ROMA IN TAXI: GENNAIO 2003



IN COPERTINA: GIACOMO BALLA


ZOOM: GIULIO GARGANO

Nato a Cassino nel 1964, sposato, due figli, Giulio Gargano è stato il primo laureato in ingegneria dell'Università della sua città. Consigliere regionale eletto nel Collegio di Roma e Provincia, è Assessore al Personale, Patrimonio, Demanio e Informatica della Regione Lazio. Dal suo curriculum politico spiccano il progetto di "E-government, il Governo elettronico", le proposte di "Riconoscimento della funzione sociale ed educativa degli oratori", la creazione del "Portale della Sanità", la "Consultazione gratuita on-line del Bollettino ufficiale della Regione Lazio" e "l'Agenzia per la formazione dei dipendenti dell'Amministrazione".

Il 2002 è stato per la Regione Lazio l'anno della concretezza. A tracciare questo bilancio è l'Assessore regionale Giulio Gargano che parla con soddisfazione dei traguardi raggiunti dalla Giunta Storace, in particolare nel settore della sanità, delle politiche del lavoro e dell'economia. "Guardando al 2003 - afferma Gargano - il presidente Storace crede che possa essere l'anno in cui si affermerà il "modello Lazio". 

Gli ultimi dodici mesi, infatti, sono stati decisivi per la sanità: c'è stata l'apertura dell'ospedale Sant'Andrea, l'avvio della piastra tecnologica del San Camillo, abbiamo dato risposte concrete a chi chiede di essere curato con la terapia Di Bella, è stato attuato il primo piano sanitario regionale. Per la salute, la Regione ha fatto davvero tanto. L'anno è stato soddisfacente anche per le politiche del lavoro, con la manovra fiscale, l'avvio della legge obiettivo, l'apertura alle imprese di corsi di formazione professionale, la riforma della burocrazia, l'accesso ai fondi comunitari".

Vietato, però, cullarsi sugli allori. Gargano guarda già al 2003, durante il quale, afferma, "cercheremo di estinguere il debito di oltre 8.000 miliardi di vecchie lire lasciato dai nostri predecessori. Inoltre, se la tendenza del 2002 verrà confermata, il prossimo anno vedrà nel Lazio la maggiore crescita del PIL di tutta Italia. Nonostante, avevamo dei problemi come quello della riforma della burocrazia, li abbiamo superati. Oggi la Regione Lazio ha una sua visibilità politica, una sua identità, non è più un insieme di uffici". Positivi, secondo Gargano, i rapporti con il Governo. Ricordando la "battaglia" per inserire fondi in Finanziaria per Roma, afferma che, in quel caso, "questa maggioranza ha condiviso la difesa dei diritti della propria terra, dimostrando uno spiccato senso di autonomia". Più difficile, il dialogo col Comune di Roma con cui non si riesce ad avere un rapporto costruttivo positivo.

Assessore Gargano come giudica i tassisti del Lazio?

Come la stragrande maggioranza dei passeggeri li giudico cortesi e disponibili. Ho letto recentemente un'inchiesta sui taxi a Roma del mensile "Quattroruote" che evidenzia come la cortesia e la disponibilità dei tassisti è sottolineata dal 98,5% dei clienti.

E cosa pensa dei tassisti abusivi?

Un confronto fra corse effettuate nello stesso giorno e sullo stesso percorso su un taxi regolare ed uno abusivo, pubblicato sempre dallo stesso mensile, dimostra che servirsi degli autisti senza licenza che affollano le uscite dell'aeroporto di Fiumicino e della stazione Termini non è conveniente e sicuro. Non serve aggiungere altre parole.

Le attività in materia di traffico, spettano ora alla Regione dopo il trasferimento delle competenze dal Ministero delle infrastrutture.

Sì, tra le prime iniziative intraprese, abbiamo pensato all'importanza di un Corso di educazione stradale per gli alunni delle scuole elementari e medie. Inoltre verranno individuati punti viari critici sui quali mirare gli investimenti per accrescere la sicurezza. Verrà anche realizzato un sito Internet che illustri tematiche relative alla sicurezza e al codice della strada; infine i media verranno utilizzati come mezzo di diffusione di una campagna di informazione sulla sicurezza stradale.

E cosa ha fatto la Regione proprio per i tassisti?

Nel Dicembre 2002 abbiamo destinato contributi per ammodernare il parco taxi e migliorare il servizio offerto ai cittadini, approvando la delibera che definisce i criteri di concessione di finanziamento, nell'ambito della legge 32 del 1997, delle domande presentate da tassisti e attività di noleggio con conducente. Si tratta, di 965mila euro, pari a circa 1 miliardo e 900 milioni di vecchie lire. L'intervento che già negli anni scorsi ha favorito l'ammodernamento del parco auto circolante, servirà a qualificare il servizio e a migliorare l'offerta per la clientela. Contribuisce, infatti, nella misura massima del 15 per cento, all'acquisto di autoveicoli adibiti al trasporto di portatori di handicap o all'installazione di apparecchiature idonee, al montaggio sull'autovettura di sistemi ad elevata tecnologia, come ad esempio il dispositivo satellitare e, inoltre, al rinnovo di auto per il servizio da piazza e taxi.


ARTS: LA CERAMICA NELL'ARTE ITALIANA CONTEMPORANEA. 1910-2002

Un'iniziativa nata da un'idea di Ludovico Pratesi, progettata e curata da Francesca Romana Morelli con l'organizzazione dell'Associazione Futuro, all'interno della programmazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma volta a indagare l'arte italiana e internazionale del Novecento. Per un'esposizione che affronta il tema della ceramica come linguaggio utilizzato dagli artisti che hanno segnato momenti particolari dell'arte italiana dal 1900 a oggi.

Artisti rappresentati: Duilio Cambellotti, Felice Casorati, Giovanni Prini, Giacomo Balla, Tullio D'Albisola, Arturo Martini, Antonietta Raphael, Lucio Fontana, Leoncillo, Alberto Savinio, Marino Marini, Fausto Melotti, Enrico Baj, Nanni Valentini, Giuseppe Castagna, Giuseppe Penone, Luigi Mainolfi, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Enzo Cucchi, Giosetta Fioroni, Pablo Echaurren, Felice Levini, Giacinto Cerone, Studio Azzurro.

DAL 16 DICEMBRE 2002 AL 23 FEBBRAIO 2003: Roma, Museo Del Corso, Via del Corso 320. Orari: dal Martedì alla Domenica, dalle ore 10.00 alle 20.00. Biglietto d'ingresso: euro 5 intero; euro 4 ridotto. Catalogo: Artemide. Infoline: 06 6786209.


ARTS: LA FAMIGLIA IN ITALIA

MOMENTI DI STORIA E IMMAGINI NEL XX SECOLO : Promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, e curata da Claudio Strinati, Soprintendente al Polo Museale di Roma, e da Fabio Benzi, in collaborazione con Paul Ginsborg, Alberto Abruzzese, Alessandra Maria Sette e Paola Magni, la mostra è una ricerca su come l'"istituzione" della famiglia sono stati visti, interpretati e rappresentati dai più grandi artisti italianidel Novecento fino ad oggi. L'esposizione analizza la storia della famiglia italiana come organizzazione sociale primaria, evidenziando le caratteristiche e le tipologie, e sottolineandone l'interazione con il contesto sociale, politico ed economico in particolari periodi storici.

La mostra: suddividendo l'argomento in sezioni tematiche, ripercorre i momenti principali delpercorso che conduce alla realizzazione del nucleo familiare. Le sezioni tematiche sono: Idillio (la relazione, il corteggiamento, l'evoluzione del rapporto, i condizionamenti sociali e le volontà private, l'impegno, i ruoli, la costruzione della famiglia); Moglie e madre (la scelta della maternità, il doppio ruolo della donna, i figli); Padri (il rapporto educativo ed affettivo tra genitore e figlio); L'intimità quotidiana e i luoghi della famiglia (il focolare domestico come punto di riferimento, spazio deputato allo svolgersi della vita familiare, rifugio dal mondo esterno o espressione del raggiungimento di uno status economico e sociale; la vita familiare e le relazioni tra i suoi membri); Immagine della famiglia (dall'interno all'esterno, qual è stata e qual è l'immagine della famiglia attraverso ritratti personali e di gruppo); Dalla reclame allo spot (l'immagine della famiglia resa dalle campagne pubblicitarie che hanno avuto ed hanno, come tema e target, la famiglia). Queste andranno a creare un percorso nel quale la famiglia è intesa ed analizzata come intima unione tra due individui, che si relazionano dapprima tra loro, poi con i figli, e successivamente con il contesto sociale in cui sono inseriti.

Tra gli artisti e le opere più significative: Giacomo Balla, Ritratto della sorella della Signora Pisani..., 1901. Giacoma Balla, Noi quattro allo specchio, 1945. Umberto Boccioni, Tre donne, 1909-1910. Carlo Carrà, Madre e figlio, 1934. Casorati Felice, Le sorelle Pontorno, 1937. Giorgio De Chirico, Giorgio e Isa, 1938. Antonio Donghi, Donne per le scale, 1929. Achille Funi, Maternità, 1921. Virgilio Guidi, Donna che si leva, 1920. Renato Guttuso, Mimise che dorme, 1940. Arturo Martini, Gli amanti, 1920ca. Fausto Melotti, Altorilievo configure, 1948 ca. Ubaldo Oppi, Ritrattodel pittore con la moglie, 1920. Fausto Pirandello, Mosè salvato, 1931 ca. Fausto Pirandello, La famiglia dell'artista, 1942. Michelangelo Pistoletto, Ritratto di famiglia. Gaetano Previati, Georgica, 1905. Aristide Sartorio, Mattino a Fregene, 1926. Alberto Savinio, Padree Figlio, 1947. Alberto Savinio, Lesparents, 1930. Scipione, Caino e Abele, 1932. Mario Schifano, La madre, 1972. Gino Severini, Ritratto della famiglia Severini, 1936. Mario Sironi, Famiglia del minatore, 1933-34. Armando Spadini, La famiglia, 1913.

Museo del Corso, Via del Corso 320, Roma. 22 Novembre 2002 - 9 Marzo 2003. Orario: 10.00/20.00; chiuso Lunedì. Biglietto d'ingresso: euro 7, 50 intero, euro 5 ridotto. Per informazioni: tel. 06 6786209.


ARTS: CINETISMO

LE PARC, GARCIA ROSSI, DEMARCO E ALTRE TESTIMONIANZE DEL CINETISMO IN FRANCIA E IN ITALIA

"Nella seconda metà del secolo - scrive Maurizio Calvesi nel catalogo della mostra - la ricerca del movimento è la caratteristica più diffusa e saliente [...] e obbedisce non più soltanto all'esigenza di imprimere un ritmo alla composizione astratta, ma a quella di cercare degli stimoli percettivi che conferiscano un ruolo attivo alle forme e suscitino una risposta partecipativa allo spettatore (il responsive eye, secondo il titolo di una celebre mostra che fu tenuta a New York nel 1964)". Questa "nuova tendenza", che pone le basi nell'astrattismo costruttivo e geometrico e si propone come superamento radicale della stagione informale, è caratterizzata dall'analisisistematica dei meccanismi percettivi (a partire dalle teorie psicologiche della Gestalt, da cui la definizione di Argan di "Arte gestaltica"), negli effetti cromatici e luminosi in strutture bidimensionali, tridimensionali oaddirittura ambientali. Lo stretto rapporto tra arte e scienza è al centro di queste ricerche, ma tecnologia e rigore scientifico si conciliano peraltro con una valenza ludica, stimolando sempre l'intervento attivo dello spettatore: l'opera d'arte cessa di essere espressione individuale, basandosi su principi tecnici e scientifici, e da oggetto contemplativo da rinchiudere nei musei diventa oggetto fruibile, quando non addirittura manovrabile. Erano questi gli obiettivi estetici principali di Julio Le Parc, Horacio Garcia Rossi, Hugo Demarco, Francisco Sobrino e Hector Garcia Miranda, quella "compagnia fortunata, omogenea ed incredibilmente talentuosa, di allievi del Belas Artes" che, come scrive Giovanni Granzotto, "dopo essersi presa una cotta per Mondrian, decise unviaggio di studio e di contatto diretto con l'opera di un altro innovatore: Vasarely. 

Partirono tutti per Parigi per uno stage di qualche mese. Non tornarono più a Buenos Aires". Questo gruppo di artisti argentini residenti a Parigi, prima riuniti sotto l'etichetta "Motus" e successivamente sotto quella di "G.R.A.V." (tra cui vanno ricordati, oltre agli artisti già citati, Morellet, Yvaral e Stein) crearono opere-macchine in movimento con risultati d'estrema finezza e intelligenza formale.  Le opere di questi artisti sono poste a confronto, nella Mostra, con quelle di Biasi, Varisco, Colombo, Costalonga, Torquinst, Finzi, Ormenese, Conti, che, a partire dalle intuizioni di grandi maestri come Munari e Fontana sperimentavano analoghe ricerche. I risultati sono molto vari: le opere di questi artisti, di cui una larga e ricca scelta è presente in mostra, si configurano quindi come strutture visuali, con forme seriali (Garcia Rossi), textures (Alviani), scatole luminose (Stein), rilievi (Varisco), trame (Morellet). Gli artisti lavorano sulle proprietà percettive e cromatiche della pittura (Demarco, Finzi), di materiali particolari (il plexiglas, ad esempio, per Sobrino, i fili metallici per Yvaral, l'acciaio per Conti) di fonti luminose (Le Parc). Se qui il movimento è solo virtuale e spesso determinato dalla posizione e dal moto del fruitore, con l'impiego di meccanismi elettrici (Munari, Colombo) il movimento dell'opera diventa reale.

Una retrospettiva sul grande movimento internazionale degli anni Sessanta che vide riuniti artisti e gruppi italiani, francesi, jugoslavi, spagnoli e sudamericani, e che in Francia e in Italia trovò due dei più importanti centri di sviluppo. Realizzato con il Patrocinio della Regione Lazio e della città di Roma. Musei di San Salvatore in Lauro, Piazza San Salvatore in Lauro 15, Roma. Dal 18-12-2002 al 6-2-2003. Orari: da Martedì a Venerdì ore 10.15/13.15 - 15,15/19,15. Infoline: 06 6873842. Ingresso libero.


CINEMA: MARILYN MONROE

Conosciuta anche come: Norma Jeane Baker. Nome di nascita: Norma Jeane Mortenson. Nata il 1 Giugno del 1926 a Los Angeles, California. Data della morte: nella notte tra il 4 e il 5 Agosto del 1962. Sposata con: Jimmy Dougherty, Joe DiMaggio, Arthur Miller. Misure: 37-23-36 (secondo lo studio cinematografico) 35-22-35 (secondo il suo stilista).

Marilyn Monroe: la personificazione del fascino di Hollywood per eccellenza. Con la sua incantevole bellezza, rappresentata da seducenti curve, labbra carnose ed occhi maliziosi, Marilyn è molto più di un sex symbol degli anni '50. La sua apparente e vulnerabile innocenza, coniugata ad un' innata sensualità, rendono la sua immagine immortale. Una vita dimostrazione delle sue lotte personali, e il suo spirito. Una parte di lei continua a sopravvivere oltre la sua immagine di leggendaria diva di Hollywood.

Nata sotto il nome di Norma Jeane Mortenson il primo giugno del 1926, è in un secondo momento battezzata sotto il nome di Norma Jeane Baker. Sua madre, Gladys Monroe, oltre a trovarsi in una situazione finanziaria critica, soffre di disturbi psichici; mentre rimane sconosciuta l'identità del padre. Nella speranza di offrirle una vita più agiata, Gladys manda Norma Jeane a vivere con una famiglia adottiva. La piccola Marylin inizia a girare da una famiglia adottiva all'altra e nel 1935, a 9 anni, entra in orfanatrofio dove rimane fino al 1937.

Nel giugno del 1942 all'età di sedici anni si sposa con Jimmy Dougherty, un giovane di 21 anni conosciuto mentre lavorava in una fabbrica di assemblaggio per autoveivoli. La coppia divorzia nel 1946. Nel 1944 Marylin, fotografata da un giornalista durante un servizio sul contributo delle donne all'economia americana durante la guerra, diventa immensamente popolare, apparendo sulla copertina di 33 delle più famose riviste dell'epoca. La sua prima apparizione cinematografica è un piccolo ruolo nel film "The shocking Miss Piligrim". Prosegue a recitare piccole parti finchè nel 1950 appare in un piccolo ma significativo ruolo nel thriller di John Huston: "Giungla d'asfalto" (Asphalt Jungle). Nello stesso anno, grazie ad una strabiliante performance in "Eva contro Eva" (All about Eve) conquista la notorietà. Nel gennaio del 1954, Marilyn si sposa per la seconda volta con il famoso giocatore di baseball Joe Di Maggio. Questo matrimonio dura appena 9 mesi e il 27 ottobre dello stesso anno i due divorziano. Il 6 ottobre, durante una conferenza stampa, l'avvocato di Marilyn dichiara che il motivo della separazione è "incompatibilità di carriere". Dopo aver recitato diverse parti che le attribuirono la fama di uno dei tanti volti graziosi di Hollywood, Marilyn decide di abbandonare la sua immagine di "bionda superficiale" per diventare un'attrice seria. Nel 1956, inizia a studiare sotto Lee Strasberg al New York's Actors Studio. Quell'anno, Monroe lancia anche "Marilyn Monroe Productions" con il fotografo Milton Greene.

La società produce "Fermata d'autobus" (Bus stop) nel 1956 e "Il principe e la ballerina" (The prince and the Showgirl) nel '57, due films che permettono a Marilyn di dimostrare il suo talento di attrice. Il 29 giugno del 1956, Monroe si sposa con il commediografo Arthur Miller, il quale scrisse appositamente per lei "Gli Spostati" (The Misfits) realizzato nel 1961. Nel gennaio dello stesso anno la coppia dà fine al proprio matrimonio.Nel 1962, Marilyn riceve il Golden Globe categoria "World Film Favorite", riaffermando fama e riconoscimento mondiali.

La notte tra il 4 e il 5 agosto dello stesso anno, Marilyn Monroe muore. Ha di 36 anni.E' sepolta in Westwood Memorial Park in Los Angeles, Corridor of Memories, 4.


FUN: CIN CIN

SPUMANTE

Vino alla cui apertura si produce della spuma provocata dalla presenza di anidride carbonica. Possono essere gassificati naturali od addizionati. La legislazione comunitaria li distingue in 5 categorie, a seconda del livello qualitativo (Vini spumanti, Vini spumanti di qualità, Vini spumanti di qualità aromatici, Vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate e Vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate aromatici), ed in 7 categorie, a seconda del residuo zuccherino (Pas dosè, Extra brut, Brut, Extra dry, Secco, Semisecco e Dolce). Negli spumanti, la successiva rifermentazione avviene in due modi: con il Metodo Classico (tipo Champagne), caratterizzato dalla rifermentazione in bottiglia, oppure con il Metodo Charmat o Martinotti (Asti Spumante), caratterizzato dalla rifermentazione in apposite autoclavi.

Berlucchi: un'azienda relativamente giovane, che vede la nascita della sua prima bottiglia di spumante millesimato solo nel 1961. Ferrari: una grande casa di metodo classico si esprime con sei etichette, significative di creatività e qualità assoluta. Gancia: Carlo Gancia, attento conoscitore delle esigenze del pubblico, decise intorno al 1840 di recarsi in Francia per impadronirsi delle tecniche del metodo classico di lavorazione degli champagne. Nel 1850 tornò in Italia per poter iniziare gli esperimenti, arrivando poi a far nascere, nel 1865, il primo spumante italiano.

CHAMPAGNE

Lo Champagne viene prodotto nella zona più settentrionale dei vitigni francesi caratterizzata da un clima continentale e piovoso. Le grandi zone di produzione dei vini più pregiat sono: Montagne de Reims, Vallèe de la Marne, Cotes de Blanc. E tre le tipologie di vitigni delle uve: Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay, vinificati secondo il noto methode champenois da attribuire al famoso frate Benedettino Dom Pierre Perignon… nell'abbazia di Hautville.

Methode Champenoise: le uve sono pigiate con torchi speciali che evitano al massimo il contatto tra la buccia ed il mosto e esercitano una spremitura soffice. Dopo una prima fermentazione, il vino viene filtrato ed i vari vini provenienti da villaggi diversi dello Champagne vengono assemblati per ottenere le Couvèe. In seguito il vino viene imbottigliato, con l'aggiunta delLiquer de tiragea base di zucchero di canna e di lieviti, e lasciato rifermentare. Quando la fermentazione è terminata, le bottiglie vengono messe sulle Pupitrecon il collo rivolto verso il basso e periodicamente vengono agitate e ruotate di un quarto di giro (Remuage) che consente di far scendere verso il tappo il deposito dei lieviti ormai esauritisi. Al termine di questa operazione, le bottiglie vengono sistematesur pointe,capovolte, con il collo in basso per effettuare il dègorgementche consiste nell'espellere il deposito, facendo saltare il tappo. Prima di tappare definitivamente la bottiglia, si aggiunge ilLiqueur d' Expedition,composto da zucchero di canna in quantità variabile diluito con vino di champagne e piccole dosi di distillati. A secondo di quanto zucchero conterrà il Liqueur d'Expedition, lo Champagne sarà: Extra Brut, Brut, Sec, Demi-Sec, Dolce. Vengono commercializzati anche Champagne privi del Liqueur d'Expedition che prendono il nome di Pas-Dosè.

Mumm: uno degli champagne più famosi al mondo, può vantare il fregio della "Royal Warrant" conferitogli dalla Regina Vittoria in persona (il "Cordon Rouge" è l'etichetta più famosa ed esclusiva di casa Mumm). Moet & Chandon: classe, lusso, esclusività e sfarzo. Questo significa Moet & Chandon, un vino spumante che lo stesso Re Luigi XV definiva regale. Degne di nota le frasi che sono state dette su questo vino Champagne, una su tutte, quella di Madame de Pompadour: "Lo champagne è l'unico vino che rende le donne belle anche dopo averlo bevuto". Pommery: famosissima casa francese per un celeberrimo prodotto; il Pommery è un vino spumante proveniente dalla zona dello Champagne. Veuve Clicquot Ponsardin: il nome significa letteralmente "Vedova Clicquot Ponsardin" dal nome della fondatrice, una donna caparbia capace di far diventare un piccola bottega di vino una grande Maison.

Classificazione relativa alla capacità delle bottiglie: Quarto (capacità 20 cl, pari a 2 calici); Mezza (capacità 37,5 cl, pari a 3 calici); Bottiglia (capacità 75 cl, pari a 6 calici); Magnum (capacità 1,5 l, pari a 2 bottiglie); Jerobam (capacità 4,5 l, pari a 6 bottiglie); Mathusalem (capacità 6 l, pari a 8 bottiglie); Salamanazar (capacità pari a 9 l, pari a 12 bottiglie); Baltazar (capacità 12 l, pari a 16 bottiglie); Nabucodonosor (capacità 15 l, pari a 20 bottiglie).


FUN: COME QUANDO FUORI... NEVE

Il cambiamento globale del clima, ormai accertato da tutti gli esperti (anche se le statistiche parlano di piccole variazioni rispetto alle medie pluridecennali), ha portato anche ad un evidente restringimento dei periodi di innevamento su tutte le montagne europee in generale e sulle Alpi e gli Appennini in particolare. In tutte le gare della Coppa del Mondo di Sci, aumenta l'uso di neve artificiale, a causa dello scarso contributo portato dalla neve naturale. Molte stazioni di sport invernali in Italia ed in Europa, si sono attrezzate o si stanno attrezzando con i cosiddetti "cannoni sparaneve", proprio per conservare le prerogative di luoghi di vacanza e di divertimento sportivo, legato alla neve ed al ghiaccio.

Ma tutto questo perché accade? In parole molto semplici, è l'aumento medio della temperatura dell'aria che rende più frequenti le precipitazioni liquide (cioè la pioggia) rispetto alle precipitazioni "solide", prime fra tutte la neve. Quest'ultima cade soltanto quando la temperatura dell'aria è attorno a zero gradi centigradi, valore che si raggiunge molto raramente in pianura e soltanto oltre una certa quota nelle zone di montagna. Inoltre, l'elevata temperatura dell'aria, fa sì che una volta caduta, la neve abbia una permanenza sul terreno notevolmente ridotta, sia in quantità che come durata di tempo, a causa del processo di fusione (cioè passaggio dallo stato solido a quello liquido), molto più pronunciato rispetto ai decenni trascorsi.

Tutto questo rende sempre più frequente la ricerca di stazioni invernali ad alta quota (sopra i 2000-2500 metri di quota), così come la pratica dello sci sui (pochi) ghiacciai sopravvissuti nel nostro Continente, nonché sempre più ridotto il periodo delle famose "settimane bianche", che una volta partivano ad inizio inverno, per arrivare fino a Pasqua, mentre ora, invece, si devono limitare (per una adeguata soddisfazione dei praticanti) ai mesi di Gennaio e Febbraio (al massimo metà Marzo!).


SPORT: ORIENTE

Nell'ambito della manifestazione "Lo sport nell'Italia antica", promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per i Beni Archeologici, il Museo Nazionale d'Arte Orientale presenta, attraverso una selezione di sessanta oggetti delle proprie collezioni in gran parte esposti per la prima volta, alcune testimonianze artistiche dall'Asia Anteriore all'Estremo Oriente legate al tema dello sport.

Il termine "sport" come lo intendiamo oggi, evidenzia un concetto marginale o addirittura estraneo al mondo antico e solo a partire dal I millennio a.C. esso può essere inteso come attività di svago per chi lo pratica e per chi vi assiste. Tra le numerose attività attestate sono stati selezionati alcuni temi, che documentano da un lato i giochi a carattere più "popolare" come la lotta a corpo libero, il pugilato, il sumo e le arti marziali, dall'altro quelli di esclusivo appannaggio di corte (caccia sportiva e gioco del polo). 

La lotta ed il pugilato, presenti nell'arte dell'Asia anteriore antica fin dal IV millennio a.C., avevano un'origine religiosa e rituale ed erano praticati in occasione di feste riflettendo, sul piano umano, la lotta tra gli dei e le forze soprannaturali. Nell'Arte del Gandhara (Pakistan) tra il II secolo a.C. e il V-VI secolo d.C., fra i rilievi in scisto che ritraggono episodi della vita del principe Siddharta, diventato il Buddha, alcuni si riferiscono alle prove di maestria nell'esercizio delle arti marziali nelle quali il principe deve impegnarsi per meritarsi la futura sposa in ossequio al rango guerriero della propria casta di appartenenza. Fra queste il tiro con l'arco, la lotta e altre prove di forza. In Estremo Oriente (Cina e Giappone) il concetto di atletismo/agonismo si fonda su particolari principi filosofici ed  è radicalmente diverso da quello sviluppato in Occidente. Tra gli sport più popolari si annoverano la lotta, le arti marziali e naturalmente il sumo. Fra le attività agonistiche di esclusivo appannaggio del re e della corte particolare attenzione è stata posta alla caccia sportiva (che assume tale carattere a partire dal I millennio a.C.), alla caccia con il falcone e al gioco del polo. Con l'avvento dell'Islam la caccia sportiva ( anche con il falcone) diviene lo sport per eccellenza, espressione di potere e prestigio, come si deduce dal più importante ciclo pittorico, raffigurato sul soffitto della cappella Palatina del Palazzo Reale di Palermo e dai numerosi testi miniati di  varia epoca, ispirati dallo Shah Nama (Il Libro dei Re) scritto dal poeta persiano Firdousi (X-XI secolo), ricchi di miniature raffiguranti cacce regali. 

Lo sport del polo, praticato anche dalle donne sembra essere attestato a partire dal VII secolo d.C. Esso godrà di grande popolarità  presso la corte fino alla caduta della dinastia persiana safavide (XVIII secolo). La sua rappresentazione in manufatti di gran pregio rispecchia il passatempo delle classi più abbienti ai quali erano destinati tali prodotti artistici. Anche in Asia sud orientale il gioco del polo, raffigurato su alcune tempere su carta di provenienza birmana gode di grande popolarità fino al XIX secolo. Fra gli oggetti in mostra una scatola d'argento di epoca sasanide (V secolo) e alcune ceramiche persiane decorate con il gioco del polo o con la caccia con ghepardo, un tessuto di epoca safavide, utilizzato successivamente come paramento sacro con scene di caccia al leone, un manubrio in pietra per potenziare la massa muscolare delle braccia, che riporta su una faccia la raffigurazione di una clava, ancora oggi utilizzata dai ginnasti indiani, una serie di xilografie giapponesi raffiguranti lottatori di sumo e due volumi a stampa cinesi dedicati alle arti marziali.

11 Dicembre 2002 - 30 Marzo 2003, Museo Nazionale d'Arte Orientale, Via Merulana 248, Roma . Orari: Lunedì, Mercoledì, Venerdì e Sabato: 8.30/14.00. Martedì, Giovedì, Domenica e Festivi: 8.30/19.30. Chiuso il I ed il III lunedì del mese. Ingresso: Euro 4,00; ridotto Euro 2,00; gratuito per i cittadini dell'UE minori di 18 anni e al di sopra di 65 anni. Ingresso e servizi per i portatori di handicap.


MUSIC: TANGO

Storia: definito come "l'abbraccio camminato", "sentimento triste che si balla", "rappresentazione della comunicazione tra i sessi", il tango nasce verso la metà dell'800, quando la popolazione argentina incontra gli immigrati, uomini di diverse nazionalità (non solo europei); ma è anche incontro tra la gente del porto e quella delle campagne. Appare all'improvviso come una sorta di linguaggio comune della gente di Buenos Aires e di Montevideo, quello permeato di usi e di leggi dei vicoli di periferia, quello dei locali malfamati, dove si beve, si canta, si litiga, ci si sfida a duello e dove, soprattutto, si balla. E allora tanghi di odio e di rancore, tanghi di amore e di gelosia, tanghi di periferia e di malavita. Da qui, quella che è la storia di un popolo si fonde con la storia personale, spesso intrisa di sofferenza e tristezza per le cose perdute o la patria lontana, e che trova inizialmente espressione in una forma di poesia popolare accompagnata dal suono delle chitarre. A questa si unisce il ballo, la habanera, danza spagnola diffusasi a Cuba e importata dai marinai, che si diffonde ma immediatamente si trasforma, assumendo l'andamento caratteristico e insolito di una camminata in cui l'uomo avanza e la donna indietreggia. Nasce così la milonga, mentre dal porto di Buenos Aires arriva anche il candombe, danza caratteristica degli immigrati neri. Sono queste le danze che si fondono nel tango. Nella prima decade del '900 il tango si espande per tutto il mondo; la sua musica inizialmente viene scritta in 2/4 ed il ritmo è abbastanza veloce mentre successivamente è  scritta in  4/4. Man mano che prende piede l'abitudine di aggiungere il testo alla musica, il ritmo viene rallentato. A partire dal 1917 si diffonde il tango cantato. In quell'anno, Carlos Gardel presenta in un teatro di Buenos Aires il brano "Mi noche triste" e il successo è strepitoso. Da questo periodo cominciano ad aprirsi, per i signori dell'alta borghesia, locali ove è possibile assistere a spettacoli, ballare e naturalmente trovare compagnia. Qui però il Tango subisce una rapida trasformazione: il ritmo veloce e l'antico girare sono sostituiti da calmi passi scivolati ed un ritmo più lento.

Danza: il tango è un ballo totalmente libero, improvvisato, privo di coreografie predefinite. Non esiste tango simile ad un altro, e questo grazie alla sua capacità di reinventarsi e di mostrare ogni volta un nuovo aspetto di sé. La "salida", ad esempio, è solo una combinazione di passi che si utilizza per imparare a ballare, mentre le figure classiche (ocho adelante, ocho atràs, mordida, parada, etc.) vengono continuamente assemblate, sospese, frammentate e ricombinate, in un'unica figura che non si ripeterà mai uguale. Inoltre la varietà delle melodie e la diversità degli stili interpretativi generano condizioni emotive sempre nuove ed uno stile quindi mutevole. Ma il tango non è la sola danza rioplatense: i tangueros sono soliti alternarlo alla milonga (caratterizzata da un tempo molto più veloce di quello del tango, dal ritmo semplice e dalla struttura delle figure meno articolata) e al vals criollo (basato sul ritmo del valzer viennese, ma i cui movimenti sono quasi gli stessi del tango). Attualmente va diffondendosi il cosiddetto "tango nuevo", una danza che rivisita il tango argentino aggiungendo elasticità, flessibilità e nuovi giochi di contrapposizione dei pesi conferendo maggior volume e raffinatezza.

Musica: in origine il tango è sola musica per accompagnare la danza in un trio di flauto, arpa (poi chitarra) e violino. Gli strumenti sono trasportabili, adatti sia a feste che a ritrovi di strada o di cortile. I musicisti suonano ad orecchio e spesso improvvisano, ed è per questo che le arie del primo periodo, non trascritte, sono in gran parte perdute. Successivamente il flauto viene sostituito dal "bandoneòn", (strumento a mantice simile alla fisarmonica inventato ad Amburgo, dove non ebbe molta fortuna, nel 1835 da H. Band), portato nel Rio della Plata da qualche immigrato. Poi abbandona le tonalità giocose, per assumere un carattere più profondo e sentimentale. La sofferenza, la solitudine, l'abbandono, diventano temi cari al tango-canzone, espressione dei sentimenti più reconditi dell'intimo umano. A partire dal 1900, quando il tango comincia a entrare nei teatri e nei caffè, si impone il trio bandoneòn-violino-pianoforte. Cominciano così a dedicarsi al tango strumentisti e direttori sempre più colti musicalmente, quasi sempre italiani: Francisco Canaro, Juan D'Arienzo, Carlos Di Sarli, Osvaldo Pugliese, fino ad arrivare ad Astor Piazzola che, attraverso il "tango nuevo",  ha elevato "una musica di bassa estrazione" a genere musicale colto fondendo il tradizionale, il popolare con il raffinato: fra jazz e musica contemporanea.


VISION: MANIFESTO DEL FUTURISMO

1. Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerarietà.

2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velo-cità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito                 esplosivo... un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.

5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6. Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.

7. Non v'è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi di fronte all'uomo.

8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.

9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.

11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori o polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

E' dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiata, col quale fondiamo oggi il "Futurismo", perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquarii.

Filippo Tommaso Marinetti, 1909

Filippo Tommaso Marinetti nasce ad Alessandria d'Egitto nel 1876 da genitori italiani. Poeta e romanziere, è il padre fondatore ed ideologo del Futurismo. Si forma alla luce della cultura francese di fine Ottocento. Nell'ultimo decennio di secolo è a Parigi, in contatto con il mondo della letteratura, legato al filone simbolista. Nel primo decennio del Novecento partecipa a quella tendenza che avvia il simbolismo verso la sua dissoluzione alla ricerca di nuove espressioni, per fondare una nuova estetica della vita moderna e della macchina. Muore nel 1944.


VISION: CIRCO MASSIMO

Il Circo Massimo, il più grande edificio per lo spettacolo di tutti i tempi, lungo 600 metri e largo 140, era un enorme stadio, capace di contenere fino a 250.000 persone, nel quale si svolgevano scontri fra gladiatori e corse delle bighe. La leggenda lo collega alle origini stesse della città: infatti, in occasione dei giochi in onore di Conso, sarebbe avvenuto il ratto delle Sabine e quindi il nascere della vita nella città stessa. Probabilmente poche furono le attrezzature disposte nella prima fase, ma successivamente, attraverso i secoli, molteplici dovettero essere gli interventi sulla sua area. Con Giulio Cesare la struttura in muratura si solidifica, e la sua pianta si conserva, almeno parzialmente, nelle costruzioni successive. Numerosissimi gli interventi degli imperatori successivi, sia strutturali che decorativi, spesso di considerevole entità: esemplare l'erezione del gigantesco obelisco portato a Roma da Costante II, ora al Laterano. Il circo rimase in attività, forse solo parzialmente, fino al 549 quando Totila dette gli ultimi giochi. Successivamente l'area divenne zona agricola, mentre nell'emiciclo si stabilì la diaconia di S. Lucia in Settizodio, con un grande complesso funzionale alle sue esigenze di assistenza ai pellegrini, del quale sopravvivono o sono ricostruibili alcuni manufatti e la torretta. Un uso singolare fu riservato alla pendice dell'Aventino: infatti dal '500 in poi fu utilizzato per il cimitero degli ebrei. Una nuova fase industriale si registra all'inizio dell'800: venne istallato il gazometro verso S. Maria in Cosmedin e, poco per volta, vi si stabilirono magazzini, manifatture, imprese artigianali, abitazioni.La liberazione dell'area, auspicata da decenni, iniziata con i lavori per la creazione della Zona Monumentale fu realizzata negli anni '30, contemporaneamente a grandi opere di scavo le quali, insieme a quelle attualmente in corso, hanno messo in luce buona parte dell'emiciclo ed i resti dell'arco di Tito.

Come negli altri edifici per lo spettacolo, le gradinate divise in tre meniani poggiavano su strutture parallele e radiali che definivano all'interno ambienti con funzioni differenziate. I due lunghi bracci rettilinei delle gradinate si unificavano nell'emiciclo al cui centro era posto l'arco trifornice in onore di Tito. All'estremità, opposta, disposte su ampia curva erano i dodici carceres sormontati dalla loggia dalla quale il magistrato gettava la mappa. Fulcro dell'edificio era la spina limitata alle estremità, dalle mete tricuspidate; ospitava i sostegni con le ova ed i delfini necessari per segnalare a quale dei sette giri previsti della gara canonica si fosse giunti. Era decorata di colonne, gruppi statuari, altari, tempietti, inoltre ospitava i due obelischi. La spina fu infatti la sede più idonea per accogliere i culti vecchi e nuovi della valle del circo, esclusi l'altare di Conso, che era sotterraneo presso le prime mete, il sacello di Murcia che si trovava nell'area della pista a ridosso della cavea ed il tempio del Sole che era inserito nelle gradinate.