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ROMA
IN TAXI: OTTOBRE 2002 |

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IN
COPERTINA: REMBRANDT
 
ZOOM: RIDERE
IN PERIFERIA

L'idea di
allestire una rassegna comica nacque, quasi per scherzo, all'interno
dell'Associazione Culturale Struttura 2000, dal fatto che, per le
decisioni più importanti nascevano ,tra i soci, discussioni che, viste
dall'esterno, assumevano caratteri ridicoli, tanto da sfociare in gare
di barzellette e scrosci di risate. Nacque una sfida tra i fondatori,
con l'accusa gli uni agli altri, di non avere la capacità di inventare
un evento " speciale ".E' stato così che è iniziato ure noto
ai salotti bene della capitale solo perché c'è un'n lavoro
intellettuale di ricerca di un qualcosa che permettesse di lasciare il
segno.Nello stesso periodo i membri stessi dell'associazione vennero a
contatto con una realtà ben diversa da quella comica: la desolazione
della periferia di Roma.Roma proiettata tutta verso il centro della città
dimenticava la parte più periferica di sé stessa.Fu allora che l'associazione
decise: o periferia o morte!E quale miglior periferia se non quella
della Rustica??? Quartieuscita del Grande raccordo Anulare che porta
quel nome. Niente altro. Detto fatto! Il sottoscritto Presidente dell'Associazione
si arma di Santa Pazienza visita il Quartiere contatta gli artisti
comunicando l'idea: e l'idea piace. LA RASSEGNA COMICA A LA RUSTICA SI
DEVE FARE. E SI E' FATTA NEI GIORNI 19, 20, 21 SETTEMBRE 2002. Nasce così
una tre giorni di risate che suscita un gran clamore e che viene
apprezzata dagli abitanti.Il primo comico a cimentarsi sul palco
predisposto in Via F. Turano è MAX GIUSTI, il quale senza battere
ciglio ha proposto il suo spettacolo dialogato con il pubblico
divertendosi con la gente che ha risposto in maniera stupenda agli
approcci forniti dall'artista. Il venti settembre il palcoscenico è
stato calcato da STEFANO MASCIARELLI il quale ha proposto un ottimo
spettacolo ricco del suo repertorio attuale e passato con il quale ha
riportato il pubblico a spettacoli televisivi che lo hanno visto
protagonista negli anni '90. Ha chiuso la rassegna RICCARDO ROSSI
giovane artista comico, famoso per la pubblicità di una celebre acqua
minerale, il quale con abilità, sfruttando i difetti dei nostri tempi,
ha riempito di ilarità l'aria del quartiere. Le serate sono state
contornate da giochi per bambini, gare di barzellette, sfilate comiche:
insomma una bella festa che la gente del quartiere ci ha implorato di
ripetere. E noi faremo di tutto per farlo ancora.E poi la direzione
artistica sempre presente con Massimiliano Bruno e Sergio Zecca, la
musica di Massimo Giangrande e le trovate di Paola Minaccioni e Federica
Cifola hanno contribuito a rendere la manifestazione veramente riuscita
ed importante. Un piccolo sogno si è avverato per gli abitanti della
periferia di Roma, per una volta cittadini di serie A. Tre serate
diverse, le prime di una lunga serie. Almeno così spero. ( Alfredo
Bruno)
SHOPPING: TANTO
DI CAPPELLO

[…] Era
tutto lì, Adriano Meis, in quel cappello… da "Il Fu Mattia
Pascal" di Luigi Pirandello. E quel cappello… grazie al quale il
protagonista del capolavoro pirandelliano, Mattia Pascal, si era
costruito una controfigura, un'altra identità, per uscire dalla sua …
quel cappello lasciato sul parapetto del Ponte Margherita, fece
scomparire per sempre il suo doppio, cancellò un individuo.
Sì perché
da che mondo è mondo, in qualsiasi ambito sociale e contesto, il
cappello è indice di personalità. Dietro alle continue evoluzioni
della moda, agli svariati modelli, ai più disparati tessuti e
materiali, alle fantasmagoriche e bizzarre applicazioni, questo
intramontabile e plurisecolare accessorio conserva il suo fascino
misterioso. E l'Italia, il beneamato stivale, per restare in tema di
accessori, sembra rimanere fedele al culto dei "copricapo", da
Garibaldi a Totò, e le immagini non smentiscono, fino all'exploit dei
giorni nostri. Infatti, le matite magiche dei più grandi stilisti del
mondo, da Armani a Dior, hanno realizzato diversi modelli di cappelli
che invaderanno le passerelle di tutto il mondo. E il nostro paese, che
in fatto di tendenze non resta mai indietro, si prepara ad accogliere l'inverno…
con tanto di cappello.
Cappelli e
copricapo: La benda, annodata sulla nuca, fu la più usata nell'antichità,
nonostante già circolassero il cappello di feltro, di paglia di pelle d'animali,
e si diffuse anche nel medioevo. Quelle femminili erano adorne di fiori.
Attualmente la benda è usata solo in situazioni particolari. Il
berretto, già noto in tempi più antichi, a partire dal XV secolo diede
vita a vari tipi di calotte, particolarmente usate dagli uomini, che
assunsero forme strane e bizzarre. Le donne, invece, soprattutto delle
classi più abbienti, usavano il turbante, ispirato alla moda orientale,
mente le popolane adottavano delle semplici cuffie o pezzuole. Il
berretto è tornato di moda, in Italia, dopo il fenomeno
"Filippo", il contino dell'edizione scorsa del Grande
Fratello. L'almuzia, il classico copricapo in lana, era comune ai due
sessi e fu adottato, fin dall'XI secolo dai canonici. Oggi lo usano
soprattutto gli anziani, per ripararsi dal freddo. Il cappello vero e
proprio, in feltro, paglia e giunco, si diffuse successivamente. Con le
tese piatte, talvolta con una punta nella parte anteriore, apparve alla
fine dell'XI secolo e spesso lo si metteva sull'almuzia. Nel XVI sec. a
Firenze si diffuse l'uso di un tocco a falde rialzate. Più tardi il
cappello fu ornato di pennacchi o nastri, e assunse forma triangolare.
Ancora molto usato è quello floscio, generalmente in feltro, il più
comodo, confortevole e … caldo. Per i vanitosi, invece, i cappelli
sono riproposti in diversi modelli e con svariate applicazioni. Spesso
sono scomodi e ingombranti ma si fa di tutto… pur di seguire la moda.
Il berretto frigio, si diffuse durante la Rivoluzione Francese, usato
indistintamente da uomini e donne. Il cilindro, prodotto originariamente
in Cina, fu esportato in Inghilterra nel 1800 e prodotto dal londinese
Herrington. Un cilindro famoso è quello di Giuseppe Verdi in un
ritratto di Giovanni Baldini.Di seta nera o felpato, il cilindro rimane
un cappello di classe, ma è usato solo in occasioni decisamente
stravaganti. La Paglietta, è di paglia rigida con fondo piatto usata
dalla seconda metà del 1800 dai barcaioli sulle rive dei fiumi, per
questo si chiama canotier. Sono rappresentati spesso in quadri di
pittori famosi come Renoir. Il Borsalino prese il nome dal cappellificio
sorto ad Alessandria nel 1857. Divenne famoso grazie al film
interpretato da Alain Delon. Il Cappello di paglia, si afferma agli
albori del nuovo secolo. il Panama, originario dell'America Centrale,
era intessuto a mano con foglie di banane. Questo cappello rimane, per
il suo aspetto solare, un accessorio prettamente estivo. La Bombetta, di
origine inglese, ideata da Bowler divenne simbologia dell'abbigliamento
britannico. Essa fu resa famosa dai film di Stanlio e Onlio durante il
periodo compreso tra il 1920 e il 1940. Il suo uso, oggi, si limita a
qualche espressione cinematografica, che ricalchi i primi anni del '900
o comunque, alla realizzazione di maschere.
La moda…
col cappello: Le nuove tendenze, da quanto si evince dalle collezioni
autunno-inverno 2002-2003 di alcuni grandi stilisti, sono tutte
orientate verso il fascino e il rilancio di questo storico accessorio.
Provocazione e ritrosia, estro e semplicità, malizia e innocenza: gli
strapagati disegnatori di moda sembrano voler racchiudere in un solo
oggetto l'emblema della donna moderna. L'inglese John Galliano, infatti,
ha presentato, sulla passerella di Dior, una serie di modelli che
riecheggiano, da una parte, il classico copricapo peruviano, e dall'altra
un elmo da antico romano. Ironiche anche le proposte di Miuccia Prada
per Miu Miu: il classico berretto da baseball da alternare al cappello
da pescatore stile orsetto Paddington. Stupisce, come sempre, il
nostrano Giorgio Armani che ha proposto uno scherzoso cappellino da
aviatore, stile anni '30.
ARTS: REMBRANDT
"Rembrandt.
Dipinti, incisioni e riflessi sul '600 e '700 italiano", realizzata
in collaborazione con il Rijksmuseum Amsterdam: un'occasione irripetibile
per ammirare, in un'unica sede, l'opera dell'artista, sia come pittore che
come incisore. La mostra è curata da Ger Luijten, Direttore del Gabinetto
delle Stampe e delle Incisioni del Rijksmuseum e da Bożena Anna
Kowalczyk, storica dell'arte, esperta del '700 veneziano, che ha
coordinato la sezione italiana. Esposte
più di duecento opere: oltre 150 incisioni tratte dagli album originali
di proprietà del museo olandese e del British Museum e alcuni dipinti
dell'artista accuratamente scelti in connessione con le preziosissime
stampe originali: "Artemisia" dal museo National del Prado,
"Autoritratto" dalla National Gallery of Art di
Washington", "Mater Dolorosa" dal Musèe Dèpartemental d'Art
Ancien et Contemporain di Epinal, "Autoritratto in costume
orientale" dal Petit Palais di Parigi, "Riposo durante la fuga
in Egitto" dalla National Gallery of Ireland di Dublino,
"Autoritratto con gorgiera" dalla Galleria degli Uffizi,
"Vecchio Addormentato" dalla Galleria Sabauda di Torino,
"Giuseppe racconta i suoi sogni", "Ephraim Bueno",
"Ritratto d'uomo in costume orientale", dal Rijksmuseum
Amsterdam e, dalla collezione privata del Penrhyn Castle, il
"Ritratto di Catrina Hooghsaet", mai esposto in Italia.

La mostra si
arricchisce anche di disegni, schizzi preparatori e di una sezione
conclusiva che approfondirà il riscontro e il riflesso che le incisioni
di Rembrandt hanno avuto in Italia su grandi opere di artisti italiani che
dal genio olandese hanno tratto modi, atteggiamenti e suggestioni
chiaramente identificabili. Tra le opere esposte in questa sezione: il
"Guerriero in veste orientale" di Pierfrancesco Mola, dal Museo
del Louvre, "Il sogno di Giuseppe" di Giovanni Benedetto
Castiglione, dal Museum of Fine Arts di Boston, "La
crocifissione" di Giandomenico Tiepolo, dal City Museum of Art di
Saint Louis, il "Giovane con turbante" di Giandomenico Tiepolo,
dalla Gemäldegalerie di Berlino, il "Ritratto di un uomo anziano con
berretto nero" di Bartolomeo Nazzari e "L'avaro" di
Giuseppe Nogari dalla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda - che ha
prestato nonostante la terribile situazione creata dall'alluvione dell'estate
passata - il "Ritratto di Antonio Riccobono" di Giambattista
Tiepolo, dall'Accademia dei Concordi di Rovigo, "Il viaggio biblico
patriarcale" di Giovanbattista Castiglione, dalla Galleria Borghese,
e molti altri. Sono
proprio questi gli elementi costitutivi della mostra "Rembrandt.
Dipinti, incisioni e riflessi sul '600 e '700 italiano": il nucleo
originario delle straordinarie incisioni appartenute all'artista, i quadri
che documentano il dialogo ininterrotto tra la sua opera di incisore e
quella di pittore, la sua fama in Italia come pittore incisore e il
riflesso, infine, che le sue incisioni hanno avuto su grandi artisti come
Giandomenico Tiepolo, Gian Battista Piazzetta, Giovanni B. Castiglione,
Pierfrancesco Mola e tanti altri.
Totale
complessivo delle opere in mostra: 244. In dettaglio: 11 dipinti di
Rembrandt van Rijn; 13 dipinti di Autori Vari; 159 incisioni e disegni di
Rembrandt van Rijn; 61 incisioni, disegni, manoscritti di Autori Vari.
Scuderie del Quirinale: Roma, via XXIV Maggio 16. Dal 5 ottobre 2002 al 6
gennaio 2003. Orario d'apertura: da domenica a giovedì: 10.00/20.00;
venerdì e sabato: 10.00/23.00. Biglietti: intero Euro 8,00; Euro ridotto
Euro 6,00. Catalogo: Skira editore, Milano.
www.scuderiequirinale.it
ARTS: INVITO
A PALAZZO

APERTURA STRAORDINARIA E GRATUITA
IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE
DI 100 PALAZZI STORICI SEDI DI 55 ISTITUTI DI CREDITO:
Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana.
Una giornata in banca, non per assegni e versamenti ma per ammirare uno
straordinario scorcio di
patrimonio dell'arte e della cultura italiana. Per la prima volta,
infatti, le banche italiane hanno
aperto contemporaneamente in tutto il territorio nazionale le loro sedi
nei palazzi storici.
Sabato 21 settembre, dalle ore 10.00 alle 17.00, con ingresso è gratuito
e visite guidate, porte aperte, dunque, su gioielli architettonici e
artistici che spesso sono la sede dove si svolge l'attività delle banche
stessa e che quindi non possono essere ammirati ed apprezzati appieno da
appassionati e grande pubblico. All'iniziativa, svoltasi in numerose città
italiane, hanno aderito 55 istituti di credito per 100 palazzi pubblico.
ARTS: ESPRESSIONISTI

"Gli
espressionisti. 1905-1920": Roma
accoglie una grande rassegna sull'arte espressionista che abbraccia
l'ampio periodo dal 1905 al 1920 presentando al visitatore e allo
studioso opere che vanno dalla pittura alla xilografia, dalla litografia
all'incisione, dalla tempera alla scultura. Dal 5 ottobre 2002 al 2
febbraio 2003 il Complesso del Vittoriano ospiterà una mostra ricca
delle creazioni di artisti espressionisti provenienti dai più
importanti musei internazionali e raramente esposte in Italia. Una
sezione del tutto originale verrà dedicata alla poco nota scultura
espressionista.

"L'occhio
dell'impressionista sente soltanto, non parla; accoglie la domanda, non
risponde. Non ha bocca; è incapace di parlare del mondo, di esprimere
la legge del mondo. Ed ecco l'espressionista riaprire all'uomo la bocca:
fin troppo ha ascoltato tacendo, l'uomo: ora vuole che lo spirito
risponda". (H. Bahr, 1906). L'espressionismo, dunque, nasce su di
una base di protesta e di critica perché neppure il positivismo e
l'impressionismo erano riusciti a trovare la risposta alle
contraddizioni, alla crisi che covava nella società europea. Largo
movimento dalle mille sfaccettature che difficilmente si può
racchiudere in una definizione, l'espressionismo coinvolge la
letteratura, la musica, il teatro, le arti figurative, la scenografia. E
l'esposizione "Gli espressionisti. 1905-1920" consente, per
l'ampiezza del periodo analizzato, di individuare degli elementi di
continuità (pur nelle diverse modalità espressive) che permangono
nell'arte espressionista dal 1905 ad una datazione avanzata:
l'espressionismo, infatti, è quasi uno stato d'animo, un modo di
"aggredire" la vita e la realtà che precorre tante
manifestazioni dell'arte moderna caratteristiche anche del secondo dopo
guerra. Le circa centocinquanta opere esposte, documentano come i
momenti nodali dell'arte espressionista abbiano trovato forma negli oli,
nelle tempere, negli acquarelli, nelle sculture, nella grafica.
Orario:
dal lunedì al giovedì 9.30 -19.30; venerdì e sabato 9.30 - 23.30;
domenica 9.30 - 20.30. Costo del biglietto: Euro 8.50 intero; Euro 6.00
ridotto. Per informazioni: tel. 06 6780664.
CINEMA:
PRIME VISIONI AUTUNNALI
Ricomincia
la stagione cinematografica, dopo la pausa estiva, con l'ultimo lavoro
di un grande regista americano Steven Spielberg: "Minority Report",
interpretato da un bravo Tom Cruise e una sensibilissima Samantha Morton.
La storia, tratto dal racconto di P.K. Dick è forse un pò troppo
complessa dal punto di vista metaforico, ma ti incolla gli occhi allo
schermo dall'inizio alla fine, tra gli effetti speciali e l'immancabile
destrezza del regista. Sempre
sul filone del cinema americano due sono i film che si denotano nel
panorama cinematografico: "People I know", una commedia di
Daniel Algrant con Al
Pacino e Kim Basinger, e "The Dangerous Lives of Altar Boys"
di Peter Care, un film visto al Sundance e prodotto ed interpretato da
Jodie Foster. Ed ancora cinema con due oramai affermate attrici Gwyneth
Paltrow e Cate Blanchet. La prima interprete di una storia romantica,
"Possession" di Neil LaButte, film intrigante e misterioso che
si svolge tra l'epoca vittoriana ed oggi. E la seconda a fianco a
Giovanni Ribisi, indimenticabile interprete di "Salvate il soldato
Ryan", anche loro coinvolti in un intreccio amoroso sotto lo sfondo
di un omicidio, in "Heaven", di Tom Tykwer. Il
cinema francese invece ci propone per la stagione autunnale un film di
Jean-Pierre e Luc Dardenne, con Olivier Gourmet, già premiato a Cannes,
e Morgan Marinne in "Il Figlio", una storia drammatica e
riflessiva di un falegname che insegna in un centro di recupero di
ex-delinquenti, dove ritrova l'assassino di suo figlio sedicenne. E poi
"Monsieur Batignole" un film di Gérard Jugnot, con Michèle
Garcia e Alexia Portal, e una Parigi durante l'occupazione tedesca, con
tutti i drammi di quell'epoca tristemente indimenticabile. Il
ritorno sul grande schermo di un maestro del cinema italiano come Franco
Zeffirelli non poteva che farsi sotto la bandiera della più grande diva
lirica al mondo, Maria Callas, interpretata da una grande attrice
francese Fanny Ardant. "Callas Forever" è un film che tra
cronaca e fiction racconta gli ultimi giorni di Maria Callas come un
atto di amore e di verità, di Franco Zeffirelli, il regista che forse
le è stato più vicino. Un
altro importante evento cinematografico è rappresentato dall'uscita
italiana, dopo 14 anni dalla sua realizzazione, di uno dei "must"
del cinema francese, Luc Besson e il suo indimenticabile "Grand
Bleu". Nell'immensità del mare, nell'incredibile passione per il
profondo blu si svolge la storia di due grandi campioni di profondità,
Jacques Mayol e Enzo Molinari, interpretati rispettivamente da Jean Marc
Barr e Jean Reno. Un'opera di grande poesia, coraggio, solarità,
interpretazione e regia. Il tutto per sognare il mondo del Grande Blu.E
per continuare a sognare, aspettiamo con ansia l'uscita dell'ultimo
capolavoro di Roberto Benigni, "Pinocchio" e il suo mondo di
favole!
FUN: CUCINA
TEDESCA... GUTEN APPETIT!

La storia
della gastronomia tedesca non è fatta solo di patate, crauti e würstel,
ma anche di tanti piatti di ogni genere e gusto: carne, pesce, squisiti
prosciutti e, non per ultimi, i dolci, che caratterizzano ogni regione e
ogni provincia della Germania. In generale il pasto quotidiano inizia
con un'abbondante prima colazione (Frühstück) fatta con specialità
dolci e salate: cereali, yogurt, pane, burro e marmellata, uova alla
coque, formaggio e salumi vari. Poi si continua con il pranzo (Mittagessen),
tradizionalmente molto sostanzioso, e composto per primo di zuppe, come
la Gemüsesuppe (minestra di verdure), la Gulagsuppe, la Kartoffelnsuppe
(minestra di patate), oltre alle creme di ceci, di porri, di asparagi e
di fiocchi d'avena o d'orzo, oppure in alternativa alla zuppa, gli
gnocchi di ricotta o di pane. Di seguito il secondo, che è considerato
il piatto forte, è a base di carne (maiale, vitello, pollo, ecc.), come
il maiale con frutta secca, il capriolo in salsa e le polpette
amburghesi o i famosi würstel, salsicce preparate con pasta di carne di
maiale, da mangiare con la senape e tradizionalmente accompagnate dai
crauti (Sauerkraut) e da insalata di patate (Kartoffelnsalat). Dulcis in
fundo il dessert, ove la scelta spazia tra svariati tipi di torte come
la Sandtortchen (Torta di sabbia) o la Apfelstrudel (Strudel di mele) e
budini con sciroppo di frutta o alla vaniglia (Sübspeise) oltre alla
frutta cotta (Kompost), spesso preferita a quella fresca. La cena,
chiamata Abendbrot (pane della sera), chiude la giornata culinaria,
assaggiando varie qualità di pane (ne esistono più di cento varianti)
tra quelli ricoperti di formaggio fuso (Käsesemmel), quelli con semi di
sesamo (Sesamsemmel) e i famosi Brezeln tipici della Baviera o
semplicemente con il burro, accompagnato da salumi, formaggio. Il tè o
birra sono le due bevande più indicate per la cena. Anche la cucina
tedesca varia da regione a regione, con specialità tipiche: I pesci del
Mare del Nord sono la base della culinaria della cucina del Nord.
Aringhe, anguille affumicate, gamberi, granchi e aragoste. Piatto tipico
della regione: l'"Eintopf", composto da diversi tipi di carne,
verdure e patate bolliti insieme. E poi il rum, base per ottimi grog e
indispensabile componente delle bevande calde in tutta la regione del
Nord.
Le
specialità della cucina dell'Ovest sono ad esempio il famoso prosciutto
della Vestfalia, noto ai tempi dei romani e importato in Italia già a
quei tempi, le salsicce di Göttingen, gli asparagi della zona del Reno,
oppure la "Blutwurst", una saporita salsiccia di Düsseldorf
che deve essere mangiata con una senape molto piccante.
La Sassonia è nota invece per il suo "Leipziger Allerlei" un
piatto squisito di asparagi e altre verdure e il famoso dolce natalizio,
lo "Stollen" e i "Kartoffelpuffer". Invece le
specialità Berlinesi sono l'"Eisbein" (pezzi di maiale
bolliti serviti di solito con i crauti) e i famosi e squisiti
"Krapfen", dolce molto popolare e poco costoso.
La Baviera
si distingue invece per il suo "Haxen", un pezzo di cosciotto
di maiale o vitello accompagnato dai "Knödel", una specie di
gnocchi di patate. A Monaco invece non si può non assaggiare la "Weißwurst",
la salsiccia bianca. Nella zona della Foresta Nera si pescano le
migliori trote della Germania, ma il vanto della zona è la famosa
"Schwarzwälder Kirschtorte", la torta di ciliege, gustata
magari con un bicchierino di "Kirschwasser", ottima grappa di
ciliegie. Nella Svevia si possono gustare i buonissimi "Spätzle",
una pasta all'uovo e i "Maultaschen", una sorta di grandi
ravioli ripieni. Dalla Franconia provengono invece le famose salsicce
fritte di Norimberga. Ovviamente
il tutto annaffiato da un buonissimo boccale di birra, di cui la
Germania detiene la migliore qualità, oppure anche da un denso vino
tedesco, da non sottovalutare. I vigneti tedeschi sono quelli
posizionati più a Nord nel mondo, ma grazie alle estati e agli autunni
meteorologicamente favorevoli permettono la raccolta dell'uva in momenti
successivi ad altri posti più a Sud. Ne derivano sapori e gusti
diversi, forse meno alcolici rispetto ai vini più conosciuti, ma
freschi e con acidità e bouquet apprezzati dagli intenditori. Il vino
era una volta la bevanda popolare, quella che si beveva ogni giorno a
pranzo e a cena. Uno dei vini più rari e buoni è il Eiswein, il cui
nome è riferito al fatto che la raccolta viene fatta ai primi freddi e
i grappoli sono come congelati.
MUSIC: LOVE
ME DO

Quarantennale
1962/2002: Roma, 5/20 Ottobre 2002: Il 5 ottobre del 1962 veniva
pubblicato dalla casa discografica EMI il primo singolo dei Beatles,
"Love Me Do", disco che segna l'avvio di uno dei più
travolgenti percorsi artistici nella storia della musica leggera. Per
celebrare questa data, a quarant'anni di distanza, il Comune di Roma -
Assessorato alle Politiche Culturali - promuove la manifestazione
intitolata "Love Me Do". Per l'occasione è stato organizzato
un nutrito calendario d'iniziative che richiameranno in vari luoghi
della Capitale, dal 5 al 20 ottobre 2002, un pubblico di appassionati e
non, del mitico gruppo di Liverpool. Tra gli appuntamenti, di rilievo
internazionale, numerose mostre fotografiche, forum, concerti,
spettacoli di marionette, esibizioni di Cover Band.

Mostre:
"Immaginazione Beatles" (Complesso del Vittoriano, Via San
Pietro in Carcere). "I Beatles e Roma": 70 foto inedite che
ritraggono i Beatles nella loro prima esibizione nel 1965 all'Adriano di
Roma (Complesso del Vittoriano, Via San Pietro in Carcere). "The
Beatles Now and Then": 95 bellissime immagini del celebre quartetto
scattate da Harry Benson (Museo di Roma in Trastevere, Piazza
Sant'Egidio). "The Hamburg Days": 30 foto scattate da Astrid
Kirchherr nel 1960 (Museo di Roma in Trastevere, Piazza Sant'Egidio).
"Alla scoperta dei Beatles": oggetti e materiale riguardante i
concerti dei Beatles a Roma (Museo di Roma in Trastevere, Piazza
Sant'Egidio).
Rassegna
Cinematografica: Dal 6 al 20 ottobre 2002 (alle ore 18,00), presso la
Sala Conferenze del Museo di Roma in Trastevere, la rassegna
cinematografica in DVD dei film girati dai Beatles, fra cui "Yellow
Submarine", "Help", "Magical Mistery Tour",
"It was Twenty Years Ago Today". Per informazioni: Tel 06
3297708.
VISION: LA
BOCCA
DELLA VERITA'

Il
connubio fra storia e leggenda, trasforma questo luogo in un simbolo d'amore:
dove chi si ama, si unisce in matrimonio per sempre. La bocca della
Verità è un disco di pietra romano antico che ritrae il volto di una
divinità fluviale, ritrovato nel medioevo e posto su un capitello nel
portico di Santa Maria in Cosmedin. La leggenda lo vuole creato da
Virgilio Magro e capace di tagliare le dita a coloro che, infilando la
mano nella bocca, non dicessero la verità. La chiesa di Santa Maria in
Cosmedin fu eretta nel secolo VI su una precedente struttura di epoca
flavia. Nel secolo VIII fu ampliata da Adriano. I Greci stabilitisi nei
quartieri limitrofi la diedero l'appellativo di "Schola Graeca"
e l'abbellirono fini a denominarla Kosmidion. Poi dedicata poi a Maria,
prese il nome di Santa Maria in Cosmedin.
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