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ROMA
IN TAXI: MARZO 2003 |

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IN
COPERTINA: ALBERTO SORDI
 
ZOOM: 8
MARZO
"Schiavo del capitale, l'uomo, corrotto dalla sua stessa schiavitù, cerca di prendere la rivincita soggiogando la donna, sfruttandola e martirizzandola. Estenuato da un lavoro senza gioia e senza ideale, l'uomo cerca oblio nell'alcol, nella crapula; la donna, custode del focolare, ne è sempre la vittima. E' la donna che prepara la carne da cannone, la carne da sfruttare, la carne da piacere. La donna non diventerà libera che quando l'uomo sarà libero". (Carla
Ravera, 1921)
New York, inverno 1908: le 129 operaie dell'industria tessile Cotton sono in sciopero per chiedere condizioni di lavoro migliori. Dopo alcuni giorni, l'8 Marzo, il proprietario Mr. Johnson, fa bloccare tutte le uscite della fabbrica, alle quale viene dato fuoco. Tutte le donne perdono la vita. In seguito, Rosa Luxemburg propone la tragica data quale giornata commemorativa.
MIMOSA: FORZA, AMORE E VITALITA'
Secondo una antica usanza degli Indiani d'America, un ramoscello d'acacia veniva donato da ogni giovane alla ragazza della quale si era innamorato.
La "Mimosacea" è una sottocategoria della famiglia delle leguminose. Comprende circa 40 generi, e diverse centinaia di specie, di origine quasi totalmente tropicale o subtropicale. I tondi fiocchetti delle acacie non ne sono i fiori (situati in realtà al loro interno e piccolissimi), ma infiorescenze costituite da numerosi filamenti staminali colorati. I generi più conosciuti di questa sottofamiglia sono l'Acacia, la Mimosa e
l'Albizzia.
LE DONNE NELLA STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA
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1300-1450: S. Caterina da Siena, Antonia Pulci, Alessandra Macinghi Strozzi, Isotta Nogarola, Cassandra Fedele, Laura Cereta, Gaspara Stampa.
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1450-1550: Lucrezia detta Imperia, Vittoria Colonna, Tullia d'Aragona, Chiara Matraini,
Laura Battiferri Amannati, Veronica Franco, Isabella di Morra.
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1530: Olympia Morata, Moderata Fonte, Isabella Andreini, Lucrezia Marinella.
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1600-1700: Maria Clemente Ruoti, Faustina Maratti Zappi, Luisa Bergagli, Diodata Saluzzo Roero, Gaetana Agnesi, Eleonora Fonseca Pimentel, Cristina Tivulzio
Belgioioso.
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1850-1900: Matilde Serao, Caterina Percoto, Contessa Lara, Vittoria Aganoor Pompilj, Grazia Deledda, Neera, Maria Messina.
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1900: Amalia Guglielminetti, Ada Negri, Sibilla Aleramo, Rosa Rosà, Gianna Manzini, Anna Banti, Fausta Cialente, Alba de Cespedes, Elsa Morante.
REGIONE LAZIO: PARI OPPORTUNITA'
Donne e uomini hanno diritto allo stesso trattamento in materia di lavoro. La legge vieta ogni tipo di discriminazione legata al sesso nell'accesso al posto di lavoro, nell'attribuzione di qualifiche, nell'assegnazione delle mansioni, nella progressione di carriera e nelle retribuzioni. La legislazione italiana prevede anche una legge (25 febbraio 1992,
n. 215) che ha lo scopo di promuovere l'uguaglianza e le pari opportunità per uomini e donne nell'attività economica e imprenditoriale: "Le consigliere ed i consiglieri di parità intraprendono ogni utile iniziativa ai fini del rispetto del principio di non discriminazione e della promozione di pari opportunità per lavoratori e lavoratrici".
La Consigliera di Parità è stata istituita per promuovere e controllare l'applicazione delle normative europee e nazionali per la parità tra uomo e donna e di tutti gli individui che potrebbero subire discriminazioni: ogni cittadino ha il diritto di avere pari dignità nella vita quotidiana e lavorativa.
Stefania De Luca
(Consigliera di parità della Regione Lazio): «Le necessità delle donne sono prese in considerazione un solo giorno l'anno? La mia risposta è che in ogni momento della giornata per 365 volte l'anno, gli esseri umani hanno diritto di essere oggetto di attenzioni da parte della politica, del mondo del lavoro, delle istituzioni e della società in generale. Parlo di essere umano perché non faccio distinzione tra uomo e donna, grandi e piccoli».
«Noi donne dobbiamo essere convinte tenaci e liete dei risultati ottenuti in ambito di parità. La normativa esiste, è però importante non entrare nel vortice del vittimismo ed essere unite affinché le leggi vengano rispettate. L'otto marzo deve essere una giornata in cui è giusto ricordare i risultati ottenuti e le difficoltà superate dalle donne in materia di parità sia sul posto di lavoro che nella vita sociale»
«Invito tutte le donne a riflettere sulla condizione femminile di ieri e di oggi e a costruire sul passato il nostro futuro. L'augurio che faccio a tutte le donne del Lazio, è che quello di raggiungere risultati di vertice grazie ai meriti ottenuti sul campo».
stefaniadeluca@regione.lazio.it
- www.regione.lazio.it
ZOOM:
DESERTO

Una volta preda dell'incantesimo dello sconfinato, luminoso, muto paese, nessun luogo è per lui abbastanza intenso, nessun altro paesaggio può fornirgli la sensazione estremamente appagante di esistere nel mezzo di qualcosa di assoluto. Ci tornerà, a costo di qualunque spesa e di qualunque disagio, poiché l'assoluto non ha prezzo. (Paul Bowles, il battesimo della solitudine, 1957)
Sahara: il più grande deserto del mondo, si estende per circa 1600 km da nord a sud, per 5150 da est a ovest, e ha una superficie complessiva di oltre 9 milioni di km2, dei quali circa 207.000 occupati dalle oasi. I confini del Sahara sono costituiti dall'oceano Atlantico a ovest, dai monti dell'Atlante e dal mar Mediterraneo a nord, dal mar Rosso a est, dal Sahel e dalla valle del Niger a sud; questi confini, tuttavia, non sono chiaramente definiti e si sono modificati nel corso di millenni a causa dei mutamenti climatici e degli interventi umani. Il Sahara, in tempi molto antichi, era un territorio fertile e adatto all'agricoltura (8000 anni fa vi si coltivava il miglio); poi, con l'aumento graduale dell'aridità e del processo di desertificazione, l'area fu abbandonata. Politicamente il Sahara è compreso nei territori di alcune nazioni: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Mauritania, Mali, Niger, Ciad e Sudan. Il Sahara e abitato dagli uomini "blu": i Tuareg, una popolazione seminomade che usava dipingere le scene di caccia sulle rocce.

Le oasi del deserto: il termine oasi deriva dall'egiziano waha, che significa stazione; si trovano in zone depresse, lungo i corsi degli widiyan (fiumi). La loro distribuzione ha avuto grande importanza nella storia degli scambi tra le civiltà mediterranee dell'Africa nera, poiché punti fondamentali per l'attraversamento del deserto. Le oasi non sono mai lo spontaneo risultato della natura ma il prodotto di uno specializzato lavoro agricolo dell'uomo, che si esplica nella piantumazione e cura delle piante su differenti livelli per ottenere il massimo sfruttamento del terreno ed il contenimento della evaporazione dell' umidità che viene rilasciata dal suolo e trattenuta dal cappello fogliare delle palme (microclima), altrimenti, risulterebbe impossibile la coltivazione dei vegetali dei due livelli sottostanti a causa del sole rovente e dell'aria secca del deserto. Del complesso sistema irriguo di cui si occupa in genere per la distribuzione dell'acqua uno specialista che prende il nome di muhazza (maestro d'acqua).
Glossario Sahariano
Erg o Edeyen: distesa di dune. Sebhka: spianata argillosa, residuo di formazioni lacustri.
Gassi: vallata interdunaria. Gara: monte con la sommità piatta e le pareti strapiombanti, prodotto dell'erosione eolica. Kel: tribù. Tamaschek: lingua parlata dei Tuaregh. Tifinhag: lingua scritta dei Tuaregh. Ghurda: grande duna piramidale. Afrath: cordone roccioso. Hamadat: spianata, pianura. Hammada: pianura sterile di pietre e ciottolame. Oued: valle, letto di un corso d'acqua. Reg: pianura di ciottolame fine. Serir: pianura con fondo liscio e ciottoli sminuzzati. Bir o Hassi: pozzo. Tin: pozzo o regione circostante. Jebel: massiccio montuoso.
Adrar: montagna.
POESIE TUAREG
INNO AL SOLE NASCENTE: O Sole, sultano dei sultani, occhio del cielo e guida, tu, guardiano del giorno, non vedi che montagna, palma e falco sono più alti di te? Svegliati, svegliati, o sole! Alzati, alzati, o sole! Più alto della mia voce, più delle grida della carovana, più dell'urlo del simun che vuole stendere sul tuo volto un velo nero di morte. Rosa d'oro del cielo, fuoco e miele, balza come un leone e lascia la notte alla sua fine, la notte fredda, triste e vecchia. Lasciala, lasciala allo sciacallo che, urlando, la brama. Spargi il balsamo caldo del tuo cuore nell'aria che ci tocca. Noi amiamo la fiamma, noi cacciatori porteremo in fronte il falcone, te, dagli artigli d'oro.
IL SILENZIO: Nel deserto del cuore che dilata il deserto di sabbia, con mani d'aria e di sabbia
il silenzio stende un velo sul mio velo. Con bocca d'aria e di sabbia unisce gridi a ogni grido, il silenzio. Con occhi d'aria e di sabbia il silenzio aggiunge immagini a ogni immagine.
SILENZIO E SOLITUDINE: Solamente chi vive nel deserto ne conosce il silenzio che scende da ogni stella palpitante e dalla bianca tomba della luna. Si stende senza palpiti il deserto simile al cuore di una donna morta che nessuna carezza risveglia Solamente chi è perso nel deserto
senza canti di uccelli né stormire di fronde nell'arido grigiore di pietra e sabbia conosce la vera solitudine Io mi sono disteso in questa immensità che scava di sotto ai nostri piedi la cuna della tomba e del vagito.
SHOPPING:
SCARPE

L'uso delle calzature è antichissimo; il suolo e il clima diversi ne hanno determinato la varietà delle fogge. Già nella Bibbia si parla di "calzature da viaggio" e di "calzature femminili di lusso". Antichi graffiti dell'epoca paleolitica, trovati in grotte spagnole, francesi e italiane, rappresentano cacciatori con delle specie di uose in pelle. Testimonianze sull'uso delle calzature vengono dalla storia dei Sumeri, degli Egiziani, degli Ittiti, dei Persiani, degli Assiri (850 a. C.), dei Traci, dei Babilonesi (700 a. C.); i materiali utilizzati erano fibre vegetali, legno e pelle. Presso gli Ebrei le calzature erano diverse a seconda della classe sociale: sandali per i popolani, calzari alti per i guerrieri, babbucce per i dignitari e i nobili. Eroda di Coo, poeta greco del sec. III a. C. in un componimento dal titolo Il calzolaio enumera 18 specie di scarpe. Ancora più numerose furono presso i Romani: un editto di Diocleziano del 301 d. C. ne ricorda 23 tipi. Le invasioni barbariche seguite alla caduta dell'Impero romano diffusero tra le popolazioni robusti stivaletti a mezza gamba, le uose in cuoio, portate anche durante il Medioevo, epoca in cui si accentuò la trasformazione delle calzature e si diversificarono i modelli e i materiali. Tra le calzature più tipiche quelle à la poulaine, comparse alla fine del sec. XIV in Francia, con punta lunghissima sostenuta da catenelle allacciate al ginocchio e quelle dette, dalla punta smisuratamente larga, a becco d'anatra, muso di vacca, zampa d'orso, portate alla fine del sec. XV e nel XVI soprattutto in Germania. Nel sec. XVI si affermarono le scarpe di stoffa, comode, leggere, con ornamenti vari, nastri, rosette, ecc. A Venezia si diffuse verso il 1570 l'uso di calzature eleganti simili a pantofole ornate di pietre preziose. Nel sec. XVII si portavano gli stivali dal gambale allargato a imbuto e nella stessa epoca fecero la loro comparsa, con le scarpe al malleolo dalla linguetta alta, i tacchi veri e propri. Nel 1700 si affermarono soprattutto nelle scarpe femminili, che si presentavano a punta e col tacco alto, mentre rimasero bassi in quelle maschili: tipico l'escarpin francese in cuoio nero con la fibbia in metallo. Durante il Direttorio, con gli abiti leggeri e fluttuanti le donne portarono sandali o scarpe di seta senza tacco; più tardi, verso il 1830, comparvero gli stivaletti allacciati che durarono fino all'inizio del 1900. Fino al 1875 le calzature erano fatte a mano e raggiunsero sfarzo e stravaganze eccezionali. Verso questa data arrivò dall'Inghilterra un tipo di calzature comodo e pratico con tacco piatto e punta smussata. Nel sec. XX le calzature trovano sobrietà di linee, colori, ornamenti, ma si assiste a una notevole diversificazione di modelli a seconda delle occasioni e delle stagioni.
Curiosità: nonostante fin dall'impero romano e sino al sedicesimo secolo d.C. vi fosse distinzione tra la destra e la sinistra, tale differenza, durante il 16° sec. d.C, si è invece perduta. Anche il tacco è una "invenzione" recente: è stata proprio l'introduzione di quest'elemento (avvenuta a cavallo tra 1600 e 1700, a dare impulso all'evoluzione della calzatura sia dal punto di vista tecnico, stilistico estetico e funzionale. Da quando è stato introdotto, il tacco, ha determinato infatti la scomparsa delle forme del passato, essenzialmente di tipo lineare, e creato la necessità di realizzare scarpe con fondi più robusti e con una forma più precisa rispetto alle realizzazioni effettuate fino ad allora. Per secoli infatti le uniche forme utilizzate erano due: una in ferro, che seguiva grossolanamente la linea del piede umano, e impiegata per ribattere i chiodi d'assemblaggio, l'altra di legno usata per determinare la forma e le dimensioni esatte del modello, e che serviva poi per effettuare la cucitura nella fase finale di montaggio. Ma ancora, l'introduzione di queste nuove forme ha portato alla distinzione nettissima, fino ad allora molto marginale, tra calzatura da uomo e calzatura da donna.
Le lavorazioni: Ago (il sistema più economico e veloce, nel contempo affidabile, rende la calzatura molto flessibile e leggera. Tomaia e suola vengono unite tramite collante e pressatura. Niente chiodi nè cuciture. Lavorazione Blake: costosa e laboriosa, rende la scarpa più rigida, cuce tra loro, dalla punta alla zona del camice, e ad esclusione del tallone, la suola, il sottopiede e la tomaia piegata tra suola e sottopiede. Il tallone è rinforzato con una chiodatura d'assemblagio); Ideal (montaggio della tomaia con i lembi rivolti all'esterno, con il sottopiede e talvolta anche con la suola. Il risultato è una calzatura leggera e flessibile, tipo Clark's);
Good-Year (per lo sport specialistico, con la robustezza dell'insieme tomaia suola. La tomaia viene assemblata ad un sottopiede con un labbro in rilievo e cucita al guardolo con un ago ricurvo; e l'insieme tomaia-sottopiede-guardolo viene asssemblato alla suola dall'interno. La suola poi si incide per inerirvi la cucitura affinché non entri in contatto con il suolo).
I materiali: Naturali (legno - sino agli anni '60, comunemente impiegato per la realizzazione del tacco e delle forme. Oggi, è riservato a settori specifici: medico-ortopedico, sportivo, accessori; gomma - materiale ottenuto dall'essudazione della pianta sotto forma di lattice, poi trattato, ampiamente usato nella realizzazione di calzature industriali); Sintetici (uso cominciato negli anni '50, oggi diventato prioritario, sia per le produzione della suola che delle forme - gomme termoplastiche, poliuretani, PVC; Filati (cotone, seta, lino, sintetico, nylon); Lacci (prodotti con un procedimento detto d'intreccio - tubolare o tondo, piatto); Tessuti (in fibra vegetale, animale o sintetica, possono essere per interno - fodere, rinforzi - o per esterno - tomaia).
ARTS: L'ARTE
SPAGNOLA DEL XX SECOLO...

Realizzata con il Museo Nazionale Centro di Arte Reina Sofia di Madrid, Museo inaugurato il 10 settembre 1992 dai Reali di Spagna come la Collezione Permanente del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia. Una collezione punto di riferimento mondialo per l'arte contemporanea spagnola. L'opera certamente più nota di tutta la collezione è il monumentale dipinto di Pablo Picasso
"Guernica".

Le opere (circa sessanta, tra dipinti, sculture, disegni e installazioni) esposte al Museo del Corso sono state selezionate secondo un criterio scientifico molto rigoroso. La mostra è divisa in sezioni che ripercorrono i momenti più importanti della storia dell'arte spagnola del XX secolo, fino ad arrivare alle espressioni più contemporanee. Si inizia con la prima sezione, intitolata "Picasso e le Avanguardie" (1881-1939), che comprende le Avanguardie internazionali, come il Cubismo e il Surrealismo, che hanno avuto come protagonisti Pablo Picasso, Maria Blanchard, Pablo Gargallo, Salvador Dalì, Joan Mirò, e le Avanguardie Nazionali, con la cosiddetta Generazione del '27 e la Scuola di Vallecas, con Alberto Sànchez e Benjamìn Palencia. La seconda sezione è dedicata all'"Arte durante e dopo la guerra" (1940-1975), che presenta la Generazione astratta, con artisti come Eduardo Chillida, Lucio Munoz, Manuel Rivera, Antonio Saura, Antoni Tàpis, il Realismo, con Antonio Lopez Garcìa, e la Nuova Figurazione, con Eduardo Arroyo, Manuel Valdés. Infine, viene presentata la "Nuova Generazione" (1975-2002), con gli artisti contemporanei più significativi del panorama spagnolo, tra cui Miquel Barcelò, Cristina Iglesias, Juan Munoz, José Maria Sicilia, Susana
Solano.
Roma, Museo del Corso Via del Corso, 320.
Inaugurazione: Giovedì 27 Marzo 2003 ore 18.00. Da Venerdì 28 Marzo a Domenica 29 Giugno 2003.
Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00; chiuso il Lunedì. Informazioni: Tel. 06 6786209.
Biglietto: intero Euro 7.50, ridotto Euro 5.00.
ARTS: PRIMAVERA
MACRO
MACRO: MUSEO D'ARTE CONTEMPORANEA ROMA.
Via Reggio Emilia 54 - 00198 Roma... CARLO BENVENUTO, CHRISTIAN JANKOWSKI.
MACRO AL MATTATOIO, Piazza Giustiniani 4 - 00153 Roma... CHINART.
Prosegue l'attività espositiva di MACRO. Nelle Sale Panorama si svolgeranno le mostre personali di Carlo Benvenuto e Christian Jankowski e la nuova sede del Mattatoio sarà inaugurata con la mostra Chinart, una rassegna sull'arte cinese contemporanea.
Durata mostre: dal 14 Febbraio al 27 Aprile 2003. Orario di Macro: da Martedì a Domenica, ore 9.00/19.00; festività 9.00/14.00; Lunedì chiuso. Orario di Macro al Mattatoio: da Martedì a Domenica, ore 16.00/24.00; festività 9.00/14.00; Lunedì chiuso. Biglietto d'ingresso cumulativo: intero Euro 5,16; ridotto Euro 4,13. Gratuito fino ai 18 anni e oltre i 65. Informazioni: Telefono: 06 67107900.
CARLO BENVENUTO
Il lavoro di Carlo Benvenuto è un'insistente fenomenologia, una disamina del darsi delle cose, uno sfidare la familiarità di oggetti d'affezione riproducendoli in sculture o dipinti e soprattutto continuando a fotografarli cogliendone un inquietante senso di sospensione. In equilibrio precario resta un tavolo sui cappucci delle penne, fluttuanti paiono i soggetti nelle campiture delle tele, l'oscillazione dell'acqua in un bicchiere è catturata in un'apparente innaturalità dallo scatto fotografico di Benvenuto, senza alcun ricorso al fotomontaggio o a correttivi digitali, ma con un'abilità tecnica che porta a sorprendersi di quel che appare ovvio.
Carlo Benvenuto è nato a Stresa (VB) nel 1966 e vive a Milano. E' tra i più interessanti artisti italiani delle ultime generazioni. Da diversi anni lavora regolarmente con la galleria Mazzoli di Modena. Ha partecipato a mostre come Futurama (Museo Pecci, Prato, 1998), Espresso. Arte oggi in Italia (ex-Manifattura Tabacchi, Firenze, 2001), Il Dono (Palazzo delle Papesse, Siena, 2001).
A Roma espone alcune fotografie di grandissime dimensioni, in un allestimento che crea spaesamento e suggestione.
CHRISTIAN JANKOWSKI
Tra cinema e videoarte, magia e paesaggismo, pubblicità e turismo, il tedesco Christian Jankowski rielabora situazioni contingenti, sfrutta il contesto in cui è chiamato a lavorare e utilizza il tempo che lo impegna nella realizzazione dei propri progetti come fossero materiali per le sue stesse opere. Video, fotografie e installazioni che si rivelano sempre autoritratti dell'artista al lavoro. Una strategia che Jankowski ha già adottato anche in Italia, quando nel 1999 alla Biennale di Venezia ha mostrato un montaggio delle registrazioni televisive delle proprie telefonate a maghi e indovini di alcune emittenti locali venete consultati per avere anticipazioni proprio sull'esito della sua partecipazione alla mostra lagunare.
Christian Jankowski è nato a Göttingen nel 1968 e vive tra la Germania e gli Stati Uniti. Ha già partecipato ad importanti rassegne come la Biennale di Venezia, la Biennale di Berlino, Portikus a Francoforte, German Open al Kunstmuseum di Wolfsburg, la Biennale del Whitney. A Roma presenta l'opera "I Played This Tomorrow", un'installazione multimediale ispirata alla storia del cinema italiano.
CHINART
Già da qualche anno l'arte cinese suscita interesse nei critici e curatori occidentali, come testimonia la grande mostra del 1998/1999 al PS1 di New York e al SFMOMA di San Francisco e la grande partecipazione di artisti cinesi alle ultime due Biennali di Venezia.
E MACRO non può mancare all'appuntamento con questa grande apertura della cultura verso oriente, e inaugura una mostra nei nuovi spazi di MACRO al Mattatoio: "Chinart", mostra che dà uno spaccato della attuale ricerca artistica in Cina. Ricerca che ha a che fare, forse più che in ogni altro paese, con il dialogo intenso e assolutamente innovativo con la tradizione.
Ventidue artisti cinesi contemporanei, fra cui giovani alla loro prima esperienza espositiva in Europa come Chen Yu, Zhang Jianqiang e Zhang Linhai, affiancano vere star che hanno già partecipato alla Biennale di Venezia e ad altre manifestazioni internazionali, come Hai Bo e Zang Xiaogang. La mostra, curata da Walter Smerling, è alla sua seconda tappa europea; dopo l'apertura alla Central Academy of Fine Arts di Pechino e la tappa al Museum Küppersmühle Sammlung Grothe di Duisburg, arriva Roma in una forma leggermente snellita (esposte 35 opere), ma integra nel messaggio e nelle emozioni.
Gli Artisti: Chen Wendo, Chen Yu, Feng Zhenkuan, Hai Bo,
Jiang Jie, Li Jin, Liu Jianhua, Mao Xuhuri, Pan Dehai, Song Dong, Tang Zhigang, Wang Gongxin, Wang Quingsong, Wei Guangquing, Xu Yihui, Zeng Hao, Zhang Jianqiang, Zhang Linhai, Zhang Xiaogang, Zhan Wang, Zhou Xiaohu, Sui
Jianguo.
CINEMA: ALBERTO
SORDI... PERCHE' IO SO' IO...

Nasce il 15 giugno del 1920, in Via San Cosimato nel cuore di Trastevere, da Pietro Sordi, direttore d'orchestra e concertista presso il teatro dell'opera di Roma, e Maria Righetti, insegnante. Ha due sorelle, Savina e Aurelia, ed un fratello, Giuseppe, detto Pino. Alberto Sordi è morto il 25 febbraio 2003, nella sua villa di Piazza Numa Pompilio, a Roma. Aveva 82 anni.
GLI ESORDI:
Durante la scuola elementare, gira l'Italia con la piccola compagnia del Teatrino delle marionette. Canta anche da soprano nel coro della Cappella Sistina. Frequenta poi l'Istituto d'Avviamento Commerciale Giulio Romano a Trastevere. Nel 1936 incide con la Fonit un disco di fiabe musicali per bambini, s'iscrive all'Accademia dei Filodrammatici di Milano e partecipa come comparsa al film Scipione l'Africano. Nel 1937 vince il concorso della Metro Goldwyn Mayer come doppiatore di Oliver Hardy. Gira, travestito da leone, alcune sequenze de Il feroce Saladino. Nel 1940 interpreta piccoli ruoli ne La notte delle beffe e in Cuori nella tormenta. 1941/42: interpreta piccole parti in diversi film ed è co-protagonista nel film I tre aquilotti; arrivano i promi successi teatrali al Galleria di Roma. 1943: in scena al Quirino con lo spettacolo teatrale Ritorna Za-Bum. 1944: debutta al Quattro Fontane con Sai che ti dico? 1945: esplode nella carriera di doppiatore. 1947: esordisce alla radio con i programmi di varietà Rosso e nero e Oplà presentati da Corrado. Il suo primo personaggio, il Signor Dice, ha un grande successo di pubblico. 1948: apparizioni in film minori e grandi successi alla radio, con la trasmissione Vi parla Alberto Sordi. Sia nel 1949 che nel 1950 riceve la Maschera d'argento come miglior attore radiofonico.

LA CONSACRAZIONE:
Nel 1950 fonda con De Sica la Produzione Film Comici ed inizia le riprese del suo primo film da protagonista, Mamma mia, che impressione! 1951: sciolta la PFC, dopo una parte secondaria nel film Cameriera bella presenza offresi..., la grande occasione con la parte dello sceicco romanesco ne Lo sceicco bianco di Fellini. 1952: la consacrazione teatrale, come protagonista a fianco di Wanda Osiris di Gran baraonda. 1953: conquista la critica con I vitelloni di Federico Fellini e con Un giorno in pretura di Steno, il cui personaggio Ferdinando Moriconi, detto l'americano, segna una svolta nel cinema italiano di costume. 1954: la consacrazione cinematrografica; in un solo anno escono 13 film! Nel 1955 e 1956, rispettivamente altri 8 e 5 film. E per Lo scapolo d'oro, riceve il suo primo Nastro d'Argento come migliore attore protagonista. 1957: fra i 6 film interpretati, Il conte Max. Nel 1958, riceve il titolo di Commendatore dell'Ordine della Repubblica dal Presidente Giovanni Gronchi. Nelle sale altri 7 film. Il 1959 è l'anno de La grande guerra. Nel 1960 riceve il secondo Nastro d'argento come migliore attore protagonista e il suo primo David di Donatello. Nel 1961 vince il David di Donatello e La grolla d'oro per Tutti a casa. Poi, il mito! 1970: è l'anno de Il Presidente del Borgorosso Football Club. 1977: Un borghese piccolo piccolo; ancora il David di Donatello e La grolla d'oro. 1981: il Marchese Del Grillo; e a Natale sbanca i botteghini con In viaggio con papà. 1983: è l'anno di Pietro, conduttore del Radiotaxi Zara 87 ne il Tassinaro... Il 15 giugno 2000 compie 80 anni e Rutelli gli cede, per un giorno, lo "scettro" di Sindaco di Roma.
FUN: WHISKY

Per acquisire il nome di whisky, il distillato deve essere prodotto con acqua e cereali a una gradazione alcolica per volume inferiore al 94,8%, invecchiato in botti di capacità non superiore a 185 galloni US (1 gal=3,7 litri), invecchiato per un minimo di tre anni dalla data di distillazione in una cantina doganale.
Storia: in Irlanda il whiskey, prima chiamato Uisce Beatha poi Fuisce, rivendica una distilleria leggendaria già a partire del XIII secolo. Ci sono riferimenti storici ad attività di distillazione a Bushmills (contea di Antrim) che risalgono. al 1494. Ma fu nel 1608 che venne ufficialmente concessa a questa zona la prima licenza al mondo per la distillazione del
whiskey. Ma prima che la regina Elisabetta I avesse avuto la possibilità di gustare l'acquavite irlandese, in Scozia si era già da tempo a distillare whisky da orzo maltato. La prima attestazione scritta di questo uso si trova in un registro dello scacchiere scozzese del 1494 dove si legge: Otto boll (antica misura di capacità per cereali) di malto per frate John Corr per farci acquavite. Il whiskey di malto irlandese ed il whisky di malto scozzese condividono dunque una lunga storia e presentano sostanziali somiglianze nel processo di produzione. Tuttavia, oltre che per l'inserimento della "e" nel termine whiskey, essi differiscono per almeno altri due aspetti importanti: la mancanza di gusto affumicato nel whiskey di malto (in Scozia l'orzo maltato viene a contatto con il fumo mentre viene fatto asciugare, ed acquista un gusto decisamente affumicato grazie alla torba. In Irlanda il malto viene tradizionalmente fatto asciugare in forni chiusi senza alcun contatto con il fumo di torba. La totale assenza di gusto affumicato nel whiskey di malto irlandese consente ai sottili aromi di malto e di miele di emergere); e la tripla distillazione del whiskey di malto irlandese (in Scozia, il whisky è generalmente distillato due volte e una volta per il Bourbon. In Irlanda la distillazione viene eseguita tre volte per rendere il prodotto finale più puro e morbido al palato).

Tipologie: Single malt whisky (acquavite che proviene da un'unica distilleria e prodotto esclusivamente con malto d'orzo; durante l'imbottigliamento può includere un whisky proveniente da una precedente produzione della stessa; l'età presente sull'etichetta indica il tempo trascorso nella botte dal whisky più giovane incluso nell'imbottigliamento). Vatted malt (dall'incontro di malti prodotti da distillerie diverse, è praticamente il risultato di un blending tra sole acquaviti; può nascere per tipicizzare una determinata zona di produzione o, più spesso, per equilibrare le caratteristiche dei singoli malti; vengono etichettati come Pure Malt o Scotch Malt Whisky, ma non sono considerati whisky di puro malto). Grain whisky (prodotto mediante una distillazione continua; i cereali maltati vengono cotti a vapore sotto pressione: il distillato ottenuto possiede una maggiore gradazione alcolica e invecchia più rapidamente rispetto a un whisky di malto). Single grain whisky (il prodotto della distillazione di un solo cereale; l'età posta sull'etichetta indica il tempo trascorso nella botte dal whisky più giovane). Blended whisky (il 95% del whisky di malto prodotto nelle 116 distillerie esistenti in Scozia è destinato al blending, e soltanto la restante piccola parte viene commercializzata come single malt whisky; nasce dall'incontro di diversi single malt whisky - da quindici fino a quaranta - con uno o più whisky di cereali.
FUN: IL
PICCOLO PRINCIPE
"E' tutto un grande mistero! Per voi che pure volete bene al piccolo principe, come per me, tutto cambia nell'universo se in qualche luogo, non si sa dove, una pecora che non conosciamo ha, si o no, mangiato una rosa. Guardate il cielo e domandatevi: la pecora ha mangiato o non ha mangiato il fiore? E vedrete che tutto cambia... Ma i grandi non capiranno mai che questo abbia tanta importanza".
"Bisogna vivere per poter scrivere". Antoine Saint-Exupéry nasce il 29 giugno del 1900 da una famiglia aristocratica: suo padre Jean è ispettore delle assicurazioni; sua madre Marie una pittrice di talento. Dopo un'infanzia molto felice, trascorsa nella grande villa di Saint Maurice de Rémens, nel 1921 parte per il servizio militare a Strasburgo; del 9 Luglio il suo primo volo solitario. Nel 1922 ottiene la licenza di pilota e torna a Parigi, dove inizia a scrivere. I suoi incidenti in volo diventano celebri; il più clamoroso nel 1938 durante il tentativo di record di volo da New York alla Terra del Fuoco. Pilota dell'aviazione militare durante le seconda guerra mondiale, il 31 luglio 1944 parte per la nona ed ultima misSione. Non tornò mai più.
Al Teatro Quirino, lo spettacolo tratto dal famoso e bellissimo romanzo di Saint Exupèry, testo-cult per molte generazioni di lettori, uscito dalla penna dell'aviatore scrittore; un viaggio nel mondo dell'innocenza, una favola dedicata agli adulti che furono bambini ed ai bambini che un giorno saranno adulti; una storia pensata tra la vita e la morte, giocata sui toni della grazia e della leggerezza. Lo spettacolo si offre quindi a diversi livelli di lettura, in primo luogo la spettacolarità, cui contribuiscono i costumi, le scenografie, fedeli ai disegni dello stesso autore, le luci che trasformano il palcoscenico in un caleidoscopio multiforme e molto colorato, di forte impatto emotivo. Infine, il testo intriso di poesia e ricco di riflessioni importanti sul valore delle cose, sull'amicizia, la morte, l'amore; in definitiva una autobiografia interiore che chiude il cerchio tra l'infanzia e la morte: per il pilota, forse, si tratta dell'avventura estrema, il volo più ardito, con quell'incontro con un bambino volato sin lassù da un asteroide, un bambino che gli chiede conto dell'assurdità del mondo, ponendogli domande che restano senza risposta... così come spesso accade anche oggi! Interpreti: Tobia De Scisciolo, Erika Giansanti, Luisa Guicciardini ed Italo Dall'Orto.
IL CALENDARIO DEL TEATRO QUIRINO (Via delle Vergini 7, Roma).
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Dal 25 Febbraio al 2 Marzo: IL PICCOLO PRINCIPE (adattamento e regia: Italo Dall'Orto)
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Dal 6 al 23 Marzo: LA BOTTEGA DEL CAFFE' (regia: Luca De Fusco)
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Dal 25 Marzo al 13 Aprile; L'AMICA DELLE MOGLI (regia: Gigi Dall'Aglio)
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Dal 23 Aprile all'11 Maggio: LA ZIA DI CARLO (regia: Lando
Buzzanca)
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Dal 13 Maggio al 1 Giugno: UN NEMICO DEL POPOLO (regia: Marco
Sciaccaluga)
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Dal 3 al 15 Giugno: IL BORGHESE GENTILUOMO (regia Giampiero Solari)
www.teatroquirino.it
FUN: MOMIX

La compagnia prende il nome da un assolo ideato da Pendleton - al tempo membro dei Pilobolus Dance Theatre - per i Giochi Olimpici invernali di Lake Placid nel 1980. Nel corso di questi anni, la formazione e le dimensioni hanno subito diversi mutamenti ma l'impegno di sviluppare l'arte della danza e di divertire il pubblico, è rimasto immutato.
Nel 1992, MOMIX presenta "PASSION" che diventa in breve tempo un successo mondiale. Si tratta di uno spettacolo ballato sulla colonna sonora, composta da Peter Gabriel, del celebre film "La Ultima Tentazione di Cristo" diretto da Martin Scorsese. Per ben 75 minuti, i cinque interpreti incarnano una breve storia dell'umanità in una successione di immagini a volte astratte a volte figurative, sullo sfondo dei quattro elementi proiettati su di uno schermo traslucido posto nel centro del palco, dietro il quale si muovono i ballerini.
Lo stesso anno la celebre squadra di Baseball "San Francisco Giants" affida a MOMIX la realizzazione di una coreografia per un'inaugurazione. Darà nascita al nuovo spettacolo di MOMIX chiamato, appunto, "BASEBALL" (1994).
Nel febbraio 1997 debutta a Milano lo spettacolo "SUPERMOMIX". Per la fine di quest'anno, sono previsti il debutto di "MOMIX IN ORBIT" (per ora, solo negli Stati Uniti) e del rinnovato "PASSION 2000" (primavera 2000).
La compagnia ha spesso realizzato progetti speciali come pure televisivi. In Italia, MOMIX è apparsa, per ben cinque volte, in produzioni RAI trasmesse in mondovisione in
oltre 55 Paesi - tra cui Russia e Cina. Ha inoltre partecipato al programma "Omaggio a Picasso" a Parigi ed è stata scelta per rappresentare gli USA al Centro Culturale Europeo di Delfi, dalla Iberia per la presentazione della nuova classe "business" sui propri aerei Boeing 747 "Jumbo Jet", da Marchesi Frescobaldi per la presentazione del nuovo vino "Danzante".
Nel luglio 1999, MOMIX, forte per la circostanza di ben 12 ballerini, ha effettuato una serie di spettacoli nel complesso del Lingotto a Torino, in occasione delle cerimonie del Centenario di FIAT AUTO e della presentazione dell'auto "Nuova Punto", con un programma interamente inedito.
Nel 2001, il debutto, a Roma e Milano, del nuovo spettacolo "OPUS CACTUS".
Oltre alle annuali apparizioni al Joyce Theater di New York, la compagnia si è esibita in tutto il mondo effettuando tournées in Canadà, Spagna, Italia, Grecia, Francia, Inghilterra, Austria, Svizzera, Irlanda, Olanda, Portogallo, Argentina, Brasile, Russia ed Australia.
La Compagnia ha sede a Washington, nel Connecticut. Ed ancora a Roma, dal 28 Gennaio al 9 Febbraio.
INCANTO AL TEATRO OLIMPICO

Momix, di Moses Pendleton: i dieci ginnasti-ballerini-artisti protagonisti dello spettacolo, sfidando in continuazione le leggi della gravità, volando, rotolando, saltando, rimbalzando e librandosi in aria, su alti pali ed all'interno di strutture sferiche con la massima naturalezza. L'accompagnamento musicale è dello stesso livello, spaziando da Bach e Brian Eno, toccando le danze tribali degli Indiani d'America ed altri brani tipici ed originari delle varie zone desertiche del nostro pianeta. Pochi creatori riescono ad ottenere i livelli di splendore visuale, musicale e di magia teatrale, come il bravissimo e fantasmagorico Moses Pendleton: dopo le sue precedenti opere (tutte di grande successo) come Classic, Passion, Baseball, e Supermomix, presenta ormai da due anni questo nuovo lavoro, lo straordinario e magico "Opus Cactus" nel quale si racconta la vita nel deserto: lucertole, scorpioni, rettili, flora lussureggiante, fauna desertica ed altre invenzioni animano lo spettacolo, dal primo all'ultimo secondo, grazie ai fantasiosi costumi ideati da Phoebe Katzin che trasformano i bravissimi ballerini nelle variopinte creature che vivono il deserto e lo animano in maniera coinvolgente, per tutti, a cominciare dagli spettatori che assistono a bocca aperta prima di esplodere nei lunghi e ripetuti applausi finali: bellissimo!
CALENDARIO
DEL TEATRO OLIMPICO
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Grease: dal 7 al 23 marzo
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Fiorella Mannoia: dal 28 al 30 marzo
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Daniele Luttazzi, Cose da pazzi: 31 marzo
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Samuele Bersani: 1 aprile
www.teatroolimpico.it
VISION:
CLONAZIONE

La parola "clone" deriva dal greco klon, che significa germoglio o ramoscello. In biologia indica la possibilità di "duplicare" il patrimonio biologico (genetico) di qualsiasi essere vitale. Si possono dunque duplicare virus, batteri, molecole, organismi e anche intere piante o interi animali. L'espressione "clonazione" è indicata come sinonimo di riproduzione asessuale: realizza infatti la possibilità di riprodurre individualità biologica senza alcun riferimento alla sessualità. Il clone non "nasce" per accoppiamento, ma viene enucleato dal patromonio genetico originario.
La prima tappa è stata la clonazione delle rane (1951); La rana produce, in una singola ovulazione, 2000 ovuli, che fecondati danno origine a embrioni che possono essere facilmente coltivati in vitro.
La seconda tappa, ha avuto come risultato la clonazione di un frammento di DNA (cioè il codice genetico della vita racchiuso nei cromosomi) attraverso gli enzimi di restrizione (capaci di tagliare il DNA in punti specifici), un vettore (molecola di DNA in cui verrà inserito il DNA da clonare) e di un ambiente dove il vettore contenente il DNA clonato (ricombinato) possa propagarsi.
La terza tappa ha realizzato la clonazione di mammiferi (1979). Si è trattato della formazione multipla di embrioni (da uno di origine), e ciò è stato possibile attraverso la separazione dei blastomeri di un embrione. Quando ovulo e spermatozoo si incontrano, si forma un embrione inizialmente monocellulare, che subito si moltiplica Queste cellule derivanti, chiamate blastomeri, sono tutte geneticamente identiche, e quindi hanno le medesime caratteristiche (sono cloni). Se uno di questi blastomeri si separa dagli altri, dà origine a un embrione identico a quello da cui si è separato (lo spesso procedimento avviene in natura con i gemelli omozigoti).
La quarta tappa ha perfezionato la precedente tecnica; raggiunta una tecnologia più evoluta per la separazione dei blastomeri, è stata applicata duplicando embrioni umani. Il 13 ottobre 1993, Jerry Hall e Robert Stillman, due ricercatori del dipartimento di ostetricia e ginecologia della George Washington University, hanno annunciato in un congresso la positività dell'esperimento di clonazione di 17 embrioni umani, ottenuti con la fecondazione in vitro, producendo 48 embrioni geneticamente identici.
L'ultima tappa: la clonazione di mammiferi (è il caso della pecora scozzese Dolly) attraverso una metodica che riesce a duplicare non semplicemente cellule embrionali, ma cellule adulte e senza alcun intervento di spermatozoi. Gli scienziati si sono serviti di due animali: dalla prima hanno prelevato un ovulo, dalla seconda delle comuni cellule della mammella. Poi hanno tolto il nucleo dall'ovulo e l'hanno sottoposto a un campo elettrico perché potesse unirsi alle cellule della mammella. Questo esperimento è teoricamente applicabile anche all'uomo, senza alcun intervento di spermatozoi, clonando una propria cellula e affittando un utero dove trasferire l'embrione per farlo crescere.
VISION:
STADIO FLAMINIO

Il nuovo Stadio Flaminio si trova nell'area dove prima si ergeva lo Stadio Torino, noto per il suo stile architettonico severo e per le sue linee classiche. Costruito nel 1911 fu ricostruito nel 1927, in quanto considerato antiquato dal punto di vista tecnico e inadeguato per i danni del tempo.

Il nuovo Stadio Flaminio risponde a tutti i requisiti di un impianto moderno ed aggiornato. E' stato costruito, su progetto degli architetti Pierluigi e Antonio Nervi, subito dopo la demolizione del vecchio stadio nel Luglio 1957; ed inaugurato ufficialmente il 12 Marzo 1959. Le gradinate si ergono fino all'altezza di 6 metri, e lo stadio ha una capacità di 42.000 posti, di cui 8.000 al coperto. Entrate esterne regolano l'entrata e l'uscita del pubblico. Tutti i settori sono forniti di un bar ed altri servizi. Le aree per gli atleti sono dotate di spaziosi spogliatoi, tutti provvisti di docce, bagni, sale massaggi, ed una infermeria. Sono inoltre a disposizione: una piscina 25x10 metri al coperto e riscaldata, una sala per la scherma e due sale più piccole per gli allenamenti, un gruppo di due palestre per la lotta ed il sollevamento pesi, una sala per la boxe ed una palestra per ginnasti.

Lo Stadio dispone di una confortevole tribuna stampa dotata di 114 posti a sedere per i giornalisti e 112 cabine per i giornalisti radio che si protendono dal tetto dell'area al coperto. Vi é anche una sala stampa con cabine telefoniche ed una sala con telescriventi. Gli impianti di illuminazione usati durante le gare serali sono tra i più avanzati: 240 riflettori installati su quattro torri di acciaio, ognuna delle quali munita di 60 riflettori disposti in file di 15 ciascuna ad una altezza variabile dai 42 ai 46.5 metri. L'impianto ha una capacità di 425 kilowatts e l'illuminazione può essere graduata oltre le 300 unità luce per metro quadrato di campo.
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