest'anno "L'Isola del Cinema" promuove delle visite guidate all' isola Tiberina inserite in un programma più ampio che prevede la cena e le proiezioni di cinema internazionale. Infoline: Tel 06 58333113 - www.isoladelcinema.com.


FUN: CUCINA CINESE

La cucina cinese è figlia di una civiltà culinaria antichissima ed estremamente variegata: priva di inibizioni di ordine religioso, come il divieto del consumo di carne suina o bovina come avviene per l'induismo e l'islam, ha sempre avuto come obiettivo la valorizzazione di tutte le tipologie alimentari. La cucina cinese è classificata secondo cinque differenti varietà: la cucina dell'estremo Sud o cucina cantonese (quella maggiormente conosciuta in Occidente, con i classici pollo al limone e riso fritto), caratterizzata da gusti dolci; la cucina del nord (precisamente della regione dello Hebei, con la capitale Pechino, con i ravioli e l'anatra laccata), più raffinata; la cucina del Sichuan, fondamentalmente piccante: la cucina del Fujian, celebre per zuppe ed ostriche; e la cucina del Jiangsu e dello Zhejiang, nota per pesce e crostacei. Ma a tutte queste sono comuni le caratteristiche di base, le tecniche di cottura e le attrezzature utilizzate.

Le tecniche di cottura cinesi sono numerose; e spesso lo stesso cibo, nella realizzazione di un piatto, è sottoposto a vari processi di cottura (ciascuno dei quali ha in genere tempi molto rapidi): bollito, stufato, fritto, saltato. Tuute rimandanp ad una classificazione duplice: cottura al vapore e/o bollitura e frittura e/o cottura al salto. Il principale tipo di pentola generalmente usato è denominato wok. Un vero banchetto cinese si struttura nel modo seguente: antipasti freddi o caldi, piatti di carne, pesce, doufu; mentre il riso, accompagna l'intero pasto. Al termine, una zuppa, delicato o piccante.Elementi di cucina cinese: il ruolo della soia e dei derivati è basilare (latte e derivati sono invece assenti sin dalle tradizioni); le carne principale è quella suina, seguita da quella di pollo; non si usano né burro né olio d'oliva, ma grassi derivati dal maiale od oli di semi; le verdure fondamentali sono quelle a foglia verde (cavoli, spinaci, crescione e bietole); e cipolle, porri ed aglio. Le caratteristiche di valutazione cinese degli alimenti sono: il gusto (wei ), la consistenza, il colore, l'aspetto (se), il profumo (xiang) e la fragranza (xian). Le bevande oggi classiche in Cina sono: thé verde, birra, bibite gassate e a volte superalcolici.

Spezie e condimenti: granelli di pepe bianchi, chiodi di garofano, aglio, zenzero, noce moscata, anice stellato, dadi del loto, germogli del giglio della tigre, monopodico, zenzero della radice,chillis secchi, castagne secche. La filosofia della cucina cinese: la cucina cinese è intrisa di significati filosofici. Alla base di questi, sono due i concetti principali, entrambi legati alla tradizione taoista: le tecniche di taglio e il "regime del fuoco" (huohou), espressione che indica la padronanza delle tecniche di cottura. Per raggiungere un ottimo risultato, colui che taglia deve avere l'animo tranquillo e sgombro da pensieri, come un monaco in meditazione; e chi cuoce, deve avere dovizia e pazienza nel gestire il fuoco, come un saggio alchimista. Le fondamentali forme di taglio sono quattro: bocconcini o dadini (ding); julienne (si); fettine sottili e larghe (pian); pezzi più grossi e irregolari (kuai). Il fuoco per cuocere è di due tipi: civile (wen), cioè dolce, o marziale (wu), cioè vivace.


FUN: OSTIA DAY & NIGTH

Oltre 10 chilometri di spiagge, circa 6.000 cabine disponibili, 10.000 posti spogliatoio: questi i numeri con cui il Lido di Roma si è preparato ad affrontare l'ondata turistica estiva. Chi si trova a tornare ad Ostia dopo anni d'assenza, rimane stupito dal profondo processo di trasformazione che gli stabilimenti balneari e la struttura cittadina hanno subito; e tutto appare in una veste nuova, con una efficiente organizzazione delle attività ricreative diurne, serali e notturne.

D'altra parte, Ostia è l'appendice di una metropoli cosmopolita come Roma; e per poter reggere all'impatto delle "migrazioni" estive (basti tener presente che nella scorsa stagione si sono raggiunte punte di un milione di presenze giornaliere), deve rispondere a standard di alt livello. Per questo, nel periodo invernale sono stati vasti gli interventi di riqualificazione, sia strutturale che di immagine: quasi tutti gli stabilimenti hanno quindi rinnovato il proprio look attraverso un serio lavoro di marketing, creando una struttura stile villaggio dove il cliente trova tutto: dalla spiaggia ben rifornita di infrastrutture e ben sorvegliata, alle zone di ristorazione, dai campi di beach volley e calcetto al parco giochi per i più piccoli, alle lezioni di inglese al massaggio shiatsu, dalla scuola di latino-americano, alla lezione di acquagym da scegliere in mare o in piscina; oltre ad un ricco rifornimento di animatori ed intrattenitori per tutte le fasce d'età. Per i più resistenti, la serata si chiude con grigliate di carne o pesce e discoteca, spettacoli di cabaret o musica live.Ma a tutte le iniziative interne alle strutture balneari, se ne affiancano altre che offrono diversi scenari del territorio costiero. Perché non partecipare allora alla consueta stagione teatrale nella suggestiva cornice dell'anfiteatro di Ostia Antica, dove seduti su duri gradoni (si consiglia di portarsi un cuscino da casa!) è possibile assistere ad esilaranti commedie, rivisitazioni letterarie, opere, operette e concerti. Da non perdere sono gli appuntamenti in calendario per "Estate al Parco", una manifestazione ricchissima di musica, teatro, cabaret, eventi culturali e sportivi, che allieterà per sessantacinque serate l'estate ostiense. Il tutto si svolgerà nella suggestiva cornice del Parco del Canale dello Stagno, uno dei più rilevanti Punti Verde Qualità di Roma per ampiezza e progetto, a due passi dal mare, di fronte alla pineta di Castel Fusano. Per chi non ama essere spettatore sono state installate attrezzature inedite per la città, come il nuovo eurobungy (che permette salti in altezza in completa sicurezza) o la parete di freeclimbing (arrampicata sportiva); ma per chi ama invece essere affascinato e catturato da suoni e parole, "Estate al Parco" propone sette diversi filoni: "Suonatori", un festival della nuova musica d'autore italiana con i Baltabaren, i Pinomarino, i Ned Ludd, gli Her Pillow, gli acustimantico e i Tetes de Bois; "Night Blue's", un cocktail di calde serate di jazz; "NuSkaReggae kiù", che riunisce il meglio della scena romana del settore, come Tribù Acustica, Torpedo, Radici nel Cemento, Souldynamics; "Radure teatrali", con la presenza delle migliori realtà teatrali di Ostia e di contributi romani come i Mumblemumble e gli Scenari Paralleli; "Assolutamente", collage di recital ed assoli di cabaret; "eVenti da Sud-Est", con spettacoli che vanno dalla musica Klezmer e balcanica alla tradizione pugliese; "Un mare diversi", una due-giorni di poesia (infoline: 06 56368266). Ma per chi dal mare non si vuole troppo allontanare, proprio di fronte allo stabilimento balneare Tibidabo, è stata inaugurata la Festa del Mediterraneo, con stand espositivi colmi di prodotti tipici provenienti, come dice il nome, dai Paesi che si affacciano sul Mar Nostrum: per quest'anno, Grecia, Spagna, Tunisia e Algeria. Fino al 4 agosto in un'area appositamente allestita per performance e spettacoli, si succederanno sera dopo sera: Stefano Fabrizi, Dado, Alfiero Alfieri, Pablo e Pedro, Max Giusti, Max Pisu, Maurizio Battista, Alessandro Di Carlo e Nino Taranto.


SPORT: IO VOLO LIBERO

Leonardo da Vinci: Otto Lilienthal, Orville e Wilburn Wright e Kitty Hawk, i pionieri. La Federazione Italiana di Volo Libero nasce il 26 marzo 1976 a Cortina (BL). Oggi si può iniziare a volare frequentando una delle tante scuole sparse sul territorio nazionale. Bisogna avere 18 anni (16 con il permesso dei genitori) e, dopo aver superato un esame, conseguire un attestato d'idoneità rilasciato dall'Aero Club d'Italia. I corsi di volo sono strutturati in teoria (aerotecnica, meteorologia e tecniche di volo) e pratica (esercitazioni a terra e in volo). L'allievo deve essere anche provvisto di assicurazione per danni a terzi, presentare un certificato di idoneità psicofisica e il nullaosta della questura del paese di residenza. L'equipaggiamento standard è composto dal deltaplano e dall'imbracatura o dal parapendio e relativa selletta.

DELTAPLANO: Il deltaplano è una specialità del volo libero senza motore e prende il nome dalla forma a delta dell'attrezzo. E' sport individuale, non olimpico e viene praticato generalmente sui rilievi montani e collinari prospicenti il mare, ma anche, seppure più raramente, nelle grandi pianure, sfruttando le principali tecniche di decollo al traino di un delta motorizzato, di un ultra leggero o di un verricello fisso. La pratica del deltaplano consente all'uomo di librarsi in aria senza l'ausilio di un motore. La particolare forma del profilo genera forze aerodinamiche in grado di sostenere un peso, di planare. Decollati da un pendio che presenti un'inclinazione ed un'esposizione ottimali al vento, si percorre la distanza che ci separa dal punto di atterraggio scendendo sempre rispetto all'aria. Il rapporto esistente tra la distanza percorsa e la differenza fra la quota di partenza e quella di arrivo definisce l'efficienza del mezzo, in pratica il grado di rendimento. Attualmente i deltaplani permettono di percorrere parecchi chilometri, circa 14, con 1000 mt. di quota, l'alta maneggevolezza consente di sfruttare le condizioni di aria ascendente per salire rispetto al terreno.

PARAPENDIO: Ci sono varie storie e tradizioni che attribuiscono la nascita del parapendio a diverse nazioni.
Quella più comunemente accettata racconta che, nel 1978, tre paracadutisti francesi Jean Claude Bètemps, Gèrard Bosson e Andrè Bohn, allo scopo di ridurre i costi, iniziarono i primi voli dal monte Pertuiset sopra Miuessy con le loro ali da lancio tipo Parafoil e Strato Cloud. In seguito questa pratica si sviluppò ed iniziò a guadagnare adepti, data la relativa semplicità e bellezza del volo in montagna. A questo punto l'evoluzione del parapendio prese la propria strada discostandosi sempre piu' da quella del paracadute da lancio. Decollando da un prato la vela del parapendio doveva facilmente gonfiarsi a basse velocità e, una volta in volo, occorreva migliorarne il tasso di caduta e l'efficienza. Il tessuto F111, elastico e poroso, e i cavi tubolari, che ben resistevano allo shock di apertura in caduta libera, si rivelavano non solo inutili, ma controproducenti per le nuove esigenze. Per ovviare a questo problema lo svizzero Laurent de Kalbermatten progettò delle ali utilizzando un tessuto chiamato Spin e usato in nautica. Questo materiale, leggero, inestensibile e a porosità zero rappresentava il punto di svolta, insieme ai cordini in fibra aramidica, per raggiungere prestazioni impensabili fino a qualche anno prima. Poi, di anno in anno, la ricerca aerodinamica sui profili, l'eliminazione delle resistenze parassite e il paziente lavoro di collaudo hanno portato a raggiungere sempre migliori prestazioni e sicurezza, prima sulle vele da gara e poi sui mezzi destinati al grande pubblico.

Federazione Italiana Volo Libero: www.fivl.it


MUSIC: CANZONESTATE

Arriva l'estate e come ogni anno si ripropone il tormentone: quale sarà la canzone dell'estate 2002? Bandiera Gialla e… Quale sarà la strofetta che a settembre canticchieremo andando a lavoro? Negli anni '50-'60 gli italiani ballavano a ritmo di twist e similari: "Guarda come dondolo", "Con le pinne il fucili e gli occhiali" o "I Watussi".

Una dolce tempesta di balli sulla spiaggia; e come dimenticarsi dei consigli di Vianello: "...per quest'anno non cambiare stessa spiaggia stesso mare..."? Mentre Gino Paoli cantava "Sapore di mare" Senza neanche accorgersene, si era aperto un nuovo commercio specializzato: quello della "canzonestate". E che dire di "Un'estate al mare", negli anni '80? Chissà chi si ricorda di Giuni Russo; o chi sa che il pezzo è di Franco Battiato. Come si può non parlare dei Righeira: "Vamos a la playa", "No tengo dinero" o "L'estate sta finendo"; forse è questo il gruppo che più di ogni altro ha legato le proprie alterne fortune al sole ed all'estate. Poi sono arrivati gli anni '90, aperti con "Un'Estate Italiana" (l'inno "mondiale di Bennato-Nannini)… e il 2000. Alex Britti canta "Solo una volta (o tutta la vita)" e "Mi piaci"; e la "canzonestate" trova un grande alleato: la pubblicità. E' stata questa la vera svolta per lanciare esilaranti successi; bastano tre parole (non quelle di Valeria Rossi...), un prodotto di sicuro interesse (per esempio un telefonino...) e senza neanche accorgercene la folla passa la giornata a canticchiare "...www mi piaci tu.." o "Dammi tre parole (queste sì di Valeria Rossi): sole, cuore, amore...". Ma il problema non è tanto grave, perché anche quest'anno il sole non manca e il mare nemmeno. Senza parlare di Max Pezzali, Paola, Chiara e i Lunapop.

Abbronzantissima (Edoardo Vinello): Abbronzantissima, sotto i raggi del sole, come è bello sognare, abbracciato con te. Abbronzantissima, a due passi dal mare, come è dolce sentirti, respirare con me. Bandiera gialla (Gianni Pettinati): Sì questa sera è festa grande, noi scendiamo in pista subito, e se vuoi divertirti vieni qua, ti terremo fra di noi e ballerai... Finché vedrai, sventolar bandiera gialla, tu saprai che qui si balla, ed il tempo volerà... Finché vedrai, sventolar bandiera gialla, tu saprai che qui si balla, ed il tempo volerà... Saprai, quando c'è bandiera gialla, che la gioventù è bella, e il tuo cuore batterà. Estate (Bruno Martino): Estate, sei calda come il bacio che ho perduto, sei piena di un amore che è passato, che il cuore mio vorrebbe cancellare. Guarda che luna (Fred Buscagliene): Guarda che luna, guarda che mare, da questa notte senza te dovrò restare, folle d'amore vorrei morire, mentre la luna di lassù mi sta a guardare. I watussi (Edoardo Vinello): Nel continente nero, alle falde del Kilimangiaro, ci sta un popolo di negri, che ha inventato tanti balli, il più famoso è l'hully gully, hully gully hully guuu… Siamo i Watussi, siamo i Watussi, gli altissimi negri, ogni tre passi, ogni tre passi, facciamo sei metri. Noi siamo quelli che nell'Equatore, vediamo per primi la luce del sole, siamo i Watussi. Luglio (Riccardo Del Turco): Luglio, col bene che ti voglio vedrai non finirà, luglio m'ha fatto una promessa l'amore porterà. Anche tu, in riva al mare tempo fa, amore, amore, mi dicevi: "luglio ci porterà fortuna" poi non ti ho vista più; vieni, da me c'è tanto sole ma ho tanto freddo al cuore se tu non sei con me. Mare mare (Luca Carboni): Ho comprato anche la moto, usata ma tenuta bene, ho fatto il pieno in autostrada, prendo l'aria sulla faccia, ole, tengo il ritmo prendo un caffè... io lo so, questa notte ti troverò... Mare, mare mare, ma che voglia di arrivare lì, da te, da te, sto accelerando e adesso ormai ti prendo, mare, mare mare, sai che ognuno c'ha il suo mare dentro il cuore, sì... e ogni tanto gli fa sentire l'onda. Notte di ferragosto (Gianni Moranti): Notte di ferragosto, calda la spiaggia, e caldo il mare, freddo questo mio cuor, senza te. Sapore di sale (Gino Paoli): Sapore di sale, sapore di mare, che hai sulla pelle, che hai sulle labbra quando esci dall'acqua e ti vieni a sdraiare, vicino a me, vicino a me. Sapore di sale, sapore di mare, un gusto un po' amaro di cose perdute, di cose lasciate lontano da noi, dove il mondo è diverso, diverso da qui. Tintarella di luna (Mina): Abbronzate, tutte chiazze, pellirosse un po' paonazze, son le ragazze che prendono il sol, ma ce n'e' una, che prende la luna. Tintarella di luna, tintarella color latte, tutta notte sopra il tetto, sopra al tetto come i gatti, e se c'e' la luna piena, tu diventi candida. Un'estate fa (Franco Califano): Un'estate fa, la storia di noi due, era un po' come una favola. Ma l'estate va, e porta via con sé, anche il meglio delle favole, favole. Vamos a bailar (Paola e Chiara): Ho voluto dire addio al passato io, eri un ombra su di me, su di me. Ora è tempo di essere, nuova immagine, cerco la mia isola via di qua… Vamos a bailar esta vida nueva…


VISION: BLU OLTREMARE

Estate e… una domanda frequente riguarda il mare italiano, la qualità delle acque, la loro balneabilità, lo stato dell'inquinamento, sopratutto nelle località più affollate o in quelle più vicine ai grandi centri abitati. Ebbene, le notizie più recenti sono, non solo positive, ma addirittura esaltanti: l'Italia ha ricevuto dalla FEE (Fondazione per l'Educazione Ambientale) ben ottantasei bandiere blu (il simbolo internazionale per la balneabilità senza timori); una valutazione che colloca le coste italiane al secondo posto assoluto in Europa (subito dopo la Spagna, che può contare su novantaquattro bandiere blu). Ed anche la tendenza è positiva: cinque bandiere in più rispetto all'anno scorso; un segnale incoraggiante per la crescente sensibilità ambientale delle amministrazioni e dei cittadini. Roberto Riccioni (Presidente della FEE Italia) ha commentato: "La situazione dei nostri mari va nettamente migliorando, e fa molto piacere constatare la maggiore attenzione dedicata, in questi ultimi anni, da tutte le amministrazioni locali ai problemi ambientali". Oltre alle località balneari, quest'anno le bandiere blu sono state assegnate anche a due centri lacustri: a Sirmione sul Lago di Garda ed a Cannobio sul Lago Maggiore. Ed altre quarantasette bandiere blu sono state ai maggiori approdi turistici del Paese. Questi i dettagli: la nostra Penisola conta ben 7.375 km di costa marina; di questi, più di cinquemila sono stati attentamente controllati e sono stati dichiarati balneabili, mentre soltanto 884 sono assolutamente vietati alla balneazione, per la presenza di porti, di distretti militari oppure di parchi marini. I record di costa balneabile appartengono al Molise con il 97 % ed alla Basilicata con il 94 %, mentre le province di Ferrara e Rovigo, Gorizia e Trieste, Udine e Potenza arrivano addirittura al 100 % di balneabilità. Il litorale adriatico (tra Ravenna e Campomarino) conta ben ventisei località "esemplari", tra le quali Rimini e Cesenatico, Gabicce e Sirolo, e le Isole Tremiti, nonchè Fano e Portonovo, Porto San Giorgio e Grottammare. Per il litorale tirrenico spiccano Postano, Viareggio e Follonica.

IL LAZIO: Nel Lazio, regione che conta 361 km di costa da nord a sud, ben 270 km hanno superato tutti i test ambientali e sanitari; nelle condizioni migliori si trovano Sperlonga, Sabaudia e Gaeta; ma eccellenti sono anche Tarquinia, San Felice Circeo, Ventotene, Montalto di Castro e Terracina; leggermente più indietro, Anzio, Lavinio, Nettuno e Fondi. Tra i paradisi nel Lazio, Cala di Porto, nell'Isola di Palmarola: una spiaggia che si trova accanto al porto naturale della piccola isola; da Ponza vi arrivano soltanto le barche dei pescatori, ma è possibile giungervi anche con il gommone; la cala è tutta avvolta nei particolari colori della sabbia e dei sassi che ne esaltano l'aspetto selvaggio ed incontaminato! L'Assessore regionale all'Ambiente, Marco Verzaschi, è molto soddisfatto per questi incoraggianti risultati, che premiano la maggior parte delle località che si sono impegnate in questi ultimi anni in campo ambientale, e che stimolano altre località (prime fra tutte Ostia, Fiumicino, Ladispoli e Focene), ad adeguarsi agli standard internazionali, recuperando il tempo e la "qualità" perdute negli anni sessanta e settanta. Una curiosità riguarda una recente collaborazione tra Anzio ed Ostia in tema di spiagge: ben 500.000 metri cubi di sabbia sono stati prelevati nella zona di Anzio e trasportati nella zona di Ostia, allo scopo di realizzare un "ripascimento morbido" del litorale più vicino alla Capitale.

ACQUA: Per coloro che invece restano in città, il problema è quello di poter disporre di acqua potabile, in quantità giusta e di qualità accettabile, sopratutto nei periodi di maggiore calura estiva: Torino e Roma sono, tra le città italiane, quelle che si possono definire "scialacquatrici"! A Torino, si consumano ben cento metri cubi pro-capite per uso domestico, mentre Roma arriva a ottantasei, seguita da Genova con ottantaquattro metri cubi; Firenze è invece la città più morigerata, in tema di consumi di acqua, con circa quarantacinque metri cubi per abitante. A livello internazionale, l'OMM (Organizzazione Meteorologica Mondiale), stima in cinque litri al giorno il fabbisogno idrico minimo per la sopravvivenza, che diventa però di cinquanta litri per poter parlare di condizioni accettabili di vita.


VISION: FONTANE DI ROMA

"Bastano le fontane per giustificare un viaggio a Roma", scriveva il poeta inglese Shelley. In effetti, nessun'altra città al mondo può contare qualità e quantità di fontane che la Capitale vanta. Perché l'acqua, e le fontane che la accolgono, sono da sempre parte del patrimonio artistico della città e ne costituiscono un elemento caratteristico. Di fontane a Roma se ne contano più di un centinaio; da quelle racchiuse in eleganti cortili privati, sparse nei parchi delle ville, nelle strade della città, delle grandi ville.oppure isolate e solitarie in piccoli parchi urbani, a quelle imponenti e scenografiche nelle piazze. Sin dai tempi degli antichi romani, le fontane erano considerate elemento d'arredo urbano a simbolo d'eterna memoria. Concetto realizzabile praticamente anche per la grande abbondanza di acqua, che da millenni sgorga nella città eterna per la ricchezza delle vicine sorgenti naturali e dai numerosi e funzionali acquedotti che all'epoca della Roma repubblicana furono edificati con grande ingegno. L'acqua Vergine, incanalata nell'acquedotto di Agrippa, alimenta la Fontana di Trevi e la Fontana dei Fiumi; l'acqua Paola, incanalata nell'acquedotto di Traiano, alimenta la Fontana del Mascherone a Via Giulia, mentre l'acqua Felice, incanalata nell'acquedotto Alessandrino, alimenta la Barcaccia.

Fontana di Trevi (Piazza di Trevi, Palazzo dei duchi di Poli): la fontana fu commissionata da Papa Clemente XII e fu iniziata da Nicola Salvi nel 1732 e poi finita nel 1762 da Giuseppe Panini. Fra le più conosciute nel mondo, è uno dei simboli della Roma barocca. L'enorme bacino, che raccoglie 80.000 m3 di acqua, è stato costruito nel 1453 da Leon Battista Alberti. Fontana della Barcaccia (Piazza di Spagna): costruita, per volere di Papa Urbano VIII, da Pietro e da Gian Lorenzo Bernini nel 1629, come simbolo della grande alluvione del 1598 che miracolosamente trasportò una barca ai piedi della collina del Pincio. Fontana Ara Coeli (Piazza Ara Coeli): commissionata da Papa Sisto V e costruita da Giacomo Della Porta nel 1589. Il basamento fu scolpito da Andrea Brasca e Pietro Gucci. Fontana dei Fiumi (Piazza Navona): costruita nel 1648-1651 da Gian Lorenzo Bernini, incaricato da Papa Innocenzo X. per inaugurare la sua residenza, Palazzo Doria Pamphili, ora ambasciata brasiliana. Quattro scultori (Giacomo Antonio Francelli, Claudio Poussin, Antonio Raggi, Francesco Baratta) hanno lavorato alla personificazione dei quattro fiumi (Nilo, Gange, Danubio, Rio della Plata). Fontana del Tritone (Piazza Barberini): costruita da Gian Lorenzo Bernini nel 1642-1643 su commissione di Papa Urbano VIII è collocata al centro della grande piazza. Rappresenta Tritone, il dio del mare. Fontana dei Dioscuri (Piazza del Quirinale): fu realizzata da Raffaele Stern. I Dioscuri provengono dalle terme di Costantino e sono copie romane di opere greche. Fontana delle Naiadi (Piazza della Repubblica): realizzata da Gurrieri e Rutelli nel 1901, successivamente fu aggiunto il gruppo centrale con il delfino. Curiosità e polemiche suscitarono le presunte "oscenità" delle Najadi. Fontana della Bocca della Verità (Piazza Bocca della Verità): di ispirazione berniniana per la composizione di rocce e tritoni, progettata dal Bizzacchieri nel 1717, è caratterizzata dalla forma ottagonale della vasca. Fontana della Navicella (Via della Navicella): rappresenta una antica nave romana. La datazione della navicella è incerta, potrebbe essere di epoca romana o successiva. Restaurata da A. Sansovino nel 1518. Fontane di Piazza del Popolo: completano armoniosamente il gioco di simmetrie della Piazza progettata dal Valadier e sono adornate da gruppi scultorei del Ceccarini. Fontana di S. Maria in Trastevere: opera di un anonimo romano del VII secolo, fu ricostruita da G. L. Bernini e sucesivamente restaurata da C. Fontana. Fontana del Mascherone (Via Giulia): commissionata dalla famiglia Farnese, fu realizzata nel 1626 utilizzando come base una vasca di porfido di epoca romana. Fontana di Piazza Farnese: nel 1626 G. Rainaldi trasformò in fontane le due preesistenti vasche di granito grigio, utilizzate fino allora come ornamento. Fontana di Piazza Campitelli: di Giacomo della Porta e Paolo De Benedetti, fu commissionata nel 1589 da alcune famiglie illustri. E' nella attuale collocazione dal 1679. Fontana delle Tartarughe (Piazza Mattei): opera rinascimentale realizzata da G. Della Porta e T. Landini, raffigura quattro efebi di bronzo che sorreggono altrettante tartarughe per farle bere. Fontana delle Api (Piazza Barberini): realizzata da G. L. Bernini, è oggi situata all'angolo con Via Veneto. Venne rimossa nell'Ottocento perché di "intralcio al traffico" e solo nel 1920 ricollocata nella attuale posizione. Fontana di Via della Navicella: raffigura una "galera" romana. Un'antica leggenda riferisce che in origine la "nave" fu rinvenuta nei pressi del Colosseo, dove avevano il loro accampamento i marinai addetti alla manovra delle funi del "velarium". L'attuale navicella, ispirata a quella antica di cui si sono perse le tracce, fu realizzata nel XVI secolo sotto papa Leone X de' Medici. Fontana Bocca di Leone (Via Bocca di Leone): costruita in 1842 da Antonio Sarti; incaricato dal principe di Torlonia. L'acqua fuoriesce da una mascherina del leone in un sarcofago romano di marmo. Fontana di Borgo Vecchio (Via della Conciliazione): costruita nel diciassettesimo secolo sotto papa Paolo V Borghese. Fontane dei Leoni Capitolini: costruite da Carlo Pietrangeli, e situate sulle scale che portano al Campidoglio, rappresentano due leoni egiziani, scolpiti in basalto nero.