ROMA IN TAXI: NOVEMBRE 2002



IN COPERTINA: STEFANIA DE MARA


ZOOM: WE ARE THE WORLD

LA REGIONE LAZIO PER LA GIORNATA MONDIALE DELL'ALIMENTAZIONE 2002: Giovedì 28 novembre 2002, presso il Palazzetto dello Sport di Roma, concesso dal CONI per l'occasione, Pippo Baudo presenta "WE ARE THE WORLD", l'evento che vede protagonisti gli studenti delle scuole del Lazio per una grande festa di solidarietà. La manifestazione, che rientra nel calendario delle Celebrazioni Ufficiali Italiane per la Giornata mondiale dell'Alimentazione 2002, si ispira all'omonimo programma lanciato dalla F.A.O. e premia i vincitori del concorso per le scuole "Nutrire la mente e combattere la fame", il concorso promosso da New Trends (Istituto Italiano Nuove Tendenze), con il patrocinio ed il contributo della Regione Lazio, grazie all'impegno dell' On. Olimpia Tarzia, Presidente della Commissione Politiche Familiari e Pari Opportunità della Regione Lazio, e la collaborazione del Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca (MIUR).

Il concorso "Nutrire la mente e combattere la fame" rivolto a tutti gli alunni delle scuole materne, elementari, medie e superiori del Lazio, si pone l'obiettivo di corresponsabilizzare e sensibilizzare i giovani al drammatico problema della fame nel mondo attraverso elaborati grafici e slogan (individuali e di gruppo) e di verificare quale sia la percezione di bambini, adolescenti e giovani su una tematica così urgente e attuale.

"WE ARE THE WORLD" ha raccolto l'immediata adesione di personalità del mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport che hanno scelto di essere presenti gratuitamente per testimoniare il proprio impegno nella lotta alla fame. Tra loro il Cardinale Achille Silvestrini, il Presidente della RAI Antonio Baldassarre, Rayner Masera (Presidente San Paolo IMI), Giovanni Antonini (Presidente Banca Popolare di Spoleto), Clarissa Burt, Massimo Giletti, Pupi Avati, Massimo Dapporto, il Ballet Center, Dario Costa, la A.S. Roma Calcio, la Virtus Roma Pallacanestro. La manifestazione ospita anche le performances dei "Milk & Chocolate", "Children's Choir", un coro multietnico di bambini.

Alcuni dati sulla fame nel mondo: 800 milioni di persone sono oggi cronicamente sottoalimentate; circa 200 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di sintomi acuti o cronici di malnutrizione. La malnutrizione è un fattore determinante per 13 milioni di bambini sotto i cinque anni che, annualmente, muoiono a causa di malattie e infezioni che potrebbero essere prevenute quali il morbillo, la diarrea, la malaria e la polmonite.

FAO: the Food and Agricolture Organization of the United Nations è stata fondata nel 1945 con il mandato di innalzare il livello della nutrizione nel mondo e lo standard di vita, per migliorare la produttività agricolta e le condizioni delle popolazioni rurali. La FAO oggi conta 183 stati membri. Giornata mondiale dell'alimentazione: dal 1945, il 16 ottobre di ogni anno si celebra la fondazione della FAO. La Giornata Mondiale dell'Alimentazione ha la scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema della fame e della malnutrizione nel mondo e di incoraggiare le persone, a livello mondiale, ad agire contro la fame. Più di 150 Paesi celebrano ogni anno questo avvenimento. Quest'anno, il tema della Giornata mondiale dell'alimentazione e di TeleFood è "L'acqua: fonte di sicurezza alimentare". Il messaggio è: "Il mondo potrà disporre di acqua sufficiente per produrre il cibo di cui avranno bisogno le future generazioni, se adesso noi amministriamo con saggezza le nostre risorse idriche!". Il Concorso "Nutrire la mente, Combattere la fame": 1000 scuole del Lazio partecipano al concorso "Nutrire la mente, Combattere la fame", ispirato all'omonimo programma lanciato dalla FAO. Il concorso offre la possibilità ai partecipanti di esprimersi su questi argomenti, con particolare riferimento all'acqua come fonte di sicurezza alimentare.


SHOPPING: TESSUTI E TRASPARENZE

Il velo, caratteristico della sposa, nella tradizione egiziana era chiamato "tunica"  ed era un sottile strato di lino finissimo, trasparente, spesso plissettato e di colore giallo zafferano, colore che simboleggiava il fuoco di Vesta, la dea che proteggeva il focolare domestico. Questo velo veniva poi tolto il giorno dopo la consumazione del matrimonio. Ma tanti sono i tessuti morbidi, velati, setosi, sensuali e trasparenti. Lo chiffon o il faille o altre linee fluide dei tessuti scivolati, come il cady, la georgette, il crepe de Chine o il raso leggero, sono esempi che si distinguono per il loro utilizzo sia negli abiti da sposa che in abiti a carattere etereo e sensuale…

A-Jour: ricamo che si caratterizza come traforato. BATISTA: tessuto in lino o cotone fine e trasparente.
BISSO: tessuto composto da filamenti setosi e lucenti, in lino o cotone, molto fine e prezioso.
BROCCATO: tessuto pesante di seta, con in rilievo dei motivi floreali, talvolta con fili d'oro e d'argento.
CADY: crespo con sottile lavorazione in seta o lana. CANNETÉ: tessuto a coste sottili verticali e principalmente usato come nastro di finitura. CHANTILLY: prende il nome dalla cittadina francese dove viene realizzato, è un pizzo in seta molto pregiato e lavorato a tombolo. CHIFFON: realizzato con filati ritorti è un tessuto a velo trasparente in seta. CLOQUÉ: tessuto con piccoli motivi ornamentali a rilievo che gli conferiscono un aspetto corrugato a piccole gobbe. CREPE: di seta, lana o cotone, di vario peso, fabbricato con filati molto ritorti che danno un aspetto ondulato e granuloso. Può essere di vari tipi; crepe satin, in raso, de Chine, georgette, marocain (pesante crespo riconoscibile da una trama particolarmente grossa con costine trasversali). DUCHESSE: tessuto di aspetto lucente, in cotone o in seta ma soprattutto in raso liscio e pesante. FAILLE: tessuto con piccole coste a grana grossa in cotone o in seta. FIANDRA: tessuto in lino con disegni geometrici o floreali realizzato su telai jacquard. GARZA: tessuto a velo fitto in seta leggera o in cotone . GAZAR: tessuto in seta robusto, trasparente e rigido. GEORGETTE: crespo in seta trasparente che ha un aspetto fluido e cascante e leggero. GOFFRATO: tessuto compresso ornato a rilievi ottenuto attraverso particolari tecniche di compressione. LAMÉ: tessuto o un filato generalmente in seta, con ornamenti di ciuffi lurex, dorati, metallici e argentati. MACRAMÉ: pizzo eseguito a mano e formato da una serie di nodi e intrecci che compongono sia il motivo che il fondo. MIKADO: raso originario del Giappone, rigido e consistente in seta pesante . NACRÉ: tessuto che, con effetti delicati e cangianti, è stato reso iridescente e madreperlato . ORGANZA: tessuto leggero e trasparente, prodotto con fili finissimi prevalentemente di seta, ha un aspetto leggermente rigido e madreperlato. ORGANZINO: tessuto sottile principalmente in seta realizzato con le migliori fibre continue ritorte. POINT D'ESPRIT: tulle ricamato a piccoli puntini . RASO (SATIN): tessuto brillante e lucido principalmente in seta o cotone. SANGALLO: anticamente realizzato in Svizzera è un tessuto in pizzo traforato in lino o cotone . SETA: fibra tessile naturale, prodotta dal baco, con caratteristiche di elasticità, leggerezza, lucentezza. SHANTUG: di origine cinese è un tessuto con fiammature irregolari in superficie, luminoso e lucente e principalmente in seta. TAFFETÀ: tessuto liscio quasi rigido in seta, a struttura molto serrata, può essere stampato o operato. TULLE: tessuto leggero, finissimo e velato, con fori esagonali a rete principalmente in seta. VALENCIENNES: pizzo o merletto, proviene dalla città francese dalla quale prende il nome, velato e leggero, è lavorato a tombolo e principalmente è in lino. VELO: tessuto leggerissimo, fine e trasparente, realizzato in fibre naturali e artificiali. VOILE: Impalpabile leggero e trasparente tessuto in seta, lana e cotone.


ARTS: DALLA VITTORIA AL MILITE IGNOTO

4 NOVEMBRE 1918 - 4 NOVEMBRE 1921: L'armistizio del 4 novembre 1918 pone fine alle ostilità tra l'Italia e l'Austria-Ungheria, conclusesi sul campo con la vittoriosa offensiva di Vittorio Veneto. Il 4 novembre 1921, con una solenne cerimonia, il feretro del Milite Ignoto viene tumulato nel sacello posto sull'Altare della Patria. E dal 4 novembre al 15 dicembre 2002, il Vittoriano ospita una ricca selezione di fotografie, filmati, prime pagine di giornali, documenti inediti, lettere, testi letterari che illustrano il passaggio della percezione della guerra tra il 1918 e il 1921, suggellato con l'inumazione all'interno del Vittoriano del Milite Ignoto e la contemporanea proliferazione sulle piazze d'Italia dei monumenti ai caduti.

Sin dall'inizio del primo conflitto mondiale, si assiste ad una straordinaria proliferazione di testimonianze sulla guerra - disegni fotografie, raccolta di cimeli, ecc - tutte comunque prodotte con la volontà di fissare il ricordo dei luoghi e dei protagonisti del conflitto. Ma è solo dopo il 4 novembre 1918 che, anche grazie al conseguimento della vittoria, si vira verso un altro atteggiamento volto a rendere omaggio allo sforzo e al sacrificio dei tanti soldati italiani. La nascita di un nuovo specifico genere monumentale, ossia il monumento ai caduti, provocò la creazione di un'immagine fissa, seppur con accezioni diverse, del modo di ricordare i soldati defunti. A questa straordinaria proliferazione scultorea, ma anche epigrafica, corrispose la creazione di una sorta di pietra di paragone fissa costituita dal testo del Bollettino della Vittoria del 4 novembre 1918 di Armando Diaz. Questo testo assume il valore di una scrittura in qualche modo paradigmatica che sancisce e chiude il conflitto decretando la Vittoria. All'indomani dell'armistizio, il generale diffonde l'annuncio atteso da quattro anni di indicibili sofferenze, noto come il "Bollettino della vittoria". Esso si conclude con la celebre frase: "I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza". L'aver inserito all'interno del percorso espositivo la vera voce di Armando Diaz, vuole essere il tentativo di musealizzare un suono. Accanto ad una produzione "alta", illustre e solenne, rappresentata dai documenti ufficiali, che rappresenta la "lingua" della nazione, prende vita una produzione "parlata" personale e diretta, immediata e popolare, fatta di lettere, cartoline, ingenui componimenti letterari, poesie, diari. Allo stesso modo, ecco che accanto ai manifesti ufficiali realizzati durante tutto il corso della prima guerra mondiale in Italia e all'estero, corrispose la produzione di manifesti e altri materiali grafici o a stampa - dalle grandi tavole satiriche ai calendari degli emigrati italiani in America - che rappresentavano spesso la risposta e la lettura personale degli eventi storici contemporanei.

Roma, Vittoriano: da Lunedì 4 Novembre a Domenica 15 Dicembre 2002. Orario: tutti i giorni dalle 9.30 alle 18.30. Ingresso Gratuito. Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana. Fotografie: MCRR.


ARTS: MACRO

ROMA: APRE IL MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA: Via Reggio Emilia 54. 10.000 metri quadri di nuovi spazi, più 6.400 metri quadri di parcheggio, progettati sull'area dell'Ex Birreria Peroni dall'architetto francese Odile Decq che ha vinto il concorso internazionale nel 1998. Altri 3.000 metri quadri per la seconda sede in due padiglioni dell'Ex Mattatoio di Testaccio.

MACRO è un acronimo che si presta a varie letture, che contengono l'anima del progetto: Museo, Arte Contemporanea, Roma. Si presenta con progetti, programmi e finalità ambiziosi. Vuole, infatti, posizionarsi in un circuito di realtà museali sia per gli addetti ai lavori sia per il grande pubblico, contribuendo a riportare Roma, già capitale della cultura, ad una centralità per l'Arte Contemporanea, al pari delle altre grandi capitali.
MACRO sarà un luogo di incontro, un punto di riferimento e di dialogo per l'arte contemporanea internazionale, con un programma di mostre di grandi artisti e con la creazione di un'officina-laboratorio per le ultime generazioni di artisti, critici e curatori, una sorta di osservatorio sulle ricerche più interessanti. Per documentare queste attività espositive la Casa Non solo arti visive, ma musica, cinema, teatro, danza e letteratura in un luogo che potrà diventare fulcro propulsivo della città. Sarà la sede di conferenze, di seminari, luogo di studio, di approfondimento e di ricerca; di master per curatori d'arte e architettura contemporanea, organizzata insieme all'Università "La Sapienza" di Roma. E diventerà un centro informativo e didattico per il mondo della scuola e dell'università; casa del pensiero contemporaneo e momento di collaborazione con gli Istituti di Cultura e Accademie straniere a Roma.

ESPOSIZIONI: l'11 ottobre 2002 il MACRO dà inizio al nuovo programma con cinque mostre che indicano le principali direttrici lungo le quali si svilupperanno le attività del nuovo Museo: "Tony Oursler", "Alessandra Tesi", "Shizuka Yokomizo" "Protagonisti" (foto di Claudio Abate), "Ipotesi di collezione".

MACRO AL MATTATOIO: due i padiglioni dell'Ex Mattatoio assegnati al MACRO. L'Ex Mattatoio è situato a Testaccio, quartiere del divertimento, dove si snodano tutti i locali notturni alla moda della capitale, regno assoluto dei giovani. In sintonia con l'ambiente circostante, gli spazi del MACRO, posizionati all'ingresso principale, saranno adibiti, dopo un adeguato restauro, alla sperimentazione. Giovani curatori, giovani critici, giovani creativi avranno ampia libertà di azione per creare eventi, organizzare mostre e qualsiasi altra invenzione. I lavori di restauro (da Ottobre), si alterneranno sui due padiglioni in modo che uno dei due sia sempre funzionante, in un orario specifico dalle ore 16 alle ore 24.

Servizi al pubblico: bookshop, caffetteria, mediateca, postazioni multimediali, del Centro Ricerca e
Documentazione Arti Visive.


CINEMA: EL ALAMEIN. DEDICATO AGLI EROI

Seconda Guerra Mondiale: El Alamein (in arabo "due bandiere") è il piccolo villaggio dell'Egitto a 80 km. a ovest di Alessandria, situato sulla costa mediterranea, nella parte più interna del Golfo degli Arabi, scelto dagli Inglesi come ultima linea di difesa del fronte africano. A clima desertico,  forti escursioni termiche tra il giorno e la notte causano temperature variabili da un massimo di 60 C° a un minimo di 0 C°. I rapporti di forza fra italiani ed inglesi sono di 1 a 13 per gli uomini, 1 a 5 per le artiglierie, 1 a 70 per i carri. La battaglia costa la vita a diciassettemila italiani, tredicimilacinquecento inglesi e novemila tedeschi. "Dobbiamo davvero inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore" (Winston Churchill).

LA TRAMA DEL FILM: Egitto, Ottobre 1942. Alla fine di ottobre, dopo quattro mesi di inutili tentativi di sfondare il fronte di El Alamein, a un centinaio di chilometri da Alessandria, i soldati italiani sono ancora lì, inchiodati nel deserto, sottoposti a quotidiani bombardamenti da terra e dal cielo, abbandonati a se stessi. I rinforzi promessi non arrivano. Armi e viveri sono agli sgoccioli. Il caldo atroce di giorno, il freddo di notte, la dissenteria, la fame, la sete: i soldati italiani vivono in condizioni disperate la loro battaglia. Nel punto più meridionale della linea del fronte, a strapiombo sulla depressione di Qattara, è dislocata la divisione Pavia: con la Brescia e la Folgore costituisce il X Corpo d'Armata italiano. A loro è affidato il compito di difendere il settore sud dello schieramento. Una compagnia è attestata in un caposaldo comandata dal tenente Fiore. Il soldato Serra è un V.U. (volontario universitario) appena arrivato dall'Italia. Si è arruolato con il sogno di vedere l'Africa, con l'illusione che la guerra sia ormai alla fine e che presto le truppe italiane e tedesche arriveranno alle piramidi. Ma la situazione che trova è ben diversa. I suoi commilitoni (il sergente Rizzo, Spagna e De Vita) conducono una vita durissima: di giorno rintanati nelle buche per proteggersi dal caldo e dalle cannonate degli inglesi, di notte fuori in pattuglia a controllare i campi minati e a cercare tra i relitti qualche bene di conforto. Vivono in condizioni di perenne emergenza. Ormai è chiaro che Alessandria resterà un miraggio. Gli inglesi si stanno rafforzando. Si aspetta soltanto il grande attacco.

IL CAST: Serra, PAOLO BRIGUGLIA. Sgt. Rizzo, PIERFRANCESCO FAVINO.  Spagna, LUCIANO SCARPA. Ten. Fiore, EMILIO SOLFRIZZI. Cap. De Vita, THOMAS TRABACCHI. Tarozzi, PIERO MAGGIO'. Con la partecipazione di SILVIO ORLANDO, ROBERTO CITRAN, GIUSEPPE CEDERNA, ANTONIO PETROCELLI. Regia, Soggetto e Sceneggiatura: ENZO MONTELEONE.

COLONNA SONORA DI PIVIO & ALDO DE SCALZI: Dal 1997, autori della colonna sonora del film di Ferzan Ozpetek, "Hamam - Il bagno turco" (oltre 300.000 copie vendute e tre prestigiosi riconoscimenti: Globo d'Oro '97, Altin Portakal - Arancia d'Oro '97 al Festival di Antalya, Premio Musica de Andalusia 2000; e di oltre 25 colonne sonore tra cinema, tv-movie e fiction, tra cui "Elvjs & Merilijn" di Armando Manni (nomination ai Golden Globe '98 e Nastri d'Argento '99), "I giardini dell'Eden" di Alessandro D'Alatri, "Ormai è fatta" di Enzo Monteleone (nomination al David di Donatello 2000), "Harem Suare" di Ferzan Ozpetek (nomination al Ciak d'Oro 2000) e  "Casomai" di Alessandro D'Alatri (nomination ai Nastri d'Argento 2002).


CINEMA: PINOCCHIO E PETER PAN

PINOCCHIO E PETER PAN: LA CRESCITA ED IL SUO ROVESCIO. Il mondo è diviso in due categorie principali: i pinocchiari, sosteniori della necessità di crescere e maturare, all'eterna ricerca della regola come integrazione all'interno della società, ed i fanciulli sperduti, che inseguono il sogno di immaturità di Peter Pan, gli eterni bambini, incapaci di accettare il mondo come predefinito ed invariabile, inconsapevoli rivoluzionari, incapaci di assumersi le vere responsabilità delle loro azioni e le conseguenze.

In questo particolare momento in cui nelle sale cinematografiche di tutta Italia vengono proiettati il "Pinocchio" di Roberto Benigni e "Ritorno all'isola che non c'è" della Disney, emergono aspetti particolari della filosofia, delle differenze e dei punti in comune che i due personaggi hanno.Entrambi i personaggi sono i protagonisti di opere dedicate al pubblico infantile, fiabe autoriali a fine ludico e didattico scritte a cavallo del 1900, quindi in un contesto socio culturale molto simile (anche se Barry era inglese e Collodi italiano).Pinocchio è la figura del bambino alla ricerca della propria strada e della propria personalità, adeguatamente rappresentato da Benigni attraverso la curiosità e la pedanteria del personaggio; il mondo è pieno di meraviglie e reso vasto e contenuto nello stesso tempo; un mondo le cui distanze tra un punto e l'altro, metafora degli obiettivi di crescita, sembrano immense, ma si riducono con l'acquisizione dell'esperienza, la stessa che sembra invece non essere mai metabolizzata da Peter Pan. Benigni mette in scena la meraviglia attraverso il colore teatrale e la finzione scenografica, contrapponendo un'architettura simbolica a paesaggi realistici, un accorgimento che sembra condurre a visualizzare il modo di interpretare il mondo da parte del bambino che vuole crescere: pieno di misteri, estremamente accattivante e apparentemente fibesco, con case di fata, paesi di balocchi e circhi dai tendoni multicolori. A questo modo iperealistico e variopinto, in cui il confine tra bene e male è sempre labile, si contrappone il Peter Pan disneyano, personaggio di cartone che vive in un modo quasi acquarellato, le cui tinte sono sempre quelle nette e definite del giudizio infantile, dove ciò che è giusto e ciò che è sbagliato sono divisi da una netta linea di demarcazione: il rosso sangue di Capitan Uncino contro il verde bucolico di Peter Pan. E un adulto (o presunto tale) patologicamente affetto dalla sindrome di Peter Pan, infantile cronico, è l'eterno abitante dell'isola che non c'è.

Pinocchio... C'è qualcosa di incredibilmente affascinante e paradossale nella storia di un burattino che combatte con se stesso (perchè fondamentalmente Pinocchio si caccia nei guai da solo, non viene mai costretto a fare nulla che egli non voglia) alla ricerca di una metamorfosi fisica e mentale, ricerca che, seppur affrontata con leggerezza, viene perseguita in modo costante, percepibile spesso delle sole intenzioni svincolate dalle azioni, che, tipiche di un fanciullo, sono assolutamente incostanti e non mirate al raggiungimento di un obiettivo a lungo termine. E sotto alcuni profili sembra che Pinocchio sia proprio il libro secondo di Peter Pan: il fanciullo Peter trova una casa nel mondo degli uomini, stanco dei suoi eterni giochi, e decide di crescere; quasi che Spielberg in "Hook, Capitan Uncino" (1991), avesse individuato nella ricerca della famiglia il momento ineluttabile in cui bisogna crescere, momento in cui bisogna abbandonare o comunque mettere da parte il proprio infantilismo.Eppure, al termine del processo di maturazione, si ritorna all'isola che non c'è, dal mondo adulto si cercano nuove strade per tornare bambini, per declinare nuovamente le proprie responsabilità; il percorso figlio-genitore-nonno sembra un ciclo in cui dal ruolo di bambino totalmente individualista ed irresponsabile si arriva a quello di genitore altruista e responsabile per concludere con quello di nonno altruista e irresponsabile. Ecco quindi cosa Peter Pan ha imparato dalla sua esperienza pinocchiesca: l'altruismo, la chiave magica per potersi avvicinare agli altri, per poter reinterpretare il mondo in modo non più solitario, ma di gruppo, la scoperta del gioco di squadra in cui il ruolo di protagonista è ricoperto dal novello abitante dell'isola che non c'è, ovvero il nipote con cui condividere gioia ed irresponsabilità.Pinocchio non deve più curare il padre malato, non ha più il dovere di pensare anche agli altri, può permettersi di tornare a pensare ai propri piaceri, può andare nel paese dei balocchi senza più correre il rischio di trasformarsi in ciuchino. Eppure Roberto Benigni a questa morale contrappone la sua visione, il desiderio della fuga e dell'irresponsabilità come unico stile di vita, se non nel reale comunque nel fantastico, attraverso l'ombra di Pinocchio, oramai irrimediabilmente bambino, che ancora burattino fugge verso i campi inseguendo la farfalla dei sogni fanciulleschi.


CINEMA: MEDFILM FESTIVAL

MEDFILM FESTIVAL – LABORATORIO 2002. OTTAVA EDIZIONE, 12–25 NOVEMBRE 2002. CAPITALE EUROMEDITERRANEA PER UNA CULTURA DI PACE: 13 giorni (303 ore) di proiezioni in 12 sale, 251 tra film e cortomediometraggida 40 paesi suddivisi in 11 sezioni, di cui 3 competitive, 7 premi assegnati da 3 giurie, di cui 2 internazionali, 18 lungometraggi opere prime, 26 prime visioni in Italia. Torna, dal 12 al 25 novembre, il MedFilm Festival-Laboratorio, festival internazionale di cinema a carattere competitivo della Capitale dedicato ai diritti umani, presso il Cinema Quirinale, il Museo d'Arte Contemporanea di Roma - MACRO, il Museo di Roma in Trastevere, 5 Biblioteche del Comune di Roma e cinque Istituti di Pena.

Giunto all'ottava edizione, il MedFilm 2002, festa della cultura europea e mediterranea, attraverso 251 film e cortometraggi provenienti da oltre 40 paesi, suddivisi in 11 sezioni, 3 competitive con 7 Premi, tra cui 18 lungometraggi opere prime e 26 prime visioni per l'Italia, tratterà il tema del dialogo tra le numerose culture che convivono in Europa e nel Mediterraneo, riservando un canale di dialogo privilegiato ai giovani affinché sappiano, vedano, comprendano e infine partecipino in modo attivo alla costruzione di una civiltà migliore. L'edizione speciale del MedFilm 2002, realizzata con il patrocinio del Presidente del Parlamento Europeo e del Centro Informazione delle Nazioni Unite nell'Anno Internazionale per il Patrimonio Culturale, propone film e cortometraggi sul tema "Oltre i confini identità in movimento":10 film Sezione in Concorso, 14 film Rassegna Nuova Europa, 17 film Premio Italia nel Cinema, 2 Omaggio, 6 Vetrina Ungheria realizzata, in collaborazione con la Film Unio Hungary, nell'ambito dell'evento "Ungheria in Primo Piano, Stagione della Cultura Ungherese". Due anteprime realizzate in collaborazione con l'Istituto Luce: Matrimonio Tardivo di Dover Kosashvili e Ticket to Jerusalem di Rachid Masharawi e due Omaggi realizzati in collaborazione con la Fondazione Scuola Nazionale di Cinema - Centro Sperimentale di Cinematografia: Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo e Darò un milione di Cesare Zavattini nel centenario della nascita. La Giuria Internazionale presieduta da Giuliano Montaldo, Presidente RAI CINEMA e composta da: Shalini Dewan, Direttrice Onu Italia; Livia Gyarmathy regista; Maria Latella, giornalista; Gerrit van Dijk, regista; assegnerà il Premio "Amore e Psiche", e i Riconoscimenti "Menzione Speciale" e "Espressione Artistica".


FUN: FUORI LE UNGHIE

Mani di fata, mani da strega, mani sciupate, mani curate, mani innocenti, mani vissute: le mani! Quante cose si fanno con le mani… lavorano tanto ma, spesso, si lavora così poco per loro! Eppure le mani, sempre in mostra, parlano di noi! E' il momento di valorizzarle, di smettere di torturarle, di tirare fuori le unghie e cercare di impreziosirle. Non è difficile! Con un pizzico di malizia e fantasia e con l'aiuto dei nuovi ritrovati in campo estetico, chiunque può mostrare con orgoglio e sicurezza le proprie mani! E la moda del momento viene incontro a quest'esigenza. Infatti, si sta diffondendo anche in Italia la nailart, l'arte di decorare le unghie, che dal successo ottenuto in Giappone e negli USA, approda anche nel nostro paese. Centri estetici si aggiornano, tempestivamente, sulle tecniche di decorazioni, applicazioni, ricostruzioni di unghie. Quest'inverno, faranno tendenza le unghie lunghe, ma non troppo, squadrate e con diverse applicazioni: perline, brillantini e, novità assoluta, minuscoli "piercing", i notissimi mini anellini già usati per decorare altre parti del corpo. Estro, creatività, espressione di ciò che si è attraverso un oggetto, un accessorio, un particolare. La moda poi non è che una provocazione che quest'anno, attraverso l'esplosione della nail art, sembra voler lanciare un messaggio, velato, metaforico, sottile, alle nuove generazioni: tirate fuori le unghie!

Le unghie: indicatori di buona salute. Le unghie nascono dall'eliminazione delle sostanze nutritive in eccesso, specialmente di minerali, proteine e grassi: finché si continua a mangiare, le unghie crescono. Esse recano impresse i cambiamenti delle condizioni fisiche e mentali avvenute durante la loro crescita e le condizioni presenti. La loro composizione è simile a quella dei capelli, infatti, sono composte in massima parte da cheratina, la stessa proteina che si trova nella pelle e nei capelli. La struttura delle unghie è costituita dalla parte rigida, dura e visibile, e dal letto ungueale posto al di sotto di essa. L'unghia cresce da una matrice che è situata nella parte più bassa del letto ungueale dove le cellule vive producono la parte dura, esterna che non è invece composta di cellule vive. La parte più alta della matrice è visibile nella parte più bassa dell'unghia sotto forma di mezzaluna o lonula. I vasi sanguigni si trovano nel letto ungueale e la qualità del sangue è rispecchiata dal colore e dallo stato delle unghie. Le unghie dipendono dal sangue per il loro nutrimento e la qualità del loro nutrimento determina il loro stato ed il loro aspetto, perciò la cura delle unghie comincia con una dieta bilanciata.

Unghie belle e curate. Chi ama prendersi cura delle proprie unghie, sa benissimo che da anni, il mondo della cosmesi produce sempre nuovi ritrovati che permettono di arricchire e valorizzare queste particolari lamine che possono diventare delle vere e proprie armi di seduzione. Tra i trattamenti più ricercati primeggiano: Estensione Unghie: prodotti di nuova concezione che consentono d'avere unghie di forma e lunghezza desiderata. Più vere e resistenti di quelle naturali, le unghie ricostruite durano mesi. Ricopertura unghie: Gel appositi che servono per ricoprire le unghie fragili e per renderle più forti e resistenti. Unghie "Espresso": le gettonatissime unghie artificiali che si applicano facilmente, con l'uso di adesivi appositi, comodamente a casa o con l'aiuto di estetisti, nei centri specializzati. French Manicure E' di gran moda portare il French Manicure. Consiste nel ricoprire la punta delle unghie di bianco lasciando trasparente il resto. Lo si può fare con gli smalti o con i gel (con il gel dura tantissimi giorni). Il Manicure classico: non passa mai di moda, perché la vera tendenza è quella di avere mani curate, perfette per ogni momento della giornata. Quindi un buon manicure periodico è consigliabile per la risoluzione di piccoli problemi legati alle unghie. Prodotti specifici, creme e smalti faranno il resto.

Unghie alla moda: Le ultime tendenze urlano di cacciare le unghie, e non solo! Urlano di decorarle, impreziosirle, dargli un tono, un'identità… renderle uniche. Il boom di quest'inverno, infatti, sarà l'esplosione, anche in Italia, della "nailart", l'arte di decorare le unghie in vario modo, già molto diffusa in Giappone e negli USA, dove si raggiungono livelli di virtuosismo sorprendenti. Ci sono varie tecniche che vanno dalle decorazioni a mano libera (molto difficili da realizzare), all'uso di mascherine, all'applicazione di decorazioni pronte autoadesive, all'uso dell'aerografo che consente di ottenere effetti di colore "sfumato" di grandissimo effetto. La scelta del tema da rappresentare, sulle unghie che diventano proprio come la tela di un quadro, è spesso conforme alla personalità di chi decide di esprimersi attraverso quest'arte. Proprio come per un quadro, l'estetista si servirà di varie tonalità di smalto, e non di un'unica tinta. Ci sono svariate combinazioni: la base a tinta unita, decorata in vario modo con disegni di colori diversi o diverse sfumature già dalla base. Tutto dipende dalla fantasia dell'artista. E per dare un tocco di classe in più alla decorazione, molti optano per l'applicazione, sulle unghie, di minuscoli oggetti ornativi come brillantini, perline, o formine adesive mentre, i più alternativi non rinunciano all'intramontabile piercing, che continuano a difendere… con le unghie!


FUN: TEATRO INVERNO ROMA

Il Teatro Eliseo (Via Nazionale 183 - Tel. 06 4882114) - che al termine dagli spettacoli prevede per gli spettatori il servizio di chiamata dei taxi 3570 - ha iniziato la stagione con "L'amore delle tre melarance", un testo di Carlo Gozzi elaborato da Edoardo Sanguineti, con la interpretazione di Lello Arena; è stata poi la volta di Arthur Miller con uno dei suoi capolavori "Erano tutti miei figli" con la interpretazione di Giulia Lazzarini e di Umberto Orsini; l'esuberante Paolo Poli sarà, dal 26 novembre, l'autore e l'interprete di "Jacques il fatalista" , tratto da Denis Diderot per una rielaborazione dello stesso Poli e di Ida Omboni. Infine, risate ed ironia con Vincenzo Salemme, durante il periodo di Natale e Fine d'Anno con il suo nuovo lavoro "Cose da pazzi".

Il Teatro Valle (nella Via omonima - Tel. 06 44013269), dopo la lunga stagione riservata agli spettacoli del Festival Roma Europa e dei Percorsi Teatrali, presenta una interessante ripresa "Le pillole d'Ercole", con la regia di Maurizio Nichetti e la interpretazione di Benedicta Boccoli e Maurizio Micheli (questo lavoro sarà in scena dal 27 dicembre al 12 gennaio 2003).

Il Teatro della Cometa (Via del Teatro di Marcello 4 - Tel. 06 6784380), dopo "La vecchia Singer" di Gianni Clementi, presenta Rossella Falk in "La sera della prima", un testo di John Cromwell, per la regia di Alberto Terrani : uno spietato gioco di specchi fra vita e teatro, prima dell'andata in scena. Seguirà "Abbracciami" di Emanuela Giordano con Lucrezia Lante della Rovere e Dodi Conti ; ed ancora il mitico Mario Scaccia, interprete di "Il diavolo addosso" di Sergio Jacquier, con la regia di Enrico Maria Lamanna : il mito di Faust, rivisitato e corretto in chiave comica, alla luce dei nostri giorni.

Al Teatro Parioli (Via Giosuè Borsi 20 - Tel. 06 8022329), dopo la trasposizione teatrale di "Amici miei" di Mario Monicelli, è in scena Alessandro Bergonzoni con "Madornale 33", un testo scritto ed interpretato dallo stesso funambolico attore, con la regia di Caludio Calabrò; Chiara Noschese con "Mondo secondo" si esibirà dal 12 al 24 novembre per la regia di Duccio Camerini, che ha anche scritto il testo con la stessa Noschese; il periodo delle feste natalizie si passerà prima con Claudio Bisio ed i suoi "Appunti di viaggio", con la regia di Giorgio Gallione, e poi con Enrico Brignano che interpreterà "Figlio d'icona", una lavoro brillante e divertente scritto, diretto ed interpretato dallo stesso Brignano.

La Sala Umberto (Via delle Mercede 49 - Tel. 06 6794753) , dopo Maddalena Crippa con "Femmine fatali" e Mariangela D'Abbraccio con "Nel cuore di Totò", presenta un'altra brava attrice, Angela Pagano, con "Caro Eduardo", un testo di Nicola Fiore, cui segue "Chet Baker" con Virgilio Zernitz per la regia di Gigi Proietti; mentre il periodo delle feste sarà annunciato da "Io senza gli altri", con Francesco Apolloni e Francesca De Fazi.

Luigi Pirandello ed Oscar Wilde hanno contraddistinto i primi due lavori presentati al Teatro Ghione (Via delle Fornaci 37 - San Pietro - tel. 066372294), "Ma non è una cosa seria" e "Una donna senza importanza"; il terzo lavoro, dal 10 al 31 dicembre vedrà sulla scena Carlo Croccolo con la famosa commedia comica "47, morto che parla", di Durante e Petrolini, con la regia di Silvio Giordani.

"Romolo e Remolo" in scena al Salone Margherita (Via Due Macelli 75 - Tel. 06 6798269) con la compagnia del Bagaglino, formata da Pamela Prati, Angela Melillo, Gabriella Labate, Oreste Lionello, Martufello e Mario Zamma, con testi di Castellacci e Pingitore e la regia di quest'ultimo.

Il Teatro Quirino (Via delle Vergini 7 - Tel. 06 6794585) ha già presentato Luca De Filippo con una farsa di Feydeau, "La palla al piede"; cui segue "Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare, in uno spettacolo di Tato Russo; e poi "Volpone" di Ben Johnson, con Glauco Mauri e Roberto Sturno, e "I giganti della montagna" di Luigi Pirandello, per la regia di Maurizio Panici e con la interpretazione di Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini.


SPORT: STORIA DELL'UOMO SOTT'ACQUA

V secolo aC: Scyllias di Scione contribuisce alla sconfitta dei persiani immergendosi sott'acqua per danneggiare le imbarcazioni nemiche. IV secolo aC: Aristotele testimonia l'esistenza di contenitori pieni d'aria immersi in acqua, facendo riferimento al principio campana subacquea. "Proprio come i tuffatori, a volte, sono provvisti di strumenti per cui possono aspirare l'aria da sopra la superficie dell'acqua, e in tal modo rimanere a lungo sommersi dal mare, così anche gli elefanti sono stai forniti dalla natura delle loro lunghe narici, che innalzano al di sopra dell'acqua quando devono attraversarla". I secolo aC: Nell'antica Roma gli "urinatores" recuperavano parti del carico di anfore e altri oggetti dai relitti affondati. Si immergevano con la bocca piena per sputarla sott'acqua; l'olio fungeva così da "lente" che permetteva di avere una visione subacquea migliore.  IV secolo dopo Cristo: Il romano "Flavius Renatus" parla di immersioni subacquee attraverso l'uso di un otre per respirare. XIII secolo dC: "Si potrebbero fare navigli che procedono senza rematori, parimenti potrebbero farni carri non tirati da alcun animale, potranno essere costruite macchine per volare, ugualmente si potranno produrre ordigni per camminare nell'acqua e per immergersi senza pericolo alcuno" (Roger Bacon). XV secolo dC: Leonardo da Vinci disegna un paio di pinne ed uno snorkel. 1616: Franz Kessler disegna la prima campana subacquea. XVII secolo dC: Edmund Halley migliora il progetto della campana di Kessler; studiando un dispositivo che permette di arrivare fino a 20 metri di profondità per una durata d'immersione di 90 minuti. 1788: John Smeaton progetta una pompa che rifornisce d'aria la campana subacquea. 1820: l'inglese John Deanee inventa un casco metallico collegato ad uno scafandro e Siebe Gorman  commercializza  l'attrezzatura, poi utilizzata dalla Marina Militare britannica. 1832: la Marina Militare britannica fonda la prima scuola subacquea del mondo. 1865: Benoit Rouquayrol e Auguste Danayrouze disegnano uno scafandro, collegato ad un cilindro contiente aria pressurizzata, rifornita dalla superficie per mezzo di una pompa. Tale cilindro consente di staccarsi dalla pompa e rifornisce d'aria solo quando il subacqueo inspira dal boccaglio. 1869: Jules Verne pubblica "Ventimila leghe sotto i mari"; l'equipaggio del sottomarino Nautilus può liberamente sul fondo del mare, attraverso l'equipaggiamento Rouquayrol. 1934: Corlieu perfeziona il disegno delle pinne, attraverso le quali il subacqueo può muoversi in acqua con facilità e velocità. 1942: Emile Gagnan, collaboratore del Comandante Cousteau, modernizzando il sistema Rouquayrol, inventa il moderno erogatore.


MUSIC: FLAMENCO! FUEGO EN ALMA

Non c'è risposta che soddisfi chi vuole conoscere cosa sia il flamenco in poche parole: il flamenco è un linguaggio, è poesia, musica, canto, danza, è più propriamente una cultura, una forma d'arte e, per altri versi, un modo di vivere in modo emozionale ed irruento il presente. Il flamenco nasce tra l'incontro fatale tra la cultura gitana e quella andalusa, avvenuto intorno al 1425. I Gitani, popolo nomade, la cui cultura è un mosaico di tradizioni rubate alle genti che hanno incontrato durante il loro cammino, migrarono in quel tempo dall'Egitto nella penisola iberica e immediatamente assorbirono il folklore andaluso, fondendolo al proprio e trasformandolo in qualcosa d'inedito e sorprendente. Poco altro si sa dire sulla storia del flamenco, ricca d'incognite e tasselli mancanti, basti pensare che assomiglia al "kathak", una vigorosa danza indiana. Nelle sue strutture musicali confluiscono tutte le più grandi tradizioni mediterranee: ebraica, islamica e greco-bizantina. Il suo epicentro, l'Andalusia, è, a sua volta, un focolaio di razze, culture e costumi. Ancora più controversa è l'origine del nome flamenco: alcuni sostengono che derivi dal termine "Fiammingo" e risalga al tempo di Carlo V e alla dominazione spagnola delle Fiandre, altri che si riferisca al termine "flameante" (fiammeggiante), a delinearne il carattere appassionato.

Il flamenco nasce all'inizio come "cante jondo" (canto profondo), cioè come sfogo, lamento di ribellione e protesta, per prediligere solo in un secondo momento il corpo come strumento espressivo. E' una danza singolare, individuale e di coppia al tempo stesso, o meglio: di coppia a distanza. Le figure della dama e quella del cavaliere sono diverse ed hanno una loro specificità. Nei movimenti della donna prevale l'erotismo, le figurazioni delle mani e delle braccia (maneado), l'uso sfacciato della parte superiore del corpo a scapito delle gambe, sempre coperte e solo talvolta svelate in leggeri slanci verso l'alto. L'uomo invece deve trasmettere forza, determinazione, sicurezza. E' necessaria una certa mise en scene: ampie gonne per le dame, scarpe provviste di chiodi nella suola e nel tacco, il ventaglio e le nacchere per amplificare i gesti delle braccia, e la chitarra come accompagnamento, strumento solista o di percussione. Non ci sono regole, quello che conta è l'estemporaneità, l'improvvisazione, l'istinto, e l'intuizione. I danzatori di flamenco sono innanzitutto attori: prima di saper ballare una storia bisogna saperla raccontare col proprio corpo.

Oggi il flamenco vive il suo revival: tutto è iniziato con la musica dei Gipsy Kings, che hanno riportato calore e temperamento nelle classifiche pop internazionali, poi il successo di film come "Il Ciclone" di Pieraccioni, l'approdo di showgirl spagnole, come Natalia Estrada, in programmi televisivi di successo, fino ad arrivare a un globale recupero della cultura spagnola in genere, compresa quella latino americana, includendo la cucina, la moda, l'arte, la letteratura. Come dimenticare, a tal proposito, Joaquìn Cortès, gitano di Cordoba, che per tutta l'estate ha portato in giro per l'Europa, in Italia ad agosto, il suo flamenco sensuale, estroso e contaminato di rock, jazz, ritmi cubani, blues.Sono stati avviati di riflesso, in numerose scuole di danza, corsi di flamenco, dove la cultura gitana viene tramandata in tutta la sua complessità, proprio perché è una danza che non richiede ai suoi cultori solo costanza e perseveranza. Il flamenco diventa per chiunque lo ami un impegno per la vita, un viaggio lungo e tortuoso, che ha come unica mèta la conoscenza della propria "pasiòn gitana", del proprio carisma e del "duende", fuoco miracoloso, nascosto nei sotterranei dell'anima, che per rabbia o per capriccio, esplodendo in tutta la sua forza atavica, scioglie ogni tensione del corpo e lo rende altamente espressivo. Allora i movimenti articolati delle mani, l'andatura sinuosa dei corpi e l'incedere ritmico e serrato delle gambe sanno raccontare la vita nel suo ampio ventaglio di sfumatura. Il flamenco è una filosofia di vita, è la coscienza dolorosa della nostra esistenza: nascita, morte, amore, dolore, libertà, destino, peccato e salvezza. Quando la vita travolge, all'uomo, avvolto nelle fiamme dell'esistenza, non resa che urlare al cielo la propria rabbia, calpestare la terra che lo ospita al ritmo di un battito delle mani e percuotere la cassa, pizzicare e accarezzare le corde di una chitarra che traccia le note di un canto andaluso.


VISION: PIRAMIDE CESTIA

Il Viale della Piramide Cestia è situato nel cuore di una zona fulcro della Capitale, che ha cambiato la fisionomia dell'antica porta romana delle Mure Aureliane rappresentando il principale accesso a Roma dalla Via del Mare. All'esterno della Porta di San Paolo si trova il monumento funebre della Piramide Cestia, uno dei monumenti più caratteristici e meglio conservati dell'antica Roma, che raccoglie le spoglie mortali di Caio Cestio Epulone, morto nel 12 a.C., pretore, tribuno del popolo e membro del collegio dei Septemviri Epulones (gli incaricati dell'organizzazione dei banchetti pubblici in onore degli dei). Caio Cestio, evidentemente affascinato dall'esotismo dell'Egitto, allora da poco conquistato, nel 30 a.C., dopo aver speso tutta la sua vita a ordinare, in ragione della sua carica, banchetti epulonici in occasione di cerimonie civili e religiose, tramandò il suo nome alla posterità con un sepolcro degno solo dei Faraoni.

La piramide fu innalzata in soli trecento giorni, come indica l'iscrizione su una delle facciate, tra il 18 e il 12 a.C., prendendo come modello le grandi piramidi d'Egitto. Imponenti sono le sue misure, una base di quasi 30 metri per lato ed un'altezza di 36 metri, per una costruzione tutta in cementizio ricoperto di lastre marmoree. Sul lato ovest vi è ubicata una piccola porta, che fu aperta nel '600, e che attraverso un cunicolo accede alla cella funeraria rettangolare (4x6 metri). Le pareti, intonacate e dipinte a pannelli, supportano dei candelabri che inquadrano figure femminili, sfortunatamente mal conservate. Nel III secolo il monumento è stato inglobato nelle Mura Aureliane, ed è stata a lungo la residenza di un potente e temuto principe dei Nactkinder, Legione, misteriosamente scomparso. Poco distante dalla Piramide, sul Piazzale dei partigiani, la Stazione Ferroviaria Roma Ostiense, inaugurata nel 1938 in occasione della visita di Hitler a Roma, ed alle sue spalle la moderna struttura del Terminal Ostiense inaugurata in occasione dei Campionati di calcio del 1990.